DEMOCRAZIA FUTURISTA

434 — IV-1919 — Cooperativa Grafica degli Operai.

F. T. MARINETTI

DEMOCRAZIA

FUTURISTA

DINAMISMO POLITICO

1919

FACCHI, EDITORE — MILANO

18, VIA DURINI

Dedico questa prima opera di politica futurista ai Fasci politici futuristi di MILANO, ROMA, FIRENZE, FERRARA, TARANTO, PERUGIA, ecc. e all'Associazione degli Arditi.

F. T. M.

INDICE

[pg!11]

[1.]

Un movimento artistico crea un Partito Politico.

Il nostro Partito Politico Futurista è nato naturalmente dalla grande corrente spirituale del movimento artistico futurista.

Unico nella storia il nostro Partito è stato concepito, voluto e attuato da un gruppo di artisti poeti, pittori, musicisti, ecc.: che, carichi di genio e di coraggio ormai provati, dopo avere svecchiato brutalmente e modernizzato l'arte italiana sono giunti logicamente ad una concezione di politica assolutamente sgombra di retorica, violentemente italiana e violentemente rivoluzionaria, libera, dinamica e armata di metodi assolutamente pratici.

Poichè un passato illustre schiacciava l'Italia e un avvenire infinitamente glorioso ribolliva nel suo seno, appunto in Italia, sotto il nostro cielo troppo voluttuoso, l'energia futurista doveva nascere, dieci anni fa, organizzarsi, canalizzarsi, trovare in noi i suoi motori, i suoi apparecchi di illuminazione e di propagazione. L'Italia, più di qualunque altro paese, aveva un bisogno urgente di futurismo, poichè moriva di passatismo. L'ammalato [pg!14] inventò il proprio rimedio. Noi siamo i suoi medici occasionali. Il rimedio vale per gli ammalati di ogni paese.

Il nostro programma immediato era di combattimento accanito contro il passatismo italiano sotto le sue forme più ripugnanti: archeologia, accademismo, senilismo, quietismo, vigliaccheria, pacifismo, pessimismo, nostalgia, sentimentalismo, ossessione erotica, industria del forestiero, ecc. Il nostro movimento ultra-violento, anticlericale, antisozzalista e antitradizionale si fondava sul vigore inesauribile del sangue italiano e lottava contro il culto degli avi che, ben lungi dal cementare la razza, l'anemizza e l'imputridisce.

Il futurismo, nel suo programma totale, era un'atmosfera d'avanguardia; la parola d'ordine di tutti gl'innovatori o franchi-tiratori intellettuali del mondo; l'amore del nuovo; l'arte appassionata della velocità; la denigrazione sistematica dell'antico, del vecchio, del lento, dell'erudito e del professorale; un nuovo modo di vedere il mondo; una nuova ragione di amare la vita; una entusiastica glorificazione delle scoperte scientifiche e del meccanismo moderno; una bandiera di gioventù, di forza, di originalità ad ogni costo; un colletto d'acciaio contro l'abitudine dei torcicolli nostalgici; una mitragliatrice inesauribile puntata contro l'esercito dei morti, dei podagrosi e degli opportunisti, che volevamo esautorare e sottomettere ai giovani audaci e creatori; una cartuccia di dinamite per tutte le rovine venerate. [pg!15]

La parola futurismo conteneva la più vasta formula di rinnovamento; quella che, essendo a un tempo igienica ed eccitante, semplifica i dubbî, distrugge gli scetticismi e raduna gli sforzi in una formidabile esaltazione. Tutti i novatori s'incontrarono sotto la bandiera del futurismo, perchè il futurismo proclamava la necessità di andar sempre avanti, e perchè proponeva la distruzione di tutti i ponti offerti alla vigliaccheria. Il futurismo era l'ottimismo artificiale opposto a tutti i pessimismi cronici, il dinamismo continuo, il divenire perpetuo e la volontà instancabile. Il futurismo non era dunque sottoposto alle leggi della moda nè al logorìo del tempo, non era una chiesuola nè una scuola, ma piuttosto un grande movimento solidale di eroismi intellettuali, nel quale l'orgoglio individuale è nulla, mentre la volontà di rinnovare è tutto.

Il futurismo italiano, profeta della nostra guerra, seminatore e allenatore di coraggio e d'orgoglio italiano, ha aperto undici anni fa il suo primo comizio artistico col grido: W. Asinari di Bernezzo! Abbasso l'Austria!

I futuristi organizzarono Le due prime dimostrazioni contro l'Austria nel Settembre 1914 a Milano in piena neutralità, bruciarono in piazza otto bandiere austriache e furono incarcerati a S. Vittore.

Vollero la guerra, lottarono per la guerra e fecero la guerra. [pg!16]

FUTURISTI

Morti in prima linea.

Cantucci (medaglia d'argento).
Stojanovich.
Sant'Elia (medaglia d'argento).
Carlo Erba.
Athos Casarini.
Luca Labozzetta.
Luigi Peron-Cabus.
Visone.
Occhinegro.
Angelo Della Santa.
Annunzio Cervi (medaglia d'argento).
Ugo Tommei.

Feriti in prima linea.

Guizzi Doro.
Nino Zuccarello.
F. T. Marinetti.
Nino Formoso.
Jamar 14.
Bolongaro (medaglia di bronzo).
Racchella (5 ferite — mutilato — medaglia di bronzo).
Raffaele Merola (mutilato).
Berr (4 ferite — 2 medaglie d'argento).
Piero Bolzon.
[pg!17]
Gennari (mutilato — 3 medaglie d'argento).
Soffici (medaglia di bronzo).
Russolo (mutilato — medaglia d'argento).
Vann'Anto'.
Dessy.
Olao Gaggioli (4 medaglie).
Steiner (mutilato).
Mario Carli.
Marcello Manni.
Ugo Piatti.
Ottone Rosai (medaglia d'argento).
Enrico Rocca.
Cerati.
Astarita (medaglia d'argento).
Morpurgo.
Catapano (medaglia di bronzo).
Paolo Rubio.
Businelli (medaglia d'argento).
Raffaello Franchi.
P. P. Carbonelli.
Urrico Foa.
Berto Ronchis (mutilato — 3 medaglie).
Romano Imegli (2 medaglie).
Renato Beccati (2 medaglie).
Renato Zamboni (mutilato).
Giorgio Forlai.
Giovanni Brunetti.
Nino Scotto (4 ferite).
Corrado Giusti.
G. Benasciuti.
Arturo Breviglieri.

[pg!18]

Morto sotto le armi.

Umberto Boccioni.

Convinti di avere col genio profetico, il coraggio, il sangue e la tenacia collaborato ampiamente alla formidabile vittoria italiana, i futuristi italiani sentono oggi la necessità di partecipare direttamente alla direzione politica dell'Italia, lanciando in avanti un sogno rinnovatore infinitamente più audace e un programma di libertà infinitamente più rivoluzionario.

Il Corriere della Sera diceva nell'aprile 1917: «Purchè l'Italia non sia, come a volte pare, un organismo sociale sui generis, nè aristocrazia nè democrazia, ma gerontocrazia, una gelosa repubblica senile ove — salvo strabilianti eccezioni — è preclusa la strada a chi non sia tanto stagionato e infiacchito da non dare ombra a nessuno».

Sì: è così. È assolutamente così, ed è contro questa Italia schifosa — sostenuta in realtà dal Corriere stesso — che noi combattiamo da dieci anni.

Il manifesto del Partito Politico Futurista Italiano, pubblicato e lanciato l'11 febbraio 1918, dichiara:

«Bisogna portare la nostra guerra alla sua vittoria totale, cioè allo smembramento dell'impero austro-ungarico, e alla sicurezza dei nostri naturali confini di terra e di mare, senza di che non potremmo avere le mani libere per sgombrare, pulire, rinnovare e ingigantire l'Italia». [pg!19]

La nostra profezia, come altre nostre, si è pienamente realizzata. Il nostro ottimismo futurista molte volte deriso, combattuto da quasi tutti, ha avuto pienamente ragione.

Abbiamo le mani libere. Incominciamo dunque senza ritardo a sgombrare, pulire, rinnovare e ingigantire l'Italia, liberandola dal peso del passato e dello straniero.

Il Partito Futurista vuole una Italia libera, forte, non più sottomessa al suo grande Passato, al forestiero troppo amato e ai preti troppo tollerati: una Italia fuori tutela, assolutamente padrona di tutte le sue energie e tesa verso il suo grande avvenire.

