[Nota di trascrizione] in coda al testo.
Progetto Filosofico
Di una completa riforma del Culto
E
Dell'Educazione Politico-Morale
del Popolo Ebreo
di A. Fernando
Tomo Secondo
Capitolo 1.
In che propriamente consista la prima Educazione morale, che un barbaro Costume fa da lungo tempo conferire a' fanciulli ebrei.
Le orali tradizioni passano regolarmente da' genitori a' figli, e da questi al lignaggio susseguente colla stessa facilità, e colle prerogative medesime che si farebbero passare direttamente i beni di famiglia: ognuno riceve da' propri genitori gli stessi documenti, ad un tale riguardo, che hanno essi medesimi ricevuto da loro; ma ognuno altresì gli dilata, gli ristringne, gli modifica, e gli rappresenta a misura delle passioni che sente intimamente delle idee delle quali è nutrito, ovvero dell'interesse individuale che lo muove. Il Cervello dell'uomo, sopra tutto nell'infanzia, è una cera molle, suscettibile di ricevere qualunque siasi impressione che affiggere gli si voglia; l'educazione, che giustamente si dice essere una seconda natura per esso lui, gli somministra quasi tutte le di lui opinioni; e ciò che v'ha di peggio ancora in un tempo in cui esso è nella massima impotenza di discernerle, se ottime per adottarle, e trarne de' solidi vantaggi, se riprovabili per sfuggirne l'incontro, e rigettarle. Noi crediamo ciecamente di avere ricevuto dalla natura, o di avere portato seco noi nascendo, le idee vere, o false, che in un età inesperta si è fatto con violenza entrare nelle nostre teste; a questa fatale persuasione è stata sempre mai riconosciuta una delle più venefiche sorgenti de' travviamenti che cospirano l'intera perdita dell'uomo. In darno ci avvertiscono sensatamente i filosofi che le prime impressioni che si fanno prendere a' fanciulli sieno tali per esse medesime che non abbiano duopo di essere in verun modo nè emendate, nè represse, onde non venghiamo di essere costretti a sostituirne delle nuove, o che giungasi all'arduo procinto di doverle riformare; è in vano che i nostri benemeriti maestri antichi ci gridano indefessi che tutto quello che da noi viene imparato sia di bene, sia di male ne' primi intervalli della nostra fanciullezza, si è ciò appunto che ad indelebili caratteri più agevolmente ritenghiamo; ma noi sempre sordi agli avvertimenti salutari degli uni, ed insensibili ognora alle grida amorevoli degli altri, fabbrichiamo da noi stessi i tormenti crudeli che ci affliggono, senza traccia di scampo, nè di conforti, preparando ad un tempo così la nostra perpetua irreparabile sciagura, e quella insieme de' traditi nostri figli [(1)]. Insensibili tiranni! Sembrami udire questi rinfacciarmi amaramente un giorno, se da voi riconosciamo la nostra misera esistenza sulla terra, ci diranno essi lacrimando, da voi soli ripetere dobbiamo unicamente ancora le affliggenti calamità, delle quali saremo un giorno le vittime eterne sopra d'essa; l'avarizia l'ignoranza, e il fanatismo di cui siete fieramente predominati da una parte ci resero tante macchine automate fra gli enti ragionevoli, di aggravio a noi stessi, inutili alla società, ed i venefici principi de' quali ci faceste imbevere dall'altra finirono di abrutirci a questo eccesso.
E che! Tale forse appunto non è l'umiliante linguaggio, che gli sventurati fanciulli ebrei possono tenere meritamente co' propri loro parenti, o genitori? Dicasi di grazia quale è mai il solido reale vantaggio, che questi esseri innocenti possono in verun modo ritrarre da' medesimi che sia efficace a compensarli de' danni incalcolabili che gravemente risentono dalla depravata educazione che loro è infelicemente conferita? Appena un bambino fra noi comincia a sviluppare le sue facoltà loquaci e auricolari, tosto che desso mettesi a portata di balbettare qualche tronco accento quali sono mai i primi suoni, quale il primo linguaggio articolato che percuote le orecchie sue nascenti? Quello, senza dubbio, il più delle volte, o di genitori superstiziosi, ed ignoranti, ovvero quello di una torpida servente, o di un domestico imbecille, che gli si assegna per guida, i quali forse insieme co' loro errori, comunicano ad esso molto sovente ancora i propri vizj.
Tali sono, per sciagura universale, gl'istruttori odierni della prima infanzia de' fanciulli ebrei, ed in ispecie di quelli nati nel suolo dell'Italia, da opulenti famiglie.
Or la mente di un fanciullo, che quale tenera cera, come lo abbiamo rimarcato non è che un istante, è suscettibile di qualunque impressione che vi s'introduca, cosa diverrà esso mai, imbevuto dagli ammaestramenti della più ributtante depravazione, e dalle voci corrotte, deformi, e male sonanti, quali appunto sono quelle che debbono continuamente uscire dalle bocche di costoro [(2)]? Un ammasso stranamente confuso di ogni orrido assurdo, ed il deposito infetto di tutte le idee le più stravolte, ed insensate; dopo tutto ciò oseremo lagnarci ancora di vedere gl'ingannati fanciulli ebrei de' tempi nostri anche adulti, e fatti uomini per ciò che riguarda il loro fisico soltanto, e d'altronde conservarsi tutta via sempre fanciulli per tutto quello che concerne la loro parte razionale? Non ci rechi dunque altrimenti stupore, se l'infanzia di quasi tutti i nostri bambini dura per l'ordinario, l'intero periodo della loro vita, e se anche provetti gli accompagna sovente fino alla tomba [(3)].
Ma tutto ciò non rapportasi fino ad ora solo che alla prima puerizia de' fanciulli unicamente, inoltriamoci avanti qualche breve passo, e noi vedremo, con pena, il caso diventare molto peggiore, se non ancora più disperato.
Il contegno detestabile che osservammo tenersi generalmente con quest'illusi fanciulli per lo passato, dovrà senza mistero, farci chiaro comprendere quale dovrà essere il riprovabile metodo d'istruzione che loro preparasi nell'avvenire.
Fin quì l'odibile ingerenza di corrompere, o alterare l'opera stupenda della natura, sembra che solo fosse d'ispezione degli snaturati genitori, o degl'insensibili mercenarj; ma la loro incombenza ributtante cessando nel momento istesso in cui l'infante è pervenuto all'età di 5, o al più 6. Anni, è al termine di questi che la vittima innocente è rimessa fra le mani spietate di nuovi manigoldi civili, i quali compiono l'opera spregevole con tanto funesto successo miseramente cominciata dagli antecedenti. Un nuovo Institutore gli si presenta; il depravato linguaggio di cui questi si serve è fra essi comune, essendo quello medesimo appunto che lo sventurato alunno apprese già nel patrio tetto per sino dal primo istante ch'egli si produsse fra i viventi. Il primo suo ufficio si è quello d'istruirlo di ciò che gli ebrei chiamano דקדוק (sottigliezza) (Dichduk.) consistente nella cognizione de' Caratteri ebraici, de' punti che ne tengono luogo di vocali (di cui quell'idioma è affatto mancante) delle pause che marcate non sono, di sorte alcuna, in detta Lingua, e delle note armoniose, e degli accenti, che si rendono alla medesima essenziali [(4)]; ma tutto ciò si eseguisce materialmente dal primo stupido maestro senza principj grammaticali di sorta alcuna, ed ecco frattanto sparito un intero biennio almeno; che tale è lo spazio di tempo che si fa credere in certo modo presso che indispensabile a questo primo non meno inutile, che lacerante meccanismo [(5)].
Divenuto in seguito il fanciullo mediocremente conoscitore della semplice forma de' Caratteri ebraici (oltrepassare non potendo un tale circoscritto confine) si fa ripetergli per varie volte le lunghissime preghiere de' giorni solenni, e quelle ancora de' quotidiani, e feriali, fino a tanto che le une, e le altre, ammucchiate gli restino confusamente in testa, in modo che a tempo debito egli possa recitarle colle solite ripetute cantilene senza mai nulla capire di tutto ciò che esprime, come veggiamo accadere oggi appunto fra i cristiani alle femmine, ed alla massima parte degli uomini ancora che recitano tutti d'accordo con tanta devozione le loro quotidiane preghiere nell'idioma latino, senza intendere la minima parola di ciò che le medesime racchiudono.
Gionto ch'è dunque il fanciullo all'età di 9. o 10. anni, si procura di farlo tosto passare alla lettura del Pentateuco, indi gli si fa scorrere i Profeti con tutto il resto della Mikrà, facendolo ad un tempo dedicare nella spiegazione, e nelle glose interminabili de' Commentatori, non meno degli uni, che dell'altro; si ha inoltre la cura di renderlo quanto è possibile intelligente ne' Divini (di cui abbiamo a sufficienza ragionato altrove), giacchè gli espressi motivi dell'osservanza de' precetti, e de' doveri che incumbono l'ebreo sono in essi tutti onninamente racchiusi in un intero Corpo che ha per titolo שולחן ערוך (Sciulhan' ngharuh) mensa preparata, se poi il fanciullo manifestasse un declivio espresso alla professione del rabanismo, è allora che procurasi di renderlo instruito ne' Medrascim, o Rabbot, nel Talmud, nel Zoar, antichissimo Commento della Scrittura che tutto si diffonde sulle allegorie, su' tratti d'immaginazione e su' misteri [(6)]; nelle opere sublimi del celebre Maimonide o Rambam, il quale può dirsi con giustizia, il più colto, ed il più illuminato di tutti i Rabbini dell'Israelismo, ne' dotti Commentarj di Abarbanel sensatissimo critico pur esso, ed in qualche altro più recente ancora, oltre que' tanti già menzionati, che la sua nuova elezione gl'impone di conoscere minutamente per detaglio.
Ecco, in una parola, a che mai si riduce la mostruosa educazione, più teocratica, senza dubbio, che sociale, conferita a' fanciulli ebrei di nostra età, e se malgrado i pessimi principj co' quali pretendesi condurli al premeditato disegno, alcuno di essi per fortuita combinazione vi perviene, ciò non succede che nello spazio di venti anni almeno, senza che in questo lunghissimo intervallo si pensi a fare entrare giammai nella sua testa la benchè minima coltura, non dirò già di scienze astratte, o contemplative, o di amena erudizione, mentre ciò impossibile rendevasi all'ebreo sotto l'orizzonte dell'Italia specialmente si funesto per esso lui ne' tempi andati (siccome dovrò, pur troppo, dimostrarlo in seguito con orrore) ma una semplice pratica di scrivere, una mediocre perizia della stessa lingua del paese in cui vive, usata da quel popolo col quale ha esso duopo di contrarre ad ogni istante stretti legami di Commercio, e di Società, e che per una sventura inconcepibile non giugne mai l'ebreo che a balbettare macchinalmente nella guisa che mirasi fare sovente a' perucchetti, o papagalli, i quali non fanno che ripetere in tronche articolazioni que' pochi vocaboli medesimi che odono [(7)]. In fatti quanti ve n'ha fra gli ebrei che nell'età di 12, o 15 anni leggeranno Onkelos (parafrasi caldea della Bibia) intenderanno Jarki, spiegheranno Ezechiello, conosceranno il Zohar, e non sanno appena vergare il proprio nome, e quanti altri parimenti ve n'ha che ci recano insoffribile nausea ad udirli parlare di cinquanta? Ma almeno è un conforto per questi di potere dividere la loro sventura con infiniti altri individui non ebrei, attaccati fatalmente dallo stesso contagioso malore [(8)].
Barbari uomini che sì indegnamente vi usurpate il preclaro attributo di padri di famiglia, senza conoscerne giammai nè le leggi rispettabili, nè gli urgenti doveri! Ecco l'opera vostra, genitori spietati di misera prole che la vostra detestabile negligenza rende perpetuamente sventurata, fremete! I complici voi siete di ogni smarrimento che l'ignoranza (sorgente inesauribile di tutte le sciagure che affliggono l'umanità) in cui abbandonasti crudelmente i propri figli farà loro commettere un giorno; ma che dico? No, no, irragionevole sarebbe l'imputare i medesimi della più leggera colpa in questa parte, quando i soli rei siete voi, voi siete i colpevoli, e di essi con più debita ragione riportare voi dovrete la terribile meritata pena; e quale avversione per la vostra rimembranza non dovrà non recare agli stessi vostri figli un tempo, allorchè sviluppata dagli anni la ragione de' medesimi, si vedranno costretti a riconoscere nello stesso autore della loro propria esistenza la cagione fatale di ogni loro triste avvenimento? A che vi gioverà di querelarvi allora contro voi medesimi, detestando la vostra indifferenza brutale per la loro negligentata Coltura? Se con un rincrescimento intempestivo mitigare forse credete il vostro fallo enorme, o se immaginate che possa non esservi dagli altri imputato quello come tale, vi lusingate indarno; ogni rimorso è inutile, superfluo il pentimento per un male che da voi soli dipende di allontanare onninamente o d'impedire; ma che per l'ordinario inevitabile si rende una volta che lo abbiate permesso; in vano finalmente vi sforzerete di palliarli entrambi, attribuendo la colpa alla supposta inclinazione avversa dagli stessi figli per illuminare il loro spirito, e coltivare i loro talenti, allorchè promettendo, forse, per loro intimo declivio, i più rapidi avanzamenti, se tenuto aveste seco loro tutt'altro differente sistema, meno barbaro, e più sociale, costituire gli potevate in tale stato da ricolmare voi di onore, essi medesimi di gloria, la società di ammirazione [(9)].
Ma la natura, e la ragione sono sufficientemente vendicate degli oltraggi proditorj che dalla vostra insensibile fierezza si commettono in tante guise differenti contro di esse.
[(1)] Se lo spirito di un fanciullo, si arrendevole per sua natura, si limitato, è una volta sovvertito dal malefico pedantismo di una ignorante educazione, invano tenteranno in seguito le scienze di rischiarare quelle dense tenebre delle quali essa l'ha ingombrato; indarno lo studio, il più metodico ancora, potrà giugnere a dileguarlo dall'errore, ad elevarlo fino alla verità; esso in tale deplorabile stato inutilmente userebbe ogni sforzo d'ingegno e di artifizio di cui fosse capace per ritrovare lo smarrito sentiere, che diretto lo avrebbe con sicurezza nel vero acquisto delle utili Cognizioni se tradito non lo avesse la barbara negligenza di chi più dovea interessarsi per la di lui morale educazione; ond'è che per infondere nell'animo sovvertito di un fanciullo un numero adeguato di verità utili, e necessarie, sarebbe duopo, come lo pensa Elvezio, di svellere dalla sua corrotta fantasia lo stesso equipollente di quelle assurde illusioni delle quali essa ritrovasi miseramente colma, e penetrata; quale rimozione si complicata, e difficile richiederebbe, senza dubbio, un tempo assai lungo; ecco un nuovo argine al felice progresso degli sventurati fanciulli non meno pernicioso di tanti altri, che rendono pur troppo la loro infanzia interminabile, come ce ne convinceremo, con ribrezzo, nel seguito delle nostre successive osservazioni sopra un tale particolare.
[(2)] Ecco sembrami ritrovata la soluzione del problema per tante volte agitato da' curiosi; per che mai il dialetto dell'ebreo si fa per lo più si notabilmente distinguere da quello degli altri popoli fra i quali esso vive, sia col mozzamento di parole, sia collo strascico di reiterati accenti, ovvero colle nojose inflessioni di vocaboli, ed altre tali deformità le quali sono talmente abituali ad esso, che anche gl'individui più colti di questa nazione vi si mirano cadere assai di frequente. E quale meraviglia? essi con ciò altro non fanno che ripetere, essendo adulti, uomini formati, ed anche decrepiti, le stesse disgustose modulazioni di voci, che sono state loro comunicate nelle fascie: ciò che vieppiù contribuisce ad avvalorare la nostra preallegata opinione che le prime idee succhiate, per così dire, alla mammella insieme col latte nella prima infanzia, sono quelle appunto che restano sempre dominanti nell'uomo.
[(3)] Quanto sarebbero stati più rapidi, e più felici i progressi di coloro i quali per intima natura forse dotati di una perspicace inclinazione alla coltura, ed allo sviluppo dello spirito, se il primo linguaggio che si è fatto eglino imprimere, non fosse stato corrotto nè vizioso, ma bensì quello di persone instruite, di tersi parlatori, di coltivati soggetti? Non v'ha, per quanto io penso, dice un saggio antico, la benchè minima differenza, tra l'affidare ad un rozzo, ed inesperto manovale la direzione de' primi radicali sotterranei di un edifizio, e l'abbandonare, sia per incuria, sia per ignoranza, i primi anni dell'età di un fanciullo alle perniciose cure di un domestico imbecille, od alla direzione di una persona incolta, o scevra di virtù e di talenti. Quale grave torto non si fa a' giovinetti, quale immenso nocumento non ne risente l'inesperta fantasia de' medesimi abituandogli all'esecrando linguaggio di costoro, che in seguito disimparare hanno duopo, ed anche con somma fatica che rarissime volte giugne giungono a superare felicemente? Natura (dice il più dotto precettore della gioventù) tenacissimi sumus eorum quae rudibus annis percepimus ....... non assuescat ergo puer, ne dum infans quidem est sermoni qui didiscendum sit
Quintili. Instit. Lib. 1. C. 1.
[(4)] Il Pentateuco, tal quale ritrovasi scritto nel viluppo che viene denominato ספר תורה (Sefer Torah) Libro della Legge di cui fanno gli ebrei pubblica lettura in certi determinati giorni dell'anno entro la Sinagoga, è scritto senza punti vocali, mentre questi sono stati, dopo vari secoli dalla promulgazione fattane da Mosè inventati da masoreti o critici ebrei (de' quali fu già da noi parlato nel 1º. vol.) ad oggetto di fissare, o renderne più agevole l'intelligenza a coloro che non ne avevano una perizia sufficiente; anche gli accenti, o note che gli ebrei chiamano טעמים (Tanghamim) tuono, gusto, armonia di voce è parimenti l'opera di quelli; essi ne hanno inventati di due speci, di cui l'una serve a distinguere le parti del discorso, nella stessa maniera che i Greci, ed i latini usarono i primi de' punti, e delle virgole, affine di separare i differenti periodi de loro variati ragionamenti; gli altri poi hanno per oggetto d'indicare le pause, l'elevazione, e l'abbassamento della voce, leggendo, o piuttosto cantando com'essi fanno, seguitando il costume antico i vocaboli medesimi e le frasi della Scrittura; vi si è finalmente rimarcato in essi qualche analogia molto prossima colle note medesime, che noi impieghiamo usualmente nella musica.
[(5)] Non è già che gli ebrei manchino di eruditi, ed ingegnosi grammatici, essi ne hanno da disputare con successo la palma di trionfo a tutte le altre nazioni civilizzate del mondo. I Rabbini Jeudah, e Jonah, si distinsero mirabilmente in questo ramo: R. David Kimhi, così nomato per antonomasia Radak, si rese oltremodo classico ancora, ed Abenesdra più di tutti quelli che lo avevano preceduto; ma Elia Levita celebre Rabbino Tedesco gli ha tutti sorpassati; questi al dire de' dotti, è il più perspicace critico che abbia la nazione d'Israel nell'arte della Grammatica. Non bisogna certamente obbliare fra i moderni il rinomato R. Arieh conosciuto altrimenti sotto nome di Leon di Modena; e gli eruditi Rabbini Calimani, e Saraval veneti entrambi, i quali tanto nell'arte della grammatica, quanto in quella della predicazione, oserei dire, che non hanno lasciato successori da eguagliare; ma a fronte di tutte le utili cognizioni che gli ebrei potrebbero acquistare in questa parte, nulla di meno quel tanto che i medesimi posseggono dell'idioma ebraico, non è regolarmente fondato che sopra un abitudine macchinale che fece loro meramente contrarre un lungo uso, senza potere giammai in verun modo renderne motivo, nè ragione. Quindi è che pochi giungono fra essi ad approfondirla, ed a conoscerne il vero spirito.
[(6)] Il metodo di cui gli ebrei si sono sempre serviti per spiegare le Scritture è stato differente secondo i varj tempi, e la diversità de' luoghi; ma in qualunque siasi maniera è ben di raro ch'essi si siano applicati a trovarvi il senso puramente letterale. In quasi tutti gli antichi Commentari sulla bibblia non vi veggiamo altro che allegorie, giuochi di spirito, istorie immaginate a piacere, e pochissimi concetti morali. Alcuni, per altro, volendogli giustificare, vanno fino a sostenere che lo spirito di quegli antichi scrittori è stato condotto all'invenzione di si fatte stravaganti parabole, o mistiche allegorie, in preferenza delle spiegazioni letterali, per che quelle erano allora molto più gustate dal popolo di ciò che lo fossero queste incapaci del tutto ad eccitare l'attenzione assidua de' loro ascoltatori.
[(7)] Non si saprebbe cominciare troppo presto una saggia ed istruttiva educazione. È ben vero, per altro, che la tenera fanciullezza non può ancora contenere uno spirito giusto, e moderato, ma per rimediare a questo primo inconveniente è duopo fare prendere alla ragione de' fanciulli un abito da fanciullo; e questo dovrebbe essere propriamente l'ispezione de' genitori, e delle genitrici, a dovere tutti esaminare minutamente da vicino, ed a studiare con assidua precauzione la portata de' soggetti che quelli possono soffrire; tale è l'espediente il più efficace per trarli, con successo dal loro ingenito letargo, ad un simile riguardo, la pena è breve, ed il solido vantaggio che se ne ritrae è di una interminabile durazione. I pregiudizj, e le passioni si impossessano ben presto della vita dell'uomo e presto ancora si corrompono lo spirito, ed il Cuore, quando a' fanciulli troppo tardi si parla, ed allorchè la ragione viene per collocarsi, lo spazio, per così dire, che dee contenerla, è già preventivamente occupato.
[(8)] È un difetto quasi universale in queste parti di mantenere i fanciulli fino all'età di 8. e forse ancora di 10. anni immersi nella totale ignoranza di ogni cosa, e scevri affatto eziandio del proprio natio idioma. Alcuni filosofi opinano che non si debbono fare applicare i fanciulli agli studj avanti ch'essi abbiano compiuti gli anni sette: Quidam Litteris instituendos, (dice Quintiliano riferendo il sentimento de' medesimi) qui minores septem annis essent non putaverunt quod illa prima ætas, & intellectum disciplinarum capere, & laborem pati non possit (Instit. Cap. 2. Lib. 1.). Però questi sembra essere di opposto pensiere, appoggiato, senza dubbio, al sentimento di Crisippo filosofo Stoico, il quale avendo ragionato estesamente sull'educazione instruttiva de' fanciulli assegna tre soli Anni alle balie, alle quali raccomanda che persino di allora si applichino a formare i costumi di essi, ed a reprimere, per quanto elleno è possibile, la veemenza delle loro passioni che fino a quell'età cominciano a farsi con tutta forza sentire: or prosegue il medesimo Quintiliano, se questa età può essere capace di norma per rapporto a' Costumi, per che mai non dee esserlo egualmente per ciò che almeno riguarda il solo studio delle Lingue? Cur autem non pertineat ad Litteras ætas, quæ ad mores jam pertinet (Ibid). Ma che direbb'egli mai quello stesso Quintiliano se spettatore un solo momento ritrovare ei si potesse fra noi ad osservare il detestabile contegno che si tiene in queste parti, concernente l'educazione morale de' fanciulli? Cosa opinerebb'esso mai, vedendo quella professione stessa che ha egli per lungo Corso di Anni esercitata felicemente con altrettanto luminoso decoro, quanto avventurati universali successi, oggi renduta fra noi sì abbjetta, sì comune, sì popolare? Quale giudizio farebbe degl'insensati genitori, e quale prognostico darebb'egli mai degli sventurati loro figli? Ci reputerebb'egli reprobi, stravaganti, o forsennati?
[(9)] È certamente un assurdo ripugnante, ma d'altronde molto comune il credere, che ci sieno pochi uomini i quali naschino colla facoltà di bene acquisire le idee che loro si presentano, e di abbracciare gli studj ne' quali si fanno i medesimi applicare; siccome pure ingannasi di gran lunga chi s'immagina che la massima parte de' fanciulli perviene con grande stento a superare quell'accidia molesta, che mirata, per così dire, porta seco lo spirito di questi, poichè quasi tutti, al contrario, sembrano egualmente organizzati ad applicare, a pensare, a ritenere con la massima facilità e prontezza: C'est un talent (dice Elvezio P. 1. de l'Education) aussi naturel a l'homme comme le vol aux oiseaux, la course aux chevaux, et la ferocité aux bêtes farouches. La vie de l'ame est dans son activité, & son industrie, ce qui lui a fait attribuer un origine celeste. Les esprits lourds, & inabiles aux sciences, ne sont pas plus dans l'ordre de la nature, que les monstres & les phénomènes extraordinaires, ces derniers sont rares.
Dal che mi sembra potere fondatamente conchiudere che agevole cosa si rende di ritrovare ne' fanciulli delle risorse considerabili, le quali per sciagura universale o non si conoscono affatto, o si lasciano, pur troppo, sfuggire coll'età: quindi è che allora non dobbiamo qui incolpare la natura, o il talento de' giovani, ma la nostra insensata negligenza per la loro instruttiva educazione unicamente, la quale se una volta giugneremo ad emendare de' suoi perniciosi errori, resteremo a sufficienza convinti della pretta verità di ciò che quì fermamente asseriamo.
Cap. II.
I mostruosi principj de' quali sono i fanciulli ebrei miseramente imbevuti nella loro età puerile, rendono la loro ignoranza pressochè inemendabile durante il Corso di tutta la loro vita.
