I
L'ALITINONFO
DI MESSER GASPARO SCARUFFI REGIANO
PER FARE RAGIONE E CONCORDANZA D'ORO E D'ARGENTO, CHE SERVIRÁ IN UNIVERSALE TANTO PER PROVEDERE AGLI INFINITI ABUSI DEL TOSARE E GUASTARE MONETE, QUANTO PER REGOLARE OGNI SORTE DI PAGAMENTI E RIDURRE ANCO TUTTO IL MONDO AD UNA SOLA MONETA
ALL'ILLUSTRISSIMO SIGNORE MIO OSSERVANDISSIMO IL SIGNOR CONTE ALFONSO ESTENSE TASSONI DEGNISSIMO GIUDICE DE' SAVI E CONSIGLIERE SECRETO DEL SERENISSIMO SIGNORE IL SIGNOR DON ALFONSO QUINTO DUCA DI FERRARA, ECC.
Chi vorrá considerare i generali disordini che tuttodí si sentono e sonosi quasi in ogni parte del mondo da molti anni in qua sentiti, e anco quelli che seguir potrebbono per la varia alterazione, che sinora è stata usata e piú che mai si usa e si userá di continovo, se non vi si provede, delli prezzi e valori dei due preciosi metalli, oro ed argento, tanto non coniati quanto anco ridotti in monete—non si trovando forma o regola, con la quale essi debbano in universale esser mantenuti per sempre in una reale e proporzionata corrispondenza cosí delli pesi come delli valori; ma piú tosto che siano, come sono, ogni qualch'anno mossi e di qualche valore accresciuti, e ciò secondo la varia disposizione degli appetiti degli uomini, tutto che i prencipi frequentemente con quella maggior diligenza che possono, sí come fa il serenissimo duca nostro signore, cerchino, con gride, bandi ed altri simili mezi, di fermarli in un giusto essere e in diversi modi a ciò provedere;—e chi vorrá insieme pensare con quanti danni e bestemmie degli uomini la peste di questa commune alterazione domini e regni, chiaramente conoscerá con qual giusta occasione, spinto dal zelo del ben commune e non per alcuna mia particolare ambizione o interesse, io mi sia mosso a scrivere questo Discorso, per mezo del quale io spero (quando egli sará dal mondo accettato) che si dará tal forma e regola ad essi oro ed argento, che da ora inanzi non si temerá dell'incendio, che (com'ho detto), giá tanto tempo fa, il mondo consuma e distrugge. Né qui si dee alcuno maravigliare come io mi sia posto in questa fatica, nella quale per i tempi passati tanti altri, piú di me svegliati e di tal maneggio studiosi e prattici, non hanno avuto ardire d'implicarsi, percioché, forse da questi essendo stato conosciuto con quanta difficultá si possano le giá permesse usanze dal mondo levare ed in vece loro nuovi riti ed ordini introdurre, non hanno voluto in questa impresa ingerirsi. Ma io, c'ho molte fiate intorno questo fatto pensato, e che appresso mi trovavo in obligo verso Sua Altezza per la promessa fattale, col mezo però e parola di V. S. illustrissima, quando io fui, ha giá quattr'anni, mandato dalla mia patria sopra il trattato delle cose delle monete ambasciatore al detto serenissimo prencipe; posto da banda ogni rispetto né istimando fatica alcuna, ho scritto quanto in questo Ella potrá vedere, con ferma speranza di dover fare cosa giovevole al mondo in generale, onorevole ed utile a' prencipi, e sopra il tutto gratissima a Dio, ed anco (come mi rendo sicuro) da non dispiacere a detta Sua Altezza ed a V. S. illustrissima; alla quale ho voluto questa mia fatica indrizzare, sí per l'obligo ch'io le tengo infinito, sí perché so che, mercé sua, di cuor Ella mi ama. Restami solo a pregarla ad essermi intorno ciò scudo e difensore contro le lingue di coloro che sopra ciò cercheranno di mordermi, non volendo col loro retto giudicio conoscere e possedere intieramente la veritá del fatto da me proposto: ché tutto ciò riceverò in singolar grazia da lei. Alla quale facendo umilmente riverenza, prego da Nostro Signor Iddio ogni contentezza e felicitá.
Di Reggio, il 16 maggio MDLXXIX.
Di V. S. illustrissima obligatissimo servitore GASPARO SCARUFFI.
PROEMIO
Non è dubbio alcuno, se gli uomini avessero cosí sempre al giusto ed all'onesto riguardo sí come alle volte dall'utile e dal proprio interesse abbagliati trasportare si lasciano, che molti inconvenienti, che tuttodí per diverse cagioni, e in particolare per rispetto dell'oro e dell'argento che si riducono in monete, accadono, corretti affatto rimarrebbono. E perché alla maggior parte delle genti a questi tempi pare che questi due preciosi metalli siano quasi ultimo fine al quale vengono gli umani pensieri indrizzati (dico quanto per li maneggi mondani); e sí crede, anzi si tien per fermo, che dalla correzione over concordanza loro ne seguirebbe che le azioni da essi dipendenti si modererebbono ed ogni abuso e disordine levato ne verrebbe; essendo stati alli tempi passati, come anco di presente sono, senza regola ferma e senza ordine universale, nel far danari (com'è manifesto) dispensati, e per ciò ne sono causati, e tutto dí ne nascono, cosí gran disordini nel far pagamenti tanto in un'istessa cittá e da una cittá all'altra quanto anco da una provincia all'altra, e ne nasceranno de' maggiori, se non vi si provede: laonde, avendo io sopra ciò considerato e discorsone piú volte nella mente mia, e tenendo per fermo che quasi da tutti si desideri che vi sia un sol ordine col quale si dia ad essi oro ed argento una forma, una lega, un peso, un numero ed un titolo di valore, con i quai mezi siano da tutti li zechieri compartiti in tal proporzione concordante nel far monete, ch'esse restino per sempre nelli loro reali dati valori, e che le giá fatte e quelle che si faranno in una cittá o provincia siano accettate nell'altre cittadi e provincie senza opposizione e impedimento alcuno; ed essendomene poi anco giustificato per via de' conti, e conosciuto non esser cosa difficile da fare, se ben in apparenza il contrario si mostrasse, ed acciò (per cosí dire) tutto il mondo n'abbia a sentire beneficio e consolazione; però mi son proposto di porre insieme questo Discorso, che è il vero lume di far conti giusti d'oro e d'argento in concordanza cosí delli non coniati come delli giá ridotti in monete e di quelli che s'avranno da coniare; e, con quella maggior brevitá che fia possibile, darò ad intendere quello che si debba osservare.
Mi riman solo a pregare Nostro Signor Iddio che cosí voglia inspirare i prencipi, de' quali l'effettuare questo mio proposito è sola incombenza, a far essequire tutto ciò, tanto per lor proprio quanto per commune interesse ed utile; e mi rendo sicuro che i popoli, conosciuta la veritá di tal fatto e maneggio, con animo lieto accetteranno gli ordini facili di questa nuova zeca universale, tanto al mondo necessaria.
CAPITOLO I
Che in tutte le cose fa di bisogno che vi sia ordine e regola.
Per occasione del soggetto che di presente si ha da trattare, primieramente saper si dee che, sí come tutte le cose, che si comprendono sotto il peso, sotto il numero e sotto la misura, deono essere da una forma certa regolate, che ad un fin le guidi; cosí parimente nel maneggio dell'oro e dell'argento, per ridurre le cose che da essi hanno dipendenza al loro debito fine, ed in particolare il far monete di varie leghe o finezze, quali siano di giusti dati valori e di real corrispondenza in tutti li pagamenti nel conteggiarle, e che stiano per sempre nel loro giusto essere, e che non possano esser mai tose e guaste o fose per rifarne altre, è necessario trovare un ordine ed una regola che a guisa di forma ad essi serva.
CAPITOLO II
Che cosa sia oro ed argento puro.
Perché si dee prima sapere che cosa sia oro ed argento, ancorché tutto ciò sia da molti conosciuto, nondimeno io dico l'oro essere un metallo generato nelle viscere della terra, il piú nobile di tutti gli altri; appresso il quale nel secondo luogo l'argento segue. La cagion della nobiltá loro, al mio giudizio (tralasciando però le ragioni naturali), da altro non viene se non che per la virtú loro stanno in ogni cimento di fuoco, e mostrano paragone delle loro perfezioni in esso fuoco: cosa che non possono fare gli altri metalli.
CAPITOLO III
Che cosa sia oro ed argento misto.
È però d'avvertire che tutto l'oro e l'argento, che giamai, tanto in vasi o in altre cose simili quanto in ogni sorte di monete cosí antiche come moderne, fosse o sia o dovrá esser al mondo, ciascun di loro, nella sua sostanza, tutto è stato, è e sará il medesimo e d'una istessa qualitade. Egli è ben vero che, per la varietá e quantitá delle misture che con essi sono state accompagnate, e come anco molte volte sono cavati cosí dalle minère, in apparenza vari e diversi si sono dimostrati e si dimostrano. Ma in effetto, parlando d'oro e d'argento, è di bisogno intendere di quelli che siano puri e non con altra cosa misti. Il che si può facilmente conoscere, se siano puri o no, col mezo del ceneraccio, della coppella o del cimento: modi sicurissimi per separare da essi ogni sorte di mistura che con loro accompagnata si trovasse.
CAPITOLO IV
Qual si dee intendere oro ed argento puro.
Dico adunque che quasi tutto l'oro e l'argento, o almeno la maggior parte di essi, cosí li grezi delle minère come quelli che sono ridotti in monete ed in ogni altra sorte di opere, sono accompagnati con rame o stagno o piombo o altro metallo. Ma quell'oro, che si dice esser «puro», si chiama in Italia e in altre provincie «di denari vintiquattro»; e similmente l'argento fino si chiama «di dodici leghe»: le quali nominazioni dovranno necessariamente e fermamente in tutti i luoghi esser osservate; e ciò per avere la loro dipendenza dal numero duodenario, il qual è numero perfetto. E questi sono de' quali intendo di ragionare, avendo io per sempre nel conteggiarli, ed in particolare sopra il fatto delle monete, la detta compagnia loro per esclusa.
CAPITOLO V
La cagione perché si trova men oro che argento, e qual forma o proporzione si trova tra loro.
