LA PRIGIONE
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ACQUA SUL FUOCO
ERCOLE LUIGI MORSELLI
LA PRIGIONE
DRAMMA IN TRE ATTI
6º migliaio
MILANO
CASA EDITRICE VITAGLIANO
DELLO STESSO AUTORE:
«IL TRIO STEFANIA»
Casa Editrice Vitagliano — L. 6.
PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA
I diritti di riproduzione, di traduzione e di rappresentazione sono riservati per tutti i Paesi, compresi i regni di Svezia, Norvegia e Olanda.
Per la rappresentazione delle presenti opere occorre il permesso della Società Italiana degli Autori — Milano, Corso Venezia, 6.
30-11-20-5
Copyright by CASA EDITRICE VITAGLIANO, 1920
Dalle Officine Grafiche SAITA & BERTOLA — Milano, Corso Romana, 113
LA PRIGIONE
PERSONAGGI:
- Marchese Romano Ferruti Della Lizza
- Luisa, sua moglie
- Selvaggia — Gaia — Ing. Lorenzo, loro figli
- Jacopo, fratello di Romano
- Contessa Rosa Taddei, sorella di Luisa
- Marchese Piero della Turrita, fidanzato di Gaia
- Signor Roberto Ricotti
- Marchese Del Sassetto
- Chiara, sua figlia
- Conte Buonincontri
- Contessa Buonincontri, sua moglie
- Marta — Pia, loro figlie
- N. H. Pippo Serdoni, patrizio senese
- Donna Fulvia, sua moglie
- Avvocato Tondi
- Signor Mattei
- Madame George
- Antonio — Maddalena, vecchi domestici di casa Della Lizza
- Invitati.
In Siena, nel palazzo dei marchesi Della Lizza, sul morire del secolo XIX.
ATTO PRIMO
LA SCENA
Un grande salotto rettangolare: mobili dorati del miglior Settecento. Nella parete di fondo due bifore, di bel disegno del Rinascimento, si aprono alla luce di uno splendido pomeriggio di settembre, in cui ridono case senesi parate a festa, di giallo, di rosso e di verde. In ciascuna delle pareti laterali, una porta a due battenti verniciati di bianco, con stemma dorato. Presso le porte due piccole consolles sormontate da specchi. Tra le due finestre del fondo un divano e poltroncine. Sedie lungo le pareti. Nel mezzo un tavolino col piano di porfido, vicino al quale sono altre due poltroncine. Portiere e tappezzerie di una seta chiarissima, verde, bianco e celeste. Sulla consolle di sinistra sono vassoi di dolci e un grande servizio per cioccolata, elegante porcellana del Settecento. Ai davanzali delle bifore sono esposti ricchi damaschi verdi. Appesi alle pareti ritratti di antenati in parrucca. Quello appeso sulla porta di sinistra, deve essere d'uomo.
SCENA PRIMA
Buonincontri, Sassetto, Serdoni in gruppo presso la finestra di sinistra parlano, bevendo la cioccolata. Gaia e Piero nel vano della finestra parlano tra loro. Roberto, stando più sdraiato che può su una delle poltroncine presso il tavolino di mezzo, segue con maliziosa compiacenza i movimenti di Selvaggia. La quale, sapendosi guardata, si studia d'esser procace, mentre riempie una tazza di cioccolata, alla consolle di sinistra.
SELVAGGIA
(offrendo con un inchino scherzoso)
E lei, mister Ricotti, si degna d'essere servito da me?
ROBERTO
Bada che ti appiccico un bacio che fa epoca!
SELVAGGIA
Dopo! Quando passa la processione (via da destra).
SERDONI e BUONINCONTRI
(scoppiando a ridere)
Oh, bella, bella, bella!... Questa non la sapevo proprio! (si stringono attorno a Sassetto che continua a parlare sottovoce).
(Da destra il rumore di un moderato battimani, misto a un confuso suono di voci femminili).
MATTEI
(entrando da destra, soffiando)
Roberto. Si va via?
ROBERTO
Nemmeno per sogno!
MATTEI
Tu ti diverti eh? briccone! Ma io crepo se sto un altro quarto d'ora in questo museo vivente!
ROBERTO
Come? L'inno sacro della contessa Buonincontri non ti è piaciuto?!
