LIRICA.


Lirica

DI

ANNIE VIVANTI

con prefazione e nota di G. CARDUCCI

MILANO
Fratelli Treves, Editori

Settimo migliaio.


Proprietà letteraria.

Riservati tutti i diritti.

Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera, dal 7.º migliaio in su, che non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.

Tip. Treves — 1915.



[INDICE]


Signorina,

Nel mio codice poetico c'è questo articolo: — Ai preti e alle donne è vietato far versi. — Per i preti no, ma per Lei l'ho abrogato.

La sua poesia, Signorina, è ciò che è (io non prendo dai critici la pretesa di imporre gli argomenti e il modo di trattarli), ma poesia è; quale dee quasi fatalmente prorompere da un temperamento di femmina lirico (caso rarissimo). E per la immediatezza della rappresentazione e per la verginità dell'espressione mi piace molto. Ciò che nel mestiere del verseggiare italiano dicesi con neologismo pedantesco la forma — un che di postumo al concetto, per lo più, un che di appiccicato, tra la posa e la smorfia, — a Lei manca. A Lei, la fisonomia dell'immagine, la tempera del colorito, la qualità della frase e l'andamento del verso vengono e spirano col movimento del fantasma e della passione che Le dan la poesia. Tutto ciò è sempre bene? Io so e Le dico che molte volte mi rapisce.

E Le bacio la mano.

Bologna, 19 febbraio 1890.

Giosuè Carducci.


Die Engel, die nennen es Himmelsfreud',

Die Teufel, die nennen es Höllenleid,

Die Menschen, die nennen es Liebe.

H. Heine.

EGO.

O Mondo, vecchia guardia doganale,

Farai l'obbligo tuo da buon cristiano:

Giusta e severa sia la tua condanna,

Chè non ti voglio dar la buona mano!

Sono in contravvenzione, o Mondo astuto.

Volea truffarti con la merce mia:

Non è tabacco, sigari o liquori,

Nulla di spiritoso: è poesia!

Il Mondo ha spalancato i suoi mille occhi,

E “Chi sei tu?„ mi grida: e “cosa fai?

Dimmi la fede tua, l'età, la patria,

Che cerchi, donde vieni e dove vai!„

Del mio paese chiedi? Io ti rispondo:

Non ho paese: è mia tutta la terra!

La patria mia qual'è? Mamma è tedesca,

Babbo italiano, io nacqui in Inghilterra.

E quale la mia fede? Io vado a messa;

La musica mi edifica e ricrea;

Ma sono battezzata protestante,

Di nome e di profilo sono ebrea.

Chiedi dell'età mia? quasi ho vent'anni.

E quale la mia meta? Ancor l'ignoro.

Che cerco? Nulla. Attendo il mio destino,

E rido e canto e piango e m'innamoro.

E cielo e terra, paradiso e inferno

Sfioro coll'ali della fantasia!

Non chieder altro. — Impetuosa e strana

Per nuove vie fugge la vita mia.

Fugge nel buio e crede nella luce.

L'anima fiduciosa e calma e forte

Ispirata mi guida. A che? — Si vive.

Quel gran problema scioglierà la morte.

NUOVA.

Non voglio più cantare i vecchi amori,

L'eterno aprile ed il chiaror di luna.

Ho in uggia il cielo azzurro e gli astri e i fiori,

La brezza, le barchette e la laguna!

Odio le serenate, i mandolini,

Le dame bionde e i pallidi garzoni,

Quella folla di tristi fantoccini,

Popolo da sonetti e da canzoni.

Io voglio un nuovo canto audace e forte,

Disdegnoso di regole e di rime,

Voglio l'amor che rida della morte,

Voglio del genio la pazzìa sublime!

E se tu m'ami dell'amor ch'io voglio

Baciami sulla bocca in faccia al sole,

Fatti dell'amor tuo scudo ed orgoglio

E la pugna sottentri alle parole!

Col nuovo inno d'amor che vibra e freme

E schiude il cielo all'anima rapita,

Tenendoci per mano, andiamo insieme

A vincer la battaglia della vita!

DESTINO.

Egli mi disse: “Quanto sei mutata!

Come hai gracile il corpo e il viso gramo!

Dimmi che fai, fatale e sventurata?

Io gli risposi: — T'amo! —

Egli rise e mi disse: “Ti rammenti

Come fu intenso e breve il nostro ardore?