Per cognizione delle cose in questo Discorso contenute, dico che, trovandosi molto men oro che argento, da altro non procede se non perché piú raro il numero delle cose piú preciose che delle meno sempre si trova. Quindi nasce che, considerata la real proporzione che tra essi si trova, qual è ch'una parte d'oro puro a peso vaglia per dodici di fino argento appunto (per ordine, come credo, cosí dato da Dio ed osservato dalla natura, e come cosí anco è stato dichiarato dal divin Platone nel suo dialogo intitolato Ipparco, overo «del desiderio del guadagno», overo «dello studio di guadagnare», come nel fine dí esso), fa di bisogno e si è sforzato con viva ragione e con real fondamento apprezzare o valutare essi oro ed argento con prezzi certi, a similitudine delli pesi, di uno per dodici e dodici per uno, per poter fare le leghe corrispondenti in proporzione, per far monete di varie sorti che restino per sempre nelli loro reali dati valori. E' quali prezzi, ancorché non siano mai stati in uso a detti preciosi metalli con ordine fermo, né in particolare né in universale, né meno apertamente descritti e dimostrati da esso Platone né da' suoi commentatori, è necessario però che si mettino in osservanza per sempre, tanto per li non coniati quanto anco per quelli che saranno posti in zeca, accioché da tutti li zechieri siano per l'avenire compartiti in far monete che siano di giusti e proporzionati dati valori, e di reale corrispondenza nel conteggiarle in ogni sorte di pagamenti, e che non si possano mai piú fondere o guastare per rifarne altre.
E perché si sa che 12 volte 6 fanno la somma di numero 72, ed il numero 6 nel 72 vi entra 12 volte, però i prezzi o valori di essi saranno questi: cioè che il prezzo dell'oro puro sia di lire 72 per oncia, e quello dell'argento fino sia di lire 6 d'imperiali l'oncia, giusti e fermi; i quali prezzi sono (forse cosí per voler di Dio) quasi conformi e i piú accosti o vicini alli valori e prezzi dati ed usati ad essi oro ed argento in questi nostri tempi. E, quando anco non vi fossero stati, facea di bisogno ridurli in effetto sotto i detti certi e terminati valori, ancorché tutto ciò fosse paruto cosa di gran maraviglia alle genti per molte cagioni, e massimamente perché, quando si fossero tassate le monete, le quali fossero giá state fatte e compartite sotto maggiori o minori valori delli suddetti, cioè dell'oncia dell'oro e dell'argento, esse sarebbono poi riuscite di molti alterati o diminuiti valori, per conto del puro e del fino loro, ed a similitudine di tutto quello che si tratta nel capitolo VIII, sopra il peso di una libra piú greve o piú leggiera di quella di Bologna. E' quai valori cosí proposti non dovranno mai piú, per cagione alcuna, esser mossi ed alterati da questa terminata forma e regola, per le ragioni annotate in molti luoghi del Discorso, ed in particolare nel capitolo XXIX, se si vorrá ch'essi preciosi metalli possano, com'ho detto, esser giustamente compartiti da tutti li zechieri e contisti di zeche ed altri con i debiti mezi, cioè saggi, bilance e conti loro, nel far monete di varie sorti; essendo detti numeri e valori con ogni perfezione a ciò veramente proporzionati, come si mostra nel capitolo XXXIII; col mezo de' quali da essi contisti non si faranno mai intervenire rotti alcuni nelle leghe di esse monete, e nel tassare anco tutte le monete finora fatte dovranno servare l'ordine istesso, come nel capitolo XIV. Onde ne succederá che tutti li conti, che poi si faranno tra essi oro ed argento, tanto i giá coniati quanto quelli che per l'avenire saranno in monete ridotti, si troveranno per sempre confronti e giusti, per causa del puro e del fino che si troverá essere proporzionato, cosí in qualunque sorte di monete come anco in ciascuna di esse monete. Oltre che, ciascuno in tutti li pagamenti averá il fatto suo con oro ed argento realmente, e non con i valori che alle volte sono dati con i sopranomi alle monete, e sí come chiaramente tutto ciò si vederá nelli seguenti capitoli e tariffe, che si descriveranno.
CAPITOLO VI
Ciò che s'intenda per peso e numero di oro e di argento.
Avendo detto che una parte di oro a peso vaglia per dodici di argento, si viene per un modo reale a far manifesta e chiara la forma e l'ordine che si debba tenere in compartirli nel far monete. Ora resta a sapere che «peso» altro non è se non una determinata quantitá, come a dire una libra, un'oncia o simile; e per il «numero» s'intende tanto il numero della quantitá di ciascuna sorte di monete che n'anderá alla libra quanto il valore di ciascuna moneta.
CAPITOLO VII
Il modo col quale si dee osservare la forma ed il numero nell'oro e nell'argento che si ridurranno in monete, accioché ogni persona abbia il suo.
Essendosi di sopra narrato che cosa sia forma, peso e numero, rimane a sapere il modo col quale ciascun di loro osservar si debba; e ciò sará cosa facile da fare, osservando questi ordini: cioè, se escludendo tanti rotti che si usano nel fare le monete, cosí nelli pesi come nelle finezze e loro valori, tutte si facciano di oro e di argento puri, over accompagnati secondo le determinazioni nelle seguenti tariffe descritte; e che su le monete siano segnati con numeri aritmetici i loro valori, le finezze o leghe, e quante ne vadino alla libra di ciascuna sorte, come nel capitolo XXII.
Sará ben necessario che per ciò siano fatti nuovi campioni, che stiano presso il publico ed anco presso i privati, accioché ciascuno possa minutamente vedere il fatto suo; come si dice nel capitolo XLVI, nella terza parte ch'appartiene al publico.
Non resterò anco di avvertire che sarebbe bene porre ordine nell'arte degli orefici; cioè che sopra i loro lavori, come vasi, bacini, piatti ed altre simili opere di oro o d'argento, nelle quali però non obsti la picciolezza, fossero segnate le loro finezze, nette da saldature, col nome o marchio del maestro ch'avesse fatto tali opere e col nome o segno della cittá ove fossero state lavorate, accioché si potesse per sempre conoscere il giusto fino che in esse fosse e non si avesse poi causa di farne altri saggi per chi non le volesse guastare per allora, ed anco accioché ciascuno le potesse poi sicuramente contrattare.
CAPITOLO VIII
Si mostra qual peso si dovrá usare in tutti i luoghi per l'oro e l'argento.
E perché ritrovo che il peso della libra, usato e osservato nella zeca di Bologna è conforme alli giusti partimenti ch'io descrivo, per esserne stata fatta piú volte prova da me nel conteggiare sopra il fatto delle monete, e per essere il piú accosto alli prezzi e valori dati ed usati all'oro ed all'argento in questi tempi, e conseguentemente alli valori nel capitolo V giá detti; e perché, nel fare l'universal tassa delle monete giá fatte in molte cittá e provincie da un certo tempo in qua, la maggior parte di quelle (detratte e levate però le fatture delli zechieri) si troveranno restare nelli loro reali dati valori, per causa del fino che in esse si trova essere, diminuita solamente la rata dell'accresciuto valore nelle monete per cavare le mercedi delle loro fatture; come per essempio presuppongo che il quarto, figurato capitolo XXXIV, nel levarlo dalla zeca sia stato valutato sotto a il detto peso soldi 34 d'imperiali, compresa però la fattura ch'importava denari dieci o circa, come in detto capitolo si vede; qual quarto, tassandolo nel valor del fino che vi è dentro, resterá in real valore di soldi 33 denari 2 o circa; e molte resteranno poco diminuite del valor dato loro, oltre le detratte fatture, imperoché s'avrá riguardo solo al fino ch'in esse si trova; oltreché col mezo della real tassa veniranno anco regolate per sempre tutte le monete sinora fatte in ogni parte del mondo, come si mostra nella tavola fatta in essempio a capitolo XLI:—però dico e concludo esser necessario servirsi in universale del detto peso per la suddetta conformitá, dalla quale ne nascono i detti reali partimenti, e conseguentemente i giusti valori alle monete dati. E per dar conto della prova dell'oro, dico che, volendo fare di una libra d'oro accompagnato, qual però sia a finezza di denari 22, scudi numero 113-1/7, alli quali sono quasi simili i correnti in Italia ed in altri paesi, sotto però il nome o titolo del peso della balla (ancorché se ne potranno fare d'altre sorti, come nelle tariffe), in essi vi saranno once undeci d'oro puro; che, apprezzando ciascuno scudo lire sette imperiali, il tutto ascenderá alla somma di lire 792, e cosí, apprezzando le dette once undeci d'oro a lire 72 per oncia, fanno la suddetta somma. E similmente, volendo far corrispondere l'argento a dette once undeci d'oro, se ne piglieranno once 132 d'argento, quali, apprezzando a lire 6 d'imperiali l'oncia, ascenderanno alla somma delle dette lire 792.
Ora, se mi fosse domandato s'io avessi eletto overo compostomi per questo fatto una libra, qual non fosse pesata se non la metá di quella di Bologna overo il doppio, e quali libre fossero poi state partite in dodici parti, sí come è partita la detta di Bologna, cioè in once dodici; se sotto una di tali libre avrei potuto fare i partimenti ad uno per dodici e dodici per uno, tanto per rispetto del peso quanto anco nell'apprezzare l'oro a lire 72 e l'argento a lire 6 imperiali l'oncia, dipendente da una di dette libre cosí fatte; e se io avrei potuto fare i partimenti confronti nel fare le monete: dico ch'io l'avrei potuto fare, e tali partimenti sarebbono riusciti, quanto alli pesi e quanto alli valori, in tal loro essere. Ma qui si dee considerare ch'avendo riguardo alli prezzi e valori dell'oro e dell'argento usati in questi tempi, ne nascerebbe grandissima disproporzione tanto nel fare le monete sotto tali ordini quanto anco in voler tassare le giá fatte; percioché, quando queste giá fatte fossero tassate dalli contisti sotto il peso greve, riuscirebbe il loro valore nella metá o circa di quello che vagliono di presente (levando però le fatture); come, per essempio, il detto quarto, che vale soldi 33 denari 2 o circa, secondo la real forma, come mostrerò al luogo suo, venirebbe valutato e tassato solamente soldi 16 denari 7. E parimente, quando fossero tassate e valutate sotto il detto peso leggiero, riuscirebbono in valore del doppio; come, per essempio, il detto quarto valerebbe soldi 66 denari 4, ed il simile sarebbe nelle monete che si facessero di nuovo sotto tali ordini; conciosiaché duplicherebbe il loro valore quando fossero fatte e compartite sotto il detto peso leggiero, e cosí si sminuirebbe anco nella metá quando fossero fatte sotto il peso greve, avendo però riguardo alli valori dell'oro e dell'argento usati nei presenti tempi. E similmente ancora nascerebbono disordini nelli valori delle monete, in assai o in poca quantitade, tanto nelle giá fatte che si tassassero quanto in quelle che si facessero, se io avessi eletto e voluto usare una libra piú greve o piú leggiera, o in poco o in assai, di quello che sia la detta di Bologna; avendo (come ho detto) riguardo alli valori dati all'oro ed all'argento in questi tempi, a' quai valori è la piú accosta la detta libra di Bologna; dalla quale ne nasce la real tassa da me proposta per la sua conformitá, com'è detto.