L'Uomo, dice Seneca il filosofo, nasce barbaro, nè lo miriamo allontanarsi dall'abbjetta condizione delle bestie, che per il solo efficace mezzo dell'educazione morale, de' lumi, e della coltura del suo spirito; più questo è raffinato dall'istruzione, e vieppiù con sufficienti ragioni può esso vantare meritamente nella società il rango eccelso di uomo, cioè, della più ammirabile produzione tratta dall'eterno Consiglio dell'opifice supremo; appoggiato senza dubbio, a questo evidente inconcusso principio, uno de' più gran genj dell'Inghilterra solea ripetere sovente che la scienza, e l'ignoranza erano i positivi essenziali principi del bene, e del male di cui era propriamente suscettibile tutta la specie umana [(10)].
Ma, che dissi, educazione, lumi, Coltura? Eh! quali nomi ignoti, e scevri di sentimenti a' nostri tempi! I pregiudizj, le sregolate passioni, gli errori, ecco l'odierna educazione dell'uomo; essi lo assaliscono senza ritegno, e gradatamente s'impossessano dell'illuso suo Cuore; la superstizione accorre a perpetuare le di lui calamità, e quindi ne compie il misero edifizio, e mette il colmo alla fatale clessidra; quell'orrido mostro persecutore inesorabile del genere umano, diventa l'unica guida dell'uomo, esso lo fa degenerare dall'esimia sua specie e di gran lunga più feroce lo rende di selvatica fiera. Smarrito esso trovasi allora dall'ameno sentiere di quella solida, e perenne felicità, che una saggia, e metodica educazione gli avrebbe profusamente preparata, senza ostacolo, e quale forsennato vaneggiante al cupo baratro delle chimere esso la cerca laddove non vi è, e persuaso egli resta di ritrovarla laddove appunto non vi può essere [(11)]; questa informe produzione dell'umano delirio, sedotto che abbia un solo istante il credulo mortale a' suoi tenebrosi agguati, inutile gli fa supporre l'educazione per la sua vita, di aggravio la coltura dello spirito, i lumi perniciosi, e costringendolo ad ignorare i vantaggi incommensurabili della prima, vietandogli con ogni sforzo di conoscere i salutari disegni che gli ultimi si prefiggono, esso rinunzia di buon grado all'una, più gli altri non cura, e ciò è pur troppo allorquando la più necessaria, e la più sorprendente produzione della natura, la più inutile diventa la più spregevole[.]
Tale è lo stato deplorabile a cui ridotti io vi miro o sventurati fanciulli d'Israel! Ma ciò che più di ogni altra cosa mi attrista si è il vedere la somma difficoltà de' mezzi efficaci a liberarvene, e di credereavere presso che inutili riconosciuti da gran tempo fino ad ora tutti i miei sforzi, onde rischiarare le insite vostre tenebre, istruirvi, e migliorare la vostra sorte [(12)]; ma con quale fondamento lusingarcene giammai, dopo l'abominevole preparazione, che testè riprovato abbiamo, e che il loro spirito ritrova, senza pena fino dalla culla? Se anche prescindere si volesse da tutti que' panici timori, e ridicole apprensioni che s'incutono a' fanciulli col vano disegno forse di contenerli nel loro dovere, ed abituarli per tempo all'obbedienza, costume generalmente riprovato da' saggi, ma che non lasciasi frattanto di praticare dalla massima parte [(13)]; come supporre che co' tanto venefici elementi de' quali gli abbiamo noi veduto imbeversi possano quelli giugnere una volta a superare quegli argini funesti che formeranno sempre mai un ostacolo presso che ineluttabile alla sviluppo delle loro facoltà intellettuali, come sperare che condurre si possano un giorno fino alla verità, se loro mancano affatto i mezzi opportuni di conoscerla, se la ignorano i loro primi Institutori, e se i propri loro parenti si fecero sempre uno scrupolo di sapere ciò ch'ella fosse? Ingannati eglino stessi grossolanamente fino da' loro primi anni, è ben naturale che si crederanno in dovere d'ingannare alternativamente i propri figli, trasmettendo loro quel tessuto informe di errori, e di Contraddizioni che hanno essi medesimi ricevute come in retaggio da loro travviati progenitori [(14)]. Indi col soccorso dell'abitudine malefica che fanno loro sì per tempo contrarre, ed i panici timori che loro incutono come si disse, fino dalle fascie, essi pervengono a farli tenacemente persistere nelle assurdità più materiali, nel mentre che queste sono il più chiaramente significate. In vano tenterebbe la ragione di fare in simile procinto formalmente valere i suoi diritti; la ragione nulla può contro l'abitudine, la quale diventa, come suole dirsi, una seconda natura per lo spirito umano [(15)].
Inoltre quando ancora questi miseri fanciulli arrestati non fossero da tale funesto impedimento, con quale coraggio si indurrebbero essi mai ad affrontare le opinioni di quelli che loro fece amare natura, e che mirano cotanto impegnati ad istruirli? Essi non solo gli credono più abili di loro, ma debbono supporli anche intimamente convinti di tutto ciò che da quelli viene loro di proposito comunicato; ed ecco un valido motivo di più onde rendere maggiore la confidenza di questi esseri inesperti verso i propri genitori, dalla parte de' quali non sospettano giammai nè frode, nè menzogna, e quindi fatti adolescenti ancora sentono aumentare la loro sicurezza per essi, in ragione dell'incremento di età, memori delle cure che quelli presero per l'infanzia de' medesimi, allorchè erano impotenti di sostenersi da essi, e senza l'influenza di straniero soccorso [(16)].
Ecco in quale maniera si fanno insinuare gli errori più grossolani, e si perpetuano i pregiudizj i più degradanti nell'animo degl'ingannati fanciulli dall'Israelismo, senz'altra base fondamentale fuori l'equivoca parola di coloro a' quali essi debbono l'esistenza; ed ecco finalmente il solo genuino motivo per cui una gran parte di essi, specialmente in molte Città dell'Italia, non giugne mai a sviluppare l'intelletto, anche nelle Cognizioni le più agevoli ad abbracciarsi, e le più triviali: quindi vedendo riuscire vani tutti i possibili sforzi per arrivarvi, stancasi per ultimo al segno, che ne abbandona totalmente l'impresa, e più non si cura di proseguirne i tentativi. Egli è dunque così che quella stessa ignoranza ch'ebbero come in retaggio dal primo infelice istante che si produssero al mondo gli accompagna durante la loro vita, nè gli lascia in alcun tempo fino all'estremo periodo delle loro forze.
Ma non vi sono forse altre cause da potersi fondatamente assegnare, oltre le testè menzionate all'alienazione decisa che osservasi nelle 8/10 parti de' giovinetti ebrei per l'assidua coltura delle scienze, e per una solida istruzione? Questo è ciò appunto che noi andiamo ad investigare con ogni diligenza possibile nel cap. Seguente.
[(10)] Tale è il sentimento di Bacon. In fatti s'è vero, nel modo che in tante guise fu da' saggi dimostrato, che le sole scienze possono rendere l'uomo felice (purchè pago egli resti di coltivarle da uomo, cioè da essere creato, ed efficiente) quanto l'ignoranza farebbe sulla terra meno progressi funesti a danno degli enti ragionevoli, se questi cospirando unanimemente d'accordo, la perdita estrema di quell'orrido mostro, si dedicassero onninamente all'esercizio di quelle, e premurosi di seguitarne con trasporto i salutari ammaestramenti, essi perverrebbero allora a sbandire dal loro spirito que' malefici prestigj che risultano direttamente dall'ignoranza, che formano il tormento perpetuo dell'uomo, e la sua più avvilente degradazione. E appunto ad un tale riguardo che la Grecia ebbe diritto di chiamare barbaro tutto il resto del mondo, mentre non vi ha niente di sì grossolano, e ripugnante dell'ignoranza, siccome niente avvi di più proficuo per l'uomo, e di più salutare per la sua specie della coltura dello spirito, e dello sviluppo della ragione.
[(11)] Come mai ritrovare felicità in mezzo delle chimere che ci tormentano senza ritegno, come pervenire a possederla, combattuti dall'ignoranza, assaliti da' pregiudizj che ci fanno continuamente una guerra spietata e universale? Essa naturalmente schiva l'incontro disgustoso di questi mostri detestabili, cotanto familiari pur troppo alla specie dell'uomo della nostra età; e questa frattanto assurdamente persuasa di poterla ritrovare nel tumultuoso conflitto delle passioni criminose che da quelli derivano, prende l'illusione che queste fanno ciecamente sullo spirito umano come una vera felicità, si pascola di essa riguardandola per tale, e non si accorge, ch'ella si offrì qualche volta a suoi sguardi nel suo integro sembiante, ma che i suoi deplorabili errori allontanare la fecero dal suo cuore, trasformandola in un labile fantasma che lo inganna, e lo tormenta: Il est du bonheur comme de la verité, dice un illustre antico, elle s'offre quelque fois à nos regards, sans que nous la reconnoissons, & c'est alors qu'elle nous échappe pour toujours.
[(12)] Questa è una verità con mio intenso rammarico esperimentata da me in 20. Anni consecrati alla istruzione della gioventù; nè sapea intendere la cagione per cui io ritrovava i progressi de' fanciulli ebrei di certi paesi, specialmente dove la lingua è più corrotta, e l'ignoranza è loro più omogenea, sempre più lenti, e più incerti di ciò che lo fossero quelli di coloro nati in certi altri climi differenti, malgrado tutte le mie più assidue cure per farneli riuscire, e ruminando in mestesso quali potessero essere i veri motivi di sì strano inconveniente, due principali soltanto io vidi risultarne il primo può dirsi certamente la superstizione l'ignoranza, e l'avarizia di una gran parte de' loro genitori i quali dopo di avere tenuto sepolto lo spirito de' propri figli nel vortice di una brutale stolidezza per 6. e 7. anni gli affidano in seguito per altrettanti all'abominevole istruzione di un ignaro pedante, dalle cui mani essi ne sortono molto peggiori di quando vi sono entrati. E quale di questa ritrovare si può mai cecità più deplorabile? È ben vero che il grato prezzo rende agevoli e comuni le cose più rare; ma un Calcolo sì assurdo, e pregiudicevole al progresso della gioventù, non si fa in simile caso, che dagl'insensati unicamente, i quali non potendo pervenire a conoscere il grave nocumento che apporta un tale risparmio ai propri figli, giusta l'opinione di un dotto Inglese, si abbandonano con essi nel più orrido precipizio: Some persons employ such masters, as these to save expences, others for want of knowing them; indi conchiud'egli saggiamente. These are blind people who suffer themselves to be led by others, that are also blind, and all of them fall down the precipice together. Johnson's Works.
Quindi le loro menti abbacinate dell'enorme affluenza di errori insinuatigli da quegli infelici maestri, più non sono capaci di sostituire a questi altrettante verità utili, e salutari; e quando ciò ancora riuscisse, una sifatta rimozione richiederebbe un lungo tempo, ed ecco un nuovo argine al progresso di questi sventurati fanciulli, niente meno pernicioso degli altri testè indicati.
Il secondo motivo poi io ritrovai essere il lunghissimo tempo che si fa loro inutilmente dissipare nello studio della religione, il quale distraendoli da tutto ciò che rapportasi allo studio delle Scienze, delle Belle Lettere, alla Società, e all'uomo, gli fa considerare ogni altra applicazione come profana indegna totalmente di un vero Israelita; ed opposta alle pratiche bizzarre delle quali sono que' fanciulli macchinalmente impressionati.
[(13)] Fra i tanti difetti condannabili all'eccesso che paralizzano l'educazione morale de' fanciulli, che distruggono al loro nascere i migliori successi che potrebbero aspettarsene, può certamente annoverarsi il primo quello che quì noi riproviamo. Qual esecrabile sistema! Credere che non siavi altro mezzo più pronto, e più efficace per ridurre i fanciulli all'obbedienza, che mettendo in pratica le ridicole apparizioni di notturni fantasmi, ed i panici timori che in varie guise differenti gli s'incutono nello spirito, il quale in simile foggia abituato a temere, tutte le volte che si vorrà, mentre è fanciullo, o reprimere le sue passioni, o renderlo più saggio, si sarà costretti di minacciarlo con si fatte apprensioni, e queste resteranno talmente inveterate nella sua mente fatta un giorno adulta, che tutta la sua vita non sarà poscia che una serie successiva di timori, e questi inseparabili dalle di lui azioni, lo abrutiranno in tale maniera, che credere, e tremare saranno un giorno per lui la cosa stessa.
[(14)] Tanto è ciò vero quanto che se noi interroghiamo non dirò già i fanciulli i quali mancano di discernimento, e di esperienza; ma gli stessi vecchi, e provetti genitori che che dobbiamo supporre consci, e inveterati nelle massime della Religione che professano; se noi ci facciamo, dico, ad interrogarli de' giusti fondamentali motivi per cui essi le praticano, noi gli udiremo sempre aggiugnere l'uno all'altro assurdo, senza dare giammai la benchè minima evasione alla nostra obbiettata ricerca, e tutto al più gli vedremo impegnati a farci credere, che siccome i loro padri gli hanno costretti di rinunziare alla teoria del raziocinio, così appunto debbono essi obbligare i propri figli ad imitarli, non solo, ma a diffidargli ancora della testimonianza de' sensi, e sottomettersi ciecamente a ciò ch'essi loro annunziano come positivo, e irrefragabile, con niun altro fondamento, che le stupide asserzioni de' loro troppo creduli progenitori.
[(15)] Siccome l'abitudine regolarmente si contrae ripetendo le medesime azioni, o rinnovando con frequenza la pratica delle medesime Cose; quindi è che l'anima vi si porta prontamente, e con piacere, di modo che sembra essere quella trascinata verso l'oggetto che la attrae appena ei si presenta, o che s'egli è assente essa lo brama con un trasporto estremo: è per ciò che l'uomo difficilmente perviene a distruggere un abitudine profondamente inveterata nel suo spirito, massime se questa tende al vizio; e quando ancora egli fosse capace d'implorare i soccorsi della ragione per liberarsene, questa si troverebbe nell'impotenza di prenderne parte, atteso i grandi ostacoli ch'essa v'incontrerebbe dalla parte dell'uomo predominato da un'abitudine viziosa.
[(16)] L'inesperienza massima nella quale si ritrovano i fanciulli di questa età, generalmente parlando, gli trascina molto sovente a credere quello appunto che in una età più avanzata essi vorrebbero rigettare per che riconosciuto in ogni parte assurdo, pernicioso, ed opposto interamente alla verità; ma è troppo tardi, e infatti a che mai gioverebbe loro il tentarlo, dopo di essere divenuti le vittime eterne della loro propria imperizia macchinale, e lo scherno fatale della torpida ignoranza di coloro che gli astringono ad imitarli, facendo loro adottare ciecamente tutti que' mostruosi delirj de' quali furono eglino medesimi primi già imbevuti? Quindi è per che questi miseri fanciulli trattenuti dal riguardo ridicolo di non doversi opporre giammai a ciò che fu loro fatto credere ne' primi Anni della loro esistenza, e venerare come fanno da quelli a' quali essi debbono le prime luci vitali, non possono in verun tempo dipartirsi dal tenebroso loro stato primievo, e non giungono a misurare le loro azioni, e i loro pensieri che unicamente sopra un semplice udito dire Quale di questa ritrovare si può mai condizione più deplorabile!
Cap. III.
L'ignoranza di tutto ciò che tende allo sviluppo della ragione che i Rabbini (concordi in questa sola parte con tutti gli altri preti de' Culti che conosciamo) prescrivono come ovvia alla salute dell'anima, allontana gli ebrei dallo studio delle scienze.
Si è osservato in ogni tempo, e si è per reiterate volte ripetuto in varie Lingue che tutta la specie umana è diretta onninamente dalle sole abitudini. Or lo stato dell'educazione (come lo pensano Elvezio, e Mirabeau) altro per se stesso non è che l'arte, o la maniera di fare prendere agli uomini le abitudini adeguate, che si giudicano loro necessarie nelle differenti circostanze alle quali si suppone che possono essere richiamati.
Tanto è ciò vero quanto che veggiamo tutti i legislatori antichi servirsi della sola educazione pubblica, come di un espediente il più ovvio, ed il più efficace a sostenere, e a propalare le loro istituzioni differenti: alcuni di questi, e Licurgo in particolare, hanno sempre considerata la gioventù, come l'assoluto patrimonio dello stato, non lasciando a' rispettivi genitori che la mera soddisfazione di avere procreati degl'individui, utili alla patria che vide nascerli. E appunto in questa verdeggiante età che vollero essi radicare i primi germi salutari della messe sociale. Ma alcuni individui troppo interessati per il loro benessere unicamente in preferenza di quello della patria, e dell'intera società umana, meditando di annientare le idee già propalate, come opposte onninamente a quelle che dessi tentavano di estendere, e perpetuare fra i mortali, hanno delusa l'aspettazione universale, miseramente rovesciando da colmo a fondo quest'edifizio salutare già con ammirabile successo preparato da quegli uomini, cotanto benemeriti della specie umana [(17)].
Per altro alcuni eruditi critici rimarcarono che gli accennati Legislatori, presso che tutti in sifatta maniera procedendo tentavano di fare contrarre agli uomini delle abitudini affatto contraddittorie, e distruttive di quelle che la natura avea in origine disposte, e sistemate in vantaggio de' medesimi: ciò potrebbe anche essere da una parte; ma io veggio frattanto che quella sifatta classe di uomini di cui parlammo, dall'altra, occupata unicamente di garantire i suoi interessi particolari da ogni esame, e persuasa che il suo ascendente basato sopra certe pratiche superstiziose e assurde, il più delle volte, non potea mai conservarsi, che sugli appoggi medesimi soltanto, che servirono un giorno a farla cominciare ad esistere, ad introdurla fra i popoli, ha usato di ogni sforzo per illaqueare l'umana ragione, e paralizzando lo spirito nascente di quegli esseri deboli e limitati, co' mostruosi principj de' quali l'ha essa funestamente imbevuto, fece credere superflua l'abitudine della prima, e quasi come pernicioso lo sviluppo del secondo [(18)].
Comunque sia che si riguardino le abitudini che si fanno prendere a' fanciulli dell'Italia specialmente; sotto qualunque siasi aspetto che ci rappresentiamo lo stato deplorabile in cui è attualmente ridotta la gioventù dell'Israelismo di queste nostre contrade, non possiamo certamente astenerci dal commiserarli tutti d'accordo; acciecati dall'errore dal primo istante della loro fanciullezza; avvinti co' ceppi tenaci dell'opinione; vessati da' continui panici timori; marciti nel vortice immenso dell'ignoranza, come sperare che quegli sventurati fanciulli, sia che appartenghino ad una, o ad altra credenza religionaria, possano giugnere a conoscere in alcun tempo le vere cause legittime delle loro sofferenze laceranti, o che pervenghino giammai a superarle [(19)]? Qui odesi da una parte il rabbino altamente gridare che ogni libro fuori della Mikrà, della Misna, della ghemarà, tutto è inutile, tutto è pernicioso, tutto è profano sopra la terra; che il vero Israelita non ha duopo di conoscere che questi; e chiunque si versasse nelle scienze filosofiche è dannato irremissibilmente [(20)]: colà intendesi dall'altra i ministri di altro Culto ripetere incessantemente alle loro gregge che la terra non è già la vera loro patria, che la vita presente altro non è che un labile tirocinio, e quindi che le Scienze si rendono affatto inutili per l'uomo in questo mondo; che essi non ritraggono la loro autorità che dal solo Essere Supremo dal quale dipendono, e che come suoi organi assoluti, e mediatori, tutti gli uomini debbono rendere loro unicamente un conto esatto delle loro operazioni, facendo riguardare come un delitto eccessivamente criminoso di resistere al loro feroce teocratico dominio [(21)]: altrove finalmente mirasi il Dervigi avventarsi a braccio armato contro le scienze ed i scienziati, riguardare come un infamia la coltura dello spirito, e idolatrare l'ignoranza come il primo requisito necessario per un vero fautore dell'Alcorano essendo questo uno degli attributi essenziali (nel modo che osservammo distesamente altrove) che caratterizzavano il venerato promulgatore di questo codice, e l'indole di presso che tutti i popoli orientali di que' tempi [(22)]. Ed in tale strana guisa procedendo si perviene ad iterizzare fra i popoli l'ignoranza la più oltraggiante, a scoraggirli ed a farli vilmente sacrificare ogni loro più sacro interesse in favore di questi sedicienti plenipotenziarj dell'Essere Supremo [(23)].
Tutto che noi convenghiamo di proposito col primo, come è positivamente di ragione, che la mikrà, la misna e la Ghemara sieno opere utili a conoscersi, e la prima di queste in particolare sovra di ogni altra necessaria ad intendersi, ed oltremodo utile a praticarsi; sebbene ancora accordiamo al secondo che instantanea, e caduca è la vita dell'uomo sopra la terra, ciò che è troppo evidente per dubitarsi; ne risulterà egli però l'esecrabile illazione dell'ultimo che debbasi proscrivere dal mondo la coltura dello spirito, e che senza l'ignoranza l'uomo speri in darno di conseguire l'eterna salute dell'Anima?
Insensati! Può egli farsi mai un ingiuria di questa più enorme alla specie dell'uomo, alla natura allo stesso Opifice Eterno creatore dell'uno, e fondamento dell'altra, che è la stessa increata sapienza universale con cui la regge, la governa, le alimenta entrambe? Eccitati a gran forza da queste massime venefiche, ciecamente guidati da sì esecrabili principj, oseremo noi sorprenderci ancora per che l'educazione de' nostri fanciulli ebrei, e quella specialmente che si pratica in Italia ci fa fremere, per che quella è si opposta all'indole umana, per che si recalcitrante alle Leggi del Cielo, e della terra? Nè ci lusinghiamo di pervenire in verun tempo a migliorarla fino a tanto che il fanatismo si farà risentire ne' nostri Cuori con un trillo più squillante, e più sonoro di quello che la voce consolante dell'esimia ragione ci tramanda, e che storditi a tal segno dallo strepito di quello ci abbandoneremo alle cure proditorie di certi esseri automati che sotto un illusoria sembianza umana o per insofficenza ci corrompono co' loro contraddittori, e assurdi principj, o ci abbrutiscono per pravità, impressionandoci sinistramente contro lo studio delle Scienze, pregiudizio il più funesto di quanti altri mai abbiano ferocemente soggiogata la specie umana, e che noi passiamo a distruggere senza ritardo.
[(17)] L'interesse particolare di tali pericolosi individui di cui parliamo non è ad altro scopo fatalmente diretto che a distruggere que' sani principi che riconoscono contraddittorj a quelli ch'essi tentano ovunque fare valere scapito de' lumi, della verità, della ragione, che molto sovente essi pervengono pur troppo a soffocare nello spirito abbacinato degli uomini, e quegli sventurati che ne restano le vittime, imbevuti funestamente da tali funestivenefici principj, più non sono in istato discernerne il nocumento, ne più si curano di ritrovare uno scampo sicuro onde sottrarsi al baratro infernale dell'ignoranza, e de' pregiudizj, che loro si apre sotto il passo, e dove la loro indolente buona fede dovrà tosto, o tardi miseramente trascinarli.
[(18)] Non so per quale consuetudine malefica si è fatto in molti luoghi tenacemente prevalere l'uso pernicioso di affidare ad una certa classe inutile di fanatici, e devoti l'arduo malagevole assunto di formare il Cuore, e lo Spirito de' giovani destinati un giorno al governo di Popoli, o al maneggio d'importanti affari. Ma quali cognizioni, di grazia, possono avere Istitutori di tal fatta, di quale interesse possono quelli essere animati? Ferocemente soggiogati essi medesimi da' pregiudizj i più enormi, è ben naturale ch'essi mostreranno a' loro alunni la superstizione come la cosa la più urgente all'uomo, e la più sana per condursi nella vita; l'intolleranza, e lo spirito persecutore, come i più solidi fondamenti di un regnante, o il corredo essenziale di un anima devota; essi procureranno di farne un Capo di partito, ed un tiranno, od un fanatico sleale, e turbolente; essi soffocheranno di buon ora, nell'uno la ragione, nell'altro la morale, e chiuderanno, e chiuderanno l'accesso ne' loro cuori alla verità, e alla giustizia, onde non possino giammai arrivare a penetrarvi, gli mostreranno come inutile la coltura dello spirito; i talenti perniciosi, ridicole le scienze, e l'ignoranza al grado massimo convenevole per l'uomo. In una parola, essi faranno un devoto imbecille dell'uno, un furibondo entusiasta dell'altro, che non avrà nè questi la benchè minima cognizione di morale, nè di virtù, nè quegli alcuna idea di giusto, nè d'ingiusto, nè di solida gloria; e che saranno entrambi sprovveduti di lumi, e di criterio necessari alla differente loro destinazione.
Ecco in compendio delineato quale dovrà essere propriamente per se stesso, il piano detestabile di Educazione che potranno conferire quegl'insensati maestri a que' fanciulli, che debbono formare un giorno la felicità permanente, o la sventura inevitabile de' popoli, o la sorte lacrimevole, o ridente di molte numerose famiglie.
[(19)] Quintilliano ci avvertisce sensatamente che l'uomo non dee già ripetere che da se stesso la massima parte delle orride sciagure delle quali noi lo veggiamo rendersi la vittima sì di frequente: frustra mala omnia ad crimen fortunæ relegamus; nemo nisi sua culpa diu dolet, dic'egli: Institut. X. volendo, senza dubbio inferire all'efficacia possente dell'educazione morale sull'animo umano.
