AD OLTRANZA
EDOARDO CALANDRA
AD OLTRANZA
Commedia in 4 atti.
TORINO
F. CASANOVA, Editore
1890
Questo volume fu depositato alla Prefettura di Torino a norma del testo unico delle Leggi sulla Proprietà Artistico-Letteraria approvato con R. Decreto 19 Settembre 1882, Nº 1013 (Serie 3ª).
Le Autorità competenti non possono autorizzare alla rappresentazione di questa commedia, che i soli Capi-comici muniti di regolare permesso dell’Autore o de’ suoi Eredi.
Torino, Tipografia Vincenzo Bona.
Personaggi
- CLAUDIO SERRA
- PIERO LANERI
- Barone CARLO GALLIARI
- Baronessa IDA GALLIARI
- IGNAZIO MINCHIOTTI
- CHIARA MINCHIOTTI
- ARTURO TROTA
- NICOLA
- LUIGI
- Signori e Signore.
Nel I e III atto l’azione ha luogo nella Villa Galliari. Nel II in casa Minchiotti. Nel IV in casa di Serra.
ATTO I.
Sala a terreno. Una porta nel fondo comunica col giardino per mezzo d’una terrazza. Porte a destra e sinistra. Tavola, sedie, poltrone, sofà.
SCENA I. CHIARA, IGNAZIO, TROTA, poi NICOLA
La scena è vuota. Dopo un momento Chiara, Ignazio, Trota dal giardino. Chiara con uno scialletto. Ignazio con soprabito leggiero sulle spalle, un lampioncino giapponese acceso in mano. Entrano e guardano intorno. Poi Nicola.
IGNAZIO (con enfasi)
«Deserto è il loco!...»
CHIARA
Vedi! È ancor troppo presto.
IGNAZIO
Non ho detto che fosse tardi.
TROTA
Fatto stà che qui non c’è anima viva.
CHIARA
Saranno ancora a tavola.
IGNAZIO (Andando ad una porta a sinistra)
«Ehi di casa!»
TROTA (secondandolo)
«Buona gente!»
IGNAZIO
Sicuro... «Ehi di casa?»
TROTA
«Niun ci sente!»
CHIARA (impazientita)
Insomma!
IGNAZIO (guardando l’orologio)
Eppure mi dà l’ora delle altre sere...
(Nicola entra).
CHIARA (a Nicola)
Ancora a tavola, eh?... I signori?
NICOLA
Non sono in casa.
IGNAZIO
Oh!
CHIARA
Come mai?
NICOLA
Ecco. Il signor barone e il signor Serra non sono ancora tornati da caccia.
TROTA
A quest’ora?
NICOLA
Sono andati via molto per tempo stamattina. Hanno preso la via delle paludi di... di... (indica) da quella parte là insomma, io non son pratico. Hanno detto che non sarebbero tornati che a sera.
CHIARA
Va bene, ma e la baronessa?
NICOLA
La signora baronessa è andata in città.
CHIARA
Ah sì?
NICOLA
Andata in città. È partita col treno delle dieci e undici. La si aspettava di ritorno con quello delle tre e ventuno, maaa...
CHIARA
Tornerà coll’ultimo.
NICOLA
Oh senza fallo! Infatti la carrozza è andata a prenderla alla stazione.
IGNAZIO
E la cena?
NICOLA
È pronta. Quando vi saranno...
CHIARA
Dobbiamo attenderli?
TROTA
Come crede lei...
CHIARA
Sarà meglio. Già qualcuno non tarderà a comparire.
(Nicola si ritira).
IGNAZIO (consulta l’orologio)
Sfido, io!
(Chiara siede sul canapè, Trota siede vicino, Ignazio esce sulla terrazza).
TROTA
Il barone e Serra non vorranno dormire nei campi.
CHIARA
E l’Ida non vorrà passare la notte in città... Sola. Perchè non avrà condotto la cameriera.
TROTA
Naturale, per una gita di poche ore. — Sarà andata per sbrigar qualche affaruccio.
CHIARA (dopo un momento)
In questa stagione non vi son conoscenze. Lei, che vi è stata ieri, avrà visto...
TROTA
Pochissima gente.
CHIARA
Qualcheduno, così... di passaggio.
TROTA
Di passaggio, naturale.
CHIARA
Ha incontrato, per caso, Laneri?
TROTA
Piero Laneri?... Ah sì, sul Corso, proprio in faccia alla stazione.
CHIARA
Che faceva?
TROTA
Sul Corso? Passava...
CHIARA
Oh si capisce...
TROTA
Voglio dire che ci siamo appena scambiato un saluto: io correvo, avevo fatte tutte le commissioni avute da lei, e temevo di perdere il treno.
CHIARA
Già. (si alza; fra sè) Se vi era ieri vi sarà stato anche oggi... Ida, Ida!
TROTA
Cosa mormora? Ride?... no...
CHIARA (subito, voltandosi)
Ridere? Perchè?... di che cosa dovrei ridere?