Ed avvertire si dee che la libra di once dodici è il debito peso col quale si hanno a pesare l'argento e l'oro, e ciò per cagione della real divisione duodenaria, che è numero perfetto; onde si vede che di tal libra Aurelio Cassiodoro il magno ne ha fatto dottamente menzione nella sua opera inscritta Variarum, nel primo libro, a carte 11, nella lettera mandata dal re Teoderico a Boezio, che cosí incomencia: « Licet universis populis generalis sit impendenda iustitia », ecc.; ed anco ne viene da lui accennato nel libro settimo, a carte 173, nel capitolo che incomencia: « Omnis quidem utilitas publica fideli debet actione compleri », ecc., sotto la rubrica: « Formula, qua moneta committitur ».
Ora, essendo la detta libra di Bologna di once 12, l'oncia si dividerá in 24 denari, ed il denaro in 24 grani tutti giusti, per doversene poi servire in questo general maneggio tanto importante; e ciò per esser i detti pesi, cosí partiti, regolati con retta e real proporzione, accommodatissima in ogni parte, e dai quali non potrá mai nascere alcuno inconveniente, né in particolare né in universale, nel conteggiare, tanto per conto dell'oro e dell'argento non coniato quanto per il ridotto in monete. E sotto questi pesi si dovranno in tutti i luoghi e paesi fare i campioni necessari delle monete cosí d'oro come d'argento, per poter conoscere e sapere il giusto peso di esse ed anco per il loro perpetuo mantenimento: e cosí sotto i detti pesi:
L'oncia dell'oro puro valerá d'imperiali lire 72 soldi — d. — il denaro » 3 » — » — il grano » — » 2 » 6 il quarto del grano » — » — » 7-1/2 l'oncia dell'argento fino o di coppella » 6 » — » — il denaro » — » 5 » — il grano » — » — » 2-1/2 il quinto del grano » — » — » 1/2
E de' quai pesi e valori diffusamente e chiaramente si tratterá nel capitolo XXXIII.
CAPITOLO IX
Come tutti gli ori giá coniati si possono ridurre a giusta proporzione nel far pagamenti.
Ancorché vi siano di molti ori di varie finezze, come ducati, zechini, fiorini d'oro e simili, che passano la finezza di denari 22, e d'altre sorti che non vi arrivano, come «rainessi», «bisilachi» o simili monete di oro basso; nondimeno saper si dee che il conto e valore di essi si può fare avendo riguardo al pur'oro che in loro si trova, come per questi essempi. S'alcuno sará debitore di lire 792 d'imperiali, quali sia tenuto pagare in tant'oro, e le pagherá con tanti ducati o scudi o altre sorti di monete d'oro, nelle quali vi siano once undeci di pur'oro; in tal modo il creditore verrá sodisfatto. E s'alcuno sará debitore di ducati 100 d'oro in oro e vorrá pagare con tant'oro coniato, non avendo delli ducati, gli potrá pagare con tanti scudi, e nel modo che si mostra nella settima utilitade delle dodici. E cosí s'alcuno sará debitore di scudi 107 overo 108 d'oro in oro, per conto di un contratto giá fatto anni 30 o 40, e vorrá pagare il debito con scudi delli correnti nominati «dalla balla», sará necessario pagarlo con tanti di questi, ch'in essi vi siano once undeci di pur'oro; e ciò perché a tal tempo in detti scudi 107 o 108, quali erano una libra di scudi, vi erano once 11 di dett'oro puro, e con l'ordine che nella detta settima utilitade diffusamente si tratta.
CAPITOLO X
Che nel fare i contratti si potrá parlare a libre ed once di oro puro coniato ed a ducati o a scudi; e parimente si potrá dire a libre ed once d'argento di coppella coniato ed anco a lire, soldi e denari.
Dalle cose sin qui dette manifestamente si conosce che in tutti gli instromenti e contratti, o publici o privati, che si faranno da ora inanzi, i notai ed i contraenti potranno ridurre e concludere la somma del credito o debito a peso di oro puro o di argento fino coniato, nel modo che per le tariffe appieno vien dichiarato; e sará cosa facilissima da fare. E per essempio dico: s'alcuno si creerá debitore di ducati novantasei, quali peseranno una libra di oro di finezza di denari 24, cioè puro, costui sará tenuto pagare once 12 di pur'oro coniato o in ducati o in altra sorte di monete d'oro, nelle quali vi siano le dette once 12 d'oro puro; e se il creditore si contenterá di accettare in sodisfazione monete d'argento, si dee considerare che 12 via 12 fanno la somma di 144, e cosí once 144 d'argento di coppella coniato (ancorché accompagnato come nelle tariffe) saranno il giusto pagamento del debito giá detto; e se pur si volesse parlare a lire, conciosiaché il ducato valerá lire 9 d'imperiali, si può dire che col detto argento coniato in qualsivoglia sorte di monete, che valeranno lire 864, si pagherá il suddetto debito delli ducati 96, e si potrá anco in qualunque pagamento parlare a lire, soldi e denari; perché, quando si fará la numerata, o di monete d'oro o d'argento, si dovrá sempre intendere che in esse vi sia la quantitá in peso del puro e del fino che veramente esser vi dovrá, secondo la real forma e come nelle tariffe.
CAPITOLO XI
Come i prencipi potranno affittare le loro entrade a libre di oro puro e di argento di coppella coniati.
Per quanto ho narrato sin qui doversi osservare nelli contratti de' privati, si mostra anco il modo col quale i prencipi potranno affittare i loro dazi ed entrade; imperoché, sí come essi diceano voler affittare a ducati, scudi o lire, potranno anco dire a libre ed once di pur'oro e d'argento di coppella coniati, ed in quelle sorti di monete figurate nelle tariffe e come loro piú piacerá; e cosí tutti li pagamenti saranno sempre fatti senza differenza in parte alcuna: cosa che finora non si è mai potuta fare per la varietá delli rotti, che sono nelle monete giá fatte con diversi partimenti ed ordini non conformi in universale. Ed anco, nel numerare le monete a lire, soldi e denari, conosceranno il giusto peso dell'oro e dell'argento ch'avranno ricevuto. E come, per essempio, se il prencipe volesse affittare alcun dazio per scudi 99 da lire 8 d'imperiali l'uno, quali fanno la somma di lire 792, potrá dire voler affittare per once undeci d'oro puro coniato; ed il simile sará se volesse affittarlo per lire 792 in tanta moneta d'argento, perché potrá dire per once 132 d'argento di coppella coniato, quale, apprezzato a lire 6 per oncia, fa la detta somma di lire 792; e cosí sará d'ogni altra sorte di scudi o ducati o di monete d'argento, e come nelle tariffe si contiene. E perciò sará ben lecito ch'essi prencipi siano i primi a far osservare le vere regole ed ordini reali in queste poche carte annotati.
CAPITOLO XII
Parte del modo che si averá a tenere nel fare la zeca.
Saper si dee che nel voler fare la zeca fa di bisogno che la prima causa sia il prencipe, poi il zechiero col contista, ed appresso l'oro e l'argento. E quanto al primo: i prencipi non dovranno or piú tolerare che si lavori senza ordine e senza regola universale, come sinora è stato fatto con tanta varietá di monete fatte sotto vari pesi di libre, e con vari rotti nelle leghe o finezze; ma ordinar dovrebbono che le monete fossero lavorate e fatte nel modo e con gli ordini nelle tariffe e nel capitolo XLVI descritti. Onde ne seguirebbe che tra gli assaggiatori non si disputerebbe a che finezze fossero state fatte. I zechieri ancora dovranno avere la loro debita mercede a ragion di un tanto per libra di monete, da doversi loro pagare da chi ne vorrá far fare o d'oro o d'argento; e qual mercede delle fatture da tutti si saprá, ed in particolare da chi fará fare i danari, e ciò col mezo delle concessioni, ordini e capitoli sopra ciò tra i superiori ed i zechieri fatti. Ed avvertire dovranno essi zechieri che i saggi siano giusti in tutte le sorti di monete, e che siano ben tirati ed asciutti dalle superflue umiditadi, accioché in esse sempre si trovi il loro giusto fino su quelle segnato; e quel zechiero, che fará piú a piacere nelle fatture, sará eletto dalli superiori, essendo loro grato; e quando alli zechieri fosse proveduto di qualche condecente annua provigione, come si costuma di cosí fare ad altre persone ingeniose e di virtú dotate, essi ragionevolmente dovranno pigliare assai meno, per conto delle dette fatture, di quello che loro fosse concesso di poter tôrre quando che non avessero provigione alcuna. Potrebbe ben poi essere che alcuni prencipi e signori darebbono del suo proprio la detta annua provigione, overo che pagherebbono le dette fatture o in tutto o in parte, non solo quando facessero lavorare per loro conto, ma anco le pagherebbono cosí per molti altri, da' quali fossero portati e posti gli argenti ed ori di minère, o grezi, o simili, nelle loro zeche per farli coniare, e forse anco userebbono a questi tali qualche altra cortesia; e ciò farebbono essi prencipi per far conoscere la loro grande liberalitá e magnificenza, ed anco per ampliare maggiormente le sue degne memorie ed onorate imprese.
CAPITOLO XIII
Come venirá rimediato ai disordini che sogliano occorrere per causa delle monete cosí d'oro come d'argento.