[(20)] Non è mancato chi volendo in qualche modo giustificare i Rabbini per rapporto a questa loro opinione, la quale sembra in vero trascinare seco le più dannevoli, ed assurde conseguenze, adduce che gli ebrei antichi non avevano duopo di profondi Studi per formarsi lo spirito il quale non dovea essere continuamente preoccupato che da quello solo della religione; (sempre che intendere vogliasi almeno per istudio la cognizione di molte lingue, o la lettura, e l'applicazione di opere instruttive differenti, come da noi si considera); addetti nel modo ch'essi erano alla vita campestre, circoscritti ne' loro bisogni, isolati nella società, la loro lingua materna era per essi alquanto sufficiente, e questa era l'ebraica, tale come noi la veggiamo nella Scrittura. Oltre a ciò pare verosimile che uno de' motivi principali che rendeva gl'Israeliti affatto alieni dallo studiare i libri stranieri, si era il timore d'imbeversi delle menzogne e delle favole, che allora formavano il soggetto primario, ed essenziale della Teologia di tutte le idolatre nazioni del mondo antico.
Or ammettendo quanto si espone, io aggiungo che tutto ciò potrà essere stato forse adattabile all'epoca della prima infanzia del Popolo d'Israel; ma ora che questo più non ha per patria la Giudea; ora che l'idioma ebraico più non è quello del Commercio di sua vita; ora in fine che più non ha motivo alcuno di temere le favole, o menzogne de' popoli fra i quali esso vive, non è egli vituperevole, in ogni senso, il vedersi accreditare tutta via da gran parte di ebrei, e col massimo fervore, un opinione sì ributtante, e sì lesiva al carattere onorifico di ente ragionevole?
[(21)] Non v'ha delitto più esecrando in faccia degli amministratori de' Culti, generalmente parlando, di quello di mettere in dubbio un solo istante ch'essi ricevono direttamente da Dio solo l'autorità assoluta che i medesimi pretendono arrogarsi sullo Spirito de' mortali; ed è questa una verità renduta omai troppo evidente presso qualche popolo moderno, specialmente poichè un individuo che commette un misfatto qualunque, per sacrilego che siasi, e quando ancora questo offenda la Divinità medesima è tosto completamente assoluto da' suoi mistici rappresentanti col mezzo di poche monete le quali o si convertono in loro profitto, o si fanno servire per acquistare della cera da ardersi sopra gli altari in gloria di qualche martire (così distinguendo quegl'entusiasti che si fanno straziare sopra un patibolo follemente immaginando di rendere con tale stravaganza più autentica la supposta verità della credenza per cui soffrono): ma se alcuno osasse dubitare, per esempio che due dita allungate del Pontefice romano sono sufficienti a purificare un milione di anime umane in un solo, e medesimo istante, colui che in tal foggia opinasse, dovrebbe essere, secondo gli statuti monacali, dannato senza scampo nell'altra vita, e punito religiosamente in questa come iniquo, e ribelle alla mistica possanza di colui che si fa credere l'arbitro disponitore di ogni Cuore, di ogni pensiere umano, e la suprema Divinità della terra, e che come tale qualunque Cattolico romano, sotto pena di eterodossia e degli orribili flagelli che da questa derivano è obbligato per se stesso di riflettere, di credere, e di sostenere che il Papa pensa giustamente nel medesimo tempo ch'ei s'inganna.
Tale è presso a poco il carattere imponente che da tutti gli altri popoli conosciuti mirasi fare de' loro Capi o ministri di Altari.
[(22)] Tutti gli Storici Arabi si accordano a descriverci questa nazione come all'eccesso barbara, ed ignorante; ciò è comprovato dall'esperienza medesima, se si riflette che quando Maometto intraprese di passare per Profeta, non vi era, al dire degli storici, che il solo Varakak in tutta la Mecca, che sapesse leggere, e scrivere, e ciò anche per accidente, atteso che essendosi fatto ebreo, indi cristiano, esso apprese dopo il di lui commercio con entrambi i due partiti a scrivere l'arabo in caratteri ebraici. La poca cosa che questo popolo avea presa di coltivare le Lettere dette luogo di disegnare sovente gli abitatori della Mecca col termine di ignoranti, nella guisa che si chiamavano, al contrario gli abitanti di Medina: Il Popolo del Libro a cagione ch'essi sapevano leggere, e scrivere, e basare i loro discorsi sulle regole della Lingua.
(ved. Pocok Speci. p. 157. Al Bochari.)
[(23)] La confidenza illimitata che i ministri delle Religioni, generalmente parlando, seppero profondamente ispirare nello spirito de' popoli in loro favore indusse questi da lungo tempo ad abbandonare, di buon grado, nelle mani di essi l'educazione morale della gioventù, intimamente persuasi che le loro instruzioni edificanti ne formerebbero lo spirito, e il Cuore.
Io non nego per altro, che molti ve ne abbia fra questi capaci superiormente d'intraprendere questo assunto spinoso, e di riuscirci ancora con avventurosi successi; ma dove ritroveremo noi attualmente un Fenelon; quanti Bossuet possono con giustizia vantare i popoli odierni; chi mai fra questi può annoverare oggi un Condillac, quanti Millot si conoscono nel mondo, e dove sono attualmente fra gli ebrei gli Abenesdra, i Calimani, i Casses e i Saraval? Pur troppo al loro confronto l'esperienza contrappone oggi molti altri che animati da interessi onninamente differenti da quelli che guidavano quegli egregi venerabili ministri, contaminano lo Spirito de' fanciulli colle loro massime superstiziose, e chimeriche, a cui fanno tenere il rango, e le qualità di sani doveri, e facendo loro un inquietissimo scrupolo di elevarsi fino alla contemplazione della verità, tentano di soffocarne la ragione, e molto sovente di allarmarli ancora contro di essa; e come dunque le Scienze che gli servono di alimento ritrovare potranno giammai un libero sentiere, onde penetrare senza ostacolo, fino al Centro del loro Cuore, se questo è già infelicemente preoccupato, dal primo istante che cominciò a respirare aura di vita, dalla più deplorabile delle follie, qual'è quella di riguardare le Scienze come nocive alla Religione, e di considerare l'ignoranza come l'unico efficace mezzo indispensabile all'eterna salute dell'uomo?
Cap. IV.
De' pregiudizj dannevoli su' quali fondano i nemici delle scienze l'avversione decisa ch'essi nutrono tenacemente d'accordo contro di quelle; vantaggi delle medesime; danni incalcolabili dell'Ignoranza.
Quali giusti, e bene fondati motivi possono avere fatto determinare J. J. Rousseau a smentire sì altamente se stesso, a rinunziare in un istante al carattere suo, alle sue vaste Cognizioni, a' suoi perspicaci talenti, dichiarandosi apertamente L'apologista dell'ignoranza, ed il deciso difensore del suo partito? Esso non ebbe, per quanto si suppone, altro disegno che quello di distinguersi nel mondo coll'imponente soccorso de' numerosi mezzi che gli offriva la sua capacità, sostenendo arditamente un paradosso filosofico, che i suoi più inesorabili antagonisti non poterono astenersi di ammirare, e che una delle più rinomate Accademie della Francia (Dijon) ha decorato della sua approvazione, e del suo premio [(24)].
Gli odierni panegiristi poi dell'ignoranza i quali non hanno nè la facondia, nè i talenti, nè le tante risorse morali del filosofo di Ginevra, si appoggiano ad un punto assai più edificante, palliando col misterioso velo della religione l'odio inveterato ch'essi nutrono contro le Scienze, non meno che contro di coloro che le professano.
L'opinione di Rousseau, tutto che riprovata, e combattuta da' più illuminati fautori delle scienze, e che sempre condannabile sia per se stessa, è almeno fondata sopra basi filosofiche, sulle quali lo spirito di questi ha dovuto necessariamente arrestarsi: ma dove mai si regge l'irragionevole avversione che tanti fanatici settarj dimostrano univoci contro lo sviluppo della ragione? Essi dunque assurdamente pretendono che le scienze non solo conducono alla irreligione, ma che si oppongono altresì a que' fini salutari a' quali tende propriamente il vero Culto, che la specie umana è in dovere di prestare all'Essere onnipossente; e tanto è ciò vero, aggiungono essi, quanto che ogni uomo che ragiona diventa bentosto incredulo, adducendo come per autentica prova gli esempi di Spinosa, di Hobbes, di Lametrie, di Voltaire, di Mirabeau, di Bolingbroek, e di tanti altri. Quale deduzione inconseguente! Dunque per che alcuni uomini scienziati, non saprei per quale sinistro disegno, hanno fatto un uso pessimo e riprovabile de' loro propri talenti, si dovrà inferirne quindi l'illazione di dovere considerare la filosofia come perniciosa, e che debbasi proscrivere dal Consorzio degli uomini l'applicazione, e lo studio delle scienze? Se nella moltitudine prodigiosa degli esseri pensanti de' quali è popolato l'universo, alcuni di questi abusando delle loro facoltà intellettuali e de' loro lumi, si abbandonano inconsideratamente all'adulterio, all'omicidio, alle dissolutezze, si dovrà forse dedurre che tutti gli uomini debbono essere, o sieno in fatti per loro intima natura micidiali adulteri e dissoluti? Chi è mai che non discerna l'eccelsa destinazione delle scienze dall'abuso detestabile che se ne ha potuto fare da pochi individui corrotti dall'orgoglio, e travviati dalla religione? Sarebb'egli forse ragionevole di mettere in un cratere della bilancia alcuni epigrammi di Catullo, o di Marziale per contrapporli nell'altro, co' numerosi volumi filosofici, politici, e morali di Cicerone, ovvero colli dottissimi poemi di Virgilio, di Pope? E chi mai senza delirio azzarderebbe di porre in un livello stesso gli smarrimenti ontologici dello Spinosa, e l'assurda metafisica dell'autore del sistema della natura col sublime Intendimento umano di Loke coll'ammirabile Fedone di Mendelshonn? ma finiamo una volta di garrire contro l'infamia di costoro, e conchiudiamo che ben lontano dall'essere le scienze opposte all'esimio culto inalterabile che l'uomo dee rendere al suo eterno Creatore; e tutt'altro ch'essere il filosofo incredulo di quanto la sana Religione prescrive, non vi ha che quelle che sieno più omogenee ad essa, siccome a questi appartiene unicamente l'impegno eccelso di conoscerlo, estollerne le glorie, e propalarle: altrimenti sarebbe necessario supporre che per sostenersi avrebbe duopo delle tenebre, della cecità, degldell'ignoranza: qual esecrabile bestemmia [(25)]!
Ovunque si rivolga il nostro sguardo scorgere dovrà indizj evidenti degl'immensi vantaggi che ci apportano le scienze; non avvi oggetto nell'ordine della natura, che quasi rimproverando l'indolenza umana per la coltura delle medesime col più dotto degli uomini non esclami melior est enim sapientia cunctis pretiosissimis, & omne desiderabile, ei non potest comparari [(A)]. Tutto finalmente ci manifesta l'uopo urgente che abbiamo delle scienze, tutto ci addita il grave nocumento che all'uomo apporta il trascurarle, per che senza di esse la ragione vien meno, stupida si rende qualunque religiosa adorazione, inutile diventa ogni talento ancora più elevato; ma affine di restare viemaggiormente convinti di questa verità troppo evidente, e ad oggetto di potere assegnare alla medesima un giudizio più ragionevole, più sensato, più inconcusso ed imporre così un perpetuo silenzio vergognoso a' calunniatori delle scienze, analizziamone brevemente lo scopo essenziale che le medesime si prefiggono, ed i solidi vantaggi perenni che ricavare incessantemente possiamo quando almeno intendere vogliasi per scienza, ciò che ne capiscono i filosofi, vale a dire, la vera cognizione di Dio, quella dell'uomo, e della Natura [(26)].
La Logica (la prima delle scienze che si fa conoscere all'uomo) forma l'Intelletto umano, lo sviluppa, lo abilita a pensare con esattezza, e precisione; gli addita un metodo infallibile onde acquisire le idee distinte colle quali potere discernere sicuramente il vero dalla menzogna, l'erroneo soffisma che ci nuoce, e che rigettare dobbiamo, dal sano argomento che ci è necessario, e che ci giova; in una parola, condurre l'uomo a conoscere al grado massimo, e ad apprezzare gli eccelsi requisiti della Ragione.
La Metafisica, e tutte le altre scienze astratte che vi sono racchiuse, ci porta col pensiere (già renduto precedentemente sistemato dall'arte ragionatrice) alla investigazione delle verità ostensibili al discernimento umano, e necessarie alla sua specie, e col mezzo del raziocinio ci fornisce le più sublimi cognizioni, nel vero progresso delle quali è riposta essenzialmente la più cospicua magnificenza dell'uomo, ci eleva fino alla contemplazione dello stesso Dio Creatore dell'universo.
L'Etica (in certo modo, più di ogni altra scienza necessaria per la vita dell'uomo) c'instruisce de' mezzi co' quali possiamo agevolmente conseguire una felicità permanente sopra la terra, ci rende sobrj, morigerati, e frugali, ci somministra la vera cognizione di noi medesimi, ci emenda i Costumi, ci corregge i difetti, e mostrandoci le funeste conseguenze che seco portano i vizj, ce ne insinua la ripugnanza, e l'abominio, e ci allontana da' medesimi; essa dirige infine al sentiere del vero bene la condotta nostra, e le nostre passioni, origine molto sovente malefica, e vantaggiosa delle tante calamitose sciagure che fanno gemere l'umanità.
La Fisica scortata, per così dire, dalle Matematiche, si aggira a guidarci alle più positive cognizioni alle quali pervenire mai si possa da noi, e assoggettando l'intelletto umano alle regole infallibili, ci offre le idee generali di tutti gli esseri della natura, che l'increata Sapienza dell'artefice Divino trasse mirabilmente dal Caos, li quali servono al filosofo come di altrettanti esemplari delle sue innumerabili perfezioni, siccome per la loro assoluta contingenza quelli formano la prova irrefragabile della di lui necessità.
La Geometria oltre il rendere perfetto l'intellettuale dell'uomo concorre a giovarlo anche nel fisico, insegnandogli un metodo con cui potere facilmente costruire abitazioni comode, e bene distribuite nelle Case per uso della propria sua vita; macchine di ogni specie, che rendono agevole il progresso delle arti, ripari che lo difendono dalle aggressioni de' nemici, e de' perturbatori della sua tranquillità, e che formano la sua sicurezza.
La Nautica non è dessa il risultato delle matematiche, e dell'Astronomia sostenute dall'Algebra? Senza le infinite risorse che la medesima ci porge profusamente, e nel Commercio, e nelle scoperte più interessanti, come sussistere giammai potrebbe una gran parte del mondo un solo istante, cosa mai diverebbe allora l'intera società degli uomini?
La Medicina (quantunque molto lontana dalla infallibilità) la notomia, la chirurgia (più di quella sicure, e più evidenti) fanno sovente prevedere in noi de' mali, che formerebbero, senza dubbio, la distruzione della specie nostra, se per mezzo di quelle immantinente, o in tutto, ovvero in parte non se ne troncassero i funesti progressi.
La Botanica, la Chimica, oltre le numerose utili esperienze che ci mostrano, esse ci apprestano ancora gli antidoti efficaci i quali molte volte ci liberano dalle più gravi malattie, ci sottrano sovente dalle spietate braccia medesime della morte.
La Giurisprudenza, in ultimo mette al sicuro la proprietà de' beni, il decoro dell'uomo, la riputazione dell'illibato Cittadino; ci addita i pubblici doveri che convengono all'ente ragionevole, non meno verso i suoi simili, che relativamente alle Leggi sotto le quali esso vive, ed al sovrano da cui esso è governato, e tutte in somma le scienze unite, non meno che ciascuna di esse in particolare non forma dell'uomo una creatura degna del Creatore, un individuo utile a se stesso, e necessario al Consorzio de' suoi simili [(27)]?
O demenza commiserabile de' Censori delle scienze! O stupenda confusione delle loro strane id[ee!] Quale forsennato pensiere può mai trasportare l'uomo ad inveire si accanitamente contro di ciò che più di ogni altro oggetto ei dovrebbe apprezzare nella sua vita che in darno spererebb'esso di rendere felice, o conservare senza di quelle. Ma non è già nel solo uomo, nell'individuo isolato che si limita il bene che recano le scienze; a qualunque siasi popolo proclive a coltivarle, ne risente ad ognora gli effetti salutari. Infatti dove mai si supporrebbe che la gloria durabile di uno stato essenzialmente consista? Forse nell'affluenza delle dovizie che possiede? Nell'estensione del territorio che occupa? Nel numero esuberante de' suoi medesimi abitatori? No; essa non è riposta solo che nelle scienziate cognizioni delle quali è ornato, e ne' lumi che può meritamente vantare; la stessa carta geografica io ne attesto per comprovarlo. Vi si lanci uno sguardo, facciasi ciascuno a misurarvi l'immenso territorio del dominio musulmano, quello della Persia, e la massima parte della Russia ancora (Avanti che il czar Pietro avesse cominciato ad in...tenirla ...d a scuotere quella ubertosa popolazione dal suo natio torpore, barbaro, ferino), e quelle ci mostraronomostreranno insieme, che nel globo terracqueo esistono delle numerose popolazioni eccessivamente opulenti, le quali sanno possedere un incommensurabile paese inutilmente. Per poca erudizione che si abbia, chiunque dovrebbe ampliamente conoscere a quale grandezza inalzarono le scienze l'Africa un tempo, e il rinomato Egitto, in cui ebbero Culla un giorno le arti liberali, le scienze le più sublimi e le più utili cognizioni; ed in quale abbiezione all'opposto si videro entrambe quelle monarchie miseramente cadere da quando fu negletta da que' popoli l'educazione morale, e che la coltura dello spirito fu da essi posta in abbandono; ed a quale apice di gloria non fecero i lumi, e le scienziate cognizioni ascendere il territorio degli ateniesi, quantunque ristretto di estensione, e fausto di dovizie, e di tenuissima popolazione? Ma che pensare si dovrà di quella metropoli stupenda, della magnifica Roma? A chi dovette mai la Capitale dell'Italia quel grado eccelso a cui pervenne se non alla coltura dello spirito, alle instruttive Cognizioni, ed all'inerenza costante che i suoi stessi abitatori nutrivano per le scienze? Fu certamente in qualità di uomini scienziati che i romani soggiogarono quasi tutte le monarchie della terra, formarono l'ammirazione de' loro stessi nemici, e giunsero non solo a contendere la gloria alle più cospicue, e formidabili nazioni, allora conosciute nella circonferenza del globo, ma di gran lunga a superarlo ancora, e dall'infelice momento in cui questa gran mole reggente ogni loro antico fasto, cominciò gradatamente a indebolirsi, e a deperire, fu in tale epoca lacrimevole che vinti da tutte le parti, i terribili vincitori del mondo, sobirono in qualità d'ignoranti lo stesso giogo fatale de' popoli del Nord [(28)].
In seguito di tutto ciò può egli supporsi giammai nella natura uno stato più deplorabile di quello dell'ignoranza per le infelici nazioni che ne sono predominate? Toute nation sans lumières, dice Elvezio, lorsqu'elle cesse d'être sauvage, & feroce, est une nation avilie, & tôt ou tard subjuguée. Ce fut moins la valeur, que la science militaire des Romains qui triompha des gaules. Si consultino le Istorie di ogni età dell'universo, si esaminino i monumenti di tutti i popoli che conosciamo, e noi resteremo a colpo d'occhio convinti che i secoli d'ignoranza sono stati in ogni epoca i più funesti per l'umanità; il regime di quello che comanda non è allora che il dominio della crudeltà, e della frode; al buon ordine che rimunera la virtù, e punisce il vizio, succede una scossa continua di una turba di malvaggi contro il tenue numero di giusti, è allora quando i poteri rivali si fomentano da ogni parte al prezzo detestabile di sangue umano, che trucemente si fa scorrere a impetuosi torrenti; è allora che le infelicisventurate nazioni contaminate dall'alito pestilenziale di questo mostro, si abbandonano in preda a ogni delitto, più non conoscono i fondamenti delle Leggi nè i doveri sociali, nè i rapporti dell'uomo col suo simile, nè i sacri diritti di natura; ma tutto infine si converte in abuso tirannide, ingiustizia; è, per ultimo, in tale situazione deplorabile, quando l'impostore profittando scaltramente della credula ignoranza delle abbacinate nazioni sparge ovunque il suo recondito veleno, fomenta la dissenzione fra i popoli, agguzza il cruento pugnale, e quale nuovo Coribante di un Dio sanguinario che vittime domanda, ei lo porge fra le mani dell'uomo, il quale dimentico de' vincoli religiosi di società, calpestando gli altri doveri che il vero Culto rispettabile prescrive, è costretto a divenire il carnefice tiranno del suo simile [(29)].
Ecco l'orribile quadro dell'ignoranza; ecco gl'infaustissimi effetti che necessariamente risultare ne debbono; or dopo un prospetto sì disgustoso, e sì lacrimevole, si oserà insistere ancora nel delirio condannabile di sostenere l'ignoranza come utile all'anima ragionevole, e come ovvia alla Religione?
[(24)] Elvezio rapporta di avere egli stesso veduto esultare alcuni fautori dell'ignoranza inebriati dalla radicata fiducia dell'eminente conversione positiva di J. J. Rousseau, in conseguenza della ripugnanza costante che desso manifestava asseverantemente contro le Scienze: Perchè mai, ripetevano essi continuamente disperare di sua salute? Gian Giacomo protegge l'ignoranza con tutta quella fermezza di cui l'uomo è capace; odia i filosofi, si allarma contro i loro sistemi, e gli combatte; sdegna qualunque ottimo, e sottile ragionatore; se lo scrittore di Ginevra fosse un santo, cosa potrebb'egli sperare più a proposito? (Ved. Elv. T. III. Sect. V. Nº 28.)
[(25)] Chi ha mai opinato, senza delirio, che le tenebre producessero la luce, e che l'ignoranza fosse il risultato della Ragione? È all'opposto assai bene riconosciuto che le prime non convengono che a que' miserabili etiopi, che nemici della luce si ritiravano entro i latiboli i più neri, onde schivarne l'incontro, e che l'altra non fu in alcun tempo utile che a' nemici della ragione, ed a' promulgatori dell'errore, della menzogna. D'altronde, l'ignorante assomigliato da un pensatore Inglese ad un frale ragnatelo che ritiratosi in un angolo tenebroso si avviluppa nella sua tenuissima tela, ed è insensibile alle innumerabili bellezze che lo circondano: The ignorant (dice Bacon) is a spider which into some dark corner, and wraps itself in its own dusly cobweb, insensible of the innumerable beauties which sorround it.
Ben contraria, per altro, la destinazione dell'uomo colto questi conoscendo esattamente quanto v'ha di ammirabile nella natura, sa trarre profitto della sua propria Intellezione, in gloria del di lei autore supremo, ed in solido vantaggio de' suoi simili.
Da tutto ciò si può ragionevolmente conchiudere che l'ignoranza disonora la Religione, avvilisce i suoi pregj, e che la scienza la rende più venerabile, più sublime, e che per conseguenza la credulità dell'ignorante non ha per base che la cecità la più insana, e la più brutale, e che quella dell'uomo scienziato è sostenuta dalla verità la più integra, e nutrita dalla ragione.
[(A)] Sal. Proverb. Cap. 8. v. 2.
[(26)] Seneca il filosofo c'insegna, e ci consiglia non solo a non dovere mai trascurare le scienze, ma a studiarci ben anche di trarne tutto quell'ameno giovamento che se ne dee aspettare; quindi è che noi considerare la dobbiamo non già come nostro fine speciale, ma come mezzi soltanto che possono condurci con sicurezza; e se quelle non hanno per oggetto immediato la virtù, preparano ad essa, ed agevole ne rendono l'acquisto: elleno sono (per servirmi della frase medesima del citato filosofo) rispetto a questa, ciò che i primi elementi della Grammatica sono verso le Belle Lettere; non quia Virtutem dare possunt, sed quia animum ad accipiendam virtutem preparant. Quemadmodum prima illa, ut antiqui vocabant Litteratura per quam pueris elementa traduntur &c. Ep. 88. E Cicerone con sensi meglio espressi avea già detto avanti Seneca che lo studio delle scienze è l'alimento della gioventù, ed il sollievo della vecchiezza; nella prosperità esse ci servono di ornamento, e di asilo nelle disgrazie; ci diletta in casa non c'impedisce fuori, e in viaggio, e nella solitudine, in ogni tempo, in qualunque siasi luogo forma la più grata delizia della nostra vita: Studia adolescentiam aliusto senectutem oblectant secundas res ornant adversis perfugiunt præbent delectant domi, non impediunt foris, pernoctant nobiscum, peregrinantur, rusticantur: Cicer. Tuscul. Qæst.
[(27)] Io quì altro non faccio che passare celermente sopra tutte queste Scienze, attenendomi soltanto alle principali, le più generalmente conosciute, e praticate dagli uomini, tacendo le tante altre che già accessoriamente o direttamente possono tutte essere comprese nella Categoria di quelle medesime da noi già menzionate, siccome coloro che sono sufficientemente versati nelle medesime possono rilevarlo agevolmente in tutta l'estensione. Ho stimato, per altro, quì prescindere dall'Eloquenza, la quale sebbene utile sia per se stessa, qualche volta necessaria, e sempre amena, ed istruttiva, non tanto essa non fu mai riconosciuta da' dotti come scienza, ma solo semplicemente come arte.