TROTA
Gli è quel che dicevo, perchè dovrebbe ridere?
IGNAZIO (rientrando)
Eccoli! Sicuro, eccoli qui.
SCENA II. CARLO, CLAUDIO, (Nicola che accorre) e Detti
Carlo e Claudio si sbarazzano degli schioppi e dei carnieri, consegnandoli a Nicola che li porta con sè.
CARLO
Buona sera, buona sera!
TROTA
Così, è andata bene?
CARLO
Malissimo, giornataccia! — Per conto mio sono stato sfortunato, non ebbi quasi occasione di sparare; e l’amico Serra che l’ebbe più volte... Lasciamo andare. (guardando intorno) Ma... e l’Ida?
IGNAZIO
È andata in città.
CARLO
Ah! — (dopo un momento) Bene, bene. — E... non è ancora tornata?... Avrà perduto il treno delle tre.
CLAUDIO
Non aveva detto d’andarvi?!
CARLO
No. Ma siamo partiti così per tempo! Può darsi che le sia venuta in mente una qualche commissione; si sarà trovato mancare qualche cosuccia per la toeletta, o per il suo lavoro. Sarà arrivata una lettera colla posta delle nove. In questa stagione vi sono sempre amiche che tornando dai bagni per andare in campagna fanno una sosta in città, e vi si dànno convegno.
CHIARA
Purchè non perda anche l’ultimo treno...
CARLO
Ah no, spero di no! — Sarebbe noioso per lei: sarei anche inquieto. — Nicola? (chiamando) Nicola?
NICOLA (entrando)
Comandi?
CARLO
S’è pensato a mandar la carrozza per ricondurre la signora?
NICOLA
Sissignore.
CARLO (consultando l’orologio)
E allora, allora non può tardare (raggiunge Claudio che sarà andato alla terrazza).
(Un silenzio).
IGNAZIO
Con questi benedetti treni... Sicuro...
CHIARA
Zitto!
IGNAZIO
E come le battezzano le locomotive! Argante, Fieramosca, Saetta, Veloce,... Ci metterei su: Tartaruga, Gambero, Lumaca...
CHIARA
Silenzio! Dobbiamo sentir la carrozza.
CLAUDIO
Eccola!... sento le ruote.
CARLO
E vedo le lanterne (esce).
CHIARA (a mezza voce)
Purchè ci sia.
IGNAZIO
Se si vede e si sente...
CHIARA
Eh! sì... la carrozza, ma lei...
TROTA
Donna Ida? — E se non ci fosse?
CHIARA
Eh via! (fra sè) Misericordia!
SCENA III. Detti, IDA
IDA (entra con Carlo)
Eccomi; amici, buona sera (si toglie il cappello). Che volete, ho perduto il treno delle tre, per cinque soli minuti...
CARLO
Si può perdere con meno (osservandola, ma con naturalezza). Sei stanca?
IDA
Stanca? — Niente.
CARLO
Pure...
IDA (con brio)
Ehee! Non vi sarebbe da far meraviglie se lo fossi un pochino. — Ho camminato a piedi, tanto (sottraendosi allo sguardo di Carlo). Ho fatto un mondo di cose... Sono stata a scegliere musica; poi, dal libraio. Non avevo più guanti. La sarta m’ha fatto aspettare... È per lei che ho perduto il treno. (a Chiara) Non si direbbe in questa stagione, eppure c’erano parecchie signore che aspettavano, che avevano la precedenza. (a Carlo) E... lor signori?
CARLO
Noi? — Pessima caccia. Non è vero, Claudio?... Mi rivolgo a lui, perchè è molta colpa sua. (all’Ida) Ma, non avevi detto nulla ieri sera?
IDA
Di che?
CARLO
Della tua gita, perbacco?
IDA
Se nol sapevo, se non ci pensavo.
CARLO
Hai avute lettere.
IDA
Te l’ha detto Nicola?
CARLO
Nicola non m’ha detto niente; lo immagino io.
IDA
Ho avuto una lettera... sì. Domanda di soccorso, al solito. — Ma mi sono decisa di andare in città, quando ho saputo che non sareste tornati per il pranzo.
CARLO
A proposito... muoio di fame. — Nicola!
IDA
Suppongo che sarete serviti.
CARLO
Sarete!... E tu?
IDA
Ho preso qualche cosa alla stazione, aspettando. Non ho più appetito.
CHIARA
Spero non rinunzierai alla cena per noi?
IDA
Immaginati! In ogni caso, si potrebbe passar tutti in sala.
NICOLA (sulla porta)
Servito in tavola.
CARLO
Aah!
IGNAZIO
Non auguro buon appetito! Eh? Non occorre.
CARLO
Se voleste passar al biliardo!
IGNAZIO
Dopo, dopo.
CARLO
Allora (a Claudio) a noi (escono).