Manifestamente si conosce che col mezo di questi ordini saranno corretti infiniti errori e disordini pertinenti tanto al tempo passato quanto al presente ed al futuro ancora, sí per rispetto del tassare le monete giá fatte, come nel conteggiare a fino; imperoché, avutasi considerazione alla quantitá e proporzione del puro e del fino ch'era nelle monete quando fu creato il debito, si dovrá pagare con tant'altre monete, che in esse vi sia tant'altro di puro e di fino, e non altrimenti. Come, per essempio, s'alcuno sará debitore d'una quantitá di scudi o di lire in monete italiane o spagnuole o tedesche o altre, non potendo avere delle istesse per pagare il debito, sará tenuto restituire al creditore altre monete della medesima qualitá o simili, nelle quali vi sia altrotanto di puro e di fino a peso quanto n'era in quelle prime; e ciò sará cosa facile da fare, sí come in questo Discorso in piú luoghi è stato descritto, e in particolare nella settima delle dodici utilitadi.
CAPITOLO XIV
L'ordine che si dovrá tenere in correggere o tassare le monete giá fatte.
Accioché tutte le monete sinora fatte, cosí d'oro come d'argento, s'abbiano a spendere per l'avenire per li suoi giusti dati valori, sará necessario dar loro una ordinata correzione o tassa, qual si fará in questo modo, cioè: che, conosciuta dalli contisti, con i loro debiti mezi, la quantitá in peso del puro e del fino che nelle monete esser si trova, valutare ciascuna sorte di esse alla rata, cioè quelle di oro a ragion di lire 72 d'imperiali l'oncia, e quelle d'argento a ragion di lire 6 l'oncia, avendo solamente riguardo al puro ed al fino che in esse ed in ciascuna di loro essere si trova, e nel modo che in questo Discorso, al capitolo XLI ed al capitolo XLVI, in quella parte ch'appartiene a detti contisti, si contiene; con far fare tariffe in stampa che siano d'un medesimo tenore, cioè in quanto alla tassa delli danari, sí come cosí veramente per cagione dell'ordine esser dovranno.
CAPITOLO XV
Che si escluderanno molti errori che tuttodí seguono a danno di ciascuno.
Ne seguirá questo beneficio ancora: che le monete, cosí d'oro come d'argento, saranno da ora inanzi in tal modo regolate, che senza inganno alcuno potranno essere da ognuno facilmente conosciute. E non occorrerá ch'alcuno le voglia spendere tose o leggiere; conciosiaché chi le avrá a ricevere, ricordandosi che le dovrá pagare a peso di fino, non le vorrá accettare, e non gli tornerebbe conto, tanto per rispetto della nuova e real tassa delle monete giá fatte, quanto anco per li caratteri e note del valore, della lega o finezza e del peso, che saranno impresse su quelle che di nuovo si faranno, e come nel capitolo XXII. E perché ho detto di sopra che chi fará fare o rifare monete dovrá pagare le fatture; e quantunque ciò debba forse parere cosa strana a molti, non sapendo il buon fine di tal fatto, essendo che non si udí mai dire né si trovò giamai che fosse posto in uso nel tempo che regnavano i romani e sotto il loro imperio il cavare le fatture dal corpo delle monete, ch'io sappia, ma solo molti anni dopo, che, con malaintesa invenzione, s'introdusse il cosí cavarle; e parendomi ancora cosa convenevole che ciascuno sopra ciò si paghi di ragione; dico ch'avendo io molte volte considerato e con gran diligenza ricercato se si trovi al mondo cosa che sia piú generale, nelli maneggi delle mercanzie e di molti altri contratti diversamente fatti dagli uomini, di quello che sia l'oro e l'argento ridotto in monete, ed anco se vi sia cosa lavorata che venga contrattata fermamente e senza dubitazione alcuna con i valori delle fatture in essa, nel modo come si fa e si usa delli danari, ciò non ho mai potuto ritrovare. Ma ben ritrovo che tutte le altre cose ed opere, cosí d'oro e d'argento come d'ogni altra sorte di metalli o d'altre materie che siano lavorate (per esser cose particolari e non generali, rispetto al maneggio dell'oro e dell'argento coniato), ora si contrattano compresi in esse i valori o prezzi delle loro fatture, ed ora non compresi e secondo i patti de' contraenti; ma non si contrattano per sempre comprese le dette fatture con certezza e fermezza, come si fa e si usa delle monete. E per essere dunque essi oro ed argento ridotti in monete (com'ho detto) per uso generale e universale, in quanto al loro essere principale e finale, però il maneggio di esse debb'esser tale che restino per sempre nel loro giusto essere per uso publico, e non che siano guaste e fose da una provincia all'altra, e da una cittá all'altra, e nel modo che sinora è stato fatto. E per mostrare questa veritá circa dette fatture, cioè che non si cavano dal corpo delle opere fatte di metalli, addurrò per ora questo essempio di una sorte di metallo, oltre gli altri descritti nel capitolo XXIX. S'alcuno vorrá far fare piatti o altre opere simili di stagno, si sa esser necessario che compri lo stagno, quando che non ne abbia del suo da far lavorare, e poi paghi la mercede della fattura al maestro che lo lavorerá: qual mercede non sará cavata dall'istesso stagno cosí lavorato, ma sará pagata da chi l'averá fatto lavorare. Il simile avverrá a chi porrá oro o argento in zeca per farlo coniare; percioché pagherá le fatture del suo proprio, o con oro o argento avanzato al zechiero nel compartire e fare le monete, overo che pagherá di quegli istessi danari levati di zeca o d'altri, overo d'altre robbe, secondo che tra loro sará convenuto. E perciò ogni persona cercherá di far lavorare monete piú di fino per spendere meno in fatture, quali saranno anco piú leggiere e commode per portarle nei viaggi. Oltre che, non occorrerá cambiarle quasi in capo di ogni dieci o quindicimilia, sí come a' tempi nostri si usa di cosí fare, con non poco danno di coloro che, per causa delle diverse nominazioni o titoli di monete, sono sforzati cambiare i suoi danari in altre sorti di monete; occorrendo anco in ciò alle volte che le monete ch'essi cambiano sono migliori di quelle che nel cambio ricevono, come di ciò è cosa manifesta a tutti quelli che i loro viaggi fanno in diverse cittadi e paesi.
CAPITOLO XVI
Quattro eccessivi disordini, a' quali verrá proveduto.
Crederò bene che, quando saranno state tassate o corrette le monete giá fatte, molte di quelle in progresso di tempo saranno poi guaste e fose, parte per rifarne altre, come si dice nel capitolo XLII, e parte nell'arte degli orefici, come si narra nel capitolo XL; e ciò per cagione delli rotti vantaggiosi, che in esse saranno per le loro varie finezze, pesi e valori. Essendoché il rotto di ciascuna moneta, qual non arriverá al valore di un quattrino, non dovrá esser posto in tassa per le cause allegate nel capitolo XLI; e tal fatto sará perché alcuni hanno lavorato nei tempi passati, ed alcuni anco di presente lavorano nelle zeche l'argento a finezza o lega di once 11 e denari 18 per libra, a 11 e 12, a 11 e 10, a 11 e 8, a 11 e 4, a 11 e 3, a 11 e 2, a 10 e 17, a 10 e 10, a 9 e 20, a 8 e 20, a 7 e 4, a 5 e 22, a 3 e 22, a 2 e 22, a 1 e 4, a denari 22 e simili; facendo sotto una di dette leghe, cosí rotte, monete di diverse sorti, nelli valori delle quali sono comprese le loro fatture; onde nella maggior parte di esse necessariamente vi sono intervenuti e v'interveniranno di molti rotti. È ben vero che, osservando quanto in questo Discorso si propone, verranno levati via quattro capi molto dannosi. De' quali il primo è che non si caverá mercede alcuna di fatture dal dosso o corpo degli istessi oro ed argento coniati, come da molti anni in qua e sinora si sono cavate. Il secondo, la diversitá e varietá delle leghe o finezze, usata da un paese all'altro; percioché essi oro ed argento veniranno giustamente con le debite proporzioni compartiti nel fare le monete, cioè sopra la suddetta regola che una parte d'oro puro a peso vaglia per dodici di fino argento, e sotto i valori giá detti, da esser osservati per sempre giusti e fermi; e perciò non interveniranno mai rotti alcuni in dette leghe, per essere fondamento reale e numeri proporzionatissimi, come nelle tariffe si vede. Il terzo è il disordine delli variati pesi ed instabili prezzi usati per essi preciosi metalli da una provincia all'altra ed anco da una cittá all'altra. Il quarto è il parlare diverso di diversi luoghi, come a dire, chi a «moneta longa» e chi a «corta», o in altri modi. Per causa de' quai disordini ne succede che non si può né si potrá giamai sopra il fatto delle monete giustamente conteggiare; onde i contraenti molte volte non sanno se paghino o ricevano il loro giusto dovere dell'oro e dell'argento.
CAPITOLO XVII
Degli assaggiatori.
Benché da me sia stato detto in parte il modo da osservarsi nel fare le zeche, nondimeno quanto alli saggi brevemente dico che, sí come per il tempo passato e sinora tra quelli che di ciò fanno professione si sono trovate alle volte differenze e fatte dispute sopra le leghe delle monete d'alcune cittá, e non dovendo ciò mai piú intervenire per causa delle note che fedelmente su le monete saranno impresse; però essi avvertiranno farli che siano ben tirati ed asciutti dalle superflue umiditadi, cosí d'ogni sorte di monete, come anco d'ogni altro oro ed argento, de' quali occorrerá loro farne il saggio.
CAPITOLO XVIII
Regola per la quale si potrá conoscere quant'oro ed argento si piglia da chi riceve danari.