[(28)] Qualunque male da cui sono gli uomini tormentati, e oppressi non trae, per l'ordinario, sorgente che dalla sola ignoranza; essa forma il terribile supplizio de' suoi fautori medesimi e quale mortifero Contagio infetta, e distrugge tutto ciò che ne comunica; quindi se un tale venefico malore noi possiamo giugnere ad aumentare dal Consorzio degli uomini, possiamo inoltre essere presso che garantiti di avere dissipato ancora ogni germe funesto del male morale; in certa guisa niente di meno del fisico pericoloso per il genere umano. L'ignoranza, come giudiziosamente lo rimarca il Sidney, non solo trascina le intere azioni entro il baratro de' vizj più degni di abominio, ma estingue del tutto in esse parimenti per sino qualunque sentimento di equità, di umanità, di onore: cosa è quello mai che l'ignorante desidera coll'avidità la più irrequieta? Che l'uomo diventando inferiore di se medesimo sia superstizioso, e assurdo: cosa è mai ciò che il più esso teme? Si è che l'uomo sviluppi il suo spirito, e illumini la propria sua ragione; di qui è che i più ignoranti sono, senza contraddizione i più brutali ed i più spietati: chi si mostrò nelle guerre decorse il più tiranno, ed il più sanguinario di tutti i popoli? L'ignorante e il barbaro Portoghese; esso recideva trucemente il naso, e le orecchie egli sventurati prigionieri che aveano l'infortunio di cadere fra le loro mani; e quanti altri autentici esempi di medesimo valore non concorrerebbero a confermare queste verità, se arrestare io non sentissi la mia penna dall'orrore nel riportarli!
[(29)] Chi potrebbe calcolare, se non al certo, almeno al verosimile, il giusto numero di secoli consecutivi, durante i quali noi ci siamo straziati mostruosamente per contendere alla natura il suo incontestabile potere, ovvero per sostenere delle mistiche favole, e delle sacre chimere, che gl'insensati apologisti dell'ignoranza mettevano in campo ad ogni istante adombrate dall'orpello seducente di simulata religione? Questa pratica brutale non è ancora interamente distrutta; essa è soltanto indebolita; le traccie malefiche, pur troppo, rimangono tutta via intatte fra gli esseri umani, ed è la sola truce maniera di eseguirla che ritrovasi unicamente cambiata.
Dopo che per uno spazio incommensurabile di tempo si vide scorrere ovunque a lunghi, e perenni ruscelli il sangue umano apparentemente in onore, in gloria, e per la difesa della verità, si fosse almeno pervenuti a crederla, o a distinguerne il sembiante in tutta la sua integra purità! Ma ciò era in fatti per viemaggiormente consolidare, e propalare l'errore, per cimentare l'ignoranza, e il fanatismo, ed affine di procurare loro il punto d'indestruttibilità a cui desse anelevano d'accordo colla più tormentosa impazienza; ciò che riuscì eglino infine, molto agevole di conseguire, mentre, siccome pensa giustamente Pascal: jamais, dic'egli, on ne fait le mal si pleinment, & si gaiement, que quant ou le fait par un faux principe de coscience. Pens. 38.
Ma l'illusione finalmente cessa, e si svanisce quando più non ha la menzogna per suo Centrale punto di appoggio, nè la criminosa ignoranza per servirgli di rilievo; ed è allora che l'esimia verità sbalza, per così dire, agli occhi nostri in tutto il suo più fulgido splendore: potessimo almeno rimirare questo prodigio edificante a' nostri giorni!
Cap. V.
La Riforma dell'educazione è talmente relativa, ed accessoria alla Rigenerazione del Culto che proclamata quest'ultima con successo noi vedremo quella immediatamente risultarne
Se il felice sentiere della verità fosse stato quello persino dall'origine del mondo unicamente praticato, e battuto, e che di una in altra generazione gli esseri umani vi avessero fatti de' solidi, e durevoli progressi, ma senza divagarsi però nelle tortuose regioni delle chimere, il sacro codice della Religione non meno che l'Istoria delle scienze sarebbero entrambe oggi per noi gl'infallibili monumenti della ragione; essi tramanderebbero insieme la luce la più nitida, e la più sfavillante, e nell'una, e nell'altra vi ritroverebbero gli uomini con sicurezza la scorta indefettibile della condotta loro della loro vita, tanto nella speculazione, quanto nella pratica, e attualmente si sarebbe ormai raggiunto il positivo disegno commendevole a cui esse tendono, d'accordo, per la felicità universale del genere umano; cioè, di avere sopra ogni specie di soggetto quella precisa certezza della quale possono, e le une, e le altre essere suscettibili: comme le bon usage des sciences, riflette un pensatore moderno, affermit en nous le penchant qui non porte au bien, de même notre amour pour la verité augmente aussi les lumières dont nous avons besoin pour la defendre [(30)].
Riguardandole sotto un simile punto visuale, niente al certo è più eccelso, più ammirabile, nè più adeguato a costituire la solida gloria, e la delizia dell'uomo quanto lo è la religione alla chiara purità da noi fin quì ridotta, quanto lo sono le scienze, quelle meramente utili, e necessarie alla condizione degli enti ragionevoli [(31)]; ma da quanto questa progenie cominciò ad abbandonarsi ciecamente a' prestigi del fanatismo, dal momento fatale in cui si lasciò essa ferocemente predominare dall'ambizione, dall'errore; gli smarrimenti tennero le veci dell'una, le passioni degradanti formarono lo scopo essenziale dell'altro. Quale soggetto di sensibile stupore non avrà dovuto mai recare ad una mente illuminata di vedere le innumerabili pratiche informi, palliate sotto il nome illusorio di Religione, che dal troppo credulo Popolo d'Israel professavasi fino ad ora, e la mostruosa educazione che conferivasi, dopo tanti secoli, agli sventurati rampolli di questa Nazione? Quanto era essa mai opposta a quella che riceveva già questo medesimo popolo ne' tempi andati [(32)]! Quale orrore di osservare le turbe immense de' fautori dell'una sostenere a gran forza i loro mistici travviamenti e lo sciame spregevole de' partigiani dell'altra quali forsennati garrire contro chiunque opporre si volesse all'ignoranza loro a' corrotti ammaestramenti? Non è appunto così che l'età decrepita del mondo non differisce dall'infanzia di esso relativamente all'ebreo nato in certi climi, che per mezzo della superstizione, dell'ignoranza? Incongruenze sì enormi non sembrerebbero fatte espressamente per confondere gli spiriti, renderli alieni dall'edificante Religione, dalla proficua coltura delle scienze, piuttosto che ad alimentare ne' medesimi una vera tendenza verso di quella, ed una decisa propensione per questa [(33)]?
O uomini! o illusa progenie d'Israel! o miei fratelli! Scuotiamoci una volta per sempre da sì torpido letargo; quando mai c'indurremo finalmente ad abjurare quegli errori umilianti imbevuti nella prima educazione che tanto ci degrada? Quando arriveremo a distruggere ancora que' venefici elementi che l'ignoranza, e il fanatismo c'insinuarono un giorno, e che formeranno eternamente l'ostacolo funesto insuperabile a' felici progressi della nostra abbacinata ragione? Proclamiamo, per tanto la riforma universale de' Costumi con quel successo medesimo avventuroso con cui già quella opportunamente proclamammo della stravagante credenza de' tempi andati; usciamo dall'abisso dell'ignoranza di ciò che più dovremmo interessarci di conoscere, in cui gli ammalianti prestigj di una supposta Religione ci aveano immersi, e sgravati allora da que' Ceppi crudeli che ci tenevano avvinti, noi potremo fissare con successo un nuovo metodo di educazione morale, capace a distruggere quegli automati, che l'antico fatalmente produsse, ed ovvio, nel tempo stesso a rigenerare de' Cittadini illuminati degni del sovrano eccelso che gli governa, utili alla patria che vide nascerli, e ne' quali essa ripone onninamente la più solida sua felicità [(34)].
Per altro, dissimulare non posso in alcun modo che le indagini che io mi sono proposto esigono, senza dubbio, una discussione analitica, e profonda, ed in faccia alla generalità degli uomini ogni esame di tale natura mirasi riuscire per l'ordinario annojante oltremodo, e disgustoso: ma è egli mai possibile di spargere degli ornati che dilettino sopra de' soggetti cotanto gravi, ed importanti? Comunque sia, io non iscrivo già per gli uomini di genio, pe' filosofi abituati al raziocinio, ed alle fatiche della mente; da questi non esigo (come ho altra volta fermamente protestato) che il loro Compatimento; io mi prefiggo soltanto d'illuminare l'idiota, l'uomo ignorante che incapace di profonda riflessione, si disgusta facilmente di ogni soggetto che la richiede, e pago esso resta unicamente di ciò che intende dagli altri, abituati al pari di esso a confondere la menzogna colla verità, e ad ammettere alla rinfusa tutto ciò che si ebbe un interesse di fare con violenza entrare nelle loro teste [(35)]; e l'esperienza, che rare volte inganna, mi ha, pur troppo, infinite volte convinto ch'egli è sopra tutto nel grembo dell'Israelismo che queste macchine umane sono il più agevolmente reperibili, più di ogni altro luogo partitamente in Italia.
Ma ciò nulla di meno poco importa, l'assunto non è sì arduo ad intraprendere quale immaginare si potrebbe, nè la pena tanto eccessivamente malagevole a soffrirsi: ma prima di ogni altra cosa diffinire ci è duopo, cosa intendere mai dobbiamo per religione. Altro questa certamente non è che l'esatta pratica di doveri che vincolano l'uomo al suo Creatore, ed il pubblico esercizio di quelli che in complesso denominasi culto si riduce alla Cognizione, ed all'adorazione di quest'Essere Supremo, che è lo stesso che dire, avere delle idee nette della sua Divina onnipotenza, e de' di lui ineffabili attributi, amarlo, confidarvisi, temerlo, e modellare, infine, sulla sua eterna volontà tutte le nostre morali, e religiose azioni: or, come mai l'uomo potrebbe compiere tutto ciò esattamente, senza l'immediato soccorso della propria sua Ragione [(36)]?
Proseguiamo ancora: a che mai si ridurrebbe il Culto che prestato fosse all'onnipossente da una ragione imbevuta di que' tanti venefici principj che per reiterate volte riprovammo, allora quando ci emerse di parlare di coltura, di talenti, e di religione? A quali massime perniciose non abbiamo veduto noi soggiogato l'ebreo più di una volta, nelle pratiche stravaganti del suo Culto antico; quali venefici elementi noi lo vedemmo imbeversi ancora nella sua depravata educazione morale? Dal che può illativamente dedursi quale prossima analogia esista fra l'esercizio del vero Culto, e lo sviluppo della Ragione, di maniera che si comprende ad evidenza, come la riforma dell'una sia in ragione diretta della riforma dell'altro, ed ad un tempo ci fa con eguale chiarezza conoscere, che se la prima è necessaria, urgentissima è la seconda; e restiamo pure convinti senza difficoltà che non v'ha solo che l'uomo saggiamente educato il quale possa conoscere a perfezione l'esimio prezzo di una tersa, e consolante religione, siccome è incontrovertibile ancora che questa senza l'educazione diventa una follia, ed una mostruosa infermità dell'intelletto; per maggiormente comprovarlo anche una volta, io ne attesto la Religione che veggiamo praticare specialmente all'ebreo Italiano, al Polacco, all'orientale, può essere quella giammai più opposta al vero Culto che rendere dobbiamo al sommo autore dell'Esser nostro, più avversa allo spirito integro che dee essergli di guida? È essa da mettersi a livello coll'eccelsa Religione professata da' Maimonidi, dagli Abravanel, da' Menasse Ben Israel, da' Mendelshon, e da molti altri, che formeranno l'ammirazione de' secoli avvenire, come lo furono dell'età in cui vissero e che tanto poco si curano i recenti Israeliti d'imitare. Frema pure ogni anima profana nel mirare il solo filosofo depositario del puro inalterabile Culto che gli enti ragionevoli debbono prestare all'eterno creatore della ragione; io frattanto non cesserò di ripetere mille volte ancora che al solo filosofo appartiene superiormente di conoscere le divine perfezioni, e com'egli è il solo a sentire la necessità, ed il dovere di apprezzarle, di venerarle, così è che ad esso, e non ad altri spetta l'alta benemerita ingerenza d'instruirne anche la specie, malgrado che da questa vedasi lanciare sovente per guiderdone delle fraterne sue Cure il dardo micidiale della reproba superstizione contro di esso (quale pur troppo è regolarmente l'unica mercede che l'esimia filosofia ottiene dall'uomo ingrato). Il sano filosofo, per che dell'esistenza indelebile di un Dio intimamente convinto, e persuaso dell'urgente necessità di dovergli rendere un culto semplice, veridico, e perfetto, invariabile nel suo credere, circospetta nell'osservare, e nell'ammettere sempre riserbato, e costante [(37)]; lungi dal fomentare la superstizione la detesta, ne misura l'abominio alla società de' suoi simili dimostrandola come ingiuriosa oltremodo alla Divinità che adora, ed abbandonato a contemplare negli esseri creati la feconda inesauribile mano dell'onnipossente vivo conserva in se medesima ed inspira nell'animo degli altri l'amore, il rispetto, e la riconoscenza verso di esso, dove in massima consiste l'ingenuo e il vero Culto che gli si compete: è desso quello che dall'ordine incommutabile con cui osserva dirigersi l'universo con tutti gli esseri che lo compongono, riconosce una sovrana Provvidenza che gli regola, egli sostiene siccome dall'armonia stupenda inalterabile degli astri, dall'ordine costante della reciproca loro ligagione dalla periodica rivoluzione de' giorni, delle notti, delle stagioni, degli anni; dalla mutua concatenazione delle cause cogli effetti, e di queste con quelle, dalla vegetazione delle piante, dall'organizzazione degli animali di ogni specie, dall'uniforme varietà de' differenti fenomeni della natura, che ad ogni istante ci si offrono allo sguardo, non può esso di tutto ciò non riconoscere l'opifice sommo, il Conservatore, l'arbitro padrone. Ripieno il filosofo a tali edificanti riflessi[oni] di stupore, e di ammirazione, rapito il fautore delle Scienze da un estasi quasi divina, dopo di avere in darno ricercato ovunque, fra tutti gli oggetti che lo circondano quella solida felicità presso la quale esso anela, e niente ritrovando in questo profugo domicilio che possa rendere quanto è duopo soddisfatte le sue brame, esso consacrasi onninamente all'adorazione di questo Opifice immenso che tutto regge, e dispone con imperscrutabile Consiglio, e formandosi esso, in fine, un sistema sacro, e infallibile di tutte queste incommutabili verità eterne, lo stabilisce come per base inconcussa di quel Culto Divino che si prefigge di rendere con verità, con sentimento, e con candore al Creatore supremo de' Cieli, e della terra [(38)].
Or se tali principj solidi, e inoppugnabili sono ad esuberanza efficaci per formare la pura edificante religione del filosofo, per che non potrebbero essi del pari essere idonei a costituire quella dell'intero popolo d'Israel? E quali più sani, più eccelsi, e più invariabili motivi di religione può alcuno idearsi mai, che debba credersi di questa più favorita, e più accetta dal Dio di verità, utile a coloro che la professano con animo integro, ed oltremodo vantaggiosa alla società degli esseri umani? Ma d'altronde, con quale fondamento presumere di potere giugnere ad imprimere, con successo, una pratica di Culto sì Divino, e sì ammirevole, senza le debite preparazioni che possono direttamente condurvici, vale a dire, senza un profondo accurato studio della morale, e della scienza importantissima dell'educazione [(39)]?
E a chi mai affideremo noi con qualche lusinghiera speranza, un intrapresa sì ardua, e sì delicata, se non è a quegl'individui, che arbitri del Cuore, della volontà, e delle azioni de' popoli seppero acquistare un ascendente tale sopra de' medesimi da farli risolvere, pensare, e forse ancora gestire a loro talento [(40)]? O ministri de' culti! O Rabbini dell'Israelismo! Dunque a voi soli, si unicamente a voi un ministero sì eccelso, e più di ogni altro importante dal popolo d'Israel restavi affidato; ma cominciare frattanto vi è duopo dal rinunziare perpetuamente voi stessi i primi alle vostre chimere, alle vostre insulse querele; relegate per sempre nelle tenebrose regioni dell'obblio quelle mistiche allegorie, quelle bizzarre cerimonie, che se di qualche validità sarebbero forse nella primitiva infanzia dell'ebraismo, oggi che questo è ormai fatto adulto, convenire più non gli possono in verun modo; studiatevi di meritare debitamente il tuono, i diritti, e il grado che pretendete arrogarvi in faccia di esso, predicandogli le virtù realmente utili, e sociali, distruggendo gli abusi di questo Popolo, e riformando ad un tempo medesimo la sua educazione morale, e i suoi Costumi ed in vece di empiergli lo spirito di futili controversie, che ad altro non tendono che a vieppiù farlo smarrire dall'ameno sentiere della verità [(41)], rendet[evi] gli apologisti del buon senso, ed i zelanti difensori della ragione; in tale commendevole foggia procedendo, voi sarete l'onore del vostro popolo, come lo furono già ne' tempi andati coloro che Rabbini essendo, e filosofi insieme, sapevano essere gli uni colle mire, lo spirito, ed i talenti degli altri, meritando ad un tempo i riguardi, e la considerazione di tutti i civilizzati popoli dell'universo.
[(30)] I filosofi sono tutti concordi nell'asserire, che l'uomo ritrova sempre in se medesimo i mezzi pronti, ed efficaci per conoscere la verità; ciò potrebbe essere anche vero, mentre quanto sarebbe mai deplorabile lo stato di un ente ragionevole, s'egli non avesse assolutamente qualche sicuro mezzo con cui separare la menzogna dalle verità le più utili, e le più evidenti? I bruti sarebbero di esso molto più felici, poichè quelli almeno ritrovano nel loro naturale istinto delle risorse, che la stessa ragione non ha giammai fino ad ora somministrata agli uomini: ma quando questi mezzi sono paralizzati da noi, o che carpiti ci vengono dagli altri, come sperare di riuscirci in così ardua impresa? In vano potremo noi sperarlo, con fondamento fino a tanto che gli uomini suscettibili di pensiero, e capaci di ragione, invece di cercare di nuocersi mutuamente, a distruggersi l'un l'altro per difendere, o sostenere delle follie, non delibereranno d'accordo di riunire i loro sforzi per combattere l'errore, e per cercare la verità, e sopra tutto, per annientare dalla terra i pregiudizj di cui tutti gli esseri umani soffrono il egual grado, e gli stessi accaniti fautori de' medesimi finiscono o tosto, o tardi, coll'essere le vittime, senza scampo.
[(31)] Siccome la Religione che ha per base la purità nelle sue massime, la semplicità ne' suoi dogmi, e la chiarezza nelle sue induzioni, esente da quelle cerimonie abusive che ne adombrano i veri pregj, quale l'abbiamo noi radicalmente sistemata, forma il più solido conforto di coloro che la professano, così le scienze coltivate con metodo, e saggezza, sono di un pronto efficace soccorso all'anima umana per liberarla dalle truci catene de' suoi inveterati pregiudizj, e per sanarla da que' ridicoli micidiali terrori, che questi pregiudizj medesimi gl'inspirano a danno irreparabile della propria sua ragione.
[(32)] L'educazione de' fanciulli presso gli ebrei antichi sembra esser stata presso che uniforme a quella praticata generalmente dagli Egizj, e da' Greci dell'antichità (ved. Plat. De Repub. 2. & 3.). Essi formavano il loro Corpo colla fatica, e con gli esercizj, e lo spirito con la musica. La fortezza, e l'agilità del Corpo erano da questi popoli considerati come gli oggetti i più fondamentali dell'educazione de' loro propri figli; ed i Greci in particolare le ridussero entrambe in arte che denominarono Ginnastica, per che si esercitavano ignudi; e Ginnasii chiamarono i luoghi ne' quali questi esercizj si facevano.
[(33)] Se non meno in Religione che in coltura di talenti, tutto è pur troppo contraddittorio a' nostri tempi, quale meraviglia, se cotanto frequente mirasi fra noi prendere le pratiche le più ridicole, e le più assurde cerimonie per altrettanti dogmi sacri di religione, e se l'educazione della nostra gioventù, sì depravata, e stravagante, non è ad altro capace che a farne degli esseri torpidi, e macchinali, senza speranza d'instruirli, e d'illuminarli sopra ciò che più importa loro di conoscere, di acquistare? Tale sarà mai sempre il destino infausto di quella, e l'esito infelice di questa, intanto che non faremo servire l'una di appoggio infallibile all'altra, ed entrambe promiscuamente regolate sopra un sistema del tutto differente da quello praticato da noi fino al presente.
[(34)] In tanto che le nazioni (come lo riflette sensatamente Hume) non giugneranno a perfezionare la ragione umana, in darno si lusingheranno di rendere perfetti i loro sistemi religiosi, di megliorare le loro Leggi, e di ristabilire la loro politica. Infatti in un paese dove scarseggiano gli uomini distinti nelle scienze, e nelle Lettere, non vi può essere certamente nè gran politici, nè periti Capitani. D'altronde come persuadersi che un popolo il quale non sa l'arte di scrivere, nè quella di ragionare possa giammai stabilirsi ottime Leggi, e liberarsi, ad un tempo, dal giogo crudele di quella detestabile superstizione, che forma l'eterna ignominia de' secoli? L'esempio memorabile di tanti Legislatori filosofi, provano a sufficienza quanto i progressi della ragione possono contribuire alla felicità pubblica delle nazioni.
[(35)] C'est le propre de l'abitude de changer la face des choses, dice Boulanger (Pens. diver. T. 8. C. 24) les hommes se familiarisent peu à peu avec ce qui les revoltait d'abord; le tems parvient à confondre la mensonge & la veritè; les faussetés les plus demontrées finissent par devenir des faits indubitables pour les ignorants & les paresseux qui font par tout le plus grand nombre. Infatti quando l'errore, o l'impostura ha durato per lungo tempo sopra la terra, acquista una solidità che niuna causa può rimuovere; ciò che molte persone hanno fermamente creduto per vari secoli, pare avere de' fondamenti reali, e tutto l'aspetto di probabilità. Allorchè una volta le traccie dell'impostura sono state cancellate dal tempo riesce più difficile di rinvenirle; ed è così che quasi tutti gli uomini ritrovano più agevole di appigliarsene all'opinione ricevuta che di ricercare penosamente ciò ch'essi dovrebbero pensare.
Ecco le vere genuine cagioni dell'indolenza che gli uomini dimostrano generalmente tutte le volte che trattasi di rendere conto a se stessi de' motivi delle loro opinioni, specialmente tradizionali, essi restano paghi di seguitare il torrente comune. D'altronde, quando il pregiudizio è sostenuto dalla forza, (come lo pensa un politico filosofo) e diventa necessario agl'interessi di un Corpo potente, si rende assai pericoloso di combattere e pochi individui hanno il coraggio di reclamare contro le menzogne che tutto il mondo approva, e che l'autorità sostiene con impegno. Inoltre l'errore quando è abitualmente inveterato passa per verità, e diventa, in mente di coloro che ci si abbandonano, tanto dilettevole com'essa. Noi tenghiamo a' nostri vizi, ed a' nostri pregiudizj; le virtù, e le opinioni che loro sono opposte, ci appariscono ridicole, o dispiacevoli: sono queste disposizioni inerenti alla specie umana, [e le] quali fanno che le nazioni s'identificano a poco a poco colle opinioni le più stravaganti, colle fa[vo]le le più ridicole, e co' più assurdi sistemi.
[(36)] Eh! che? È egli mai possibile, esclama Bolingbroek che il Dio dell'universo non possa mai essere da' popoli adorato che pel gran Lama, per Mosè, pel Pontefice Romano, per Maometto, senza che alcuno vi sia, nell'immensa folla di questi adoratori, capace di conoscerlo, amarlo, adorarlo in forza della propria sua ragione? Una sì strana procedura, aggiugn'egli, a cui la massima parte degli uomini lasciasi trascinare sull'assunto primario, e il più importante per la felicità di questa Specie, non parrebbe concorrere a dimostrare essere la medesima composta di macchine animate, l'istinto limitato delle quali non oltrepassa i momenti presenti?
Tale era l'inconseguente pensiere di Bolingbrock ma quest'Inglese era deista, ed il di lui sistema non potea dettargli de' principi differenti: noi però che abbiamo la sorte di appartenere ad una credenza vera, infallibile, e divina facciamo servire la ragione di appoggio alla rivelazione, col mezzo della quale reputiamo un dovere di conoscere, obbedire, e adorare l'infinito autore della natura.
[(37)] Alcuni si fecero bizzarramente ad opinare che tutto ciò che era al di sopra dell'umana percezione riuscendo di sua natura propriamente inintelligibile, dovea essere per tanto riguardato come inutile, o assurdo, e che per conseguenza l'ignoranza, o il disprezzo delle scienze che illuminano, sosterrebbe le veci del sapere. Quale insania!
Se la credulità cieca, dice Charron (Trait. de la Sagesse, T. III.) è una debolezza che degrada la ragione, la prevenzione precipitata che condanna è un ingiustizia che la sana filosofia abomina, e disprezza; il saggio non crede, e non giudica di veruna cosa temerariamente senza esame; esso cerca d'illuminarsi e su' pensieri, e sulle cose, e s'egli si risolve di svelare l'orrido bandello che l'autorità, e l'educazione avevano tenacemente attaccato sopra i suoi occhi per sino dalla sua più tenera infanzia, ciò non dee essere veramente, che per meglio scorgere da vicino le insidie proditorie della menzogna, e liberarsene con felice successo; ed affine di potere camminare più sicuramente all'eterno lucore della verità, del buon senso, della ragione.