Il Partito Politico Futurista sarà nettamente distinto dal movimento artistico futurista. Questo continuerà nella sua opera di svecchiamento e rafforzamento del genio creativo italiano. Il movimento artistico futurista, avanguardia della sensibilità artistica italiana, è necessariamente sempre in anticipo sulla lenta sensibilità del popolo. Rimane perciò una avanguardia spesso incompresa e spesso osteggiata dalla maggioranza che non può intendere le sue scoperte stupefacenti, la brutalità delle sue espressioni polemiche e gli slanci temerari delle sue intuizioni.

Il Partito Politico Futurista invece intuisce i bisogni presenti e interpreta esattamente la coscienza di tutta la razza nel suo igienico slancio rivoluzionario. Potranno aderire al Partito Politico Futurista tutti gli italiani, uomini e donne [pg!20] d'ogni classe e d'ogni età, anche se negati a qualsiasi concetto artistico e letterario.

Le ostilità suscitate dal Futurismo artistico non devono turbare i nuovi aderenti al Partito Politico Futurista.

Le opere artistiche del movimento futurista possono apparire ai loro occhi troppo programmatiche e violente, troppo cariche di voluto e di teorico.

Ciò è naturale.

Le faccie di coloro che scavano un tunnel sono contratte dallo sforzo violento e tenace.

Le faccie di coloro che entrano in un tunnel sdraiati in un treno di lusso veloce sono calme, allentate, appagate, soddisfatte e senza contrazioni.

Il nostro Partito Politico vuole creare una libera democrazia futurista che disprezzando le utopie pacifiste al latte-e-miele tragga la sua potenza di sviluppo dal valore tipico energetico di tutto il popolo italiano.

Questa italianità provata e glorificata nelle vittorie sanguinose dal più umile fante, deve trasformarsi domani, nel più umile fante (operaio o contadino) in un saldo orgoglio di sentirsi italiano.

Tutte le audacie, tutti i progressi e tutte le libertà in questa grande luce che si chiama Italia.

L'Italia unico sovrano.

Tutto, tutto per la libertà il benessere il miglioramento fisico e intellettuale la forza il progresso [pg!21] la grandezza e l'orgoglio italiano del più umile e più piccolo italiano.

Essere italiano è oggi un titolo di nobiltà altissimo, un grande diritto, un valore incalcolabile.

Noi Futuristi esigiamo dunque da ogni italiano un nuovo sforzo eroico perchè superando tutte le debolezze della razza calpestando e uccidendo ogni viltà e ogni abitudine del cervello del cuore e dei nervi tronchi brutalmente con tutto il suo passato e appaia finalmente virilissimo, nuovissimo, italianissimo.

Il Partito Politico Futurista si dichiara dunque nettamente antimonarchico, ma non contentandosi del rancido e floscio ideale repubblicano vuole giungere ad un governo tecnico di 30 o 40 giovani direttori competenti senza parlamento, eleggibili da tutto il popolo mediante sindacati.

Il Partito Politico Futurista avendo per obbiettivo la massima libertà, il massimo benessere e la massima potenza di produzione di tutti gli italiani, tutti portati al loro massimo valore, vuole l'abolizione graduale del matrimonio mediante il divorzio facilissimo, il voto alle donne e la loro partecipazione all'attività nazionale. Inoltre abolire l'attuale sistema di Polizie e di Questure riducendo al minimo l'attuale complicata inefficace difesa del cittadino che deve — anzitutto — difendersi da sè.

Il Partito Politico Futurista vuole inoltre con un anticlericalismo intransigentissimo liberare [pg!22] l'Italia dalle chiese, dai preti, dai frati, dalle monache, dai ceri e dalle campane.

Il Partito Futurista ha come unica religione l'Italia di domani, non ammette mezzi termini, esige senz'altro l'espulsione del Papato.

Il manifesto del Partito Politico Futurista dichiarava nel febbraio 1918:

«Mantenere l'esercito e la marina in efficienza fino allo smembramento dell'Impero austro-ungarico. Poi, diminuire gli effettivi al minimo, preparando invece numerosissimi quadri di ufficiali con rapide istruzioni. Esempio: duecentomila uomini con sessantamila ufficiali, la cui istruzione può essere suddivisa in quattro corsi trimestrali ogni anno. Educazione militare e sportiva nelle scuole. Preparazione di una completa mobilitazione industriale (armi e munizioni) da realizzarsi in caso di guerra contemporaneamente alla mobilitazione militare. Tutti pronti, con la minore spesa, per una eventuale guerra o una eventuale rivoluzione».

Poichè lo smembramento dell'Impero austro-ungarico è un fatto compiuto, noi crediamo di superare questa concezione propugnando senz'altro l'abolizione della coscrizione, la creazione di un piccolo esercito volontario che organizzerà le nostre colonie e sarà il punto di partenza di una eventuale improvvisazione di grande esercito in caso di guerra. [pg!23]

[2.]

La servaccia e i quadri degli antenati.

La vita italiana si riduce a una convivenza cretina di quadri d'antenati e di una lurida servaccia.

Sotto i quadri d'antenati senza autorità e senza prestigio che spandono intorno in una penombra tediosa pessimismo, pedantismo, austerità professorale, verbalismo patriottico e polvere di Roma antica, s'aggira sporca taccagna provinciale brindellona la servaccia che fa tutto male, tiene malissimo la casa, non vuole migliorare nulla, perde le giornate a verificare le spese di cucina, ha sempre paura di spendere e di rovinarsi ed è tronfia perchè sa fare una minestra non troppo salata che costa poco.

I quadri d'antenati sussurrano: «ricordate le legioni romane, l'urbe.... I padri conversanti lunghesso il Fiume Sacro....».

La servaccia spiega freneticamente come mediante le sue chiacchiere coi fornitori e la sua pertinacia turbolenta sa conservare il prestigio del padrone di casa, si tiene in buoni rapporti col dottore, ecc. [pg!26]

Vanta il suo eroico libero pensiero perchè fa le corna dietro le spalle ai preti.

Va però in chiesa, è amica del delegato e sa veramente strangolare una spaventosa economia.

La servaccia e i quadri d'antenati si rivoltano ferocemente all'idea di cambiar casa.

Sono d'accordo anche sulla conservazione della polvere, dei tarli, dei topi, della muffa, dei prefetti, ecc.

I quadri d'antenati si chiamano Boselli e Salandra, la servaccia si chiama Giolitti o Bissolati. [pg!27]

[3.]

Ideologie sfasciate dalla conflagrazione.

1º La conflagrazione ha prodotto lo sfasciamento del concetto religioso della Provvidenza e dell'intervento divino negli avvenimenti terrestri.

2º La conflagrazione ha prodotto lo sfasciamento delle logiche e dei sistemi filosofici quadrati e chiusi. Un sintomo: il suicidio tentato dal filosofo Ardigò.

3º La conflagrazione ha prodotto la glorificazione della forza brutale e del diritto compenetrati.

La conflagrazione cominciò con una aggressione della Forza Bruta al Diritto. Il Diritto, invenzione audace del cervello umano come l'Amore Puro Eterno Unico è un freno ideale creato per contenere nei limiti le forze brutali. Il Diritto però esagerò le sue pretese esagerando in quietismo, pietismo, pacifismo internazionalista, rammollimento fisiologico, ipertrofia del cervello a scapito della muscolatura. Il Diritto così gradualmente minacciava di evirare sviare e ammosciare l'umanità. [pg!30]

Gli Imperi Centrali furono evidentemente scelti dal grande Equilibrio Universale delle forze per ristabilire i diritti della forza brutale contro gli eccessi del Diritto.

Scoppiò la lotta fra il Diritto, gran freno spirituale, e la Forza che ha per ragione d'essere la sua stessa sfrenatezza.

Se gli Imperi Centrali avessero avuto oltre alla forza il genio elastico improvvisatore avrebbero vinto e soppresso le razze avvelenate di pacifismo, che credevano di potersi difendere con l'unica arma del Diritto.

Gli Imperi Centrali avevano invece come zavorra pericolosa il preparazionismo pedantesco professorale, aprioristico della loro razza, che tolse loro ogni divinazione, ogni agilità improvvisatrice.