Per le cose suddette è da notare che chi avrá una libra di monete di undeci leghe, se bene esse saranno di vari valori da moneta a moneta, cioè di lire 12, di 6, di 3, di 2 o di una per ciascuna, averá once undeci d'argento fino, imperoché tutte saranno d'una finezza istessa; e chi averá una libra di sesini e di quattrini, quali tutti siano di due leghe, avrá parimente once due di fino argento, e cosí si dirá dell'altre sorti di monete di vari valori, compartite e fatte sotto una medesima finezza: e ciò si saprá, perché su esse vi saranno notate ed impresse le note contenute nel capitolo XXII. E si potrá anco tutto ciò in altro modo sapere; cioè, se si riceveranno monete di varie leghe o finezze, e si conteranno cosí miste e, riducendole in lire, si partiranno col numero 6, si troverá essere l'istesso. Come, per essempio, chi riceverá di esse lire 300, e nel conteggiare le partirá col numero 6, ritroverá che in esse saranno once 50 d'argento fino; e parimente chi n'avrá ricevuto per lire 600, partendole col detto numero 6, in esse saranno once 100 di detto argento, ed in lire 1200 ne saranno once 200; e cosí riuscirá in ogni altra grande o picciola somma o quantitá di lire. La causa è perché in ogni numerata di sei lire vi sará un'oncia giusta d'argento di coppella, come nelle tariffe si vede. E similmente chi averá una libra di ducati, in essi saranno once 12 di oro puro; e chi averá una libra di scudi da lire 8 o 7 o 6 l'uno, separati a sorte per sorte overo misti, in essi saranno once undeci di dett'oro; e cosí in una libra di bisilachi vi saranno once otto del suddetto oro, e come nelle tariffe. E volendo anco ciò sapere per altro modo, si potranno detti ducati, scudi o bisilachi, separati o misti, ridurre in lire, e poi partirle col numero 72; e quante volte vi entrerá, in essi saranno tante once di puro oro. E quello che di queste si dice, il medesimo riuscirá nelle monete cosí d'oro come d'argento, che sinora sono state fatte, percioché dall'universal tassa che sará fatta dalli contisti del giusto valore di quelle, secondo la giusta quantitá del puro e del fino che in esse si troverá essere, si conoscerá quello istesso, come se fossero state nuovamente coniate secondo questi ordini. E se si vorrá anco sapere quanto di fino sia in una sola moneta d'argento, e ad una per una di quelle che di nuovo si faranno, over delle giá fatte che si tasseranno, ciò facilmente dal loro valore si potrá conoscere in questo modo, cioè: se la moneta valerá soldi cinque, in essa si troverá essere un denaro di fino argento; e se valerá soldi tre, vi saranno grani 14-2/5 di detto argento; e se valerá denari 3, in essa sará grano 1-1/5 del suddetto argento; e se valerá denaro 1-1/2, in essa saranno 3/5 di grano di esso argento; e se valerá lire tre, in essa saranno denari 12 a peso di detto argento fino; ed il simile sará delle altre monete di maggiori o minori valori. Conciosiaché dal peso del loro fino ne deriveranno anco i loro proporzionati dati valori, con i quali si potrá tutto ciò sapere, e de' quali pesi e valori minutissimamente si tratterá nelle tariffe a capitolo XXI e nel capitolo XXXIII. Egli è ben vero che il valore del rotto che sará in alcuna moneta delle tassate, cioè meno di un quattrino di esso rotto, non si nominerá in sapere il fino di essa, per esser quasi innominabile ed intassabile per le cause allegate nel capitolo XLI.
Ora, perché mi pare aver ragionato a bastanza intorno al fatto proposto, mi piace venire alla prattica e porre in aperto le seguenti tariffe, e prima quella dell'oro ed argento insieme, per mostrare la vera forma e la real proporzione d'una parte d'oro a peso per dodici d'argento, e dodici d'argento per una di oro con i loro dati valori corrispondenti, da poter fare le monete d'oro del loro debito e giusto essere. La seconda sará quella delle monete d'argento, in corrispondenza di quelle d'oro; accioché col mezo di tali ordini, cosí nel dare come nel ricevere, ciascuno in qualsivoglia sorte di monete abbia delli valori, e del puro e del fino il suo giusto confronto; e da questi ordini si conosceranno molti errori, che sogliono occorrere nel far pagamenti con le monete sotto diversitá d'ordini fatte.
CAPITOLO XIX
Tariffe cinque, per le quali si dichiara il modo e la regola che tener si debbe nel far monete d'oro proporzionate in corrispondenza dell'argento.
+————————————————-+———-+——————-+———-+———————+————+————+——————-+————-+————+————+————+————-+ | |N^o. di| | | Quant'oro | Valore | Valore | |il valore| Valore | |Quanto |Valore | | Il peso di ciascuno | essi | Pesano |Finezza| puro vi è | di |di tutto| Il puro di | di | di | * | vale |di tutto | | | | | | |un'oncia| l'oro | ciascuno |ciascuno | tutti | |l'oncia |l'argento| +————————————————-+———-+——————-+———-+———————+————+————+——————-+————-+————+————+————+————-+ | Ducati d'oro puro e cimentato; | 96 |lib. 1 onc.—|den. 24|onc.12 den. —|lir. 72 |lir. 864|den. 3 gr. —| lir. 9 |lir. 864|onc. 144| lir. 6 |lir. 864 | |ciascuno peserá denari 3. | 48 | » — » 6| » 24| » 6 » —| » 72 | » 432| » 3 » —| » 9 | » 432| » 72| » 6 | » 432 | | | 24 | » — » 3| » 24| » 3 » —| » 72 | » 216| » 3 » —| » 9 | » 216| » 36| » 6 | » 216 | | | 16 | » — » 2| » 24| » 2 » —| » 72 | » 144| » 3 » —| » 9 | » 144| » 24| » 6 | » 144 | | | 8 | » — » 1| » 24| » 1 » —| » 72 | » 72| » 3 » —| » 9 | » 72| » 12| » 6 | » 72 | +————————————————-+———-+——————-+———-+———————+————+————+——————-+————-+————+————+————+————-+ | Scudi di finezza di denari 22 | 99 |lib. 1 onc.—|den. 22|onc.11 den. —|lir. 72 |lir. 792|den. 2 gr. 16| lir. 8 |lir. 792|onc. 132| lir. 6 |lir. 792 | |per oncia, cioè per ogni oncia o | 49-1/2| » — » 6| » 22| » 5 » 12| » 72 | » 396| » 2 » 16| » 8 | » 396| » 66| » 6 | » 396 | |libra undeci parti d'oro ed una | 24-3/4| » — » 3| » 22| » 2 » 18| » 72 | » 198| » 2 » 16| » 8 | » 198| » 33| » 6 | » 198 | |d'argento o di rame; ciascun | 16-1/2| » — » 2| » 22| » 1 » 20| » 72 | » 132| » 2 » 16| » 8 | » 132| » 22| » 6 | » 132 | |peserá den. 2, gr. 21-9/11. | 8-1/4| » — » 1| » 22| — » 22| » 72 | » 66| » 2 » 16| » 8 | » 66| » 11| » 6 | » 66 | +————————————————-+———-+——————-+———-+———————+————+————+——————-+————-+————+————+————+————-+ | Scudi simili alli correnti in |113-1/7|lib. 1 onc.—|den. 22|onc.11 den. —|lir. 72 |lir. 792|den. 2 gr. 8| lir. 7 |lir. 792|onc. 132| lir. 6 |lir. 792 | |questi tempi, cioè «della balla»,| 56-4/7| » — » 6| » 22| » 5 » 12| » 72 | » 396| » 2 » 8| » 7 | » 396| » 66| » 6 | » 396 | |di detta finezza; ciascun peserá | 28-2/7| » — » 3| » 22| » 2 » 18| » 72 | » 198| » 2 » 8| » 7 | » 198| » 33| » 6 | » 198 | |den. 2, gr. 13-1/11. | 18-6/7| » — » 2| » 22| » 1 » 20| » 72 | » 132| » 2 » 8| » 7 | » 132| » 22| » 6 | » 132 | | | 9-3/7| » — » 1| » 22| » — » 22| » 72 | » 66| » 2 » 8| » 7 | » 66| » 11| » 6 | » 66 | +————————————————-+———-+——————-+———-+———————+————+————+——————-+————-+————+————+————+————-+ | Scudi di detta finezza, ma di |132 |lib. 1 onc.—|den. 22|onc.11 den. —|lir. 72 |lir. 792|den. 2 gr. —| lir. 6 |lir. 792|onc. 132| lir. 6 |lir. 792 | |minor valore; ciascun peserá | 66 | » — » 6| » 22| » 5 » 12| » 72 | » 396| » 2 » —| » 6 | » 396| » 66| » 6 | » 396 | |den. 2, gr. 4-4/11 | 33 | » — » 3| » 22| » 2 » 18| » 72 | » 198| » 2 » —| » 6 | » 198| » 33| » 6 | » 198 | | | 22 | » — » 2| » 22| » 1 » 20| » 72 | » 132| » 2 » —| » 6 | » 132| » 22| » 6 | » 132 | | | 11 | » — » 1| » 22| » — » 22| » 72 | » 66| » 2 » —| » 6 | » 66| » 11| » 6 | » 66 | +————————————————-+———-+——————-+———-+———————+————+————+——————-+————-+————+————+————+————-+ | Bisilachi di finezza di den. 16|144 |lib. 1 onc.—|den. 16|onc. 8 den. —|lir. 72 |lir. 576|den. 1 gr. 8| lir. 4 |lir. 576|onc. 96| lir. 6 |lir. 576 | |per oncia, cioè per ogni oncia o | 72 | » — » 6| » 16| » 4 » —| » 72 | » 288| » 1 » 8| » 4 | » 288| » 48| » 6 | » 288 | |libra otto parti di oro e quattro| 36 | » — » 3| » 16| » 2 » —| » 72 | » 144| » 1 » 8| » 4 | » 144| » 24| » 6 | » 144 | |d'argento o di rame; ciascun | 24 | » — » 2| » 16| » 1 » 8| » 72 | » 96| » 1 » 8| » 4 | » 96| » 16| » 6 | » 96 | |peserá den. 2. | 12 | » — » 1| » 16| » — » 16| » 72 | » 48| » 1 » 8| » 4 | » 48| » 8| » 6 | » 48 | +————————————————-+———-+——————-+———-+———————+————+————+——————-+————-+————+————+————+————-+ * Quant'argento fino vi entra in concordanza
CAPITOLO XX
Discorso sopra le dette tariffe, nel quale anco si mostra l'ordine che si dovrá tenere per fare i conti giusti delle monete d'oro giá fatte, che si troveranno essere piú leggiere o piú grevi di peso delle contenute in esse tariffe.