[(38)] Non è già come lo pensano assurdamente alcuni che l'uomo diventi incredulo appena comincia esso a contrarre l'abitudine del raziocinio; egli tale non diventa che unicamente delle orride follie che il fanatismo aggiugne sovente alla sana Religione, che la rende contraria a tutti i principj del buon senso, e che porta un colorito di menzogna in fronte di tutte le nozioni che la teologia ci trasmette come sacre, ed essenziali. Quindi l'uomo illuminato rigetta soltanto quella credenza ributtante fabbricata dall'ignoranza, sostenuta dall'illusione, e propalata dalle chimere, per che riconosce sensibilmente che questa lungi dal rendere gli uomini più saggi, e più felici è la sorgente inesauribile de' più gran disordini, e delle calamità permanenti di cui l'umana specie è afflitta; ed esso prende solo ad impugnare la difesa di quella Religione che ha per sua base la nuda verità, per suo scopo la ragione, per sua guida la tolleranza; vi si attacca, e dichiarasene fautore, bene convinto intimamente essere questa l'unica edificante Religione accetta all'Essere Supremo, e capace di rendere al grado Sommo felice gli osservanti che vi si consacrano con un Cuore integro, con un animo scevro da pregiudizj, e con uno spirito suscettibile di lumi, di Coltura, e disinganno.
[(39)] Ogni uomo di cui lo spirito si abbandona interamente alla riflessione, dice un pensatore anonimo, non può a meno di conoscere i suoi propri doveri di scoprire i rapporti esistenti fra Dio, e lui, e quelli che vincolano esso co' suoi simili, di meditare la sua natura, d'investigare i suoi bisogni, e d'istruirsi di tutto ciò ch'esso dee agli esseri contribuenti alla di lui felicità. Si fatte riflessioni conducono direttamente alla vera cognizione della morale cotanto urgente per gl'individui che vivono in società, ed una scienza tale non si acquista che mediante il solo studio dell'uomo, e de' rapporti suoi: celui qui ne réflechit point parlui même (aggiugne l'anonimo citato) ne connoit point la vraie morale & marche d'un par peu sûr dans le chemin de la vertu.
In fatti è col chiarore dell'evidenza troppo ben riconosciuto, che gli uomini tanto ragionano meno, tanto più il loro Culto è imperfetto, e più sono incapaci di virtuose azioni; gl'individui de' quali si compone la classe infima del popolo sono, per l'ordinario, i più stupidi religionarj non solo, ma sovente riuscire si mirano ancora i più perversi degli uomini, per che sono quelli che ragionano il meno.
[(40)] La cieca sommissione che ovunque hanno mostrato presso che tutti i popoli della terra per i respettivi Ministri de' loro Culti, fu sempre mai il patrimonio di questo Ceto, il quale non lasciò in verun tempo sfuggire l'opportunità di profittarne, onde acquistare sull'animo di quelli un ascendente assoluto fino a persuaderli non esistere per essi altra regola di Condotta, che quella che piaceva a' medesimi d'indicare loro. Certamente se questo loro ascendente avesse avuto per disegno di megliorare la condizione di coloro su' quali avevano essi diramato il loro aggravante dominio, il giogo che da quelli era imposto, sarebbe loro riuscito alquanto più soffribile; ma sotto pretesti d'instruire, e d'illuminare gli uomini, esso non si è mai aggirato che a ritenerli propriamente nell'ignoranza, a togliere loro il desiderio di conoscere gli oggetti che gl'interessano il più, ad insinuare loro un avversione fin anche per la verità, da quando essa non si accorda colle opinioni che questo ceto pretende di avvalorare fra i mortali. E pur troppo così che tutto concorre a rendere i popoli devoti, ma tutto si oppone altresì a ciò che essi sieno umani, ragionevoli, e virtuosi. Non si potrà egli mai fare accordare la religione co' lumi dello spirito, colla virtù, e col buon senso? Da voi soli o ministri di altari l'umana specie attende con la più avida impazienza questo bene.
[(41)] Noi abbiamo già dimostrato altrove che gli ebrei non mancano di eruditi autori, e di ottimi instruttive produzioni dove potrebbero essi attignere, con successo, le più chiare nozioni di virtù, di coltura, e di buon senso; ma l'uso riprovabile sembra che abbia oggi fatalmente prevaluto a fare loro preferire le opere nelle quali le insulse inutili questioni, le prolisse controversie occupano la più estesa parte, ed è da queste che follemente pretendesi attignere que' sani principj di cui hanno essi tanto urgente bisogno; in vano ci lusingheremo noi di vedere consolidarsi una riforma durabile nell'educazione, e ne' Costumi del Popolo Ebreo, fino a tanto che coloro destinati a conferire l'una, e dimostrare la necessità degli altri, adotteranno de' metodi tutt'affatto contrarj per pervenirvi.
Cap. VI.
Metodo indispensabile per sistemare solidamente le teorie sulle quali erigere si potrebbe un nuovo piano interessante di scientifica educazione universale.
Le indagini accurate da noi fatte fino al presente, relativamente all'educazione, non ebbero altro scopo che dimostrarci in chiari sensi, che di tutti i metodi di educazione morale praticati fino ad ora, il più inutile per l'uomo, e sovente ancora il più pericoloso per i fanciulli ebrei in particolare, dovette, senza dubbio essere quello che adottavasi nel conferirla in Italia dopo alcuni secoli. Noi rimarcammo, inoltre, come tutti i flagello dello spirito, sia dalla parte della religiosa superstizione di cui essi erano imbevuti, sia da quella di una depravata educazione ch'era loro insinuata, assalivano quegli sventurati innocenti fino dalla culla, per quindi riprodursi nelle scuole un giorno, e soggiogare la gioventù dopo di avere dannevolmente ingannata l'infanzia. È ben tardi per fare gustare all'uomo i melliflui frutti dello spirito, da quando gli errori, e le debolezze, con cui si tenta di corromperlo, ne hanno già profondamente radicati vizj letali, e fattone pullulare i germogli funesti. L'uomo saggio, il viaggiatore istruito sdegnati da si detestabile abuso, rappresentandolo come un assassinio civile, fremevano entrambi di orrore al solo considerarne i malefici effetti; attualmente più essi non vi pensano senza deridersene, vedendo oggi gli assurdi passare in abituale consuetudine, ed io me ne dileggio con essi, benchè non senza qualche interno rincrescimento; io che nato nel seno di quella stessa religione, educato, e vissuto sempre fra i suoi abitatori, ebbi adito sovente di verificare, con positiva certezza i dati esposti, e di esperimentarne, in un tempo medesimo, in ogni parte i perniciosi effetti.
Ma io inerisco a giudicare niente di meno che l'antidoto a questo gran male non opererà facilmente e lascerà per lungo tempo le traccie della sua venefica infezione. I mali dello spirito saranno mai sempre i più lenti e i più difficili a guarire, specialmente se dessi trassero sorgente dagli usi e dalle massime palliate con viluppo seducente della Religione, e profondamente inveterate [(42)].
Una gran parte delle nostre vaghe, ed opime contrade fornisce attualmente uno spettacolo penetrante e pare che somministri delle speranze fondate; ma vi è motivo sufficiente ancora da temere l'influenza fatale delle pessime abitudini, e la debole attività delle conferite Istruzioni. Se l'Italiano specialmente non lasciasi guidare per se stesso dalla convinzione felice di cui esso ha estremo bisogno; s'egli non tenta di ogni mezzo possibile per procurarsela, egli ondeggerà ben tosto in un pelagio d'incertezze, che dovrà un giorno esporlo, senza scampo, a tutti i disordini immaginabili, e la minima sventura che gli potrà soppraggiugnere sarà quella di risentire i timori, i rincrescimenti, e le debolezze di un essere sfuggito piuttosto, per qualche breve istante al baratro infernale della superstizione, dell'ignoranza, che nato per la coltura dello spirito, e per gustare le soavi delizie delle scienze: C'est l'éducation (dice G. G. Rousseau) nel suo Emilio) qui doit donner aux ames la forme qui leur convient dans les société, & diriger tellement leur opinions, qui elles soient sages par inclination, par passion, par necessité.
Questa è una verità che noi dobbiamo fare intendere sensibilmente agli ebrei italiani in particolare, i quali sebbene appariscano cotanto proclivi agli smarrimenti della ragione, per altro, confessare dobbiamo ch'essi non mancano di quella dose d'acume necessaria per distinguere i pregj, ed i vantaggi; noi dobbiamo ispirargliela ancora, per che i medesimi sono divenuti fino ad un certo punto amanti della novità. Ma l'esecrabile pregiudizio, l'abitudine imperiosa, e intollerante, la cieca macchinale venerazione che si ha regolarmente da' medesimi per le opinioni ricevute: questi sono gli alberi funesti che l'Italiano in generale giugne difficilmente a sradicare e intanto che i germi pestilenziali di questi alberi non saranno a gran forza diffinitivamente svelti, i rampolli venefici ripulluleranno, e si mischieranno agli arboscelli che loro si farà con tante sostituiti [(43)].
Ecco dunque, in breve, quale dovrà essere lo scopo primario, ed essenziale che ora tento prefiggermi; ecco il solo punto centrale dove tutti i miei fraterni disegni hanno concorso lusingato dal buon esito degli altri omai fin quì tentati; sebbene io non ignori quanto ogni proposizione di riforma tanto nel Culto quanto relativamente a' Costumi sia stata sempre mai riguardata dall'ebraismo generalmente in uno de' suoi medesimi individui come una temerità punibile ad ogni riguardo [(44)]; io però, senza bilanciare sull'intrinseco valore di simile contegno, non vi oppongo frattanto che una semplice osservazione morale, ed è questa precisamente quella che allontanando dal suo spirito qualunque renitenza in contrario, mi ci fece risolutamente determinare; or se l'uomo (tali furono i miei ponderati riflessi) dee la verità unicamente alle sottili ricerche dell'uomo, che può esporla senza timore al chiaro giorno [(45)]; se la fondata cognizione di quella è sempre utile al mondo; se chiunque interessato ad illuminare gli esseri che riconosce appartenere alla sua specie, ha diritto di proporre ciò ch'esso reputa potere essere di qualche utilità per i medesimi ogni Cittadino dunque, amico de' suoi simili, ed illibato, per gli stessi imponenti motivi ha esso un diritto inappellabile di progettare alla medesima sua nazione della quale fa parte, tutto ciò ch'egli riconosce idoneo a potere contribuire alla di lei felicità permanente, e universale [(46)].
Ma senza digredire di soverchio in altre prove, o argomenti, il nuovo metodo interessante d'Istruzione morale che noi passiamo a stabilire, senza ritardo, farà più sensibilmente conoscere l'integrità delle filantropiche intenzioni, e la ferma solidità de' miei principj ad un tempo medesimo, prevenendo però non avere io rivolti i miei disegni alla parte di una coltura universale, o di una enciclopedica letteratura, nè credasi già che con tale metodo io aspiri a formare degl'individui Israeliti, o di tutti coloro, che al pari di essi ne hanno duopo estreme un consorzio di filosofi, o di genj versati in qualunque ramo di Letteratura; a me basta soltanto di potere somministrare con esso il mezzo più agevole onde accrescere il numero degli uomini saggi, utili alla patria, e illuminati, facendo loro conoscere ancora quanto le sublimi cognizioni riescano vantaggiose, e necessarie a tutta la specie umana a cui non mancano certamente abbondanti risorse in questa parte [(47)].
Entrando dunque nello sviluppo analitico del metodo in proposito, noi ne ridurremo la vera pratica alle ristrette classificazioni seguenti.
Prima; gionto sia il fanciullo all'età di 4. anni si cominci ad iniziarlo nella cognizione de' caratteri epistolari, e delle cifre arabe, e de' numeri, facendosi compitare gli uni, e calcolare le altre, e nel tempo medesimo gli si farà contrarre l'abitudine di servirsi non meno quelli di queste; notando però che da questa età potrebbe cominciare a farsi luogo ancora lo studio della Religione, il quale si dovrebbe fare consistere da principio per i fanciulli ebrei nella spiegazione, e compitazione de' Caratteri ebraici punteggiati indi a quella di alcuni brevi preci quotidiane, affinch'esso possa mettersi a portata un giorno d'intenderne il valore, e di usarvi così maggiore cautela, ed attenzione quando le recita.
Da queste prime macchinali operazioni due solidi vantaggi risultare noi vedremo; l'uno sarà quello di fare applicare i fanciulli per varie ore consecutive del giorno accostumandogli, come per gradi, a sfuggire l'ozio, ed a conoscere, per isperienza, ciò che sia per se stesso metodo, assiduità e disciplina; l'altro sarà poi quello di farci scuoprire per tempo le loro inclinazioni naturali nello sviluppo successivi delle idee che di una in altra lezione vederemo succedere in essi, onde poterli un giorno destinare a quel genere di vita a cui essi inclinano maggiormente.
Tutte queste elementari lezioni dovranno compirsi tutto al più nello spazio di un solo biennio.
Seconda; renduto che avremo il fanciullo, col mezzo di si fatte preparazioni, a sufficienza pratico di una nitida calligrafia, di un esatta aritmetica, ed intelligente di una parte dell'idioma ebraico, e del volgare gli si farà distribuire il suo tempo ora nella Spiegazione del Pentateuco, ed ora nell'esatta Cognizione della sua lingua patria, che dovrà essergli insegnata per principj; è allora che bisogna fare a poco, a poco esercitare la sua memoria, in particolare sugli elementi della morale, i quali ridotti ad altrettanti precetti si avrà cura di farglieli ripetere sì di frequente, che infine gli restino indelebili nella memoria; lavoro che per felicemente riuscirci esiga per lo meno il completo intervallo di altri due anni.
Terza; qui avrà luogo la topografia del proprio paese che si dee supporre noto già per pratica agli alunni, e quella farà introduzione alla Geografia parziale, e generale; indi la medesima darà accesso facile alle istruzioni della sfera, nel modo che questa incamminerà agli elementi della Geometria, la quale al parere di Loke, dee essere meccanica, e ridotta alle dimostrazioni solide, e materiali, e non già nè di soverchio astratte nè troppo poco contemplative; è anche oltremodo necessario d'instruirlo nell'Istoria, cominciando da quella del proprio suo paese, poscia de' limitrofi, in seguito de' più lontani, e discendere finalmente alla storia universale del mondo conosciuto.
Per altro, il tempo più opportuno sembrami questo di fare apprendere a' giovani anche le lingue viventi le più comuni quali sarebbero la francese, l'Inglese, la tedesca, e la spagnuola col soccorso dell'idioma Italiano, di cui dobbiamo a quest'ora crederli mediocremente intelligenti; e questo utile esercizio dunque appiana loro il difficile sentiere alla vasta cognizione delle così dette Lingue morte, ovvero di quelle che ora più non si parlano nel Commercio della vita. Contemporaneamente all'applicazione di questi ameni studj non debbono i fanciulli ebrei porre in abbandono, o trascurare quello importante della Religione, la Lettura, e la spiegazione de' Profeti, degli scritti che ci restano di Salomone [(48)], de' salmi di David, del patetico, ma energico, e sublime poema di Job, e di tutto ciò che resta dell'intera Mikrà; cimentandoli a fare delle ponderate osservazioni sullo stile, ed i pensieri di ognuno di questi sacri scrittori, e metterli a portata di trarne le conseguenze le più esatte, e le più giuste, e le metodiche induzioni. Tutto questo Corso, sia di uno, sia di altro ramo inserito da noi nella terza classe potrebbe, senza dubbio effettuarsi entro lo spazio di sei anni, termine in cui l'età del giovine conterebbe anni quattordici [(49)].
Quarta; il destino de' talenti comincia quì a decidersi, e l'accorto Institutore si può accignere con qualche sicurezza a calcolarvi, e a pronunziarlo; ma qui fa duopo essenzialmente di una rigorosa circospezione, affine di non ingannarsi nelle tendenze naturali de' giovani [(50)]; quì entra l'adolescenza, età nella quale succede l'intero sviluppo della ragione dei fanciulli; è ora che indagare ci è duopo la loro intima inerenza, e conforme il sentiere dove questa gli conduce, dirigere così le nostre mire, e i loro passi; ad un semplice negoziante, per esempio, è sufficiente quanto fu indicato nelle tre prime Classi, nel sacro non meno che nel profano; ma per coloro che fossero chiamati dal proprio genio a qualche professione più elevata, questo è il tempo il più opportuno di fare loro apprendere l'idioma greco, ed il latino co' precetti più semplici, e più brevi; indi si faccia loro un corso ragionato di eloquenza, di poesia, e di Mitologia per abituarli a conoscere, a leggere con profitti, ed a gustare i poeti antichi; quindi la Logica, e la metafisica succederanno alle accennate didascaliche applicazioni, e volendo procurare a' giovani alunni, che manifestassero un denso trasporto per lo studio, qualche piacevole distrazione, ora è quando si potrebbe renderli edotti de' capi d'opera di scoltura, di pittura e di disegno, siccome ancora di architettura, dove lo spirito de' medesimi troverebbe insieme utilità, e sollievo; non tacendo essere questi parimenti il tempo in cui i fanciulli ebrei che inclinano alla professione rabbinica, possono accoppiare a tutti quegli studj letterarj le lezioni misniche, e talmudiche, così pure che la cognizione de' più insigni Commentatori della scrittura Kimhi, Jarki, Maimonide, Abenesdra, Abravanel, e alcuni altri. Per compiere questo Corso di una, o di altra erudizione, noi assegneremo loro il periodo di Anni otto; ciò che farebbe due terze parti dell'adolescenza di tali fanciulli.
Quinta: l'ultima sarà questa delle classificazioni, sotto le quali abbiamo ridotta la pratica del nostro nuovo metodo di educazione universale. Ora già più non si tratta di elementari principj, nè di superficiali rudimenti; lo studente pervenuto agli anni venti due di sua età, corredato di tutte quelle amene, utili, ed interessanti cognizioni, apprese nelle tante varie Lezioni gradatamente decorse, gli uni sdegna come inutili, rigetta come spregevoli gli altri, e niente adatte ad occuparlo; aprirsi ei mira sotto il di lui passo il teatro incommensurabile dell'umana sapienza; ardito esso innoltravi allora lo sguardo indagatore, ed ampliamente ritrova di che inalzarsi sopra se stesso, e pascolare con profusione lo spirito, e il Cuore; le matematiche, l'astronomia, la fisica, la chimica; la storia naturale, l'etica razionale, purchè metodicamente coltivate, faranno dello studente uno scienziato egregio, un filosofo distinto, ed aggiugnendo a queste scienze le Instituzioni mediche, la notomia, la botanica, queste lo renderanno successivamente un perito medico teorico, ed un clinico perfetto; gli esercizi pratici, e regolari di una parte di queste scienze coll'ostetricia unite, ne faranno un abile chirurgo; inclinando esso poi alla Giurisprudenza, gli s'insegnerà il diritto Civile, e canonico, le pandette, l'arte notarile, ed una breve teorica, e pratica criminale, il tutto sul piede, e sulla formula del Codice, e delle Leggi patrie. La diplomatica, e l'economia pubblica finalmente, lo formeranno un esimio ministro di stato, un accorto, sottile, ed ottimo Governante di Città, o di Provincia.
Il vasto metodo da noi fin quì delineato non ha per iscopo che schiarircidimostrarci delle idee troppo generali, ed assai profonde sul sistema regolare da tenersi periodicamente co' fanciulli dalla prima loro infanzia fino allo stato virile in cui essi dovranno stimolati, dal proprio loro intimo declivio, eleggersi diffinitivamente una professione, o religiosa, o civile, o politica, o militare: ma questo metodo, per altro, quantunque sufficientemente vantaggioso per se stesso, ha duopo frattanto di un regolamento determinato, non meno per quanto concerne la distribuzione delle materie didascaliche, le quali debbono costituire le ingerenze analoghe spettanti ad ogni Professione, che per tutto ciò che riguarda la solida Instituzione delle scuole, i fondi necessarj, ed intangibili, per conservarle, e la congrua esatta disciplina per dirigerle, ed ordinarle.
Ecco propriamente ciò che più di ogni altr'oggetto si richiede ora necessario per giugnere felicemente al propostoci disegno, qual è quello d'imprimere nelle menti de' fanciulli ebrei, per quanto è in poter nostro, de' principj sistematici di radicata Coltura, e di scelta morale, a scapito de' moltiplici funesti pregiudizj che hanno tentato sempre, e ovunque di allontanarveli.
[(42)] A detto de' moralisti i mali dello spirito riescono tante volte per l'uomo assai più molesti delle malattie fisiche medesime, le quali sovente altro non sono che l'immediata conseguenza di quelli: quindi è per ciò chiaramente provato che la nostra infelicità nasce da' primi più che da queste; massime quando la Religione v'ha qualche influenza: noi non istiamo quasi mai con noi medesimi, non esistiamo presso che mai nel momento pressante. L'immaginazione ci tiene assiduamente sempre occupati fuori di noi, nel passato, o nell'avvenire: ecco infatti la positiva origine de' nostri mali morali; ed il più efficace rimedio che i filosofi vi assegnano si è di richiamare l'animo travviato dall'immaginazione alla sensazione fisica degli affetti. In tal guisa l'abbacinata fantasia dell'uomo ritroverà essa pure un antidoto possente contro i malefici prestigj di una supposta Religione.
[(43)] Il lungo spazio di venti anni completi di ammaestramenti scientifici, e letterari esercitati da me nelle più ragguardevoli città dell'Italia, mi hanno renduta questa verità come troppo espressamente dimostrata. Tutte le mie più accurate diligenze usate assiduamente per il progresso de' giovani di cui la prima educazione fu la più negligentata, mi riuscirono sempre inutili, e del pari sarebbero esse riuscite inconcludenti se quelli avessero avuti anche per istitutori gli stessi Quintiliano, Dalembert, Fenelon, o Condillac; gli enormi difetti che l'ignoranza crassa de' primi loro maestri, e l'apatia riprovabile de' propri loro genitori hanno fatto ad essi miseramente contrarre, riprodurre si vedrebbero incessantemente in mezzo delle salutari lezioni di questi celebri precettori nella guisa medesima che io vedea riprodursi fatalmente ad ogni istante nelle mie, senza rimedio di reprimerli, nè di allontanarli.
[(44)] Tutti coloro che hanno tentato di riformare il Culto ed i Costumi degli ebrei si sono in ogni tempo attirati l'odio, e l'anatema di questi senza speranza di riconciliazione, e finirono in ultima col desistere da un impresa, che riconoscevano del tutto inutile, e di un esito infelice, e restarne interamente segregati, come avvenne appunto alla setta de' Caraiti, allo Spinosa, ed a vari altri.
[(45)] Non si è difensore della verità, dice S. Ambrogio, se dal primo istante che ci è accordata la grazia di ravvisarla, di conoscerla non assumiamo l'impegno commendevole di propalarla fra gli uomini senza riguardovergogna, nè timore: Ille veritatis defensor esse debet qui cum recté sentit loqui non metuit nec erubescit.
Infatti qual dono funesto per l'essere umano sarebbe mai la verità, s'essa non fosse sempre buona a dirsi? Quale appannaggio superfluo riuscirebbe la ragione, se questa fosse fatta per essere cattivata, o subordinata, e non sarebbe un degradare enormemente la specie umana, volendo sostenere sì ripugnanti, e sì assurdi principj? Credere che v'ha delle verità ch'è meglio lasciare eternamente sepolte nel seno della natura, che produrle al chiaro giorno, è lo stesso che favoreggiare l'errore, la barbarie, e l'ignoranza.
[(46)] Il più leggiadro, ed il primo Drammatico dell'Italia (Metastasio) disse con sublime ingegno
Inutilmente nacque
chi sol vive a sostegno
Sia di ciò la verità, a che mai servirebbero tutte le cognizioni le più profonde, tutti i talenti ancora più elevati che potesse l'uomo d'altronde fondatamente vantare, s'egli non impiegasse gli uni ad illuminare i suoi simili, e le altre ad instruirli, e restandosene spettatore neghittoso de' loro smarrimenti non cercasse la via la più pronta e la più sicura di sottrarveli? Ce serait souvent manquer essentiellement à la société que devoir les hommes s'enfouir dans le gouffre des erreurs, sans les soustraire, & les detromper; ci lasciarono scritto i più insigni filosofi del mondo. Quindi è che io presi coraggio di porre sotto gli occhi de' miei connazionali tutto ciò che ho creduto efficace a potere contribuire al loro meglioramento, e imperturbabile, non già perchè io mi reputi il più illuminato fra quelli nè dotato di entrambi gli accennati requisiti necessarj per condurre ad ottimo fine una sì ardua impresa; questo mostruoso egoismo fu sempre mai ripugnante al mio cuore, come affatto straniere alla mia mente, ma indotto dalla sola ragione di conoscere per isperienza quanto basta i loro inveterati travviamenti a questo riguardo.
[(47)] Sono ben pochi quegli uomini, osserva ingegnosamente Elvezio, co' quali la provvida natura sia stata così tiranna di non lasciare loro la capacità conveniente di potere liberamente spiccare nell'una, ovvero nell'altra scienza. Non si può di proposito negare esservi in qualunque mente umana una certa piega, o inerenza per le cognizioni scientifiche, che con agevole maniera può essa da uno studio regolare, scortato già da solidi principj ricevere accrescimento, ed attenzione.
Quindi si può con qualche probabilità fondatamente dedurre che l'ineguaglianza di spirito, che sovente sembra di rimarcare nella varia specie degli uomini, non dipenda d'altra parte se non che o dal Governo più o meno saggio, e illuminato al quale sono sommessi, o dal clima che respirano, o dal secolo più o meno colto in cui nascono, o dall'istruttiva educazione ottima, o perniciosa che loro viene somministrata, o dalla brama più, o meno intensa che hanno essi di distinguersi nella società, o dalle idee più, o meno vaste, e feconde delle quali formano i medesimi l'oggetto principale di ogni loro studio, ed il primo luogo delle loro più assidue meditazioni. Tali sono le cause che si possono assegnare alla diversità de' progressi dell'uomo.