Come fur fuggitivi e risplendenti

Giorni e notti d'amore?„

Egli rise e mi disse: “Ti rammenti

La nuova amante mia? l'altro tuo damo?

Le tue menzogne ed i miei tradimenti?

Io gli risposi: — T'amo! —

Egli mi disse: “Addio. Oggi e in eterno

Si disgiungon le vie che noi seguiamo.

S'io ti rivegga mai, sia nell'inferno!„

Ed io gli dissi: — T'amo! —

Egli mi disse: “Demone morente

E maledetto, lévati e va via!

Vada in oblìo sepolta eternamente

La tua viltade e mia!

“O grigio, o sonnolento, o grave Oblìo,

A ottenebrar la mente oggi ti chiamo:

Strappa costei dal desiderio mio!„

Ed io gli dissi: — T'amo! —

Egli guardommi: un brivido lo scosse.

Lento levò la mano, e sulla faccia

Sulla pallida faccia mi percosse! —

— T'amo! — E gli aprii le braccia.

* * *

Stretti ora l'uno all'altro e silenziosi

Seguiam la via che mena a perdizione,

E ci brucia negli occhi desïosi

La struggente passione.

Egli talor mi guarda spaventato:

— “Come hai gracile il corpo e il viso gramo!„

Io lo fisso nel volto appassionato

E gli sospiro: — T'amo.

VIRGO.

Crebbe fra le bestemmie e le percosse

Quella gracile bimba spaventata!

Morì a vent'anni, mite ed innocente,

Quella piccola martire affamata.

Or van per le stellate vie del cielo

I poveri piedini ignudi e stanchi,

E la tremula man coglie beata

— Gigli d'argento! — i fulgidi astri bianchi.

E gli angeli, stupiti e riverenti,

Chinan gli alteri luminosi rai,

Mirando in quel pallido viso stanco

La bocca che non fu baciata mai!

VATICINIO.

Quattro enormi carrozze: Ecco in viaggio

I miei compatrioti di Boemia!

Fan sosta nella piazza del villaggio.

Sono zingari neri e barbuti

E fanciulli ricciuti

E zingarelle

Snelle.

— Qui da una giovin profetessa cieca

Io voglio farmi dire la ventura,

Per sapere qual gioia o che sciagura

L'avvenire m'arreca.

Le diedi la mia mano ed il mio nome:

“Anny?„ ella dimandò, “ti dicono Anny?„

Poi lenta scosse le sue folte chiome:

“Rechi malanni, danni, affanni, inganni.„ —

Disse “Tu piangi poco e ridi assai.

Tu fino ad oggi non amasti mai.

Ebben: oggi amerai.„

Ed io risposi: — L'amo! —

Disse: “Egli è forte e nobile e severo,

Ed ha bruna la faccia e l'occhio nero.

Ed egli t'ama. Vero?„

Ed io risposi: — M'ama.

Disse: “Egli t'ama, t'ama follemente,

Teneramente, disperatamente,

E, bada: eternamente.„

Io non risposi, risi.

“E quanto l'ami tu, tu sola il sai.

E tu domani l'abbandonerai.

Bada: non sbaglio mai.„

Io non risposi, piansi.

MADDALENA.

In bionde anella il folto crin piovente

Sovra gli omeri ignudi, insino a terra

Ne sparge la dovizia rilucente

Inginocchiata innanzi al suo Signore.

Sovra il grand'occhio cupo e fiammeggiante

Miti s'abbassan le pesanti ciglia,

E la vermiglia bocca supplicante

Pietosamente trema e si fa muta.

Le piccolette mani profumate

Raccolte in croce sovra il sen, le invade

Il volto, dalle tempia delicate

Al bianco collo, in rosee ondate, il sangue.

E il gran Maestro la contempla e tace.

In fondo a' suoi divini occhi riposa

L'infinita d'amor serena pace

E la gran calma di perfetta fede.

Una mano sottile or lievemente

Su quella bionda testa reclinata

Ei posa: sussultar, fremer la sente.

E la chiama per nome: “Maddalena!„ —

Oh! quale allor ne' grandi occhi raggianti

Levati su di lui luce balena

In sconfinato abisso di rimpianti!

E Cristo dice: “Sorgi, Maddalena.„ —

“Signor! È il mio cammin duro a tal segno

Che lacerato ho il piè, la veste, il core!

Qual rifugio mi date? qual sostegno?„ —

— “Abbiam la nostra croce, Maddalena.„ —

“Signor! La fronte e l'anima umiliata

Quando rileverete col perdono?