Col mezo delle suddette tariffe si vede l'ordine e la regola vera, con la quale si hanno a fare in tutte le zeche le monete d'oro. E quanto a quelle che sinora sono state fatte, dico che, quando i ducati si troveranno essere alla finezza e peso in dette tariffe contenuto, non occorrerá far altro; ma, quando si troveranno essere o piú leggieri o piú grevi di quest'ordine, essi si dovran pagare e ricevere in questo modo, cioè: che per ogni grano, tanto di calo quanto di crescimento, si sconteranno o si faranno buoni soldi 2 e denari 6. E parimente per ogni denaro a peso, lire tre, e per ogni oncia, lire settantadue imperiali. Si potrá anco tolerare questa tassa di soldi 2 e denari 6 per grano negli scudi, che fossero piú leggieri o piú grevi di quelli da 113-1/7 o da 99 overo da 132 alla libra, cioè sino alla somma di grani 12; conciosiaché grani 12 sono solamente grani undeci di pur'oro, e ciò è cosa di poco momento per farvi altra tassa, quanto sia dalli detti 12 grani in giú. Ma, quando la quantitá della leggerezza o grevezza ascendesse sino alla somma di grani 24, essi sono solamente grani 22 di oro puro, e similmente denari 24 a peso sono denari 22 di pur'oro; e cosí dei bisilachi, che grani 24 saranno grani 16 di dett'oro, e denari 24 saranno solamente denari 16; e parimente si potrá cosí fare d'ogni altro oro giá coniato d'altre finezze. E con questa regola si potranno sempre fare i conti giusti del dare e dell'avere in ogni sorte di monete d'oro, imperoché s'avrá sempre riguardo al puro che in quelle si troverá essere o di piú o di meno, e cosí nelle picciole somme come nelle gran quantitadi.
CAPITOLO XXI
Tariffe sette, per le quali si mostra l'ordine che tener si debbe nel far monete d'argento di sette finezze, senza rotti nelle leghe e nel conteggiarle
+————————————-+————+———+———————-+—————————————+————————————-+—————————————-+————+————-+ | | Num^o. | | | | | |valendo |tutti | |Il netto ed il brutto di | di |Pesano| A finezza o | | In ciascuna vi è | Vale l'una |l'oncia |valeranno| |ciascuna lega. | monete |brutte| lega di | Ciascuna pesa brutta | di fino | d'imperiali |del fino| | +————————————-+————+———+———————-+—————————————+————————————-+—————————————-+————+————-+ | Monete nelle quali | 6 |lib. 1|onc. 11 den. 12|onc. 2 den. — gr. — |onc. 1 den. 22 gr. — |lir. 11 sol. 10 den. — | lir. 6 | lir. 69 | |entrano denari 12 di rame| 12 | » 1| » 11 » 12| » 1 » — » — | » — » 23 » — | » 5 » 15 » — | » 6 | » 69 | |per ogni libra di esse. | 24 | » 1| » 11 » 12| » — » 12 » — | » — » 11 » 12 | » 2 » 17 » 6 | » 6 | » 69 | | | 120 | » 1| » 11 » 12| » — » 2 » 9 3/5 | » — » 2 » 7 1/5| » — » 11 » 6 | » 6 | » 69 | | | 240 | » 1| » 11 » 12| » — » 1 » 4 4/5 | » — » 1 » 3 3/5| » — » 5 » 9 | » 6 | » 69 | +————————————-+————+———+———————-+—————————————+————————————-+—————————————-+————+————-+ | Monete nelle quali entra| 5 1/2|lib. 1|onc. 11 den. —|onc. 2 den. 4 gr. 4/11|onc. 2 den. — gr. — |lir. 12 sol. — den. — | lir. 6 | lir. 66 | |un'oncia di rame per ogni| 11 | » 1| » 11 » —| » 1 » 2 » 2/11| » 1 » — » — | » 6 » — » — | » 6 | » 66 | |libra. | 22 | » 1| » 11 » —| » — » 13 » 1/11| » — » 12 » — | » 3 » — » — | » 6 | » 66 | | | 33 | » 1| » 11 » —| » — » 8 » 3/11| » — » 8 » — | » 2 » — » — | » 6 | » 66 | | | 66 | » 1| » 11 » —| » — » 4 » 4/11| » — » 4 » — | » 1 » — » — | » 6 | » 66 | +————————————-+————+———+———————-+—————————————+————————————-+—————————————-+————+————-+ | Monete nelle quali | 12 |lib. 1|onc. 10 den. —|onc. 1 den. — gr. — |onc. —den. 20 gr. — |lir. 5 sol. — den. — | lir. 6 | lir. 60 | |entrano once 2 di rame | 24 | » 1| » 10 » —| » — » 12 » — | » — » 10 » — | » 2 » 10 » — | » 6 | » 60 | |per ogni libra. | 60 | » 1| » 10 » —| » — » 4 » 4/5 | » — » 4 » — | » 1 » — » — | » 6 | » 60 | | | 120 | » 1| » 10 » —| » — » 2 » 2/5 | » — » 2 » — | » — » 10 » — | » 6 | » 60 | | | 240 | » 1| » 10 » —| » — » 1 » 1/5 | » — » 1 » — | » — » 5 » — | » 6 | » 60 | +————————————-+————+———+———————-+—————————————+————————————-+—————————————-+————+————-+ | Monete nelle quali | 16 |lib. 1|onc. 8 den. —|onc. —den. 18 gr. — |onc. —den. 12 gr. — |lir. 3 sol. — den. — | lir. 6 | lir. 48 | |entrano once 4 di rame | 24 | » 1| » 8 » —| » — » 12 » — | » — » 8 » — | » 2 » — » — | » 6 | » 48 | |per ogni libra. | 48 | » 1| » 8 » —| » — » 6 » — | » — » 4 » — | » 1 » — » — | » 6 | » 48 | | | 96 | » 1| » 8 » —| » — » 3 » — | » — » 2 » — | » — » 10 » — | » 6 | » 48 | | | 192 | » 1| » 8 » —| » — » 1 » 12 | » — » 1 » — | » — » 5 » — | » 6 | » 48 | +————————————-+————+———+———————-+—————————————+————————————-+—————————————-+————+————-+ | Monete nelle quali | 24 |lib. 1|onc. 6 den. —|onc. —den. 12 gr. — |onc. —den. 6 gr. — |lir. 1 sol. 10 den. — | lir. 6 | lir. 36 | |entrano once 6 di rame | 36 | » 1| » 6 » —| » — » 8 » — | » — » 4 » — | » 1 » — » — | » 6 | » 36 | |per ogni libra. | 48 | » 1| » 6 » —| » — » 6 » — | » — » 3 » — | » — » 15 » — | » 6 | » 36 | | | 72 | » 1| » 6 » —| » — » 4 » — | » — » 2 » — | » — » 10 » — | » 6 | » 36 | | | 144 | » 1| » 6 » —| » — » 2 » — | » — » 1 » — | » — » 5 » — | » 6 | » 36 | +————————————-+————+———+———————-+—————————————+————————————-+—————————————-+————+————-+ | Monete nelle quali | 120 |lib. 1|onc. 4 den. —|onc. —den. 2 gr. 9 3/5 |onc. —den. — gr. 19 1/5|lir. — sol. 4 den. — | lir. 6 | lir. 24 | |entrano once 8 di rame | 160 | » 1| » 4 » —| » — » 1 » 19 1/5 | » — » — » 14 2/5| » — » 3 » — | » 6 | » 24 | |per ogni libra. | 240 | » 1| » 4 » —| » — » 1 » 4 4/5 | » — » — » 9 3/5| » — » 2 » — | » 6 | » 24 | | | 320 | » 1| » 4 » —| » — » — » 21 3/5 | » — » — » 7 1/5| » — » 1 » 6 | » 6 | » 24 | | | 480 | » 1| » 4 » —| » — » — » 14 2/5 | » — » — » 4 4/5| » — » 1 » — | » 6 | » 24 | +————————————-+————+———+———————-+—————————————+————————————-+—————————————-+————+————-+ | Monete nelle quali | 480 |lib. 1|onc. 2 den. —|onc. —den. — gr. 14 2/5 |onc. —den. — gr. 2 2/5|lir. — sol. — den. 6 | lir. 6 | lir. 12 | |entrano once 10 di rame | 960 | » 1| » 2 » —| » — » — » 7 1/5 | » — » — » 1 1/5| » — » — » 3 | » 6 | » 12 | |per ogni libra. |1920 | » 1| » 2 » —| » — » — » 3 3/5 | » — » — » 3/5| » — » — » 1 1/2| » 6 | » 12 | +————————————-+————+———+———————-+—————————————+————————————-+—————————————-+————+————-+
CAPITOLO XXII
L'ordine delli caratteri o note da doversi imprimere sulle monete cosí d'oro come d'argento.
Le seguenti note principalmente s'avranno da imprimere su le monete, cosí d'oro come d'argento, che di nuovo si faranno, o nel circolo, o nel mezo in colonna, o dove parerá che debbano star meglio, con caratteri o di lettere o di numeri, con i suoi punti, e con ordine e modo tale che da tutti possano esser facilmente intese. E l'ordine è questo, cioè:
La prima nota mostra il vero e real valore della moneta.
Per la nota seconda si manifesta la lega o finezza di essa moneta.
La terza dichiara quante monete di quella medesima sorte ne vadino in numero alla libra.
La quarta denota che le monete fatte sotto il precedente numero deono essere una libra giusta, e, quando non fossero, si dovrá osservare quello che nel capitolo XXVIII si dice.