L'Intesa, formata di razze malate di pacifismo e padrone assolute del Diritto, fu più volte colpita e quasi atterrata imparando così a proprie spese a valutare la forza brutale e la necessità della violenza e imparando inoltre a svalutare un poco la fragile benchè esistente divinità del Diritto.

L'Intesa vinse gli Imperi Centrali poichè seppe — combattendo — imparare da loro quel poco che potevano insegnare. Dall'Intesa vittoriosa nasce una concezione di nuova umanità veramente futurista, fatta di violenza rivoluzionaria, elastica, improvvisatrice, eroica di spirito, muscoli, ferro.

Gli Imperi Centrali servirono unicamente a dare con la loro aggressione una lezione di forza brutale [pg!31] al Diritto. Il Diritto esce dalla lotta agilissimo ma inguainato di duttile acciaio.

Non dimentichiamo il favoritismo esplicito e palese che le forze misteriose dimostrarono nel dosare sui campi di battaglia le temperature, le intemperie invernali alle offensive germaniche. Uragani, pioggie, nevi, collaborarono fino all'ultima fase con Hindenburg e Ludendorff.

Le forze misteriose dirigevano così la guerra, formidabile coito che tendeva a mescolare e ad equilibrare la Forza e il Diritto, compenetrandoli in un corpo a corpo sanguinario.

La Forza doveva sverginare il Diritto, fecondarlo di nuova forza e morire perchè nascesse un Diritto più forte.

4º La conflagrazione ha prodotto coi suoi contraccolpi lo sfasciamento dell'Amor Puro. L'amor puro con tutti i suoi corollarî di fedeltà e di costrizioni matrimoniali è l'esagerazione e degenerazione dell'amore fisico: coito naturale. Così il Pacifismo pietista è l'esagerazione e la degenerazione del Diritto.

La conflagrazione costrinse l'umanità a delle forme d'amore libero, fugace, senza domani.

Abbiamo avuto la fusione delle razze più lontane che si rinforzavano così fisiologicamente.

Molti maschi diversi di razze diversissime venuti da tutte le parti del mondo per unirsi in coiti imprevisti e veloci con una sola donna. Sfasciamento del matrimonio tradizionale, dispersione della famiglia, amore libero e rapido. Sfasciamento [pg!32] delle tradizioni e delle abitudini sentimentali. Bonifica brutale del cuore-pantano dove si ferma la carne-istinto.

La conflagrazione, sintesi di patriottismo accanito, di militarismo, di garibaldinismo improvvisatore, di forza rivoluzionaria, d'imperialismo e di spirito democratico, ha sconfessato tutti i partiti politici, ridicolizzato tutti i calcoli diplomatici, frantumato tutti i quietismi, sgretolato o spaccato tutti i passatismi, e rinnovato il mondo.

La conflagrazione ha liberato igienicamente il mondo da tutti i mediovalismi (Czarismo, Kaiserismo, ecc.).

La conflagrazione ha dimostrato il fallimento inevitabile del concetto di preparazione metodica di quadratura pesante e di cultura.

La conflagrazione ha dimostrato il trionfo del concetto d'improvvisazione elastica intensiva. La preparazione stanca e irrita la Fortuna. L'improvvisazione attira e seduce la Fortuna.

La conflagrazione ha sviluppato tutte le scienze e tutti gli sports, velocizzato e centuplicato le comunicazioni terrestri, marine ed aeree.

La conflagrazione ha sventrato a cannonate i cimiteri; dissodato e arato a cannonate le solitudini romantiche; decapitato a cannonate le montagne; sconvolto, sfasciato e vivificato a cannonate le città morte; scavalcato e rovesciato monumenti e cattedrali; condannato alla fame le città passatiste che persistono a vivere sfruttando il loro passato e svalutato e spaventato per sempre la pericolosa e umiliante industria del forestiero. [pg!33]

La conflagrazione ha massacrato il «buon gusto», le delicatezze effemminate, i bizantinismi psicologici, i decadentismi e gli estetismi (Baudelaire, Mallarmé, Oscar Wilde, D'Annunzio) le estasi mistiche, le nostalgie e tutti i sentimentalismi delle rovine.

La conflagrazione ha snobilitato, svalutato e ridotto l'amore alle sue proporzioni naturali. Tutti i soldati al fronte sapevano di essere, più o meno, traditi dalle loro donne ma se ne infischiavano.

La conflagrazione ha denigrato e preso a calci, col suo vasto massacro a ripetizione, il patriottismo commemorativo che morrà soffocato — lo speriamo — sotto la valanga degli eroi da commemorare.

La conflagrazione ha inspirato ai nostri grandi generali dei proclami duri, veloci, incisivi, balzanti, essenziali, che sono quasi parole in libertà di guerra.

La conflagrazione ebbe per oppositori accaniti tutti i nemici del futurismo: conservatori, quietisti, tradizionalisti, clericali, uomini d'ordine, eruditi, archeologhi, critici, professori e avvocati (tipo Barzellotti, Benedetto Croce, Enrico Ferri, Claudio Treves).

La conflagrazione ha spento a cannonate le lampade dei filosofi e fatto tremare l'impiantito sotto i podagrosi piedi pensanti dei sedentarî che volevano sgovernare l'Italia dal fondo delle biblioteche e dei musei.

La conflagrazione è la nostra prima giovanissima parolibera futurista. [pg!34]

Tutti i partiti politici: conservatori, clericali, democratici, nazionalisti tradizionali, socialisti interventisti, anarchici e socialisti ufficiali si sono trovati a disagio in questa conflagrazione milita-rivoluzionaria.

Noi soli futuristi fummo veramente a posto nella conflagrazione: la prevedemmo, la comprendemmo e ricevemmo le sue confidenze segrete...

La conflagrazione era già tutta contenuta nel 1º Manifesto del futurismo (pubblicato nel «Figaro» di Parigi il 20 febbraio 1909) che sembrò contradittorio e pazzesco, mentre era semplicemente profetico. [pg!35]

[4.]

Vecchie idee a braccetto da separare.

La politica prima di noi ha vissuto sempre di luoghi comuni o meglio ancora di idee a braccetto che camminavano stupidamente sempre legate da una illusoria parentela che in realtà non esiste.

Quando si dice: monarchia, si pensa immediatamente all'esercito, alla guerra, alla patria, al patriottismo. E questo è ammissibile. Ma è assurdo che dicendo, per esempio, le parole patria, patriottismo, guerra, esercito entusiasta, si debba pensare forzatamente alla idea di monarchia reazionaria.

Quando si dice: nazionalismo, si pensa immediatamente a spirito conservatore, a imperialismo rapace e sistematico, a spirito tradizionale e reazionario, a repressione poliziesca, a militarismo, ad aristocrazia blasonata, a clericalismo.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Quando si dice: democrazia, si pensa immediatamente a spirito imbelle, umanitario, pacifista, pietista, quietista, rinunciatario, anticoloniale, umile, internazionalista, e senza orgoglio di razza o negatore delle razze.

Idee a braccetto da separare brutalmente. [pg!38]

Quando si dice: rivoluzione, si pensa immediatamente ad antipatriottismo, a internazionalismo e a pacifismo.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Quando si dice: educazione sportiva, slancio, coraggio, audacia, forza muscolare, mania del record, si pensa immediatamente alla monarchia imperialista o clericale.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Quando si parla di giustizia, di eguaglianza, di libertà, diritti del proletariato, dei contadini e dei nullabbienti e della lotta contro il parassitismo, si pensa immediatamente all'antipatriottismo, all'internazionalismo pacifista, al marxismo, al collettivismo.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Il regno di questi luoghi comuni legati assurdamente insieme per l'eternità ha fatto sì che una delle frasi del primo manifesto futurista pubblicato 11 anni fa, la quale glorifica insieme il patriottismo e il gesto distruttore dei libertarî, sembrò alle mentalità politiche una pazzia o un puro scherzo.

Tutti trovavano assurdo o buffo che l'idea libertaria andasse per la prima volta a braccetto con l'idea di patria. Come mai la parola patriottismo non era quel giorno accompagnata dalla sua amica monarchia d'ordine e reazionaria?

Come mai l'idea: gesto distruttore dei libertarî non era quel giorno accompagnata dalla sua inseparabile amica: antipatriottismo?

Stupore enorme nei cervelli così detti politici, i [pg!39] quali si nutrono di luoghi comuni e di ideologie libresche, nella loro assoluta incapacità di interpretare la vita, le razze, le folle, gli individui.