MATTEI
Adesso c'è di peggio! C'è un poema e di quella spaventa-passeri svizzera! Un po-e-ma! «Les amours de Psyché et Cupidon»!... Capisci? che cosa ha avuto il coraggio di scrivere?... Con quel muso!
(Roberto abbocca un grosso pasticcino ridendo).
SCENA SECONDA
Luisa entra da destra seguìta dalla Contessa Buonincontri, Chiara, Marta, Pia, Selvaggia, madame George e da altri invitati; ultima donna Fulvia, la cui modernità risplende in quello stuolo di anticaglie.
LUISA
(traversando la scena)
No, no,... vi prego!... onoriamo le nostre belle costumanze!... trasportiamoci nel salottino rosso... L'eco di quella poesia sacra non deve esser turbata dall'aurea classicità dei vostri poemetti, madame George!
Madame GEORGE
Oh! io sono molto profana!...
Contessa BUONINCONTRI
L'arte ha tutta in sè del sacro, illustre amica. (Il gruppo esce da sinistra).
Donna FULVIA
(passando, con ironia)
Buon appetito, signor Ricotti.
ROBERTO
(senza scomporsi)
Grazie mille, donna Fulvia!
MATTEI
È caustica. Segno che non ti ha ancora sostituito? (sbadiglia).
ROBERTO
Perchè non ci provi tu, invece di sbadigliare?
MATTEI
Proprio?...
ROBERTO
Che cosa vuoi che me ne importi!
MATTEI
Eh! capisco!... Ti sei dato a una caccia ancora più proibita...
ROBERTO
(alzandosi e minacciandolo fra il riso e il serio)
Linguaccia!
MATTEI
(lo prende a braccetto e lo conduce verso la porta di sinistra)
Vai a gonfie vele con la marchesina... Eh!... Ho visto... Ho visto!... (escono).
SCENA TERZA
BUONINCONTRI e SERDONI
(a una voce)
Eeeeeh?
SASSETTO
(venendo avanti verso destra)
... È grossa! lo so anch'io che è grossa... Ma ne ho colpa io se le nostre più antiche casate ruzzolano tutte così nel brago?... È scritto lassù...
BUONINCONTRI
(sospirando)
Dio ci abbandona! È stanco di noi!...
SERDONI
... perchè troppa gran parte di noi ha abbandonato Lui... vilmente!... come dice sempre Monsignore...
SASSETTO
(scorgendo Tondi sulla soglia di destra)
Oh! avvocato!... E così? Ha visto? (guardando di non essere udito da altri) Le nostre previsioni erano dunque fondate!
BUONINCONTRI
Più fondate del suo ottimismo!
TONDI
Perchè?
BUONINCONTRI
Il marchese non scende...
SASSETTO
Si è dato indisposto per non incontrar lei, naturalmente.
TONDI
Ma niente affatto: discendo ora dal suo studio... Mi ha fatto chiamare.
SASSETTO, BUONINCONTRI, SERDONI
(ad una voce)
Eeeeeh?
TONDI
Sicuro! e ho anche una buona lezione da portare alla Banca da parte del marchese!
BUONINCONTRI, SERDONI
(c. s.)
Come? come?
TONDI
Io ve l'avevo detto che non avrebbe accettato una condizione simile... era un'offesa...
SERDONI
Ritira la cambiale?
BUONINCONTRI
Paga quindici mila lire?!!
TONDI
Le ha pagate già! Senza chiacchiere, senza frasi. Non vi pare una lezione da gran signore?
SERDONI
(tra sè inebetito)
Quindici mila lire?
BUONINCONTRI
(come Serdoni)
Quindici mila lire?!!...
SASSETTO
(ghignando)
Sfido io che è indisposto, allora!... Quindici mila lire così... su due piedi...
TONDI
Oh! no... Un po' di stanchezza. Lavora troppo. (Roberto viene da sinistra verso il gruppo).
SASSETTO
Ahi! ahi! ahi! Lavora sempre a quel benedetto «Quattrocento senese»?
TONDI
Già... credo... Perchè?... Le dispiace?
SASSETTO
Stiamo freschi!... Chi sa, come ce li concerà quei poveri antenati nostri! (con intenzione). Che cosa ne dice l'egregio signor Ricotti?
ROBERTO
(con ostentazione)
Li compatisco! Non tutti possono aver la fortuna di discendere da un nonno ciabattino, come me!