Su le monete d'oro le seguenti:
Lire 9 a denari 24 numero 96 libra 1 » 8 » 22 » 99 » 1 » 7 » 22 » 113-1/7 » 1 » 6 » 22 » 132 » 1 » 4 » 16 » 144 » 1
Su le monete d'argento le seguenti:
Soldi 57-1/2 di leghe 11-1/2 numero 24 libra 1 » 60 » 11 » 22 » 1 » 20 » 10 » 60 » 1 » 20 » 8 » 48 » 1 » 15 » 6 » 48 » 1 » 2 » 4 » 240 » 1 » 6 » 2 » 480 » 1 » 3 » 2 » 960 » 1 » 1-1/2 » 2 » 1920 » 1
Ho posto in questa tavola le prime note delle cinque tariffe delle monete d'oro e quelle di mezo delle sette tariffe delle monete d'argento, accioché col mezo del detto essempio si possa cosí fare su l'altre descritte in esse tariffe, e anco su qualunque altra sorte di monete di maggiore o minor finezza, peso e valore, oltra le contenute in esse tariffe, quando però ad alcuni piacesse di farne a loro imitazione; e anco su quelle che qui sotto nel presente capitolo si contengono. E benché io abbia descritto per conto dell'oro solamente tre finezze, cioè di denari 24, 22 e 16, ciò non ho giá fatto per concludere che non se ne possano ancora fare d'altre finezze, come sarebbe da denari 16 sino a 22, cioè di 18 e di 20, proporzionalmente però, ed anco di denari 23; ma non giá, come per l'adietro si è fatto, cioè di denari 22-1/4, 22-1/2, 22-3/4 o simili, negli scudi d'alcune cittadi, e similmente nelli ducati che si sono fatti di denari 23-1/4, 23-1/2 e 23-3/4 o simili; percioché sono rotti inconvenienti e non necessari e che causerebbono disordini grandi nel conteggiare, avendo riguardo al puro di essi. E, quando si volessero fare monete d'altre finezze che delle tre descritte nelle tariffe, se ne potrebbono fare, com'è detto, di denari 23 giusti e di 18 e di 20, ma non necessariamente di queste due, cioè di 18 e di 20, imperoché non sono in uso gli scudi di simili finezze, oltreché sarebbono con difficultá conosciuti; ma si potrebbono quelli di denari 23 nominare «ducati stretti» o per altro nome. Sarebbe ben cosa necessaria che questi ducati fossero con diverse imprese segnati, a differenza degli altri, ed anco differenti di peso; come sarebbe, in compartirli, che n'andassero in numero 69 alla libra, e valerebbe ciascun di essi lire 12 imperiali, che tutti ascenderebbono alla somma di lire 828; e vi entrano in corrispondenza once 138 d'argento fino, che, a lire 6 per oncia, fanno l'istessa somma di lire 828. Si potran bene ragionevolmente fare monete o doble d'oro di varie sorti, come da ducati o da scudi due, da cinque e da dieci l'una, ed anco di maggiore e di minor valore, come da mezo ducato, da mezo scudo e da un quarto per ciascuna; purché su esse vi siano impresse le giá dette note del valore, della finezza o lega, ed il numero di quante ne vadino alla libra: avvertendo che le note di tali doble dovranno esser segnate o impresse con l'ordine qui sotto annotato; come, per essempio, se le doble saranno da scudi cinque l'una, di valore di lire 6 per scudo, le loro note saranno queste, cioè 30, 22, 26-12/30, overo con questo rotto 2/5, che significherá due quinti di una dobla, come sarebbe a dire due scudi. Se le doble saranno da scudi cinque l'una, di valore di lire 7 per scudo, le note saranno queste, cioè 35, 22, 22-22/35, il qual rotto denoterá le 22 parti di 35 di una simil dobla, come sarebbe a dire tre scudi ed un settimo di scudo. Se le doble saranno da scudi cinque l'una, di valore di lire otto per scudo, le note saranno queste, cioè 40, 22, 19-32/40, overo 4/5, il qual rotto significherá quattro quinti di una di queste doble, come sarebbe a dire scudi quattro. Se le doble saranno da ducati cinque l'una, di valore di lire nove per ducato, le loro note saranno queste, cioè 45, 24, 19-9/45, overo l/5, il qual rotto denoterá un quinto di dobla, come sarebbe a dire un ducato. E a similitudine dei detti essempi si dovrá cosí fare ed osservare in qualunque altra sorte di doble o monete d'oro, di maggiori o minori pesi e valori.
E per facilitare a tutti l'ordine proposto, ho posto qui in disegno due sorti di monete, una d'oro e l'altra d'argento, con le note inscritte nei luoghi ove, a mio giudicio, poste esser dovrebbono.
[Illustrazione: Moneta d'oro.]
[Illustrazione: Moneta d'argento.]
Quella di oro valerá lire 7 imperiali: a denari 22, ne anderanno in numero 113-1/7 alla libra. Quella di argento valerá soldi 35 imperiali: di leghe 10-1/2, ne anderanno in numero 36 alla libra.
Ora, per mostrare di quanta importanza sia il porre o imprimere su le monete di qualunque sorte tutte le dette quattro note, o almeno le tre con l'ordine suddetto, dico ch'essendo dai nostri antichi giá stata fatta elezione dell'oro e dell'argento, come cosa piú al proposito per fare i danari, i quali fossero come mezani per poter fare molte sorti di contratti tra tutte le genti in tutto il mondo, fu anco avuta l'intelligenza, si può dire da Dio, di usare i numeri e la ragione dei conti aritmetici; accioché, col mezo loro, si potessero e dovessero fare i partimenti di essi preciosi metalli, con giusta e real corrispondenza e concordanza e delli pesi e delli valori, nel ridurli ad uso di essi danari, onde poi il «compendio» ed il «dispendio» (cosí dagli antichi con tali vocaboli chiamati e nominati) fossero fatti con ogni sorte di perfezione. Ma, perché quasi sempre sopra questo cosí alto maneggio sono stati diversi i pareri degli uomini, e fatti gli ordini diversi e non conformi, cioè da un paese all'altro, perciò le cose di essi danari sono sempre andate con disproporzione quanto sia in universale, sí come di tempo in tempo si è veduto ed anco ora si vede. E perché il porre le dette tre note su le monete sará una delle cause principali per far perpetuare gli ordini universali sopra il fatto di esse monete in tutti i luoghi, però quelle dovranno esser cosí poste ed impresse col dett'ordine. E se ad alcuni forse paresse d'imprimervi solamente le note della lega e del peso, dico che non sarebbe per ciò conosciuto il manifesto delle monete, che è il valore; e chi volesse anco ponervi solo la nota del valore, non venirebbe conosciuto il loro intrinsico, che è la quantitá in peso del puro e del fino, ed il peso di quante ne vadino alla libra, sotto il qual peso vien compreso il fino ed il brutto di esse monete. E per queste ragioni le suddette tre note dovranno esser impresse su le monete nuove, nelle quali però vi sia tanto di campo o spacio che vi si possano far capire, e con tal ordine che da tutti siano conosciute ed intese, come cosí vuol il dovere. E quanto per le monete minute, si potrebbe osservar l'ordine che nel seguente capitolo è descritto.
Ed ancorché l'oro e l'argento ed i valori siano tre cose differenti, nondimeno hanno da essere un corpo solo, ed in questo corpo, quanto sia in valutare le monete, non vi si possono con ragione alcuna far entrare le fatture di esse, nelle quali fatture si deono però comprendere il rimedio ed il rame, il quale vien accompagnato con l'argento ed alle volte con l'oro, in voler fare le leghe variate, per poter poi fare varie sorti di monete: imperoché esse fatture non potrebbono con la ragione aritmetica compatire la proporzionata divisione che fosse corrispondente nelli valori delle monete di diverse sorti, ed in particolare nelle monete di minori leghe e valori, sí come tutto ciò può vedersi nella tavola al capitolo XXXVII e nel capitolo XLII. E tutto quello che si dice doversi osservare sopra il fare le monete nuove, cioè il non comprendervi nei loro valori le fatture, il simile intendere si debba per le dette ragioni nel fare la tassa universale di tutte le monete finora fatte, avendosi in ciò ad osservar l'ordine che nel capitolo XLI è dimostrato.
CAPITOLO XXIII
Discorso sopra alcuni particolari delle note.
Volendo far conoscere alli prencipi il bene che ne seguirebbe per l'impressione delle dette note, ho posto in disegno il suddetto essempio, accioché, parendo loro, possano ordinare che tutto ciò sia essequito e nelle zeche osservato. E tengo per fermo che non sará persona, di qualunque stato o grado esser si voglia, ch'opponga che la detta impressione non si debba fare su le monete e d'oro e d'argento che per l'avenire si faranno; e ciò per esser cosa necessaria e di grandissima importanza ed utilissima nel general fatto delli danari, ed anco perché è cosa di ragione. Egli è vero ch'essi prencipi tolerar potrebbono che non vi s'imprimesse l'ultima nota, cioè numero 1, che denota libra una, essendo che manifestamente sará inteso da ciascuno, per le note del terzo ordine, quante monete del medesimo valore e lega n'anderanno in numero alla libra. Sará ben cosa convenevole ch'i principi, quali faranno far zeche o batter monete secondo quest'ordine, facciano imprimere su le monete (secondo il solito) le loro effigi o imprese con i nomi loro, e con quella maggior bellezza che fia possibile, accioché loro avenga non altrimenti che delle medaglie degli antichi imperadori e altri signori. Avvertendo ancora che, sí come si variano le leghe o finezze, i pesi ed i valori delle monete, si debba osservare che anco siano mutate le imprese o altri simili segni di ciascuna sorte di esse monete, e tanto di quelle di una cittá quanto di quelle d'un'altra, affinché quelli che non hanno cosí piena intelligenza di monete, o terrieri o forestieri, non pigliassero quelle di minori valori in luogo di quelle di maggiori, sí come ciò facilmente intervenir potrebbe.
E quantunque nella detta tariffa dell'argento io abbia descritto che le monete nominate «fine» si dovessero fare di lega di once 11 e denari 12, nondimeno dico che se ne potrebbono anco fare di lega di once 11 e denari 8, e di once 11 e denari 16; sotto le quali leghe cosí rotte si farebbono monete di valore di soldi 10 l'una, di 20, di 40, di 60, di 120 ed anco di maggiori tali valori, nelle quali non intervenirebbono mai rotti alcuni nel conteggiarle a ragion del lor fino. E perché le note di ciascuna di esse leghe cosí rotte farebbono due, cioè la nota delle once e quella delli denari, però le due note di mezo dovranno esser intese per quelle della lega per essere un corpo solo; ed il simile si dovrá osservare per le note del peso, cioè di quante n'anderanno alla libra, quando però occorrerá che di qualche sorte di monete, o d'oro o d'argento, o fine o basse, n'andasse di piú alla libra un quarto di moneta, o meza moneta, o altro simil rotto; imperoché fará di bisogno anco imprimere su quella sorte di monete il detto rotto, sí come aviene negli scudi da 113-1/7 alla libra e nelle monete d'argento da 5-1/2 alla libra (delle quali nelle tariffe), perché, queste note del peso sono anco un corpo solo: e tutto ciò si dovrá fare, accioché ogni e qualunque sorte di monete si possa pesare per sempre giustamente a libra a libra in tutti i luoghi. Ma, in quanto delle altre leghe o finezze che in essa tariffa si contengono, io son di fermo parere che non si dovrebbe mai fare sorte alcuna di monete con simili rotti nelle loro finezze, per non esser cosa necessaria il cosí farle, eccetto però nelle monete da dieci leghe in su e da leghe tre in giú, nelle quali monete, nel farle, si potrebbe usare ancora la meza lega: perché, nel fare i partimenti di esse monete, non vi possono intervenire rotti di sorte alcuna, tanto nella quantitá in peso del fino, quanto nei reali dati valori corrispondenti ad essa quantitá, a moneta per moneta, sí come ve ne intervenirebbono per causa di molte altre sorti di leghe fatte con altra sorte di rotti. E parimente, in quanto alli valori, dico che, quando occorrerá far sorte alcuna di monete, nei valori delle quali intervenessero, oltra i valori dei soldi, nominazioni di denari, come denari 3, o 6, o 9, fará di bisogno imprimervi la nota di essi denari, perché le note dei soldi e dei denari sono anco un corpo solo, sí come ho detto di sopra delle note della lega e del peso.