Ma il loro stupore ingigantì maggiormente quando nel maggio glorioso del 1915 videro ad un tratto nelle piazze burrascose di Milano e di Roma passeggiare di nuovo la coppia strana: Gesto distruttore dei libertarî e Patriottismo, con dei nomi nuovi come Mussolini, Corridoni, Corradini, Garibaldi, Marinetti, al grido unico di: Guerra o Rivoluzione.

Noi oggi separiamo l'idea di Patria dall'idea di Monarchia reazionaria e clericale. Uniamo l'idea di Patria con l'idea di Progresso audace e di democrazia rivoluzionaria, antipoliziesca.

Ma occorre separare brutalmente una ben più grave unione cretina: quella di queste due idee a braccetto oggi in molti giornali italiani e d'Europa: Società delle Nazioni e Pacificazione della volontà vendicativa dei vinti.

E queste altre idee a braccetto: Concessioni ai popoli inferiori e senza civiltà e Conservazione della Pace.

Idee a braccetto assurde.

Per sostenere le forze della Intesa nella grande conflagrazione fu necessario unire l'idea di guerra con l'idea di ultima guerra. E l'idea di vittoria con l'idea di vittoria senza vincitori e senza vinti.

Si pensava vagamente ad una Pace di compromesso, ma si lottava ferocemente per abbattere il nemico. [pg!40]

Come mai si poteva sperare che questo nemico una volta abbattuto pacificasse immediatamente il suo cuore senza covare un desiderio accanito di vendetta?

L'idea di vittoria completa si era stranamente sposata con la idea di una Germania felice di essere stravinta. E l'idea di una Intesa vittoriosa si era stranamente sposata con la idea di una Intesa quasi mortificata di aver vinto.

I nostri contradittori gridano alla truffa, la chiamano anzi la truffa all'europea. Come! ci gridano: la conflagrazione non servirà dunque a stabilire una Pace eterna? Presto! presto! ad ogni costo, fondiamo la Società delle Nazioni per impedire la possibilità di una nuova guerra. Nella loro Società delle Nazioni bisognerebbe far sedere intorno all'unico tavolo pacifero i vincitori che erano stati aggrediti e non avevano voluto la guerra, i vinti che l'avevano brigantescamente ordita, i neutri che l'avevano vigliaccamente contemplata dal balcone, i neonati sani e i neonati rachitici con alcuni popoli marci decrepiti.

Ma bisognerebbe anche che tutti lasciassero fuori dalla porta i loro caratteri tipici: logico orgoglio del vincitore, desiderio logico di vendicarsi nel vinto; sano appetito di neonato forte, nevrosi di neonato morituro, subdole cocciutaggini di vecchio decrepito, ecc.

La Vita crea, domina e plasma le ideologie. Ogni idea politica è un organismo vivo. I partiti politici sono quasi sempre destinati a diventare dei grandi cadaveri gloriosi. [pg!41]

I partiti che ebbero un grande passato sono quelli che mancano oggi di vitalità. Legge futurista. I repubblicani sono oggi ridotti ad un impotente dottrinarismo che si contenta di invocare l'ombra di Mazzini. In realtà Mazzini è vivo come Cavour è vivo, mentre Cappa e Comandini sono dei morti, come Salandra è un morto.

Partendo da queste nostre concezioni futuriste, il futurista Volt dimostra precisamente come non si possa oggi invocare una tradizione, poichè questa tradizione è assolutamente antinazionale:

«La nostra grande vittoria è un fatto assolutamente nuovo nella storia d'Italia. Di fronte alla monumentale imbecillaggine degli «assidui» che ingombrano le colonne dei quotidiani con proposte di archi di trionfo, colonne Vendôme, aquile e trofei da carnevale archeologico, giova oggi più che mai ripetere che la grandezza italiana non ha nulla a che fare con quelle antiche grandezze. Noi non dobbiamo nulla al passato. Unica fra le potenze d'Europa, l'Italia è una nazione che manca di tradizioni nazionali. Viceversa, l'Italia abbonda di tradizioni regionali, anazionali o addirittura antinazionali. Noi esamineremo queste tradizioni nefaste attraverso le varie classi, i vari strati della società italiana.

1. Esercito. L'argomento è troppo delicato perchè se ne possa parlare oggi.

2. Clero. Si può discutere sulla opportunità di rinfocolare il dissidio fra Chiesa e Stato, ma in ogni modo, questo dissidio esiste, almeno allo stato [pg!42] latente ed è vano negarlo. La ragione di questo dissidio sta appunto nelle tradizioni antinazionali che tenacemente sopravvivono nello organismo della Chiesa Italiana. Vi sono bensì molti cattolici che sono al tempo stesso buoni patrioti ed è da augurarsi che aumentino: ma essi rappresentano nel senso del clericalismo tradizionale una forza rivoluzionaria.

3. Aristocrazia. I figli dell'aristocrazia italiana hanno fatto il loro dovere sui campi di battaglia nè più nè meno che i figli del popolo e della borghesia, ma nel suo complesso non si può dire che l'aristocrazia si sia messa alla testa della nostra guerra nazionale. Dalle sguaiate denigrazioni di alcuni «figli di preti» al blando ostruzionismo dei blasonati ammiratori del demagogo di Dronero, il neutralismo ha fatta larga presa nella classe nobiliare. Ciò si deve all'assenza di tradizioni nazionali nell'albero genealogico delle più antiche famiglie italiane. Queste tradizioni non potevano esserci, per la semplice ragione che l'Italia, come stato unitario, non ha un passato qualsiasi. Bene o male, siamo una nazione di «parvenus». Coloro dunque che nell'aristocrazia italiana si sono «ralliés» al nuovo regime, aderendo entusiasticamente alla nostra ultima guerra d'indipendenza, hanno dovuto per ciò stesso futuristicamente rinnegare le ombre borboniche o austriacanti dei loro antenati. E sono entrati nella vita.

4. Borghesia. Ciò che costituisce la gloria della nuova classe dirigente, la borghesia, è la potenza [pg!43] produttiva del lavoro. Ma la recente fioritura delle nostre industrie e del commercio, non si riannoda in alcun modo al passato. L'industria italiana si è modellata sull'esempio dell'industria forestiera; nessuna traccia resta fra noi dell'attività commerciale dei Comuni medioevali e delle gloriose Repubbliche marinare.

Ciò che di tradizionale resta nella nostra vita economica è solamente un elemento negativo, un ingombro, una palla di piombo legata al piede! Misoneismo, «routine», abitudini sedentarie, orrore delle innovazioni tecniche, mancanza di iniziativa, paura del rischio, micromania, contentamento del piccolo e non sudato guadagno, ecco l'eredità che il nostro «grande passato» lasciò alle industrie ed al commercio italiano. È in forza della tradizione, che il contadino si rifiuta di adoperare le nuove macchine agricole, che il banchiere ha paura di dare il suo sussidio alle nuove industrie, che l'industriale si guarda bene di allargare la cerchia delle proprie operazioni. Tutto ciò che di buono è stato fatto nel campo economico, è stato uno schiaffo di più alle così dette «sante memorie». L'Italia non potrà divenire una grande potenza economica, se non riuscirà a sbarazzarsi totalmente del peso della sua tradizione.

5. Proletariato. Nella mente dei più il disfattismo popolare è strettamente associato alla idea di rivoluzione. Niente di più falso. Il disfattismo non è che l'eredità di dieci secoli di servitù nazionale. Esiste, nella plebe italiana, e specialmente [pg!44] nelle campagne, una antichissima tradizione antigovernativa, anti-militarista, anti-nazionale, anteriore al socialismo, e che il socialismo non fece che sfruttare abilmente, come la sfruttarono i sanfedisti al tempo non tanto lontano della «guerra del brigantaggio».

Lo spirito che anima certe «leghe» di Romagna è identico nella sostanza allo spirito della mafia siciliana e della camorra napoletana. Il socialismo non ha fatto che sovrapporre la sua etichetta rossa su di una vecchia merce avariata. Del resto basta avere ascoltato certe canzonaccie, rampollate da chi sa quali bassifondi del disfattismo popolare, per sentire come nulla di nuovo, di ardito, nulla di idealmente rivoluzionario vi sia in un tale stato di animo.