SCENA IV. Detti meno CARLO e CLAUDIO
Ida e Chiara seggono dalle due parti della tavola. Ida s’intratterrà coi libri, coi giornali; avrà il sorriso distratto, l’occhio fisso di chi è assorto in un pensiero. Trota sfoglierà un giornale illustrato. Ignazio passeggia.
IGNAZIO
Ah! per esempio, faticar tutto il giorno, coi piedi nell’umido e il capo al sole, e tornar poi a casa col carniere leggiero, deve essere... sì, deve essere umiliante. Però, quando va bene e si torna curvi... sì curvi sotto il peso del pelo e della piuma, deve essere una gran bella soddisfazione. (a Trota) Che ne dite?
TROTA
Non sono cacciatore.
IGNAZIO
Sfido, io!
TROTA
Chi sfida, lei?
IGNAZIO
Ohoo! Sfido nessuno. Dico così, che per essere buon cacciatore bisogna... Sicuro, bisogna alzarsi presto il mattino. — E lei, dorme fino alle undici, per lo meno.
TROTA
Per lo meno!...
IGNAZIO
Eehe! Senta...
CHIARA (voltandosi)
In ogni caso, meglio così; meglio dormir tardi che far come un tale di mia conoscenza che alle sette è sempre in piedi. Cammina come se avesse le scarpe di piombo. Urta nei mobili, sternuta, sbadiglia, tossisce; non può dire una parola con voce un po’ moderata, da persona per bene. Esce in giardino, rientra in casa, ammorba le sale col sigaro, porta coi piedi la terra dei viali su tutti i tappeti. — Non ridere!
IGNAZIO (con flemma)
Non rido.
CHIARA
E come se non bastasse, tre volte per settimana attacca a sparar fucilate, fitte, che par d’essere in una finta battaglia. — Ah! non ridere sai.
IGNAZIO (con compiacenza)
Dalle sei alle sette — Un giorno sì, e l’altro no. — È l’ora che vi sono più passere in giardino. Quella è la mia caccia; piccola, ma comoda...
TROTA
Non per gli altri, già.
IGNAZIO
Non lo posso far tutti i giorni; per non disgustarle. Se si vedessero tirar tutti i giorni abbandonerebbero il giardino.
CHIARA
Bel divertimento. Questo si chiama non aver cuore. Che cosa ti fanno quelle povere bestioline?
IGNAZIO
Ah! Vediamo, cosa fanno a te, quando vengono poi in tavola al sugo? (all’Ida) S’io avessi una terrazza come quella, spargerei del panico, terrei l’uscio aperto, e di qui, senza muovermi... pan, pan... pan!...
CHIARA
Quando dico che non ha cuore! (all’Ida) Se tu vedessi come fa con Bijou, mai una parola, mai una carezza; come se non ci fosse. Se lo trova sulla poltrona, lo mette a terra e siede lui! — A tavola poi, non se n’occupa; di’ un po’ se si ricorda di dargli le creste od i fegatini dei polli... e sa quanto n’è ghiotto!... È un canino, e... si sa, poverino... Allora, bizze senza nome, chiama Stefano, urla: Matteo! chiede soccorso, come s’avesse l’inondazione in casa. — Dico io! Ma Bijou è intelligente, comprende e lo giudica.
IGNAZIO
Bontà sua... Lo tratto coi guanti: è il padrone di casa.
CHIARA
Lo giudica. E si regola in conseguenza.
IGNAZIO (brontolando)
Se si regolasse in conseguenza nel cortile, nel giardino... e non in camera mia.
CHIARA
Invece, con Trota, bisogna vedere...
TROTA
È un amore.
CHIARA
Ma Ida! — Sei ancora in città?
IDA (scotendosi)
Oh no! Son qui, tutta con voi. (tira a sè una panierina da lavoro, con un ricamo arrotolato).
CHIARA
Ci sei andata più volte in questo mese?
IDA
Due; forse tre, al più.
CHIARA
Non ci vado mai, durante la campagna. Tanto ci stò volentieri d’inverno, altrettanto ne rifuggo l’estate. Poca gente, eh?
IDA
Pochissima.
CHIARA
Non hai trovato persone di conoscenza?
IDA
Eh no.
CHIARA
Nemmeno... Laneri?
IDA (trasalendo)
Laneri?!... No. — Perchè avrei dovuto trovar Laneri? (fruga nella panierina).
CHIARA
Oh... perchè so che c’era.
IDA (con indifferenza)
Ah ecco.
CHIARA
So che c’era, da Trota che l’ha veduto ieri.
TROTA
Precisamente. Davanti alla stazione; io partiva, egli arrivava.
IDA
Proprio così. Ho veduto poca gente. Nessuno anzi. (svolgendo il ricamo con gesti un po’ febbrili, ne scatta fuori una lettera che sdrucciola a terra. La raccoglie con un rapido aggrottar di ciglia e la ripone nella panierina).
CHIARA
Oh! oh! (scherzando) un biglietto amoroso?
IDA
Pare.
IGNAZIO
Ecco l’amico Serra. — Quello è lesto a cenare!