[(48)] Tutte le opere di Salomone pervenute oggi fino a noi si riducono alla Cantica de' Cantici, agli esempi, o proverbi, e all'eclesiaste. Ma essendo esso quale rappresentato ci viene dalla scrittura, il più scienziato di tutti gli uomini, così per grazia speciale accordatagli prodigiosamente dall'Essere Supremo, non pare verosimile che i suoi scritti si limitassero a sì poco soggetto: e infatti i Rabbini, siccome ancora i Dottori cristiani sostengono d'accordo, che avendo Salomone conseguita da Dio la scienza infusa, egli dovea essere un uomo completamente versato nella scienza universale della natura, e in quella del Cielo, e della terra; e per conseguenza esso dee avere scritto sulle piante, e le loro virtù medicinali, sulla medicina, sull'astronomia, sulla fisica, sulle matematiche, nel modo che il libro de' Re ne fa espressa menzione; ma che le infauste crisi moltiplici, alle quali soggiacque il Popolo ebreo durante la serie complicata de' secoli decorsi da questo monarca fino al presente, avranno senza dubbio, fatto smarrire quelle utili, ed interessanti produzioni. Essi gli attribuiscono ancora l'arte di espellere i de[mo]nj, in maniera c'essi più non ritornassero fra gli uomini; e Flavio rapporta (antich. Lib. VIII. Cap. II p. 257) che un certo nomato Ezechiello cacciava i demoni alla presenza di Vespasiano, col mezzo di una radica che diceva indicata dallo stesso Salomone per tal effetto; esso recitava in seguito i sortilegj immaginati da questo Principe, e il demonio più allora non compariva; e così che sedotti da questo pregiudizio gli ebrei, ed i cristiani gli attribuiscono la clavicola, dove sono contenuti i segreti di questa grand arte cabalistica.
[(49)] Recherà forse ad alcuni stupore, come pervenuti alla terza classe, io non abbia fatto ancora menzione di sorte alcuna dello studio, e dell'applicazione della lingua greca, e latina, dopo di avere insinuato quello delle lingue dotte. Questo silenzio non dee già ripetersi per che io consideri tale applicazione come inutile, o indifferente; ma per che io la riguardo avanti l'indicata età presso che del tutto sterile, inconseguente, e per lo più di un incerto successo, massime col metodo lunghissimo, e tormentoso, che a scapito della gioventù si tiene attualmente per insegnarle nelle scuole dell'Italia; a quale disegno di fare stancare miseramente un debile fanciullo i tre o quattro cinque o sei migliori anni della sua età verdeggiante sullo studio di due Lingue, che non giugne in verun tempo a possedere a perfezione (e se gli esempi in contrario ve n'ha, questi si annoverano a dito) sia per che mancagli l'esercizio per poterle familiarmente coltivare nel Commercio della società, sia per l'indole della costruzione delle medesime e specialmente dell'ultima sì vasta, e sì complicata che adattabile non è a verun altra? Questa penosa applicazione noi abbiamo dunque stimato stimato dunque opportuno riserbarla all'età dell'adolescenza, come la più capace a ritenere, e la meno sensibile a soffrire.
[(50)] Se le determinazioni alle quali appigliasi, per l'ordinario, un fanciullo dipendono talvolta dal proprio genio, e da quel recondito declivio che in esso infonde la natura, quelle procedono frequentemente dall'arbitraria volontà de' propri genitori che prescrivono fortuitamente i destini de' loro figli, avanti ch'essi manifestino veruna specie d'inclinazione. Quindi è che noi veggiamo si sovente nella carriera dell'uomo tante professione male esercitate, innumerabili talenti soffocati, o resi inutili, tante braccia che sarebbero per molte parti proficue oltre modo alla società ridotte inerti; in somma un affluenza incalcolabile di malcontenti, o sventurati, per avere, come si disse equivocata, o male intesa la vocazione della natura. Qualche volta n'è cagione la sordida avarizia de' respettivi genitori, e sovente dall'ambizione, o dal fanatismo de' medesimi un inconveniente sì pernicioso giustamente si ripete.
Cap. VII.
Seguito del medesimo Soggetto: Vantaggi della pubblica educazione sulla particolare: Regolamento generale per la fondazione di un nuovo Instituto elementare per i fanciulli Israeliti
Dopo tutto ciò che tante celebri penne hanno dottamente dissertato sulla preferenza notabile di una pubblica educazione morale a qualunque domestica Instituzione particolare, cosa mai aggiugnere io potrei per farne risentire i moltiplici evidenti vantaggi, per dimostrarne l'importanza di gran lunga preponderante che ha quella, per ogni riguardo sopra questa? uno de' più rimarcabili vantaggi che si può ritrarre dalla prima si è, senza dubbio, quell'intensa emulazione ch'essa misura; il più sicuro mezzo di alimentare l'amore de' talenti, e della virtù, comparando il fanciullo gli uni, e le altre con quelle ch'esso per esperienza riconosce allignare ne' suoi propri condiscepoli [(51)]; mezzo che assolutamente gli verrebbe a mancare nella seconda infatti come prenderebb'egli fra i vezzi di una madre, la condiscendenza di un padre, i riguardi di un precettore, la sommissiome de' domestici, un risoluto gusto per la fatica, e per il metodo ne' suoi studj; come ritrovarvi quello stimolo possente che scuote le anime, e le svelle alla loro naturale inerzia, che forma gli uomini eroi, ed i sapienti; in una parola, come mai l'emulazione si farebb'ella sentire nel Cuore di un fanciullo, il quale non ha nella Casa paterna nè un rivale a superare nè un concorrente a temere? Un proposito stesso non solo può tenergli sullo studio delle scienze in generale; ma esso dee inoltre applicarsi all'Esercizio parimenti delle arti: infatti, in quale languore brutale non ricadrebbero esse mai, privandole di ciò che potrebbe farle solo esaltare nella società; cosa diverebbe mai ogni talento, ogni sforzo, ed ogni zelo umano, senza l'efficace incoraggiamento dell'emulazione? L'Intelligenza, e l'industria retrograderebbero a passo di gigante verso la culla de' loro grossolani saggi primitivi, e quanti altri inconvenienti non se ne risulterebbero ancora [(52)]? Dove rivolgere mai lo stato si potrebbe per ritrovare Ingegneri esatti, accorti militari, nautici esperti de' quali ha esso sì estremo bisogno per mantenere il suo decoro, per suo sostegno, e sua difesa, se gli studi necessari a questi utili soggetti fossero stati fatti sotto gli occhi de' propri genitori, testa a testa con un solo Professore domiciliario, ed anche molti? Non avvi che il penetrante esempio altrui che lanci, per così dire, gli alunni nel sentiere delle scienze, e delle più elevate cognizioni, che faccia loro superare qualunque ostacolo che vi si opponga, e gl'incammini a gran passi verso la gloria: non abbiamo che gettare uno sguardo sulle scuole pubbliche nelle quali s'insegna le cognizioni utili, e necessarie al servizio della patria per restare ampliamente convinti non esservi alcuna cosa da potervi surrogare in vece dell'emulazione che vi regna, onde riportarne sicuramente identici successi con eguale celerità [(53)].
Un altro vantaggio, non meno certo che salutare del primo si è l'intelligenza de' Professori, la quale difficilmente si spiegherebbe in tutta la sua energia, e vastità esternandosi ad un solo scolare sotto il tetto paterno nella breve lezione di un ora per giorno fossero anche due.
L'ultimo, che vale forse per tutti si è l'urbanità che vi s'impegna, il metodo che vi si tiene, la fermezza che vi si conserva, ed altri simili requisiti, che la domestica educazione potrebbe raramente garantire, almeno per lungo tempo, e ciò per due efficaci motivi; il primo per che l'Istruzione domestica, come lo pensa Elvezio, non inspira mai un deciso coraggio; infatti i genitori solo interessati più del fisico che del morale del fanciullo temono di stancarlo coll'applicazione sedentaria, e non si occupano che della conservazione meramente del di lui Corpo con detrimento del suo spirito, ed a spese de' suoi studj; e ciò che v'ha qui di peggio si è ch'essi defferiscono a tutti i suoi puerili capricci, dando a questa vile compiacenza il falso titolo di amore paterno; il secondo, per che nè i metodi regolari in proposito di studio, e di coltura si possono giammai tenere privatamente atteso il tempo, e la diligenza che si richiede nel comunicarli, nè la politezza de' Costumi verrà insinuata giammai completamente a' fanciulli nella stessa loro abitazione, e alla presenza de' loro propri genitori [(54)].
Tale è dunque l'utilità radicale che ricavare noi realmente possiamo dalla pubblica Istruzione, e tali sono, in una parola gl'imponenti motivi che sempre mai la renderanno in ogni maniera preferibile a qualunque siasi educazione particolare, anche la più assidua che immaginare possiamo, la più metodica, e la più istruttiva.
Ma tutti questi edificanti vantaggi per che mai non furono essi qualche volta partecipati all'ebreo, per che non gli hanno i figli d'Israel in alcun tempo risentiti? Eppure ovunque esistono de['] pubblici Licei, e de' Collegi dove chiunque può concorrere a suo migliore piacere a profittarvi; ma d'altronde quale giovamento recavano e gli uni, e gli altri mai agli altri sventurati fanciulli di questa nazione, accostumati a riguardare con ripugnanza qualunque Instituzione sociale che avesse potuto allontanarli da certe superstiziose cerimonie, e da quello strano metodo di vita a cui furono tenacemente attaccati dal primo istante che cominciarono ad esistere, e a pensare? E l'accanito disprezzo con cui sarebbero stati quelli riguardati anche dagli altri alunni concorrenti malignamente impressionati da' rispettivi loro genitori contro il solo nome, ed il carattere di ebreo, non dovea essere questo al loro speciale riguardo un motivo sufficiente di più per considerare con orrore la religione di tali Condiscepoli [(55)]?
Ecco probabilmente quali furono gli ostacoli funesti che impedirono già ne' tempi andati i fanciulli ebrei di profittare de' vantaggi moltiplici che dimostrammo ritrarsi da' pubblici Instituti, ostacoli che saranno eternamente ineluttabili fino a tanto che il metodo ripugnante dell'odierna educazione morale rigenerato non venga completamente da noi sulle basi radicali già fissate, e per il Culto, e per l'Istruzione, e pe' Costumi [(56)].
Ma siccome non avvi male nella natura, al detto de' moralisti, senza qualche opportuno rimedio, così quello che applicare noi possiamo con successo a questo pernicioso inconveniente, sarebbe un fondato stabilimento di pubblica Istruzione destinato per i soli fanciulli ebrei, dove questi potessero attignere, senza detrimento del Culto, nè timore di cristiana persecuzione, tutto ciò che si rende al grado massimo necessario per illuminare la mente delle verità più interessanti, e ad un tempo medesimo corredare lo spirito delle più proficue, ed erudite cognizioni [(57)].
Un Instituto di tale natura potrebbe dunque fissarsi nel centro di ogni capo luogo di Dipartimento. Un vasto locale dovrebbe esservi destinato a simile importante stabilimento che potesse contenere tante camere segregate quante saranno le Classificazioni de' generi di studi che vi si dovrebbero insegnare; cioè quelle altrove riportate nella pratica del metodo già descritto nel Capitolo antecedente, eccettuatead eccezione però dell'ultima la quale non può appartenere a questo nostro nuovo stabilimento, giacchè le scienze che vi si racchiudono debbono essere di spettanza unicamente della prima Scuola del paese, quale sarebbe la pubblica università. Quattro Professori mi sembrerebbero forse bastanti per compiere esattamente tutti gli studi che comprendono le cinque testè indicate classi, oltre però un maestro per ogni dodici alunni, destinato ad insegnare i principj elementari di scrittura, e lettura ebraica, e volgare, con una nitida Caligrafia di purgata pronuncia, e delle prime operazioni di Aritmetica; notando altresì che in questa ultimainfima classe non dovrebbonsi ammettere i fanciulli dell'età minore di quattr'anni, nè maggiori di sette, nè trattenerli oltre i due anni.
Il primo Professore dovrà insegnare le Lingue viventi, cioè, l'Italiana, la francese, l'Inglese, la Tedesca, e la Spagnuola; esso detterà, e spiegherà inoltre Eloquenza Italiana, e francese, somministrerà i principj fondamentali della Poesia Italiana, ed i precetti della Poetica; egli potrebbe inoltre supplire all'istruzione della mitologia, senza la quale il linguaggio de' poeti riuscirà sempre un enigma, e per conseguenza del tutto impossibile ad intendersi. La di lui classe sarà aperta ore sei per ciascun giorno, eccetto soltanto il giorno di Sabato, e tutte le altre feste d'intero precetto disegnate nel nostro nuovo piano di Riforma.
Vi si assegnerà un secondo per lo studio della Religione in generale la di cui ingerenza sarà 1.º La chiara, e metodica spiegazione in Italiano (se non fosse possibile in francese) di tutte le preghiere che più sono usitate dagli ebrei; 2.º quella del Pentateuco, delle Profezie, e degli altri libri ammessi per canonici da noi; 3.º quella di alcune paragrafi più facili, come sarebbero i Commenti di Rascì, o Jarki, e quelli di Radak, o Kimhi; ed incaricando per tali urgenti lezioni qualche Rabbino colto, e perito nel ramo importantissimo dell'istruzione, esso potrebbe anche supplire all'ammaestramento di molti altri classici Commentatori ebrei, siccome pure alla spiegazione della misnah, e del Talmud. Quattr'ore periodiche del giorno dovrà una tale classe essere esposta agli alunni concorrenti colle medesime vacanze della prima.
L'ispezione del terzo Professore sarà l'insegnamento dell'Istoria antica, e moderna non meno sacra che profana, quello della Cosmografia, e della Geografia elementare, esso spiegherà nel temo medesimo la sfera Armillare, sviluppandone i tre sistemi differenti che fecero maggiore strepito nel mondo Letterario, cioè, quello di Tolomeo, quello di Copernico, e quello di Tico Brahe: lo studio della Lingua Latina, e quello della Lingua Greca potrebb'essere affidato a questa classe. Sei ore per giorno dovranno essere impiegate in tali amene didascaliche Lezioni.
L'assunto importantissimo d'investigare la verità e di comunicarla agli altri di regolare la vita umana, e perfezionare i suoi Costumi dovrà essere l'occupazione di un quarto Professore, il quale col metodo il più sicuro, e il più conciso sarà destinato all'insegnamento elementare dell'Etica Razionale, dell'arte critica, della Logica, delle Matematiche, e della Metafisica, con tutte le scienze astratte che vi si racchiudono; ma siccome abbiamo riconosciuto che queste filosofiche Instituzione riguardare non possono lo stabilimento da noi quivi fissato, così questi Professore potrà limitarsi a conferire a suoi alunni le nozioni meramente preliminari delle testè indicate scienze, rimettendone l'esercizio profondo, e universale, in tutta l'estensione della quale possono quelle essere suscettibili, alla sola pubblica università, unitamente alla storia naturale, alle fisiche, ed a tutte quelle altre scienze che ne derivano.
Tale è dunque il numero de' Professori de' quali dovrebbe comporsi questo nuovo Instituto Isralitico, eretto sotto i benefici possenti auspicj del nostro eccelso Monarca dalla cui augusta deliberazione dipenderà unicamente la nomina di quelli non meno che l'elezione di un Direttore (quale ingerenza potrebbe essere conferita al primo de' quattro destinati Professori al quale incumberà la vigilanza per l'esecuzione degli ordini nel metodo, e qualità delle Istruzioni da conferirsi a' giovani studenti, siccome ancora per fare loro eseguire gli essenziali doveri della Religione, e nel caso poi di malattia, di assenza, o di morte di questi, uno degli altri Professori ne compirà le veci provvisoriamente fino a tanto che venga dal Governo provveduto alla nuova Installazione di altro Direttore.
Ciascuno di si fatti Institutori, per tutto quello che riguarda le sue scientifiche, o didascaliche applicazioni dovrà avere terminato il di lui Corso co' rispettivi studenti della sua classe nell'intervallo tutto al più di un triennio durante il quale non si ammetteranno altre vacanze fuori di quelle già menzionate, ed un giorno per ogni settimana da fissarsi a comodo, e piacere de' medesimi Institutori. Nel termine di ogni anno tutte le scuole dovranno dare pubblicamente i loro saggi in quella materia che formò il soggetto dell'applicazione decorsa di quell'anno; vi si fisserà l'incoraggimento di emulazione solito a distribuirsi a coloro che più si distingueranno per talento, per genio, e per coltura [(58)]; ed è solo in questo caso che il Direttore, dietro la fede del rispettivo Professore accorderà a quel tale studente un Certificato nelle forme, comprovante la di lui capacità, la sua morale ed i suoi irreprensibili Costumi; e con cui esso potrà quindi abilitarsi a passare da una in altra classe, e da questa infine alla grande università pubblica (la quale si potrebbe anche stabilire non doverlo accogliere in verun modo, se munito esso prima non fosse di un tale indispensabile documento) a compiere la sfera delle scienze delle quali egli non apprese che le sole nozioni superficiali, riportate da noi nella quarta classificazione del nostro metodo, e destinarsi a quel genere di vita, o professione alla quale più esso inclina. E ad oggetto di cimentare con successo migliore l'impegno de' figli d'Israel a profittare de' considerabili vantaggi che risulterebbero immediatamente da un simile Instituto, si potrebbe inoltre stabilire, che niuno fra questi potrà giammai aspirare fondatamente a verun grado nella società, nè conseguire avanzamenti nella patria di sorte alcuna durante la sua vita, s'egli non produce l'attestato autentico emanato da una, o da varie delle suddette scuole da cui apparisca la sua capacità in qualche ramo di amena Letteratura, sia nella cognizione di due lingue almeno, ovvero nel possesso di qualunque siasi altro ramo di proficua erudizione.
In quanto poi agli annui emolumenti da fissarsi a tali Professori, ed alle altre spese indispensabili da erogarsi per uso del medesimo Instituto, non meno gli uni che le altre potranno essere regolati della della maniera seguente:
| F. 2400. | al Direttore dell'Instituto, e suo 1. Professore. |
| 4200. | A' tre altri Professori, calcolati F. 1400. annui per ciascheduno. |
| 600. | All'Instruttore di Caligrafia, di Lettura ebraica, e volgare, di Aritmetica & |
| 600. | A due Inservienti Ispettori destinati a presedere alla pulizia ed al buon ordine delle scuole, in ragione di f. 300. annui per ciascheduno. |
| F. 7800. |
Ciò che nella totalità monterebbe alla somma di F. 7800 la quale dovrebbe essere a carico de' più facoltosi ebrei di quel Dipartimento dove tali scuole si potrebbero fissare, che o quotizzandosi un tanto per ogni famiglia, o consecrando per una sol volta un fondo solido, e intangibile per il mantenimento di esso, e per la sua durabile conservazione, vedrebbero a grado a grado quest'utile quanto urgentissima stabilimento prendere possanza e vigore, con vantaggi considerabili, e decoro del Popolo d'Israel.
Per altro, non debbo io già ommettere di avvertire che una si fatta Instituzione non dovrebbe avere luogo se non se in quel Dipartimento laddove il numero degli ebrei abitanti eccedesse il numero di tre mila individui, ed il capo luogo di esso ne contenesse per lo meno la metà, giacchè quelli che contengono una quantità più modica, e più ristretta, o potrebbero unirsi con qualche altro Dipartimento limitrofo, ovvero limitare la sfera degli studj, attenendosi unicamente alle Istruzioni più utili, e più essenziali, come sarebbero le Lingue viventi, l'eloquenza, e la Geografia.
Eccoci finalmente pervenuti all'estremo termine delle nostre interessanti osservazioni sulla coltura de' fanciulli ebrei, a vantaggio de' quali sembrami di avere dimostrato quanto basta ne' Capitoli precedenti la necessità pressante ch'essi hanno d'istruirsi, e d'illuminarsi, e di scuotersi una volta da quel torpore macchinale in cui gemere fatalmente si veggono; ciò che riescire mai non vedremo fino a tanto che i pubblici stabilimenti de' quali parlammo non venghino eretti, e generalmente basati sul sistema che accennata abbiamo, e dove questa classe d'individui la più proficua, e la più interessante di ogni altra, cogli affluenti considerabili vantaggi che può la medesima per tante parti ricavarvi, possa felicemente giugnere ad illustrarsi un giorno nella società degli enti ragionevoli, e non essere mai più considerata come una frazione inutile della medesima.
E voi o uomini che superbi andate del soave attributo di genitori, l'opera memorabile da voi soli si compia, studiatene i doveri! Procurate, per quanto vi è possibile, di rendervi più degni di un tanto raro pregio di cui la natura volle fregiarvi; ma fino a quando mai vorrete voi essere sordi, ed insensibili al suo linguaggio penetrante? Consultatela di buon senno, e voi allora sentirete con quale improperio essa giustamente condanna la vostra insensibile negligenza intorno a ciò che relativamente a vostri propri figli più dovea per ogni motivo interessarvi. Se coll'avere solo gettati, per così dire, i primi germi elementari della loro macchina, se coll'averli soltanto generati, supponete di avere acquistato sopra di essi un merito reale, un assoluto patrocinio, erroneamente vi lusingate; con ciò presso che nulla voi avete operato in loro giovamento fino ad ora nulla essi debbono a voi, ma tutto alla natura; voi non vi contribuiste per la loro esistenza, che solo con un azione meramente organica, accidentale, cui lascerà sempre ambiguo il giudizio, se avesse per obbjetto la vostra sensuale concupiscenza, ovvero fosse diretta a procreare un ente ragionevole. Siate sensibili una volta per la porzione di voi medesimi procurate a' vostri figli una vita felice, adempiendo all'obbligo pressante che vi corre di bene educarli. Cessino infine di predominarvi l'avarizia, e il fanatismo nell'importante ricerca di saggi, colti, ed illuminati Professori [(59)]; togliete da' vostri fattizj, e chimerici bisogni ciò di che possiate supplire all'educazione de vostri propri figli, e così vedrete voi rinascere in essi gli antichi luminari della discendenza d'Israel, che tanto degni si resero dell'ammirazione universale di tutti i popoli, altrimenti da quale acerbo rimorso non dovrà essere lacerata l'anima vostra un giorno allorchè fattosi avanti la tradita ragione, querula, e dolente vi farà tutti quanti impallidire co' suoi troppo fondati sensibili rimproveri? Giunga la sua voce salutare a scuotervi una volta da quel turpe letargo in cui la rea superstizione vi tiene sepolti, e fatevi a riflettere per tanto che un anima senza educazione è quale appunto sarebbe una gemma informe nella sua rozza cava, i di cui pregj peregrini restare dovranno sempre sepolti fino a tanto che la mano industre dell'opifice accorto ripulendone le deformità, purificandone ciò che v'ha di migliore, non ne scuopra tutto quanto vi si asconde di magnifico, e di raro, per quindi produrla a tutta quella nitida perfezione di cui può essere la medesima suscettibile: Infatti, quanti uomini celebri giacciono sovente palliati, o nascosti fra que' tanti regolarmente avviliti, e disprezzati, per che un ingiusta sorte fa loro avere la sembianza d'individui plebei i quali sarebbero forse un giorno riusciti uomini distinti o nelle scienze, o nelle arti, se l'industre esercizio di una istruttiva educazione gli avesse purificati e quindi prodotti felicemente al giorno [(60)]. O Genitori! esclamerò, per ultimo, con Aristippo, ecco il più cospicuo, il più dovizioso, ed il più solido retaggio che voi possiate mai trasmettere un giorno a' vostri propri figli: esso di gran lunga più fermo, e più durevole di qualunque pingue ed opulente patrimonio, contrastato sovente da funesti inopinati avvenimenti, da avverse crisi, per che non può essere peribile giammai, nè può andare in alcun tempo soggetto a naufragio mentre non è mai suscettibile di ciechi imprevisti accidenti della sorte.
[(51)] L'emulazione, purchè sensatamente diretta, è la prima virtù morale dello Spirito umano, senza di essa i talenti languiscono nell'avvilimento, e nel torpore; con essa si rendono vasti, colti, e illuminati, nè alcun ostacolo dee essere capace a rallentarla; essa giova a' fanciulli, ed agli adulti, a' dotti, ed agli inscienti; la sola difficoltà consiste di sapere allontanare per tempo i malefici pregiudizj, e le passioni depravate che potrebbero sovente contaminare gli effetti consolanti, e salutari che dalle medesime assolutamente derivano.
[(52)] L'Istoria ci dice, che il celebre Licurgo non ha sdegnato di adottare da' Cretesi il loro famoso sistema di educazione Comune. Questo Legislatore profondo conosceva bene quali impressioni riceve il cuore dell'uomo da tutto ciò che lo circonda; esso avea esperimentato che i doveri praticati per abitudine diventano più forti allorchè vengono modellati sul percuotente esempio altrui; quindi è che ignorare ei non potea la somma importanza di questa vicendevole azione la quale fissata una volta fra gli uomini gli rende come surveglianti della condotta l'uno dell'altro, il modello, il precettore: Dans une éducation particulière, dice uno Scrittore illustre, un enfant lachement abandonné aux flatteries de ses parents, et de leurs esclaves se croit distingué de la foule, parcequ'il en est separé; dans l'éducation commune l'émulation est plus générale, les états s'égalisent, & se rapprochent; c'est là qu'un Jeune homme apprend chaque jour, à chaque instant, que le mérite & le talent peuvent seule donner une superieurité réelle. Voy. du Jeun. Anach. Cap. 6.
[(53)] C'est l'émulation, si potrebbe quì ripetere con Elvezio (De l'Hom. T. III. Cap. 6.) qui produit les genies, & c'est le desir de s'illustrer qui crée les talents; c'est du moment où l'amour de la gloire se fait sentir à l'homme, & se developpe en lui, qu'on peut dater les progrès de son esprit.