È l'uomo primitivo timido e selvatico, che nello stato moderno non vede che il Consiglio di leva e l'esattore delle imposte, il «Moloch» divoratore di uomini e di beni; è il bruto originario, attaccato come una talpa alla miseria della propria tana, che la guerra ha strappato alle querimonie domestiche e alle angustie del mestiere quotidiano, lanciandolo verso il rischio, l'avventura, l'ignoto, rinnovandolo e facendo di lui, suo malgrado, un uomo. Contro quest'opera della guerra, contro questa vera e grande rivoluzione spirituale del popolo italiano, si oppone, sorda e tenace, la resistenza della tradizione. A noi la scelta! La guerra ha posto un dilemma fra il passato e l'avvenire. Da una parte, tutte le forze antinazionali [pg!45] del passato, che si ragrupparono sotto le ambigue insegne del neutralismo. Dall'altra l'Italia. Il grano e il loglio da ardere. La vita contro la morte. Essere futurista, significa avere optato per la vita. Combattere il passatismo, significa combattere una tradizione antinazionale che ha la sua radice nei secoli. Perchè, in Italia, tradizione è sinonimo di disfatta». [pg!47]

[5.]

Crollo di filosofi e storici, sibille a rovescio.

Quando ho del tempo da perdere mi diverto a guardare attentamente dentro le filosofie, a smontarle, a ricomporle, come i bambini guardano dentro a un orologio, lo smontano e lo ricompongono, senza guardare l'ora segnata dalla freccia, poichè so che certamente quella non è l'ora vera.

I filosofi e gli storici non avevano previsto la conflagrazione, hanno creduto per molto tempo nella invincibilità della Germania.

In novembre furono brutalmente rovesciati dal tremendo ceffone della vittoria.

Data la pendenza del terreno hanno la testa bassa e i piedi in alto. Io li chiamo Sibille rovesciate o Sibille a rovescio. Sono terrorizzate. Speravano nella quiete e vedono intorno un terreno terremotato con molte mine inquiete. Tremano che il disordine continui.

II terrore è pessimo consigliere. Non capiscono. E come sempre si sbagliano nel prevedere.

Sono le «Sibille a rovescio». Mi spiego: Volete [pg!50] prevedere il futuro? Pensate esattamente il contrario di ciò che prevedono.

Se mormorano piangendo che la rivoluzione sta per scoppiare, è certo che la rivoluzione scoppierà fra 5 anni.

Se la prevedono lontana essa può scoppiare stasera.

La più caratteristica di queste sibille a rovescio è Guglielmo Ferrero.

Pochi mesi prima dell'ultimatum austriaco alla Serbia egli esaltava la invincibilità della Germania e la impossibilità della conflagrazione.

In realtà filosofi e storici avendo fatto della filosofia e della storia dei mestieri lucrativi, tengono assolutamente alla immobilità della loro lampada serale sul tavolo ingombro di documenti e temono gli scossoni fragorosi e tetri della piazza rivoluzionaria.

Prendono dunque per realtà l'ideale verdegiallo della loro vigliaccheria sedentaria e editoriale.

Giorgio Sorel in un recente articolo intitolato: «Dubbi sull'avvenire intellettuale» piange sul tradimento intellettuale del filosofo francese Boutroux che «dopo aver consacrato la sua lunga carriera ad insegnare il culto di Kant ha sentito il bisogno di apprenderci che non aveva mai compreso l'insegnamento del vecchio maestro di Konisberga. Il venerato patriarca dell'idealismo trascendentale non sarebbe stato, secondo la nuova vulgata del Boutroux, che un esecrabile «boche». [pg!51]

Giorgio Sorel vede in ciò una volgare genuflessione davanti al patriottismo rozzo, volgare e cieco.

Con la tipica mancanza di intuizione che caratterizza tutti i filosofi, Sorel errava quando dava importanza al pensiero di Boutroux kantiano.

Boutroux, era uno dei tanti professori di filosofia ciecamente innamorati di Hegel e di Kant. La loro paura fisica, la loro tremante sensibilità di topi di biblioteca intravedevano nella filosofia autoritaria germanica un ideale paradiso d'ordine per i molti libri, studi e scartafacci da compulsare e divorare in pace.

Naturalmente Boutroux, come tutti i filosofi e storici del mondo s'indignarono di vedere ad un tratto la filosofia autoritaria germanica esplodergli sulla testa volumi d'acciaio e gaz asfissianti.

In realtà non vi era trasformazione. La Germania, dopo avere massacrato il mondo sotto il peso delle sue ideologie pedantesche e professorali, professoralmente e culturalmente bombardava donne, vecchi e bambini con nuovi pesi, nuove indigestioni, feroci, tediose e senza risultato.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di Kant e di Hegel.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di Boutroux.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di Sorel.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di Hindenburg e di Ludendorff. [pg!52]

Altrettante pesanti armature ideologiche che dovevano essere sfasciate dalla straripante esplodente realtà.

Noi futuristi non abbiamo mai dato importanza positiva nè a Kant, nè a Hegel, nè a Boutroux, nè a Hindenburg, nè a Ludendorff.

Abbiamo previsto dieci anni prima, con sicurezza, la grande conflagrazione, il crollo della Germania, che priva di facoltà artistica improvvisatrice, creatrice, plasmatrice e rivoluzionaria, non poteva assolutamente vincere.

Eravamo convinti che l'unico ambiente intellettuale favorevole alla comprensione, divinazione, e dominazione delle forze mondiali è l'ambiente futurista che noi sintetizziamo con queste parole: «guerra o rivoluzione».

Giorgio Sorel dice: «l'arte, la religione, la filosofia sono inseparabili».

Non è vero. La filosofia e la religione sono per noi futuristi due questure create dalla paura dell'al di qua — guerra o rivoluzione — e dalla paura dell'al di là — inferno.

L'arte è per noi inseparabile dalla vita. Diventa arte-azione e come tale è sola capace di forza profetica e divinatrice.

Il filosofo De Ruggero ed altri filosofi parlano oggi del trionfo del liberalismo (concretato nella Intesa) sullo Stato organizzatore (concretato nella Mitteleuropa). Oppongono il liberalismo dell'Intesa, figlio dell'individualismo calvinistico della [pg!53] Riforma, all'ordine accentratore della Germania, figlio dell'universalismo teologico del medioevo.

Accusano il liberalismo di essersi sciupato nella ideologia democratica della rivoluzione e nello sparpagliamento nazionalistico della restaurazione.

Si vede nettamente che prevedevano la sconfitta del liberalismo e si affannano ora a legittimare e a dimostrare naturale il suo trionfo inaspettato con mille cavilli inconcludenti.

Trovano, per esempio, che il liberalismo non era così disgregato come sembrava e che d'altra parte ha manifestato una forza di simpatia e d'attrazione coll'attirare altre idealità liberali e conquistare così un numero sempre crescente di alleati alla Intesa.

Benedetto Croce annaspando anche lui per conciliare la sua germanofilia di ieri col suo terrore della rivoluzione d'oggi, parla tremando della vittoria del liberalismo sul tipo di civiltà a base di organizzazione e di centralizzazione.

Spettacolo miserevole di questi poveri ciechi, mutilati dal Passatismo.

È assurdo parlare di liberalismo e di Mitteleuropa organizzatrice.

La conflagrazione segna la vittoria delle razze coalizzate più geniali, più elastiche, più dotate di immaginazione improvvisatrice sulle razze coalizzate meno geniali, meno elastiche, più professorali, ecc.

Fu la sconfitta del filosofumo, del cultoralismo, [pg!54] del criticismo teorico. I filosofi e storici passatisti sono stati sconfitti dagli scugnizzi rivoluzionarî e poeti futuristi.

Io scrivevo molto tempo fa:

Questa è una guerra di

poeti contro critici
istintivi contro culturali
allievi geniali contro professori pedanti
improvvisatori contro preparatori
elastici contro pesanti
futuristi contro passatisti.

[pg!55]

[6.]

Idee-muri da sfondare.

Vi sono delle idee-muri, e cioè dei difficilissimi problemi da risolvere che i cervelli politici nella loro viltà incapace hanno da tempo abbandonato senza soluzione. Tutti si fermano dinanzi a queste idee-muri:

1. Il Principio della Famiglia è intangibile.

2. Il Parlamento non è rimpiazzabile.

3. Il Popolo non può vivere senza religione.

4. Non si può abolire il Denaro.

5. La Società non può sussistere senza polizie e questure.

6. Il dissidio fra capitale e lavoratori è insanabile.

7. L'educazione dei bambini deve essere necessariamente a base affettiva.

8. È indispensabile per lo sviluppo di una nazione un lungo periodo di pace senza pericolo di rivoluzione o di guerra.