TONDI
Lui, gli antenati, se li porta qua!... (accennando il portafogli).
ROBERTO
Vedete un po'! Se invece di essere nato in questa miserabile Italia, fossi nato negli Stati Uniti, mio padre lo avrebbero chiamato il Re delle scarpe... e io sarei stato Principe!...
SASSETTO
... delle scarpe! già già. Verissimo! Verissimo! (tutti ridono).
SELVAGGIA
(affacciandosi da sinistra)
Signor Ricotti!
ROBERTO
Marchesina Selvaggia!
SELVAGGIA
E la zia?
ROBERTO
Non l'ho vista.
SELVAGGIA
Adesso vado a prenderla io! (esce correndo da destra).
ROBERTO
Brava! (esce dietro a lei guardandola con compiacenza di conquistatore).
BUONINCONTRI
(a Sassetto)
Si vogliono un gran bene, è vero, quei due?
SASSETTO
Uh! un bene straordinario!!... specialmente lei... credo!
BUONINCONTRI
Eh! eh!... La ragazza è saggia!... Quel calzolaio potrebbe rialzare le sorti economiche del «grande patriziato dei Della Lizza», come lo chiama la marchesa Luisa!
(Serdoni e Tondi escono parlando da destra. Incomincia uno scampanìo lontano).
SASSETTO
Pare assodato però che il nostro marchese professore non voglia neppure sentir parlare di lui.
BUONINCONTRI
Già... Già... Ma... perbacco!.., questo colpo delle quindici mila lire... farebbe credere...
SASSETTO
Ma no! Perchè andare a strologar misteri quando la verità è così semplice!... Si sa battere, prima di tutto... e poi... gli vogliono bene insomma! gli vogliono bene tutti! Ecco il gran mistero! Non vedi l'avvocato Tondi? «Se chiede denaro vuol dire che lo può restituire»: ecco che cosa dicono tutti. E seguitano a prestargliene!
CHIARA
(di fuori, poi affacciandosi da sinistra seguita da Marta e Pia).
Ma sì! vedrete! adesso lo chiedo a papà... Papà!
SASSETTO
(voltandosi)
Tesoro!
CHIARA
È questo il segnale dell'uscita?
SASSETTO
Eh?... che uscita? Ah! Ah!... Sono sempre così distratto!... (ascoltando le campane) Scusate!... Sì... sì... sicuro, figlia mia.., in questo momento la processione esce dal Duomo.
MARTA, CHIARA, PIA
Uh! che bellezza!... Avete visto!... È questo! È questo! (via tutte da sinistra).
SASSETTO
È così. È così, caro Buonincontri!... Vuoi che ti riveli da che parte vengono quelle quindici mila lire?
BUONINCONTRI
Tu lo sai?
SASSETTO
Semplicissimo: dal Banco Fiorentino.
BUONINCONTRI
Eh? Dal Banco Fiorentino?! Così ostico sempre!
SASSETTO
Così stanno le cose, amico mio! Quest'uomo rovinato gode una di quelle fiducie... che noi a mala pena riusciamo a sognarci di notte... e... quando la digestione è in regola!... (ride. Escono da destra).
SCENA QUARTA
PIERO
(avanzando nel vano della finestra)
Tu sei un angelo, Gaia... tu non hai occhi fuor che per il bene!
GAIA
Il babbo soffre... è vero... me ne son avvista anch'io...
PIERO
E dunque?
GAIA
Ma non le dice nulla... mai... Non si lamenta mai con lei di questa vita di città... Con lei fa finta d'esserne beato!
PIERO
(con dolce rimprovero)
Ah! Gaia! Se io soffrissi per causa tua... dovrei dirtelo... perchè tu te ne avvedessi?
GAIA
No!... Piero!! L'indovinerei subito!!... Ma credi pure che li ho sentiti io tante e tante volte rallegrarsi tra loro d'aver salvato questo palazzo, che chi sa in quali mani sarebbe caduto...