Quando darete pace all'affannata?„ —

— “Al di là della croce, Maddalena.„ —

“Signore, o mio Signor! Quando, giacente

Sul vostro core la mia bionda testa,

Affonderò la mia pupilla ardente

Nel glauco mar di vostre luci calme?

Onde la vampa, che per fibra e vena

Precipita, calmar? Quando, o Signore?„

E Cristo disse: — “Taci, Maddalena!

O Maddalena, taci!„ —

O MIA BAMBINA....

“O mia bambina, io voglio idolatrarti

E passare la vita a' tuoi ginocchi,

E passare la vita a contemplarti,

Pago d'un raggio de' tuoi splendidi occhi!„ —

E riverente ei mi guardava in viso,

Poscia s'inginocchiava: “O mio tesoro,

Tu mi sei fede e patria e paradiso;

Tu se' la mia Madonna: ecco — io t'adoro!„

— Madre di Dio! fui come Te indulgente

Per que' grand'occhi nel mio volto fissi:

Sorrisi, e mi chinai timidamente:

“Non adorarmi, baciami!„ gli dissi.

AVE, ALBION!

Tetra, nebbiosa, gelida Inghilterra,

Aborrito paese ov'io son nata,

Colla tua buona gente addormentata,

Che Iddio ti danni, maledetta terra.

O tristi inglesi dai capelli gialli,

O magri inglesi rosei e scipiti,

È forse il freddo che v'ha istupiditi?

Lunghi fagotti di paracqua e scialli!

O savia gente dai sereni affetti,

Dal sommesso parlar, dal riso fioco,

Datemi un po' di sole, un po' di fuoco,

O inglesi freddi, inglesi maledetti!

Datemi il folle amor, l'odio furente

E le vendette de' meridionali!

Lo sfolgorar di sguardi e di pugnali,

L'impeto d'ira, e il perdonar repente.

Datemi il facil riso e il pianger forte

E la favella dell'Italia mia!

Nei vostri plaids portatevele via

Le vostre idee convenzionali e storte.

Via, nazïon di raffreddati! Ed ora

Che il tuo fangoso suol più non m'alloggia,

Popolo secco sotto eterna pioggia,

Va co' tuoi grandi piedi alla malora!

RITORNO.

Oh, come t'ha baciato in viso il sole!

Come sei bruno e forte e grande e bello!

Come hai teneri gli occhi e le parole,

O mio fratello!

L'assenza tua mi rese lungo il giorno.

Come fu desolante il nostro addio!

E come benedico il tuo ritorno.

Amico mio!

Guarda: mi vengo a mettere in ginocchi:

Vorrei posar la testa sul tuo petto,

Così, senza parlar, e chiuder gli occhi,

O mio diletto!

Son sola al mondo, tutta sola ormai.

Ed io non voglio che tu vada via!

Senti.... non mi baciasti ancora mai,

Anima mia! —

LASCIAMI ANDARE.

Lasciami andare ove il fato mi vuole,

Lasciami andare!

Sono assetata di gloria e di sole!

Lasciami andare!

Non mi sgomenta il periglio remoto,

La meta oscura —

Sfido le tenebre, sfido l'ignoto!

Non ho paura.

Ozio codardo, ti sprezzo e detesto,

Lasciami andare!

Ferree catene, v'infrango e calpesto,

Voglio lottare.

Schiava, o fantocci, del vostro comando

Io non sarò.

Viver dormendo, morir sbadigliando

Non voglio, no!

Voglio combattere, voglio soffrire!

Vita, se cedi,

Voglio combattere, voglio morire

Su ritta in piedi!

Lasciami andare ove il fato mi vuole,

Lasciami andare!

Sono assetata di gloria e di sole!

Lasciami andare!

AUT-AUT.

Io voglio il sole, io voglio il sole ardente

Che l'ebbrezza mi dia del suo splendore,

O pur la buia notte ed il fragore

Forte della tempesta alta e furente.

La grigia nebbia il core la detesta:

Datemi il cielo azzurro o la tempesta.

Voglio la libertà! la sconfinata

Intera libertà la voglio mia!

O pur la tetra e stretta prigionia

Di quattro travi e la cassa inchiodata.

Oh, se non m'è concesso l'infinito,

Frante sian l'ale, e il core seppellito.

E voglio l'amor tuo; l'intero, ardente,

Illimitato amore, o l'odio intenso.