Altrettante idee-muri da sfondare. [pg!59]

[7.]

Contro il matrimonio.

La famiglia come è costituita oggi dal matrimonio senza divorzio è assurda, nociva e preistorica. Quasi sempre un carcere. Spesso una tenda di beduini con la lurida mescolanza di vecchi invalidi, donne, bambini, porci, asini, cammelli, galline e sterco.

La sala da pranzo familiare è il bicotidiano scaricatoio di bile, malumore, pregiudizî e pettegolezzi.

In questa grottesca pigiatura di anime e di nervi la noia continua e le vane irritabilità spremono e corrodono sistematicamente ogni slancio personale, ogni iniziativa giovanile, ogni decisione pratica e fattiva.

I caratteri più energici e più marcati si consumano in questo sfregamento assiduo di gomiti.

Avviene un contagio e talvolta una vera epidemia di cretinerie ingigantite, di manie catastrofiche, di tics nervosi che si converte o in un meccanicismo di truppa tedesca o in uno sbrindellamento di emigranti nella stiva.

Rimbalzano i capricci femminili e le prodigalità [pg!62] dei bambini sull'apoplettica cocciutaggine dei padri avari.

Si scolorano le faccie primaverili intorno ad una agonia che dura dieci anni. Una vittima, due vittime, tre martiri, un carnefice, una pazza assoluta, un tiranno che perde il potere.

Tutti soffrono, si deprimono, si esauriscono, incretiniscono, in nome di una divinità spaventosa da rovesciare: il sentimento.

Corridoi di liti cretine, litanie di rimproveri, impossibilità di pensare, creare da sè. Si guazza nel pantano quotidiano della sudicia economia domestica e delle volgarità banali.

Se la famiglia funziona male è un inferno di complotti, liti, tradimenti, dispetti, bassezze e relativo desiderio di evasione e di rivolta in tutti. Gelosia a coltello fra madre e figlia eleganti e belle; duello di avarizia e di sperpero fra padre conservatore e goliardismo del figlio. Dovunque in Italia il triste spettacolo del padre ricco egoista che vuole imporre la solita professione seria al figlio poeta, artista, ecc.

Se la famiglia funziona bene, vischìo del sentimento, pietra tombale della tenerezza materna. Quotidiana scuola di paura. Vigliaccheria fisica e morale davanti a un raffreddore, un gesto nuovo, un'idea nuova.

La famiglia che nasce quasi sempre, per la donna, da una legale compra-vendita d'anima e di corpo, diventa una mascherata di ipocrisie oppure la facciata saggia dietro la quale si svolge una prostituzione legale incipriata di moralismo. [pg!63]

Tutto questo in nome di una divinità spaventosa da rovesciare: il Sentimento.

Noi proclamiamo che il Sentimento è la virtù tipica dei vegetali, di abbarbicarsi e piantar radici. Diventa un vizio negli animali, un delitto negli uomini, poichè ne incatena fatalmente il dinamismo e la evoluzione veloce.

Dire: la mia donna non può essere altro che una cretineria infantile o una espressione da negrieri. La donna è mia quanto io sono suo, oggi, in questo momento, per un'ora, un mese, due anni, secondo il volo della sua fantasia e la forza del mio magnetismo animale o ascendente intellettuale.

La famiglia con la parola mia moglie, mio marito, stabilisce nettamente la legge dell'adulterio ad ogni costo o della prostituzione mascherata ad ogni costo. Ne nasce una scuola d'ipocrisia, di tradimento e di equivoco.

Noi vogliamo distruggere non soltanto la proprietà della terra, ma anche la proprietà della donna. Chi non sa lavorare il campo deve esserne spodestato. Chi non sa dare gioie e forza alla donna non deve imporle il suo amplesso nè la sua compagnia.

La donna non appartiene a un uomo, ma bensì all'avvenire e allo sviluppo della razza.

Noi vogliamo che una donna ami un uomo e gli si conceda per il tempo che vuole; poi, non vincolata da contratto, nè da tribunali moralistici, metta alla luce una creatura che la società deve [pg!64] educare fisicamente e intellettualmente ad un'alta concezione di libertà italiana.

Una sola educatrice basta a favorire e difendere senza costrizione il primo sviluppo di 100 bambini, i quali avranno per prima percezione dominante la necessità di costruire il proprio coraggio, l'urgenza di risolvere personalmente e al più presto i minuti problemi fisici di equilibrio e di nutrimento; verrà completamente abolita quella atmosfera di piagnucolamenti e di mani aggrappate alle gonne e di baciucchiamenti morbosi che costituiscono la prima fanciullezza.

Sarà finalmente abolita la mescolanza di maschi e femmine che — nella prima età — produce una dannosa effemminazione dei maschi.

I bambini maschi devono — secondo noi — svilupparsi lontano dalle bambine perchè i loro primi giuochi sieno nettamente maschili, cioè privi d'ogni morbosità affettiva, d'ogni delicatezza donnesca, vivaci, battaglieri, muscolari, e violentemente dinamici. La convivenza di bambini e di bambine produce sempre un ritardo nella formazione del carattere dei bambini che immancabilmente subiscono il fascino e la seduzione imperativa della piccola femmina come piccoli cicisbei o piccoli schiavi stupidi.

Sarà finalmente abolita l'abbietta caccia al partito e il balordo calvario delle madri affannose che portano su per le feste da ballo e le stazioni balneari le loro ragazze da sposare, come croci pesanti da piantare nel Golgota cretino di un buon matrimonio. [pg!65]

«Bisogna metterle a posto» — nel letto di un tubercolotico, sotto la lingua di un vecchio, sotto i pugni di un nevrastenico, fra le pagine di un dizionario come una foglia secca, in una tomba, in una cassaforte o in una cloaca, ma bisogna «metterle a posto».

Strangolamento feroce del cuore e dei sensi di una vergine che fatalmente considera la prostituzione legale del matrimonio come una condizione indispensabile per raggiungere la mezza libertà dell'adulterio e la riconquista del suo io mediante il tradimento.

La vasta partecipazione delle donne al lavoro nazionale prodotto dalla guerra, ha creato un tipico grottesco matrimoniale: Il marito possedeva del denaro o ne guadagnava, ora l'ha perduto e stenta a riguadagnarne.

Sua moglie lavora e trova il modo di guadagnare un denaro abbondante in un momento in cui la vita è eccezionalmente costosa.

La moglie ha per il suo lavoro stesso la necessità di una vita poco casalinga, il marito invece non lavorando concentra tutta la sua attività in una assurda preoccupazione di ordine casalingo.

Rovesciamento completo di una famiglia dove il marito è diventato una donna inutile con prepotenze maschili e la moglie ha raddoppiato il suo valore umano e sociale.

Urto inevitabile fra i due soci, conflitto e sconfitta dell'uomo. [pg!67]

[8.]

Orgoglio italiano rivoluzionario e libero amore.

Il matrimonio è una forma di barbarie che non avrebbe potuto reggere senza la grande valvola dell'adulterio.

La schiavitù assurda nella quale si compiace la donna fra le catene e le trappole della cretinissima gelosia ha come unica scusa la difesa del figlio.

Lo stato deve occuparsi della educazione fisica morale, intellettuale, patriottica del figlio. Consacrando una educatrice a cento bambini si liberano circa 30 madri da un'inutile fatica assorbente e si educano virilmente cento bambini senza viltà effemminatrici e morbosità sentimentali.

Il matrimonio deprime e avvilisce la donna abbreviandone la gioventù e troncandone le forze spirituali e fisiche.

Il matrimonio scoraggia e soffoca lo sviluppo del figlio, tronca la gioventù e la forza virile del padre, effemmina l'adolescente, monotonizza e affloscia in un ambiente di mediocrità tre o più individui che avrebbero dato il loro massimo rendimento slegati in libertà e in piena avventura. [pg!70]

Il matrimonio è un nemico di ogni audacia e di ogni eroismo.

Noi non ci preoccupiamo soltanto di libertà e di sincerità, ma specialmente di eroismo.