Ed io col soccorso dell'esperienza ho molto sovente rimarcato che la scienza dell'educazione altro per se stessa forse non è che la scienza di bene conoscere i mezzi ond'eccitare l'emulazione; tanto in teoria agevole a compirsi quanto ne riesce oltremodo ardua l'esecuzione.
[(54)] Varie sono, e discrepanti le opinioni degli eruditi per rapporto a questo importantissimo soggetto; v'ha chi pretende che l'educazione istruttiva che si dà pubblicamente ne' Collegi dee essere preferita a quella che ricevono i fanciulli privatamente nelle loro proprie case; e ve n'ha chi sostiene, al contrario, che la gioventù può ritrarre maggiore profitto dall'ultima che da quella; moltiplici sono alla verità i vantaggi solidi, che questa offre in preferenza dell'altra, ed i successi felici che risultare se ne videro sovente, concorrono ad avvalorare questa opinione, la quale è alla prima ovunque finalmente prevaluta: ma taluni, per altro, poco persuasi, o indifferenti a simili vantaggi, sono tenacemente attaccati all'uso di educare i propri figli nelle loro case, malgrado ne riconoscano la lentezza de' progressi, e il danno irreparabile che ne risulta contro di essi.
[(55)] È un barbaro costume generalmente inveterato nella cristianità d'imbevere i fanciulli appena cominciano ad intendere, ed a parlare delle massime le più detestabili contro l'ebreo in generale; quest'odio inesplicabile si trasmette da' padri a' figli, e in conseguenza da questi al linguaggio susseguente con lo stesso metodo, e accanimento con cui si fa da' medesimi tradizionalmente passare tutti que' prestigj religiosi de' quali restano un giorno essi pure le vittime, e ciò che di peggio ancora si è che il loro vano forsennato livore non solo si estende ad impressionare i propri figli contro il morale di esso, ma giugnere lo fanno fino a denigrarlo anche nel fisico, rappresentandolo come un essere straordinario, un mostro di natura: non è tutto al più che un mezzo secolo da quando l'imbecille spagnuolo, ed il truce portoghese delineavano la figura di un Israelita a' propri figli un animale bipede con lunga coda pendente nell'estremità delle reni. Se il Cattolico romano poi delle nostre parti non delinea oggi l'ebreo con tale arnese, esso tenta di ogni mezzo per avvilirlo, e renderlo il più spregevole degli esseri umani, ciò che noi metteremo al più chiaro giorno, con orrore, ne' Capitoli seguenti.
[(56)] Fino a tanto che l'uomo dovrà sempre lottare contro i perniciosi errori di una depravata educazione di genitori fanatici, e ignoranti, o contro le viziose lezioni di stolti, o malpratici maestri, qualunque progetto di riforma, sia alla parte dell'Istruzione, sia relativamente a quella del Culto, che si potrebbe presentargli, saranno affatto inutili per esso, ed egli finirà, in ultimo, coll'esserne il bersaglio, se non si procura, per tempo, di svellerlo al baratro di quella, e di sostituire a queste i sublimi ammaestramenti di una sana instruttiva educazione.
[(57)] Siccome niente avvi assolutamente che più sia capace di paralizzare lo spirito umano di ciò che lo è il disprezzo che dimostrasi per esso, e la persecuzione irrazionale che si esercita sovente contro di quello, così fino a tanto che gli uomini dalla loro parte, divenuti meno superstiziosi, e più illuminati, non si determinino d'accordo ad usare coll'ebreo un trattamento più equo, più sociale, più fraterno, indarno spereranno di vedere sostituire a' pregiudizj di questo popolo i lumi, e le virtù necessarie per metterlo a livello delle nazioni le più colte, le più distinte a cui esso potrebbe fondatamente aspirare, se lasciare ei si vedesse libero il campo all'esercizio del suo Culto, ed alla coltivazione de' suoi talenti, poich'egli è ormai riconosciuto da infinite prove convincenti che solo da una vasta latitudine accordata non meno all'uno, che all'altra, noi possiamo aspettare la solida permanente Rigenerazione del Popolo d'Israel.
[(58)] Due sorta di prezzi relativamente all'emulazione possono distinguersi molto efficaci ad eccitare i desideri dell'uomo; cioè, la stima di se stesso, ed il suffragio degli altri, quella è il primo de' beni, e l'istromento essenziale della felicità, ma il di cui valore inestimabile non è conosciuto che dal più tenue numero, e l'emulazione ch'essa inspira è soltanto quella de' saggi; questa ha un impero maggiore sulla generalità degli uomini. Da questa potenza dell'ascendente dell'opinione (come lo rimarca un dotto moderno), risulta che l'emulazione ch'esso dà è assai più generale; che la medesima si dilata sopra un orizzonte più vasto; ch'essa è molto più adeguata a sviluppare detagliatamente le passioni comuni, ed insieme le interne tendenze ordinarie dell'uomo sociale. (Ess. sur l'Emulat. Chap. 1.)
[(59)] Se i genitori non possono per eglino medesimi dar a' propri figli quella instruttiva educazione della quale abbisognano, ad esempio di Paolo Emilio, di Crisippo, di Lefebre, e di vari altri, atteso che per loro fatale disgrazia la massima parte di essi più de' propri figli sarebbe in circostanza di essere educata, mentre vive in una crassa ignoranza eziandio de' propri doveri; ma non posso d'altronde astenermi dal condannare quale opposto alle Leggi della natura, ed oltremodo esecrabile l'idea che da taluni, per qualche loro abominevole disegno si reputa vantaggiosa, qual'è quello di mantenere sepolto lo spirito di un fanciullo per otto e dieci anni ancora entro il vortice di una totale ignoranza, e scevro interamente ancora della benchè minima superficiale nozione di lettura, o di scrittura; indi affidare l'educazione di esso forse per altrettanti anni alla stupida insofficienza di un ignaro pedante dal di cui abominevole insegnamento la tradita gioventù sorte assai peggiore di ciò ch'essa era quando vi è entrata, per che unitamente agli assurdi che la medesima vi contrae, s'imbeve ancora di vizj che difficilmente giugne a cancellare. E quale di questa ritrovare si può mai cecità più deplorabile! E ben vero che il grato prezzo rende più triviali e più comuni le cose le più rare; ma un calcolo sì stravagante non si fa in simile caso che da uomini all'eccesso ignoranti unicamente i quali non potendo giugnere a conoscere il grave nocumento che apporta un simile risparmio a' propri figli, giusta l'acuta sentenza di un dotto Inglese, cadono insieme co' medesimi nel baratro il più orrido, e inevitabile: Some persons employ such masters as these to save expenses, others for want of knowing them: ed indi conchiud'esso giustamente: These are blind people who suffer themselves to be led by others, that are also blind, and all of them fall down the precipice together. Johnson's Works.
Si può egli mai fare in poche parole un ritratto più genuino, e più veritiero dell'educazione depravata che usualmente si conferisce dalla massima parte de' genitori de' nostri tempi?
[(60)] Io credo di potere con ogni fondamento assicurare dice Montagne (Ess. IV.) che di Cento individui v'ha più di novanta che sono ciò ch'essi sono morigerati, o viziosj; inutili, o proficui al consorzio degli uomini; dotti, o ignoranti finalmente in rapporto all'ottima, o depravata educazione morale che hanno essi ricevuta. Se così è dunque solo da questa unicamente dipende la discrepanza notabile rimarcata fra i medesimi e sia ch'essa tende alla parte della virtù, o a quella della depravazione, non dobbiamo ripeterci l'assoluta cagione solo che da noi stessi che ne siamo gli autori. Per altro, se fosse vero, come lo pretende alcuno, che l'organizzazione contribuisce il più a farci quasi in intero ciò che noi siamo, non vi sarebbe certamente allora un motivo adeguati di rimproverare a' genitori la stupidità de' propri loro figli, nè al maestro l'ignoranza de' suoi respettivi alunni; mentre sopra quale fondata base imputare all'istruzione il torto che ripetere unicamente dovremmo dalla sola natura? Indotti che noi siamo per necessità ad ammettere un si fatto principio, come negarne di proposito la conseguenza immediata? Ma il più delle volte l'esperienza stessa concorre a dimostrarci del tutto erroneamente, il principio, ed affatto inverosimile la presunta deduzione.
Cap. VIII.
L'Intolleranza di alcune Leggi, e la superstizione di certi popoli, hanno entrambe fin qui sempre delusi gli sforzi della filosofia ad un tale riguardo.
È cosa ormai troppo generalmente esperimentata che l'ignoranza, e la schiavitù sono fatte per rendere gli uomini ad un tempo medesimo perversi, e disgraziati; siccome l'esperienza concorre parimenti a dimostrarci, che le scienze, la ragione, e l'amplia libertà delle Coscienze possono sole emendare i loro errori, e renderli felici. Ma quando si troncano loro i mezzi di avanzarsi nell'una, di usare dell'altra, di profittare dell'ultima, a che servono mai le risorse de' talenti i più elevati, nè lo stimolo ancora il più pressante di qualunque perspicace disposizione, sia per correggere i propri travviamenti, sia per aspirare al solido possesso di una felicità imperturbabile? Noi fin quì, per reiterate volte riprovammo, è vero, la depravata educazione dell'ebreo Italiano specialmente, la sua ripugnanza per le scienze, e la torpida pigrizia che desso apparve sempre dimostrare per lo sviluppo delle sue proprie facoltà intellettuali; ma dicasi di grazia francamente la genuina colpa che gli fa essere tali, è dessa forse tutta di questi? E quando ancora l'individuo Israelita mostrato avesse qualunque forte declivio per coltivare i suoi talenti, e illuminare il suo spirito, i quale maniera avrebb'esso potuto effettuarlo giammai con ottimo successo? Ogni specie di scuola di scienze, o di arti liberali era chiusa per esso lui, qualunque Letteraria Instituzione gli era vietata, per tutto ei non trovava che ostacoli tenaci e ineluttabili tendenti ad abrutirlo, ed a farlo allontanare dall'acquisto di quelle utili, e necessarie cognizioni che ogni ente dotato di ragione ha diritto di pretendervi. E se anche qualche ebreo dovizioso avido di fare instruire i propri figli avesse tentato in parte superarli, provvedendosi di un abile maestro nella propria sua casa, quanti altri disordini non gli restavano a riparare, quanti funesti argini a vincere? O il metodo delle sue lezioni era inesatto o esso procurava malignamente di tenere allo scuro l'infelice scolare delle cognizioni le più urgenti ad acquisire, e le più proficue a ritenere; o egli usava di ogni artifizio proditorio per indurlo, o colla persuasione, o colla violenza, o coll'inganno ad abjurare la religione de' suoi avi, ed attirarlo quindi alla sua fede [(61)]; aveano un bel declamare d'accordo la filosofia, e la natura contro questi abusi tirannici, esecrabili, antisociali; essi erano frattanto autorizzati, e protetti dalle barbare leggi che gli facevano, con violenza ovunque valere: si sa bene, d'altronde, che il sovrano forma il popolo, e le leggi fanno i suoi Costumi [(62)].
E quale meraviglia dunque se gli ebrei a' quali un barbaro destino avea dato per patria il Piemonte, Modena, la Romagna, il Parmigiano, o qualche altro angolo tenebroso dell'Italia, erano sì alieni dallo studio delle scienze, si poco inerenti alla coltura dello spirito, ma tutti dediti, al contrario, al lucro, al Commercio, e sovente forse anche all'usura. E come potevano quelli mai non essere tali, soggetti quali gli erano agl'infamanti statuti de' superstiziosi regnanti di Savoia, alle condizioni antisociali della sede apostolica romana, ed alle insensate Leggi degradanti di vari altri regoluzzi dell'Italia? Perche mai gli ebrei, non dirò già i Francesi, gl'Inglesi, i Tedeschi, i Prussiani, e gli Olandesi i quali hanno la felicità di vivere sotto que' limpidi Cieli dove non alligna giammai quella densa caligine da cui mirasi adombrato fatalmente l'orizzonte dell'Italia; ma gli ebrei abitatori della Toscana contano fra essi anche a' nostri giorni de' medici periti, degli abili chirurgi, degli energici poeti, degli ottimi Letterati che inutilmente si cercherebbero fra gli altri? Ciò avviene per che questi avevano per loro sovrano un Leopoldo il quale conoscendo perfettamente l'intimo prezzo dell'umana ragione, e convinto che unicamente sullo sviluppo di essa è basata la vera gloria del Regnante, e la felicità del vassallo, ricusare non le potea i suoi diritti qualunque ne fosse il possessore sia che si nomasse Giovanni, opure Abramo; quando gli altri all'opposto, ignorandone il valore, o prendendo la demenza per ragione, o la riguardando come superflua nell'ebreo, ovvero come affatto incapace di averne, chiunque fosse alieno, o separato dalla loro Comunione [(63)]; e di ciò. Inoltre sotto quel Principe Filosofo, più dedito ad accrescere di proseliti alla virtù, che premuroso di reclutare anime per la fede [(64)], gli ebrei che avevano la sorte di essergli sudditi potevano chiamarsi Cittadini, quando, all'opposto, altro non erano che miseri abitanti tollerati sotto l'impotente regime degli altri zelanti devoti della vergine, e nemici accaniti del genere umano; sempre intenti ad usare di ogni mezzo che la violenza, e l'inganno potevano fornire affine di svellere l'individuo Israelita dalla credenza de' suoi progenitori, e da' ten[eri] amplessi dell'innocente sua famiglia di cui esso era la guida, ed il sostegno per farne un Catecumeno (vedi l'[annot. 61.]) E quale impressione dovevano mai fare gli esempi si funesti, e si ributtanti nell'animo de' popoli? Questi seguitavano certamente con macchinale sommissione le infami traccie medesime de' loro cristianissimi padroni. E allora che lo stendardo criminoso della superstizione, dell'Intolleranza, si spiegò impunemente contro quelli sventurati che gemere si facevano sotto le vessazioni le più crudeli, dopo di avere per infinite volte futilmente tentato di cancellarli dalla categoria di esseri umani, per renderli abrutiti come ci riuscirono, pur troppo in molte parti, ed in tante guise differenti [(65)].
Or in seguito delle innegabili verità esposte, quale fondata risorsa, domando, potrà dunque restare ad un orda sciagurata profuga, e dispersa quà, e là sulla superficie della terra, senza patria, senza amici, di cui l'industria era di continuo in lotta colle più acerrime calamitose peripezie, la virtù screditata, cambiati i costumi, ed i talenti sospetti [(66)]? E vi sarà egli ancora che osi ricercare di proposito, perche sì alieno apparisse l'ebreo Italiano fino ad oggi allo sviluppo delle sue proprie facoltà intellettuali, sì straniere cogli altri popoli, e sì poco merente al fasto, ed alla gloria? Se alcuno per accidente ve n'ha, rivolgere si potrebbe a tutte le differenti nazioni che abitano la terra presso le quali esso ritroverebbe agevolmente la positiva soluzione di simile problema, per tante replicate volte agitato, e tutta via oscuro, e impercettibile per l'uomo. D'altronde, troppo evidente, che l'intolleranza e la superstizione vi ebbero gran parte (67) se non ne furono almeno la sola, e l'immediata cagione [(67)].
Ma senza più oltre divagare col pensiere fra le ipotesi, e le congetture, che non tutte le volte ci conducono al vero; si può in ultimo conchiudere, col soccorso dell'esperienza, che rare volte inganna, che lo spirito di setta, per l'ordinario, non si alimenta che di oppressioni, e finisce coll'eccesso di esaltarsi in un trasporto di maniaco entusiasmo, e di pericoloso fanatismo, il quale sovente gli fa perdere infine in un istante tutti que' proseliti che lo snaturato suo zelo attirati avea nel suo grembo in dieci secoli. In prova convincente di questa verità io ne attesto le terribili dissenzioni scismatiche suscitate già ne' secoli decorsi da Nestorio, da Giuliano, da Arrio, da Hus, da Wiclef, da Lutero, da Calvino, e da pochi altri denominati apostati volgarmente, come in chiari sensi ho altrove dimostrato [(A)], i quali benchè altro non facessero a fondo che opporre assurdi nuovi a' vecchi assurdi, ridussero frattanto l'intero cattolicismo quasi all'estremo periodo di una totale irreparabile dissoluzione; questi scismi, dico, sarebbero essi mai forse accaduti, se i fautori del cristianesimo in vece di allarmarsi contro di essi, e le loro differenti opinioni, avessero tentato di persuadere gli uni colla ragione, convincere le altre con quello spirito di carità, e d'indulgenza, che sempre vollero esclusivamente attribuirsi, e che vantano sovente fino alla nausea, ne saprei per verità sopra quale base [(68)]? E l'Israelismo se predominato esso pure non fosse stato un tempo dalla smania esecrabile di persecuzione quanti scismi avrebbe un tal popolo soffocati ancora, quante dissenzioni prevenute che accelerarono infine la sua caduta estrema, e resero sì lungo tempo durabile nel mondo il suo triste avvilimento, e la sua penosa dispersione? Prescindendo da tanti scismi de' quali abbiamo diffusamente ragionato altrove ([T. 1.]) suscitati nell'antica sinagoga, la moderna potrebbe oggi annoverare un Ben Israel, un Ben Eliahu, un Uriel Accosta con tutta la vastissima Setta del Caraismo per la quale si dichiararono, e sovra di ogni altro essa vanterebbe attualmente il possesso di uno Spinosa che al pari de' Maimonidi, de' Chimhi, degli Abenesdra, degli Abravanel, e de' Menasse Ben Israel avrebbe consolidato il decoro di questo Popolo che l'ortodossa persecuzione dell'età dell'ignoranza faceva penuriare di uomini scienziati; ma le furibonde oppressioni degli stessi zelanti connazionali, alimentate dall'intolleranza rabbinica fecero perdere a quella nazione, unitamente a tanti celebri Letterati, il più insigne filosofo che avesse potuto giammai forse vantare dal secolo dell'Egregio Rambam fino al presente.
Dal che può illativamente dedursi quanto l'intolleranza resti delusa nelle insensate mire che si prefigge, e come avvenga ch'ella stessa inghiotta la massima parte della sua letale preparazione, poichè l'insana fierezza che la trascina ciecamente a violentare le opinioni degli uomini per renderli fautori del suo partito, gli allontana intieramente, non solo, ma gli trasforma sovente in atei, e gli fa presso che sempre miscredenti alla rinfusa di tutto, cioè, non meno di quello che abominare si dovrebbe, come pregiudicevole, o assurdo, che di ciò che ammettere ci è duopo come necessario, e salutare [(69)]; nè dee recarci stupore che di tanto sia capace quell'orrida produzione dell'umana demenza, se ci faremo a riflettere anche di slancio che le opinioni fra gli uomini tanto più divengono forti, e dilatate, quanto sono più tenaci le persecuzioni che si esercitano per costringerli a rinunziarvi. Quale infame vittoria! Quali odiosi trofei [(70)]!
Ma se la religione (mi si permetta d'interrogarvi entrambi) come ciascuno di voi con tutta forza insiste, e come il filosofo stesso ne conviene di buon grado, non fu accordata agli uomini che ad oggetto solo di riunirli, donde dunque procede che dalla Religione medesima, veggiamo sorgere appunto quelle acerrime dissenzioni, e que' furibondi partiti che inaspriscono i cuori, che abrutiscono l'uomo, rendendolo sì sovente il manigoldo crudele del proprio suo simile, ed eternizzano fra i popoli lo spirito irascibili di astio, e di vendetta inconciliabili [(71)]? Inoltre oserei anche soggiugnere ammettendo, come dobbiamo, che una si fatta religione sia un dono assoluto dell'Autore della natura, per che dunque violentare uno straniere adottarla, mentre tale per se medesima essendo, impossibile gli riesce di sentirne la possanza, di apprezzarne l'intimo valore, di gustarne i vantaggi, senza l'immediata predilezione del donatore? A quale oggetto dunque sempre turbolenti e inquieti empiere il mondo di furori, e di eccessi per tormentare chi non vi nuoce, e per erigere l'edifizio di una setta sulle calamità di un altra, che se della vostra il caso la renderà forse più debole per ispignervi ella sarà senza dubbio, più forte per l'attaccamento a' suoi principj, per commiserarvi, e per soffrire con decisa inalterabile fermezza le vostre ingiurie? Non est religionis cogere religionem, quæ sponte suscipit debet, non vi: scrivea Tertulliano a Scapola governatore di Africa, il quale ferocemente perseguitava i Cristiani [(72)].
E quante altre ricerche di tale fatta non si potrebbero qui avanzare ad un simile proposito in eterna confusione de' perturbatori delle coscienze, e delle religiose opinioni? Se io mi proponessi di abbandonare il soggetto interessante di cui mi occupo attualmente ed in sua vece mi prefiggessi di rediggere quì l'Istoria spaventevole delle tante inumane persecuzioni che lo zelo irrazionale di un apparente religione ha fatto in ogni secolo suscitare nelle quattro parti dell'universo, vi si vedrebbe ora gli uni, ora gli altri, quando superbi, e quando vili, ma sempre feroci per sostenere la propria causa, perseguitati, e persecutori alternativamente [(73)]: tanti filosofi distinti aveano un bel declamare contro questa massima detestabile, ad ogni riguardo, che fa fremere la natura; essi non erano ascoltati, e frattanto il cruento furore di persecuzione profondevasi ovunque, divenuto già era l'arbitro dominatore della terra, al di cui cenno solo illaqueato restava il cuore di ogni mortale; l'uso sterminatore infine, s'introdusse così generalmente in sistema, sul quale tutte le nazioni pretesero in seguito fondare i loro particolari diritti di dovere non solo sterminare i così detti da quelli apostati, cioè gli uomini che conoscono l'intima estimazione della ragione e che ne sono guidati, ma quelli altresì che osavano giustificarli, o che tentavano di risparmiarli alla falce crudele de' devoti che ne erano in agguato per mietere la preda, e quindi a braccio armato distruggersi l'una l'altra mutuamente senza idea di pietà, nè di riserva [(74)].
Mi si condoni, di grazia, una soverchia digressione, che la verità, e la giustizia mi eccitarono quì a dovere fare in loro tributo, onde rendere meglio contestato il grave torto che ad esse fanno sconsigliatamente i popoli della terra aggravando gli ebrei di que' difetti de' quali la minima colpa forse è la loro, altro questi non essendo realmente che l'opera dell'Intolleranza, e del fanatismo, che tutti gli spiega, e gli comprende: nous avons le pouvoir en mains, dice l'eloquente Mirabeau, nous l'avons toujours eu, c'etait donc, & c'est encore à nous à guerir le Juif de ses préjujés, qui sont notre ouvrage, en nous dégouillant des nôtres (Reflex. Polit. des Juifs. p. 71.). verità che infiniti esempi concorrono a provarci d'accordo, e che io propongo di rendere con evidenza più sensibile dimostrata ne' capitoli che debbono immediatamente seguitare.
[(61)] Fra le tante pratiche detestabili conosciute e autorizzate ne' secoli di barbarie, e d'ignoranza dal Cattolico romano specialmente sotto il Cielo dell'Italia, una si era quella di abilitare qualunque siasi persona di questa Setta a conferire a' non cattolici l'immersione batezzimale fin anche a' bambini entro la Culla. Infatti quante volte si vide in questa cristianissima regione i più oscuri individui dell'uno, ed altro sesso della feccia del popolo, ed anche i più ignoranti non solo, ma i più infami, e lordati di esecrabili delitti introdursi furtivamente nelle case degli ebrei con un ampollina di acqua mistica preparata per tale oggetto, e quindi battezzarvi a nome della Trinità i bambini anche nelle fascie: avevano un bel declamare Giovanni, Bernardo, Tertulliano, Lattanzio, ed il Gesuita Mariana, che Nihil tam est voluntarium quam religionem profiteri in qua, si animus adversus est, jam sublata, jam nulla est: volendo con ciò tutti d'accordo probabilmente inferire che la violenza forma i falsi devoti, non i veri credenti. Ma frattanto le pie istituzioni cristiane autorizzavano senza riserva si fatte violenze brutali, di cui cercherebbero invano le tracce presso que' popoli ancora che l'Istoria ci rappresenta i più feroci, ed i più insensati.
[(62)] Non v'ha che l'Istoria la quale possa dare a questo sentimento il grado di certezza che gli conviene; essa ci dimostra in mille foggie come il destino delle nazioni dal solo Carattere omogeneo del sovrano che le governa unicamente dipende, nella guisa che i costumi delle medesime saranno sempre ciò che vogliono le leggi alle quali sono quelle sottommesse. Perche mai i popoli della Spagna, e del Portogallo furono sempre, e si conservano tuttavia sì feroci, sì fanatici, e ignoranti? Ciò è per che tali erano appunto coloro da' quali erano essi quattr'anni avanti governati, e per che lo spirito delle loro antiche Leggi non era in massima rivolto che a confermarli viemaggiormente nello stato deplorabile medesimo in cui oggi si scorgono. Perche mai gl'Inglesi, ed i francesi sono attualmente le due nazioni le più civilizzate, e le più colte dell'universo? Quest'è per che i primi sono diretti da Leggi le quali non inspirano che lumi, tolleranza, e disinganno, e perchè gli altri sono felicemente governati da un monarca filosofo, che sarà sempre mai il modello de' Regnanti della terra, ed il più prezioso monumento de' secoli avvenire.
[(63)] Questo è un difetto che da uomo illuminato non può assolutamente compatirsi agl'Italiani senza indignazione; quando loro si parla di alcuni uomini scienziati, i quali si sono distinti superiormente in qualche ramo di coltura nell'una, od altra Città di Europa, essi non esitano tosto di ricercare se sono buoni apostolici romani, se sono pii, e zelanti ortodossi; ma se per avventura loro si dice, che questi sono Giansenisti, Riformati, arabi, o ebrei, allora presso di essi Le Clerk passa per uno stupido, Bayle un forsennato, Elvezio un mentitore, Averoe un visionario, e il rabbino Leon di Modena un ignorante; la loro fantasia sovvertita dall'illusione dal fanatismo gli trascina miseramente fino all'eccesso deplorabile di opinare che non solo non debbasi essere dotti, ed instruiti di sorte alcuna, non appartenendo alla loro setta, ma che non si possa avere senso comune da quando uno è straniere a' loro dogmi, e separato dalla loro Comunione. Quale orribile infamia!