PIERO
Di questo non dubito. Ma salvare il palazzo è una cosa, e viverci è un'altra. Lui, mia cara, aveva sognato di poter vivere con tua madre come vivremo noi, nella pace di una campagna, tra studio e amore... Unica felicità del mondo!!... Lui non parla, Gaia... Lui non dice nulla... Ma basta guardarlo!... Quando noi col nostro egoismo di ragazzi innamorati gli riempiamo la testa delle nostre felicità future... Oh! non piange, no! Ride!... Ma è più che se piangesse! Io giurerei che rivede quella sua antica «Villa Speranza» dove gli sei nata tu... e che non è più sua... che non ritornerà più sua!... Pensa se dovessimo rinunziar noi al nostro sogno, alla nostra piccola «Villa Gaia»...
GAIA
No!
PIERO
Se per un qualche destino avverso... non la potessimo più avere...
GAIA
(prendendogli un braccio con terrore)
No! Piero!
PIERO
(ridendo)
No! No! Non aver paura, mia reginotta dalle trecce d'oro!... Le fate guardano la nostra casetta... e ottobre è vicino... (stringendole forte la mano, poi baciandogliela) vicino! vicino! vicino!
MADDALENA
(entra da sinistra, posa un grosso bricco di rame sulla consolle)
Signorina, c'è una bella nuova!
GAIA
(scendendo)
Che c'è Maddalena?
MADDALENA
Indovini un po' chi è arrivato?
GAIA
Chi?
MADDALENA
Il signor ingegnere!
GAIA
Lorenzo?! (felice) Senti, Piero? è arrivato Lorenzo (a Maddalena) E dov'è?
MADDALENA
(mettendosi il dito sulla bocca)
Zitta!... Per carità! è salito subito subito su dal signor Marchese, e m'ha detto: Non lo dire a nessuno che son venuto.
GAIA
(diventando seria)
Perchè avrà detto così?
PIERO
Eh! non mi par difficile indovinarlo! Avrà fretta di ripartire... vorrà parlar d'affari col babbo... Sai che questi ricevimenti sono sempre stati un incubo per tuo fratello.
SCENA QUINTA
MOLTE VOCI
(da destra)
Ooooh! Finalmente! Oooh!
Piero riconduce Gaia alla finestra. Maddalena vuota il bricco di rame in quello di maiolica, poi esce da sinistra.
SELVAGGIA
(entrando da destra)
Di qua, di qua, zia! È arrivata la cioccolata calda calda!
Rosa, vestita molto antiquata e buffa, entra al braccio di Sassetto. Seguono Roberto, Buonincontri, Serdoni.
ROBERTO
(a Selvaggia che è corsa alla consolle di sinistra)
Poca poca! Mi raccomando! Non si va in paradiso, a bere molta cioccolata!
ROSA
(col suo fare da scema di mente)
Che ne sa lei del paradiso? ereticaccio! Chissà quanta cioccolata bevono anche lassù, oggi! dico io!
SASSETTO
Sicuro! bisognerebbe essere scomunicati per non bere la cioccolata in questa ricorrenza!
BUONINCONTRI
(offrendole)
Qualcuno di questi pasticcini? (continuando a tenerle dinanzi il vassoio anche dopo che Rosa ha preso con ambe le mani e mangia avidamente).
SERDONI
(offrendole un vassoio di biscotti)
Questi son «riccioli d'angiolo»... non si possono rifiutare, contessa!
ROBERTO
Sarebbe un peccato mortale!
ROSA
(a bocca piena, ingegnandosi a prendere)
Uh! grazie... troppo buoni!
SASSETTO
Noi... o i pasticcini?
ROSA
(risponde con un mugolìo espressivo, avendo la bocca piena).
SELVAGGIA
Ecco la cioccolata, zia; ci ho messo cinque cucchiaini di zucchero. Va bene?
ROBERTO
Troppo poco! diavolo! cinque soli! (prende una zuccheriera e gliene mette qualche altro).
ROSA
(schermendosi)
No!... No!... No!...
Giunge da sinistra il suono di un battimani come il primo.
CHIARA, MARTA, PIA
(entrando da sinistra)
Oh! oh! La contessa Rosa! Buon giorno! Come sta? L'aspettavamo! Perchè si è fatta aspettar tanto?
ROSA
(risponde con dei mugolii a bocca piena e con dei gesti ai saluti, ai complimenti).
CHIARA
Si ricorda la sua promessa, contessa Rosa? Ci deve recitare la morte di Poppea!
MARTA
Sicuro!
PIA
Subito allora! Madame George ha finito il suo poema.
CHIARA
Si, sì, sì! Venga, contessa Rosa. Sia buona! (spingendola verso sinistra).