La conflagrazione futurista del mondo avendo centuplicato le speranze, le volontà e le audacie dello spirito umano impone al Genio privilegiato della razza italiana di liberarsi primo fra tutti dalle vecchie forme di passatismo per dare al mondo tutta la sua potenza di luce e d'entusiasmo rinnovatore.

Mediante il divorzio facile, il voto alle donne e la partecipazione completa delle donne all'attività nazionale noi distruggeremo il matrimonio e giungeremo all'amore libero.

Avremo un inevitabile periodo in cui regnerà una perniciosa promiscuità sessuale, periodo breve che la donna supererà giungendo ad una maggiore coscienza di scelta sessuale e ad una raddoppiata cerebralità.

L'individualità della donna non si può ottenere che a questo prezzo. L'amore svalutato e rimesso a parte fra i valori della vita umana, l'affettività e il sentimentalismo energicamente guariti come malattie, avremo madri, padri e figli che dopo avere compiuto la loro funzione umana saranno capaci di vivere un'alta liberissima vita di continuo superamento, di eroismo e di sincerità solidale.

Siamo antimperialisti.

Crediamo che ogni razza sia predisposta a un [pg!71] primato speciale in un dato campo della attività. Crediamo pure che non vi sia razza predisposta alla egemonia mondiale.

L'Italia, che non può nè potrà mai vincere tutte le concorrenze nell'agricoltura, nel commercio e nella industria, deve invece conquistare il suo primato assoluto nel pensiero, nell'arte, nella scienza.

La vittoria che ha liberato l'Italia dal suo nemico ereditario minaccioso o preoccupante le impone di rompere subito tutte le tradizioni moderatrici e tutti i passatismi ingombranti per assurgere al suo ufficio di illuminatrice mondiale.

Si impongano dunque i seguenti sgombri immediati:

1º Papato, Monarchia, Parlamento, Senato, matrimonio, coscrizione, burocrazia, anzianità, proprietà, latifondismo e tutte le forme di parassitismo antiproduttore e di ricchezza stagnante.

La famiglia stabilisce una disuguaglianza di partenze con vantaggi o svantaggi per i giovani corridori della vita.

Vogliamo una corsa con severo controllo di partenze perchè i vincitori siano veramente i migliori, siano coloro che non privilegiati o poco privilegiati avranno dato veramente il massimo sforzo. Tutti poveri ma padroni assoluti di tutte le loro forze.

La nostra strepitosa vittoria militare che ha coronato quattro anni di stupefacenti sforzi eroici impone alla nostra razza un dovere smisurato. [pg!72]

Noi futuristi esigiamo dunque dalla nostra razza che costringa fino allo spasimo la sua muscolatura, faccia un nuovo spaventevole sforzo per giungere ad ogni costo in alto, molto più in alto, dando il suo massimo rendimento. Deve annientare tutte le sue debolezze per superarsi.

Il Futurista Arturo Blangino riassume queste nostre idee futuriste nel seguente manifesto:

«Alla Guerra Vittoriosa e Gloriosa che l'umanità civile sta combattendo contro l'oscurantismo, contro l'egemonie imperialistiche e dispotiche, contro la barbarie teutona e teutonizzata, contro il passatismo conservatore ed ammuffito, seguirà indubbiamente, stante l'ecatombe del sesso maschio, primo materiale di resistenza e di offesa, lo spopolamento di quelle Nazioni che, ubbidendo all'impulso nuovo di conquista e di gloria, vi parteciparono. E mentre scarseggia il materiale umano uomo abile, aumenta l'esuberanza della donna in rapporto all'esiguità dei primi.

La donna, primo deposito e fabbrica di munizioni umane, deve necessariamente in questi tempi di stasi commerciale e procreatrice, sospendere momentaneamente la sua produzione di prole, con incalcolabile danno delle singole Nazioni, perchè devesi solo al numero illimitato di uomini forti del quale poterono disporre i rispettivi stati, se in questa guerra alcuni di essi resistettero gloriosamente ad invasioni di altri più forti, più crudeli, più sanguinarî, più ammaestrati alla Guerra. [pg!73]

Per prevenire che un'inevitabile futura conflagrazione ci trovi in condizioni da non poter far fronte vantaggiosamente e vittoriosamente ad invasori o ad oppressori limitrofi, occorre fin d'ora provvedere ad utilizzare tutte le forze produttrici del sesso femmina.

L'abolizione del matrimonio.

Il primo e più importante provvedimento, occorrente per evitare lo spopolamento e favorire la libera procreazione è l'abolizione del matrimonio.

Due esseri di diverso sesso sentono nascere tra di loro una reciproca simpatia e vorrebbero unirsi carnalmente per soddisfare il loro amore sensuale, ma il maschio non trova sempre consenziente la femmina, la quale si oppone perchè teme che dopo l'amplesso fecondativo, l'uomo l'abbandoni, teme il disonore da quell'accoppiamento carnale. Il maschio quindi, per poter godere carnalmente la donna amata, deve unirsela in matrimonio e quando pel sacrificio di Imene la vita dell'uno è consacrata eternamente alla vita dell'altra, quando reciprocamente essi hanno monopolizzate le forze vitali rispettive, entrambi i coniugi tentano allora ogni mezzo lecito od illecito per godere il più possibile l'ebbrezza dei sensi, ma senza procreare prole numerosa, perchè le finanze famigliari non possono permettere tale lusso. [pg!74]

L'uomo poi, dopo aver goduta a sazietà la sua donna, per l'istinto stesso del maschio il più delle volte ai annoia facilmente di quella monotonia di piacere, e va a cercare fuori delle pareti domestiche nuovi focolari di godimento sensuale, ed entra nelle putride case di tolleranza, covi ributtanti di insidiose malattie veneree, di sentimentalità passatista e di mercantilismo, per trovar nuove ebbrezze sconosciute che lo snervino e lo soddisfino, e ciò con incalcolabile suo danno morale e materiale.

Ma non è a lui uomo maschio che si deve imputare la colpa di quel pervertimento sensuale, non è a lui che si deve imputare la colpa di quell'avidità di piacere nuovo che egli si procura ovunque e comunque pur di sfogare il suo desiderio di procreazione: la colpa è della società passatista, ignorante e fossilizzata dai convenzionalismi antichi, dai vecchi pregiudizii, la quale lo obbliga ingiustamente a monopolizzare il suo istinto sensuale, la sua mascolinità, congiungendolo in matrimonio con una donna sola!...

Gettiamo lontano da noi le ultime vestigia barbariche di passatismo che, simili a impure scorie di infami putridità millenarie, ancora aderiscono alle nostre coscienze, che il clericalume retrogrado ha voluto foggiare a sua immagine con raschiature rancide di inutili religioni, con belletti di ridicola serietà, con masturbazioni di falsa morale, con siringate di ambigua convenienza, con stroncature di inutile buon gusto, con scampoli [pg!75] tarlati d'arte a buon mercato; liberiamoci da tutto ciò che è convenzione, che è tradizione, da tutto ciò che si fa perchè si è sempre fatto, seppelliamo la esperienza barcollante dei vecchi rimbecilliti, glorifichiamo la bellezza futurista cruenta e purificatrice della Guerra, immenso pennello che stria di rosso violento la superficie giallo-nera del nostro globo troppo sacro, troppo decrepito per sostenerci e del quale cantiamo il prossimo sfacelo e il rinnovamento novello, esaltiamo la poesia sublime della violenza carnale, propugniamo l'abolizione delle false verginità claustrali, gridiamo l'inno di odio contro le rovine putride delle città passatiste, contro i musei, contro le biblioteche, contro tutto ciò che è bello, che è regolare, che è perfetto, ed allora nulla ci parrà paradossale, di nulla ci parrà dubbia l'attuazione, liberiamo le nostre coscienze dalle catene che le rendevano schiave della tradizione e allora si schiuderanno le vie dell'antiveggenza e del progresso!

La Tassa di filiatico e gli Istituti di allevamento della prole.