[(64)] Tutta la Casa Medici di Toscana che precedette di circa mezzo secolo nella sovranità di quel Ducato Leopoldo di cui parliamo, non occupavasi di altro che di fare carpire de' bambini ebrei per battezzarli, ed in mancanza di questi essa non lasciava mezzo intentato, affine di attirare al medesimo partito non solo gli adulti, ed i provetti, ma ancora i più spregevoli individui di questa nazione i quali scevri affatto sovente di ogni mezzo di risorsa adescati dalle moltiplici lusinghe, promesse di lucro d'impieghi, o di onori che loro non mancavano di far sedotti da qualche tenue moneta che aveasi l'accortezza di offrire loro anticipatamente, cadevano finalmente a ricevere l'immersione battezimale: ma siccome non conosceva questa per base, che lo stimolo pressante del bisogno, o l'eccesso della disperazione, ovvero la remota speranza di un vantaggio futuro, così cessato il primo, instigata la seconda, e svanita la fiducia nell'ultimo, essi vi rinunziavano interamente, riassumendo il pubblico esercizio della loro credenza natia. E gl'innumerabili catecumeni che lo zelo fanatico di Ferdinando di Parma ha reclutati così p[ure] per la gregge apostolica romana non ebbero certamente un successo migliore.
[(65)] Prescindendo dal tirannico Decreto con cui il Re Sigebut obbligò gli ebrei domiciliati in Ispagna a farsi Cristiani sotto pena d'uscire dallo stato (Isid. Hispalens Chron pag. 396. 402. Concil. Tolet. IV. Can. 37. Quæst. 1.); e dall'altro non meno spietato di Dagobert 1. il quale risolvette di estirpare il Giudaismo dalla Francia, e comandò con pubblico editto che gli ebrei venissero battezzati, in difetto banditi con pena di morte, se più rientravano nel paese, e da tanti altri feroci Decreti simili, che non attentavano a meno che a distruggere onninamente dalla Categoria de' viventi il nome d'Israel, leggasi il [Cap. IX.] susseguente con tutte le annotazioni che vi si contengono e noi avremo sufficienti motivi di raccapricciare osservandoci a quale eccesso la barbarie degli uomini si lascia trucemente trasportare a tale riguardo.
[(66)] Non abbiamo che richiamare tutto ciò che a questo riguardo fu già da noi di proposito ragionato nella nostra [ Introduzione Preliminare] per restarne quanto è duopo ampliamente convinti che gli ebrei in generale avranno in ogni epoca, e per tutto una giustificazione valida, e molto bene fondata della loro Condotta infaccia della società, in quella delle Leggi alle quali sono i medesimi soggetti, e nelle moltiplici barbare maniere differenti di procedere verso di loro di que' popoli fra i quali essi vivono.
[(67)] L'Intolleranza non va quasi mai disgiunta dalla superstizione; l'una forma la base della tirannia, l'alimento dell'altra è l'ignoranza; queste sono entrambe fra d'esse concordi, e inseparabili, per cospirare insieme la depravazione de' popoli, e lo sterminio della specie umana. Il popolo ebreo ha per lungo tempo risentiti sopra la terra gli orrori dell'una, e le calamità dell'altra; lo spirito persecutore che deriva da questa, non si vide mai allignare presso un popolo umano, colto, e sviluppato; siccome i sentimenti feroci che inspirati vengono da quella non furono mai l'appannaggio d'un monarca giusto, e illuminato. Federigo Secondo era filosofo, e per ciò il più tollerante de' sovrani: gli Spagnuoli, e i Portoghesi sono superstiziosi, e ignoranti e quindi nemici persecutori inesorabili di tutti coloro che non pensano com'essi, e per conseguenza i più intolleranti di tutti i popoli. In Prussia, in Batavia la prosapia d'Israel ritrovò protezioni, umanità, giustizia: in Ispagna, e in Portogallo, roghi, confische, proscrizioni, massacri. Io lascio a' sensati fautori della ragione il trarre le giuste induzioni da sì odioso confronto.
[(A)] ved. L. annot. 88. dl T. II. delle Not. Campe.
[(68)] La Religione degli ebrei Talmudisti de' nostri tempi è appunto ciò che era la Cattolica nel suo nascere. Allorchè i Cristiani erano in ristretto numero, ignoranti, poveri, e soggetti agli stati stranieri, non parlavano che d'umiltà, e di pazienza, non ispiravano che la tolleranza, ed il candore; ma dal momento che il loro numero si accrebbe, essi predicarono ferocemente ovunque l'intolleranza, divennero sanguinarj, ambiziosi, e inesorabili, come diverebbero precisamente gli ebrei, se ne avessero il necessario potere per eseguirlo: chi potrebbe in simile caso trattenere il loro accanito furore, e la loro religiosa intolleranza? Se gli ebrei potessero fare risorgere dalle tombe i loro unti teocratici antichi di quali eccessi religiosi non sarebbero essi mai capaci, specialmente contro i loro stessi connazionali, se alcuno fra questi vi fosse il quale dotato di lumi sufficienti tentasse di svellerli all'inganno e di rischiarare la loro abbacinata ragione? Si vedrebbero a mano armata combattere tutto ciò che potesse fare contrasto a' venefici progressi della loro superstizione nel modo appunto che i cattolici fecero al primo cambiamento propizio di loro Crise, allorchè col ferro, e coll'intrigo tentarono la distruzione universale del Paganesimo, e costrinsero i frisoni, i sassoni e quasi tutto il nord ad abbracciare il loro vangelo quindi allora si vedrebbe l'ipocrito zelo di taluni farisei moderni rinnovare sopra la terra que' feroci supplizi medesimi già in uso presso gli antichi contro di coloro ch'essi distinguevano coll'odioso attributo di (Kofferim) eretici. In una parola finalmente se i cristiani, solea dire Belarmino, non detronizzarono i Neroni, i Diocleziani, e tanti altri simili Principi che non favoreggiavano troppo lo stabilimento della loro setta, non è già per che non ne fossero avidamente disposti, ma per la sola cagione della deficenza di forze opportune ad effettuarlo; quindi l'esperienza ci contesta in mille incontri, che non hanno i medesimi esitato lungamente a farne uso da quando essi hanno potuto.
[(69)] L'esempio percuotente dello stesso Spinosa n'è una prova certa, e irrefragabile; questo filosofo ebreo mentre vivea fra i di lui connazionali in Amsterdam sua patria ebbe a lottare colle più barbare vessazioni per parte de' medesimi, per che la mente peregrina di questo genio sublime non potea contenersi dal reprimere gl'innumerabili abusi riguardati da essi come sacri, e le tante superstizioni delle quali mirava orribilmente aggravata la credenza della posterità di Jacob; ma in ricompensa del suo filantropo zelo dopo di farsi una sera sentito vibrare di repente intorno d'esso un fiero colpo di coltello, che l'accidente resi fallito al braccio proditorio del devoto Aggressore, si vide scomunicato juridicamente dal Rabbino Abuab, capo della sinagoga di Amsterdam, senza speranza di riconciliazione ed ecco infatti la vera, e sola cagione che fare determinare Spinosa a rinunziare al giudaismo, bench'ei non si determinasse per niun altra setta, ma bensì contro tutte (vie de Spin. par Coler. p. 21. e seg.)
[(70)] Si vuole che una fazione qualunque prenda radicalmente possanza, e vigore fra gli uomini? Non v'ha, per riuscirvi, altro mezzo che perseguitarla. Senza i massacri della S. Bartolomeo, e de' vespri Siciliani le riforme di Lutero, e di Calvino conterebbero a' nostri giorni pochi proseliti nel mondo; e gli scritti di Voltaire, di Elvezio, di Montesquieu, e di tanti altri, avrebbero trovati uno scarso numero di acquirenti, sarebbero stati letti da pochi, se non fossero stati proibiti, condannati e abbruciati da tribunali, da parlamenti, da Inquisizioni. Tale è il destino delle cose umane; la privazione fomenta il desiderio, siccome la pienezza genera l'indifferenza, e sovente l'avversione. Questo non è già il solo de' mali che le prosecuzioni cagionano alla specie umana; esse producono sempre, o l'ipocrisia o il fanatismo, o per meglio dire l'uno, e l'altro nel tempo medesimo: come l'uomo sarebb'esso mai in sicurezza, circondato da tali orribili mostri? Oltre a ciò essa porta la tristezza ne' Cuori la quale si converte poscia in una malincolia epidemica; malattia più pericolosa in un clima che in un altro ma che lo è per tutto. Alcuna specie di persecuzione non irrita questo male come la persecuzione religiosa che lo fa degenerare in mania, e in fanatismo, per che nè la miseria, nè l'oscurità, nè la virtù nè i talenti possono garantirci da si fatta persecuzione, e le Leggi, (come lo riflette dottamente Montesquieu) il rifugio dell'innocenza sono ciò che l'innocenza ha sovente il più da temere: Il n'y a point de plus cruelle tirannie que celle que l'on exerce à l'ombre des Lois, & avec les couleurs de la Justice, lorsqu'on va, pour ainsi dire, noyer des malheureux sur la planche même sur la quelle ils s’étaient sauvés. Montesq. Grand des Rom. Chap. 14.)
[(71)] Se i popoli della terra si fossero consecrati per tempo con un animo integro alla ricerca della pura, e vera religione per esercitarla qual essa è, questa avrebbe in ogni tempo formata la loro più sicura, e perenne felicità; ma indifferenti per il loro proprio giovamento: essi hanno d'accordo follemente supposto di ritrovarlo nella pratica delle più insensate superstizioni, che ne rappresentarono il carattere, e tenere ne fecero le veci, e la condizione dell'uomo frattanto si si rese così di giorno in giorno peggiore on peut dire (ci lasciò scritto un pensatore illustre) que le genre humain s'est fait plus de maux par sa superstition, que tous les déluges, & tous les embrassemens de la terre n'ont été capable de lui en faire; questa è una verità che l'esperienza ci dimostra pur troppo ad ogn'istante; la natura si è riparata, ma lo spirito umano non lo è mai stato, per ch'esso ha da se medesimo alimentata una piaga della quale ha renduta la guarigione incurabile.
[(72)] Ben lungi, dice Lattanzio, dal marcare i riguardi che sono dovuti alla religione con uno zelo snaturato con cui si è per tante volte ferocemente tentato di costringere alcuno ad abbracciare la credenza di un altro popolo, non si fa che trasgredirla, imbrattarla, e disonorarla enormemente: si sanguine, si tormentis, si malo religionem deffendere velis, jam non deffendetur illa, sed polluetur, & violabitur. Latt. Lib. X. Justit. C. 20. E presso di noi si vide per tante volte porre in sistema la violenza, la crudeltà, e l'inganno, come fu già da noi diffusamente rimarcato, per accrescere de' proseliti a quella medesima comunione, di cui lo stesso Lattanzio sforzavasi di correggere le massime, e i costumi.
[(73)] Non avvi devoto il quale seguendo il suo detestabile temperamento o non abomini, o non oltraggi, o non riguardi con occhio d'insultante commiserazione i fautori d'una setta differente dalla sua. La Religione così detta dominante (la quale non è infatti che quella del sovrano, e delle armate) quante volte ne' secoli barbari specialmente, ha fatto ella sentire la di lei assoluta superiorità di un modo non meno crudele che ingiurioso alle sette più avvilite, e le più deboli? Ed oggi ancora ogni nazione, qualunque popolo della terra, non si reputa esso il solo amico, il solo protetto, e favorito del Dio dell'universo ad esclusione di tutti gli altri? E per fare valere questo preteso favore, si allarmano ferocemente tutti d'accordo; perseguitano, e sono perseguitati; il Cattolico romano inferisce trucemente contro tutti coloro che tali non lo sono, mentre che questi è sotto il Cielo musulmano oppresso, e trattato da giumento, la stessa sorte può aspettarsi un calvinista in Roma, siccome di un papista in paese protestante.
[(74)] Ciò che dee sembrare molto straordinario si è riconoscere per isperienza che queste orribili scene non si videro suscitare giammai fra i filosofi, che il mondo volgarmente denomina Deisti; ma esse si mirano altresì rinnovare bene di frequente fra coloro che baldanzosi arrogansi l'esimio attributo di veri credenti per eccellenza: Ma quale diversità enorme fra la truce maniera di credere degli uni, ed il sacro ponderato sistema di osservanza degli altri! un filosofo è quello che dice a Dio: io vi adoro, io seguito la vostra volontà eterna, e che non cessa di ripetere al Russo, al Chinese, al musulmano: io vi amo come esseri simili a me: un settario poi è quello che crede non potere altrimenti servire l'Essere Supremo, e adorarlo che massacrando i suoi simili, e che arrogante dice ad un altr'uomo, o pensa come io penso, o che io ti uccido. Da questa rimarcabile opposizione di sentimenti agevole ci riuscirà il decidere quale di entrambi questi individui sia il più pernicioso alla società, il più degno dell'abominio e dell'esecrazione universale.
Cap. IX.
L'Avvilimento a cui soggiacque il Popolo d'Israel per tanti secoli nel mondo non deesi ripetere che da due sole cagioni: 1º. dalla sua soverchia compiacenza nella di lui cattività: 2º. dalle ingiuste Leggi che l'opprimevano in mille guise differenti, affine di prendere un barbaro pretesto di depravarlo.
Deux obstacles (dice un erudito anonimo) presqu'également invincibles s'opposent au bonheur de l'homme; son ignorance qui le place où il n'est pas; sa faiblesse qui l'empêche de l'aller trouver où il est.
Infatti non è egli appunto questo lo stato dell'Israelita gemente sotto la soma aggravante de' pregiudizj suoi, e de' suoi ceppi, non li abbraccia esso entrambi? Lo spirito del giudaismo infetto miseramente da fantasmi spaventevoli, e diretto da uomini interessati a perpetuare la sua ignoranza, le sue debolezze, i suoi timori, come in tale infelice situazione avrebb'egli giammai potuto fare qualche progresso, come aspirare, con fondamento, a divenire più saggio, più libero e migliore? Costretto a vegetare nella sua stupidità primitiva di cui lo stesso David, e i Profeti lo rimproverano sovente; quale meraviglia, quale meraviglia, se l'ebreo fu, e restò sempre un fanciullo senza esperienza, uno schiavo senza coraggio, uno stupido che paventa di contrarre l'abitudine del raziocinio, e che sottrarsi giammai egli non seppe dall'orrido labirinto in cui lo avevano fatto smarrire gl'ingannati suoi predecessori? Egli è creduto astretto a gemere in perpetuo sotto il giogo ferale de' suoi Talmudisti che per altro canale ei non conobbe che per l'influenza de' suoi rabbini; questi dopo averlo, per così dire, manettato co' lacci indissolubili dell'opinione si sono renduti i suoi arbitri dominatori, che fecero in seguito, quale automata macchinale, gestire, risolvere, e pensare a loro capriccio. Quindi è che l'ebreo miseramente infatuato delle più bizzarre opinioni, più non riconobbe se stesso, dubitò delle sue proprie facoltà intellettuali, si diffidò dell'esperienza, paventò la verità, sdegnò la sua ragione, e l'abbandonò per seguire ciecamente le visioni tradizionali da esso lui riguardate come altrettante intenzioni discese prodigiosamente dalle impenetrabili regioni della Divinità. In tale guisa dunque l'ebreo condotto sempre da schiavo delle stravaganti opinioni altrui, non dee recare dunque sorpresa se in ogni tempo, e ovunque desso ne portò sempre i vizi, ed il Carattere. Ecco propriamente la vera, e l'unica sorgente fatale della prima causa assegnata all'avvilimento, ed alla corruzione de' Costumi del popolo d'Israel [(75)].
Or tutto cospirando pertinacemente fino ad ora a rendere l'individuo Israelita sempre più indifferente nella sua cecità, a perpetuare il suo infortunio, ed a confermarlo nel tumulto de' suoi propri smarrimenti, illuso da' suoi rabbini, pervertito da' suoi simili, soggiogato dalle infamanti catene dell'Intolleranza de' suoi tiranni, come mai la depravazione de' suoi costumi potea non essere la conseguenza immediata, fino a rendere le sue laceranti calamità ognora più abituali, e quasi ancora necessarie, e indispensabili [(76)]?
E dunque così che a tale orribile stato ridotto in vece di condurre lo sguardo sulle cause naturali, e visibili della proprie sue miserie, questo popolo attribuiva unicamente il loro concorso alla conseguenza immediata della sua Cattività, esso offriva al Cielo i fervidi suoi voti per impetrarne l'estremo termine senza potere accorgersi giammai, che quelli non erano realmente dovuti che alla sua propria smodata credulità, alla superstizione de' suoi venerati conduttori, alla alla follia di una gran parte delle sue instituzioni, alla stravaganza de' suoi usi, agl'insensati prestigj de' quali era ogn'individuo Israelita radicalmente imbevuto fino dalle fascie, alla confidenza cieca ch'essa riponeva interamente ne' prodigj, tutto aspettando da' medesimi colla massima freddezza, anche in mezzo a più pronti, e rovinosi pericoli, e nulla dalle sue facoltà, dal suo valore che reputava un delitto d'averne, o dalle sue cognizioni, e da' suoi lumi, che non curavasi mai di acquistare [(77)]. Se l'ebreo avesse riempito di buon ora lo spirito di vere, giuste, e metodiche idee; se cultivata si avesse per tempo la sua ragione, se foss'egli stato diretto da uomini interessati di stirpare i suoi pregiudizj, e d'illuminarlo, esso gionto sarebbe omai a conoscere la cagione primaria de' suoi mali senza avere avuto bisogno d'opporre al torrente de' medesimi la barriera impotente della sua cattività. Chi non riconoscerebbe da tutto ciò la causa positiva, e incontrastabile dell'avvilimento d'Israel, nel modo che aggiugnendo que' barbari trattamenti che alcune spietate leggi facevano esercitare contro d'esso in tutto il mondo, chi non rileverebbe gli altri genuini motivi della triste degradazione alla quale il medesimo soggiacque dopo una sì lunga, ed una sì complicata rivoluzione di secoli? Per quante parti, non si è da quelle tentato mille volte di combatterlo, di umiliarlo, se non di sradicare onninamente dalla terra finanche il nome, e la reminiscenza di questo popolo? Vi fu egli mai strage, o tormento di cui fatta ei non ne fosse la vittima, delitto di cui non foss'egli imputato, o disonoranti mancanze che non gli venissero malignamente attribuite [(78)]? Prescindendo dalle feroci costituzioni alle quali resero gli ebrei soggetti la Spagna, e il Portogallo, ed i terribili roghi che la truce Inquisizione di tali stati avea eretti per distruggerli senza commiserazione, senza ritegno, le tiranniche leggi de' Visigoti non tendevano esse parimenti allo sterminio universale di questo popolo ed all'annientamento radicale della sua religione, nella guisa medesima che quella di tanti stati altri avevano per solo scopo di ridurlo agli estremi della miseria ed alla più spregevole abbiezione [(79)].
Che diremo noi di quelle Leggi, non saprei se dettate da mente umana, oppure se da spirito diabolico create, le quali garantivano l'assoluta impunità a chiunque si fosse fatto l'assassino, o l'aggressore d'un ebreo [(80)]? Sono questi forse i principj salutari che insinua la Legge di grazia? Per quanto a me sia noto, G. Cristo non gli ha mai consecrati; si ha un bel ripeterci che Ecclesia nescit sanguinem, mentre oltre che tutto ciò resta smentito da infiniti monumenti che ci fanno raccapricciare[;] non è ella in ogni senso un illusione condannabile di sostenere, che la chiesa non ha temperato per tante volte le proprie sue mani nel sangue di coloro specialmente che ne erano separati [(81)], quando essa fece armare in mille incontri il braccio secolare per la severa punizione di coloro che avea già essa crudelmente condannati [(82)]? E allora quando questi fieri tormenti non so per quale rara sconosciuta clemenza loro erano risparmiati, non si faceva supplire la lingua nelle pubbliche tribune? E là che colle diatribe le più mordaci e co' più insultanti sermoni udivasi rappresentare l'ebreo, come la più spregevole delle creature terrigene, degna del vilipendio universale, astrignendolo ancora ad intervenirvi con sua stessa presenza, udire freddamente, acquiescerle, e confermarle [(83)]: è la che l'eco tramandava la massima perniciosa, e antisociale del Vescovo d'Hippona, che spoliare si debbono gli eretici de' loro beni, giacchè tutto ciò ch'essi hanno non non è che illegittimamente posseduto. È sopra que' pergami finalmente dove miravasi Crisostomo spignere ad un eccesso tale il suo livore contro la sinagoga ebrea, fino a proferire che desse erano case di dissolutezze, altrettanti ricetti di bestie feroci, e il domicilio de' demonj (Chrysost. Adv. Jud. Homel. 1. pag. 391. Homel. 3. p. 439). È questi forse il linguaggio edificante che dee tenere un Dottore della Chiesa, un pastore de' popoli? Quale forsennato potrebbe mai agitare un proposito di questo più stravagante, nè più insano?
In seguito di un quadro sì affliggente vi sarà egli chi ricerchi la seconda cagione dell'avvilimento d'Israel, ovvero chi si sorprenda di vedere questo popolo persistere tutta via negli stessi travviamenti di spirito de' secoli barbari decorsi? E come avrebbe potuto mai non discendere l'ebreo alla più umiliante prostituzione, come poteva esso mai non dedicarsi al lucro anche illecito qualche volta, ed all'usura, s'era comunque considerato come non suscettibile di morale nè di virtù, se per tutto eragli interdetto qualunque mezzo d'onesta sussistenza? Ridotto sempre ad errare quale forsennato da una in altra provincia, ovvero a battere l'uno, e l'altro mare ad oggetto di procacciarsela; riguardato per tutto incapace di possedere de' beni stabili, e di fruire di qualunque siasi pubblico impiego; esso era necessariamente costretto a disperdersi, profugo, e ramingo da regione in regione, da uno in altro Cielo, senza potere fissare giammai in alcun paese un domicilio permanente per mancanza di potere, di lumi e d'appoggio; fu allora che l'arte del Commercio da qualche tempo negligentata, e vilipesa dalla massima parte dell'Europa, divenne per gli ebrei la più fondata, la più opima, e l'unica risorsa, ne' tempi specialmente in cui a tutt'altro pensavasi fuori che al Commercio ed essendo questi allora i soli a professarlo, essi si arricchirono considerabilmente senza gran pena; ed ecco il momento in cui l'invidia spiegò il suo recondito veleno contro questi sventurati, trattandoli da usuraj, da truffatori, da infami, senza considerare i moltiplici vantaggi rimarcabili ch'essi avevano procurati alle nazioni le quali avessero inclinato ad imitarli nell'esercizio di un arte sì onorifica, e sì lucrosa [(84)]. I sovrani di que' barbari tempi non osando frugare nelle casse de' propri loro sudditi, sia che trattenuti venissero dal timore di allarmarli, o disgustarli, sia che arrestati fossero da qualche altro disegno, riserbato solo ad essi, non esitarono di mettere alla tortura gli ebrei ch'essi non riguardavano nè come sudditi, nè come Cittadini, or senza inoltrare di soverchia le nostre opprimenti ricerche ad un tale riguardo, è da credersi di proposito, che ciò che professarono gli ebrei nell'Inghilterra può somministrarci un idea presso che certa delle crudeli vessazioni che i medesimi provarono in altri stati [(85)]: aggiungasi a tutto ciò gli stravaganti pregiudizj che concorsero per infinite volte nel mondo, colle Leggi atroci da noi testè riportate, tutte in massima tendenti a vieppiù aggravare la loro sorte, ed invece di recarci stupore l'avvilimento, e la desolazione del popolo ebreo, dovremo a più fondata ragione meravigliarci, come possa esistere ancora in sembianza umana un solo individuo di questo sventurato lignaggio sulla superficie della terra [(86)]. Voltaire ha rimarcato più volte sensatamente che l'espulsione fatta si sovente degli ebrei da quasi tutti gli stati del mondo, non è servito che a maggiormente diramarli per tutte le Città, e le province dell'universo.
Tale è, senza ombra di dubbio, la vera, o piuttosto l'unica sorgente dell'umiliazione degradante del Popolo d'Israel, e della depravazione generale de' suoi costumi: ma siccome non meno l'una che l'altra non è che (nella guisa che fu da noi testè chiaramente dimostrato) l'opera o delle tiranniche insensate Leggi alle quali fu quel popolo molte volte soggetto, o del fanatismo brutale di certe nazioni fra le quali ei visse; così dalle prime sole dipende arrestarne il progresso fatale dell'una, riducendole più eque, più filosofiche, più sagge, identiche a quelle che servono di norma, di freno, e di sostegno agli altri sudditi dello stato, nella guisa medesima che alle ultime concerne unicamente il sanare l'ebreo dalla corruzione del suo spirito, spoliandosi elleno le prime di quegl'insani pregiudizj da' quali sono esse medesime orribilmente predominate; tanto è questa una verità senza eccezione, quanto che noi ci disponghiamo a renderla più evidentemente dimostrata cogli esempi memorabili di tanti uomini celebri che si fecero sempre distinguere in ogni ramo di coltura fra gli ebrei per tutto dove le Leggi provvide, ed umane loro accordarono una patria, e considerati furono da' popoli come Cittadini capaci di meritarla ad ogni riguardo, non meno per zelo, che per talenti e per saggi Costumi.