Liberate l'uomo e la donna dal rito passatista del matrimonio, lasciateli liberi di pensare, di agire e di liberamente procreare come i loro sensi e le loro volontà dettano, date anche alla donna l'indipendenza e il mezzo per decorosamente vivere, non esecrate la giovane colpevolmente incinta, anzi all'opposto rendetele onore perchè solo [pg!76] se è madre essa può degnamente chiamarsi donna, se è sterile essa è una femmina ignobile mercantessa di piacere; istituite una nuova tassa da pagarsi da tutti gli uomini abili a procreare, dai 18 ai 50 anni, tassa che potrà giustamente chiamarsi tassa di filiatico: coi proventi di questa imposta che renderà indubbiamente parecchi milioni (perchè nessuno ricuserà di pagare una somma annuale anche elevata sapendo che egli è completamente libero di amare a suo piacimento, senza il torturante assillo delle conseguenze dei suoi atti, sapendo che con tale piccolo sacrificio pecuniario resta liberato dalle noie della famiglia e dei figli) fondate in tutte le città degli Istituti Governativi di allevamento e di educazione della prole, eguagliate, abolite la differenza morale tra il figlio bastardo e il figlio legale, evitate la miseria delle famiglie con prole numerosa, abolite i postriboli che infestano indecorosamente le vostre città; non lasciate sprecare inutilmente l'umore fecondante del maschio in uteri sterili e putridi, fate che ogni goccia della sua vitalità sia germe di nuova vita per un suddito, per un soldato futuro, ed ecco che allo Stato non mancherà mai materiale umano per difenderlo, per sfruttare le sue ricchezze, ecc.

Nell'Istituto di allevamento e di educazione della prole, che dovrà essere gestione di Stato, le donne prossime ad aver figli saranno gratuitamente ricoverate, circondate dalle maggiori cure ed attenzioni ed il figlio loro, al quale sarà assegnato [pg!77] un numero progressivo di matricola, sarà ricoverato ed allevato con cure più che materne. Giunto in adeguata età si darà a lui una libera educazione senza pregiudizî di false religioni, curando essenzialmente la sua educazione fisica, si cercherà attentamente di scoprire le sue attitudini, le sue tendenze più spiccate, e si avvierà ad un'arte, ad una professione o ad un mestiere secondo la sua volontà e la sua capacità. Esso non dovrà avere alcuna riconoscenza, alcun obbligo di affetto nè verso l'Istituto, nè verso i genitori: non al primo perchè egli, appena ne avrà la capacità, pagherà allo stesso la sua tassa di filiatico, non ai secondi perchè non li conoscerà.

Quanti artisti, quanti innovatori, quanti genii fervidi e potenti ai quali d'umanità e le stupide convenzioni passatiste hanno impedito il prodursi e l'espandersi perchè questi avendo i genitori poveri hanno dovuto troncare gli studi per andare in età ancor giovine alle fumiganti officine, ai campi fertili per rendere come merce, come schiavi!....

L'Istituto poi oltre ai proventi che percepirà dal comune pagamento della tassa di filiatico, avrà anche facoltà di ricevere i lasciti ereditarî che genitori ricchi di figli ricoverati devolveranno allo Istituto, altamente utile e umanitario, perchè con essi provveda alle migliori comodità al miglior modo di educare ed allevare i giovani ad esso assegnati.

In questo modo avverrà la diminuzione delle [pg!78] grandi proprietà private, dei ricchi speculatori, accomunando le sostanze ed eguagliando equamente ogni singolo cittadino.

L'emancipazione della donna.

Alla donna poi non si dovrà dare una educazione diversa di quella che si dà all'uomo, essa dovrà, come lui, avere una cultura o un impiego, sempre secondo la sua volontà, le sue tendenze, le sue aspirazioni, che le permetta di agiatamente vivere senza che ella abbia a gravare sull'uomo, e l'Istituto di allevamento, oltre ad uno speciale compenso fisso che darà alla donna che ricoverata in istato interessante avrà figli sani, sarà anche tenuto ad indennizzarla per le giornate di lavoro o d'impiego perdute durante il corso della malattia e la convalescenza, con l'obbligo da parte del principale di riaccettare l'impiegata o l'operaia da lui dipendente non appena essa sarà in grado di nuovamente e bene attendere alle sue mansioni.

In tal modo non vi saranno più povere donne che scoraggiate per l'abbandono e l'abiezione in cui la ignorante società passatista le getta perchè un momentaneo impulso di esuberante giovinezza ha fatto loro perdere ciò che chiamasi l'onore, si dànno alla prostituzione, rendendosi vili schiave di drudi laidi, schiave delle voglie sensuali di uomini che, se pienamente scusabili ora non lo sarebbero certamente se la teoria nostra fosse concretata, sperdono inutilmente le [pg!79] loro forze vitali senza proficuità alcuna; non vi saranno più femmine che si sposano coll'illusione di poter campare alle spalle di un qualunque minchione «che di lor si carca» e che invece fanno della compassionevole miseria resa ancor più triste e dolorosa quando a completare lo straziante quadro s'aggiungon altri piccoli esseri umani innocenti che crescono ignoranti e brutali e che, lasciati in continuo abbandono da genitori più disgraziati che colpevoli, il più delle volte nell'impossibilità materiale di curare la loro educazione, s'aggiungono allo stuolo, non esiguo certo, dei teppisti da strada, dei malviventi, fannulloni, ecc.

Se i moderni legislatori invece di perdere del prezioso tempo in inutili diatribe su puerili questioni personali o in facili discorsi, recipienti di vento ricolmi di vacue parole inconcludenti, su ridicole limitazioni di consumi e di orari, s'occupassero della miseria incipiente e del pauperismo doloroso in cui versa il proletariato mondiale, vedrebbero ad esuberanza l'utilità, la praticità e l'umanità della nostra proposta.

Non occorre solo recriminare lo spopolamento degli Stati in cui la Guerra ha esaurito il materiale più necessario e più giovane, ma prevenirlo bisogna e non attendere oltre evitando che la piaga s'allarghi disastrosamente e irrimediabilmente.

Il maggior incubo per i genitori poveri o quasi (sono il 90 per cento!) è il mantenimento dei figli: il peggior legame per i figli è la continua attestazione di riconoscenza, di affetto e di servilismo [pg!80] a quei genitori che li hanno procreati per un loro bisogno, per un loro piacere erotico costato troppo caro e con troppo tristi conseguenze e poi non li hanno lasciati liberi di agire e di pensare come credevano, non li hanno lasciati studiare o lavorare a loro piacimento o perchè le finanze della famiglia non erano tali da permettere il lusso di un figlio all'Università o perchè il decoro della famiglia non permetteva ad un figlio l'esercizio di una professione manuale.

Conclusioni futuriste.

Per evitare lo spopolamento, terribile per la garanzia futura dell'integrità dei territori nazionali

occorre:

1º Abolire il matrimonio perchè dannoso alla libera procreazione e non rispondente ai giusti scopi di umanità e di libertà;

2º Permettere all'uomo maschio il possesso di più femmine e viceversa;

3º Favorire il libero amplesso;

4º Rendere la donna indipendente al pari dell'uomo dando ad essa il mezzo di vivere senza bisogno di fare la mantenuta del maschio. Onorarla se s'approssima a diventare madre, proteggerla, glorificarla perchè essa è il simbolo della proprietà di uno stato;

5º Istituire la tassa di filiatico a carico di tutti quegli uomini atti a procreare figli sani;

6º Col reddito di questa tassa fondare in tutte [pg!81] le città degli Istituti di allevamento e di educazione della prole, la cui gestione appartenga allo stato, ove i figli saranno allevati, educati ed avviati ad un'arte, professione o mestiere secondo le loro tendenze e volontà, tutto a spese del Governo, senza alcuna ingerenza o compartecipazione dei genitori;

7º Eguagliare i figli bastardi ai figli legali;

8º Dichiarare in seguito alla libertà di procreazione l'inutilità dei postriboli ed abolirli e vietarli come pericolosi e nocivi alla salute e agli interessi della Nazione;

9º Spogliarsi dal ridicolo sentimentalismo della santità della famiglia, dell'amore fraterno, paterno, figliale, materno, liberarsi da tutto ciò che significa poesia, sentimentalismo, gelosia, amore ideale o platonico, da tutto ciò che in una parola sola suona convenzioni passatiste, tradizione, usanza, esperienza, sapienza e castità.

Arturo Blangino».

[pg!83]

[9.]

La Democrazia futurista.

L'orgoglio italiano non deve essere, non è imperialismo che spera imporre industrie, accaparrare commerci, inondare di prodotti agricoli.

Noi difettiamo di materie prime, e siamo una potenza di ricchezza agricola mediocre.