E perché forse dirá qualcuno che non si potranno fare cosí intelligibili tutte le suddette note su le monete minute o di minori valori, cioè da sei quattrini in giú l'una, come su le grandi; a questo dico che i prencipi si potrebbono contentare che su le dette minute vi fossero impresse solamente le note del valore e della lega, o almeno quelle della lega, perché da queste facilmente si conoscerebbe anco col mezo del peso il loro valore.
E perché potrebbe forse parere ad alcuni che i soldi quali sono di leghe 4, e parimente le monete da denari 6 e da denari 3 e da denaro 1-1/2 l'una, di leghe 2, descritte in dette tariffe, avessero da riuscire troppo picciole di forma, a ciò proveder si potrebbe in questo modo: cioè che i soldi si facessero di lega di once 3 o di once 2, e le monete da denari 6 e da denari 3 e da denaro 1-1/2 si facessero di lega di oncia 1 e denari 12, o di oncia 1; ma l'una e l'altra sorte di queste da denari 6 e da denari 3 e da denaro 1-1/2 si dovrebbono fare tutte d'una medesima lega, accioché fossero differenti di grossezza e di grandezza: sarebbe poi in libertá delli superiori di qualunque zeca di ordinare di qual lega simili monete far si dovessero.
CAPITOLO XXIV
Avvertimenti necessari sopra il fare le monete.
È da notare che, osservandosi questi ordini, le monete cosí d'oro come d'argento non si farebbono se non una volta sola, e non mai si rifarebbono. La cagion è perché a chi ne fará fare converrá pagare la fattura ed il rame, supplire al fatto del rimedio e ad ogni altra spesa che intorno a ciò fará di bisogno (quando però non vi sia altrimenti proveduto, come nel capitolo XII si narra), affinché in esse resti il giusto e proporzionato fino, il qual dovrá esser in effetto conforme alle note su le monete impresse, senza alcuna sua diminuzione per cagion del detto rimedio. E si dovrá osservare che ciascuna sorte di monete corrisponda alla libra in numero con l'ordine giá detto, alla libra dico di Bologna, per le ragioni in piú luoghi del Discorso allegate. Ed ancora dovrassi attendere che i loro saggi restino reali. E nel farle si usi diligenza che nel compartirle siano fatte e ridotte giuste, cioè che non ne vadino di piú alla libra del loro real numero, ma piú tosto meno qualche poco, acciò non si trovino scarseggiare in parte alcuna.
CAPITOLO XXV
Breve replicazione, con essempio, di quanto si è detto.
Credo per le suddette tariffe aver in modo tale dimostrato qual sia la forma, la lega o finezza, il peso, il numero ed il valore da osservarsi nel ridurre in monete l'argento e l'oro, che ciascuno potrá facilmente intendere l'ordine che si dovrá tenere nel far pagamenti di qualunque sorte. E per maggior chiarezza addurrò anco questo essempio. S'alcuno che si troverá debitore di scudi novantanove, che in tutto peseranno una libra, come nelle tariffe, valendo ciascuno lire otto imperiali, che fanno la somma di lire 792, nelli quali entrano once undeci di pur'oro, che vale lire 72 l'oncia, pagherá once 132 di argento di coppella coniato ed apprezzato lire 6 l'oncia; dico che non vi sará differenza alcuna. E quello c'ho detto degli scudi di peso, finezza e valore suddetto, il simile s'intenda degli altri contenuti nelle tariffe di minor peso e valore, percioché ritornerá il medesimo. È ben ragione osservare i patti tra i contraenti fatti, perché vi saranno alcuni che vorranno alle volte piú tosto monete d'oro che d'argento, solo per commoditá o del portarle o dello spenderle.
Sará anco lecito, com'è sempre stato alli banchieri ed altri, il cambiare le monete d'oro e d'argento d'una sorte in un'altra, e con quelli debiti laggi che si converranno i cambiatori con quelli che vorranno cambiare; ma ben si conoscerá e chiaramente si saprá che tanto di puro e di fino sará in real proporzione cosí nelle monete che si vorranno cambiare come in quelle che nel cambio si riceveranno, cioè da argento ad argento, da oro ad argento e da oro a oro, come di ciò apertamente nel capitolo XXIX tratterassi.
CAPITOLO XXVI
Che in qualunque cittadi e paesi si potrá conteggiare d'oro e d'argento coniato, secondo il loro parlare.
Avengaché in diversi paesi le monete d'oro siano diversamente nominate, come «ducati», «corone», «zechini», «scudi», «rainessi», «bisilachi» o simili, e parimente le monete d'argento, come «reali», «quarti», «mozenighi», «bianchi», «pavoli», «giuli», «baiochi», «marchetti», «quattrini» o simili, il che non vuol significar altro che i diversi pesi d'oro puro e d'argento fino che veramente nelle monete esser dovrebbono; nondimeno ciò poco importa. Imperoché tali nominazioni potranno restar ferme alle monete, purché i loro valori siano ridotti a moneta imperiale, cosí di quelle che di nuovo si faranno, come di quelle che saran tassate; cioè le lire a ragion di soldi 20 l'una, i soldi a ragion di denari 12, ed i denari a ragion di due bagattini. E tutto ciò si dovrá osservare, accioché nel fare i conti dei pagamenti essi si trovino sempre giusti e confronti, e che non vi nascano differenze per le diversitá delli nominati valori che si sogliono alle monete dare, quali valori sono differenti dagl'imperiali.
CAPITOLO XXVII
Tavola, nella quale si mostra la concordanza del parlare a ducati, scudi, lire, soldi o simili, col nominare l'oro e l'argento ad once o a libre, però coniati.
Per dichiarazione di tutto ciò ed affinché ciascuno possa questo fatto intendere, ho posto qui sotto la presente tavola, nella quale sono descritti i primi capi delle tariffe cosí dell'oro come dell'argento, con i loro corrispondenti dati valori, accioché ad imitazione di essi si possa cosí fare negli altri partimenti in esse tariffe descritti, ed anco in qualunque altro partimento sotto questi ordini fatto.
Monete d'oro. ————-+————————-+————+——-+———— | da | |fanno|oro puro |lir. sol. den. | num. |lire | once ————-+————————-+————+——-+———— Ducati | 9 — — | 96 | 864 | 12 Scudi | 8 — — | 99 | 792 | 11 Scudi | 7 — — | 113-1/2| 792 | 11 Scudi | 6 — — | 132 | 792 | 11 Bisilachi| 4 — — | 144 | 576 | 8
Monete d'argento. ————-+————————-+————+——-+————- | da | |fanno|arg. puro |lir. sol. den. | num. |lire | once ————-+————————-+————+——-+————- MONETE | 11 10 — | 6 | 69 | 11-1/2 | 12 — — | 5-1/2| 66 | 11 | 5 — — | 12 | 60 | 10 | 3 — — | 16 | 48 | 8 | 1 10 — | 24 | 36 | 6 | — 4 — | 120 | 24 | 4 | — — 6 | 480 | 12 | 2 | — — 3 | 960 | 12 | 2 | — — 1-1/2|1920 | 12 | 2
CAPITOLO XXVIII
L'ordine col quale si dovrá procedere tanto nello spendere quanto nel ricevere l'oro e l'argento coniato.
In conformitá di quello che di sopra ho detto, che non sará differenza alcuna dal dire a ducati, scudi e lire, al nominare ad oncia o a libra l'oro e l'argento in monete ridotto e che sará il medesimo, addurrò questi essempi per darne maggior intelligenza. S'alcuno, trovandosi debitore d'una somma di danari cosí d'oro come d'argento, vorrá pagare a numero, fará di bisogno che anco paghi a peso e con quest'ordine, cioè: se il debitore dovrá dare lire 60, e le pagherá in tante monete d'argento di lega di once 10, delle quali n'anderanno in numero 240 alla libra di valore di soldi cinque l'una come nelle tariffe, e che nel pesarle non fossero una libra giusta, sará tenuto aggiungere tante monete di quella sorte che suppliscano al detto peso della libra; e non si dovrá aver riguardo alla somma del conto delle lire, ma solo si attenderá che nel pagamento vi sia il giusto peso della finezza, cioè le once 10 di fino argento che vagliono lire 60. E cosí s'intenda d'ogni altra sorte di monete d'argento di un medesimo valore e lega. E parimente, s'alcuno sará creditore d'una quantitá di scudi, de' quali n'andassero in numero 113-1/7 over altro numero alla libra, e di finezza di denari 22 come nelle tariffe, il debitore sará tenuto pagare il debito con tant'altri scudi della medesima qualitá over finezza, e pesarli a libra a libra; imperoché in ciascuna di esse vi saranno once undeci di pur'oro: e, con questi ordini, tutti li pagamenti resteranno fatti integri e giusti. Il simile ancora si osserverá per li ducati, percioché anch'essi si dovran pesare a libra a libra. E, quanto allo spendere alla minuta, perché alle volte le monete non si potranno cosí pesare ad una ad una, ciascuno si guarderá a non pigliarne di tose. Oltre di ciò dico che, s'alcuno vorrá fondere monete sotto questi ordini coniate per fare qualche altra cosa, le dovrá fondere cosí sotto sopra, e non bilanciarle per eleggere o far scelta delle grevi dalle alquanto leggiere. Or, quando le monete usciranno giuste e ben regolate dalle zeche, tali disordini cosí facilmente non occorreranno.
CAPITOLO XXIX
Che le mercanzie ed altre cose si modereranno nelli prezzi in dipendenza dei giusti valori dati all'oro ed all'argento in monete ridotti; e anco si mostra l'ordine che si dovrá tenere nel contrattare essi preciosi metalli non coniati con i coniati, e che molte dispute si leveranno via.
Avendo da mostrare tutto quello, ch'io propongo, esser vero, dico che l'oro e l'argento, mentre che sono grezi e non lavorati, ed anco dopo che sono in qualunque sorte di opere posti o fabricati (eccettuando però sempre i danari), sono mercanzia come le altre robbe, o cose che si comprano o che si vendono overo che in altro modo si contrattano. Ma, quando sono ridotti e fatti in monete, essi non si possono con ragione alcuna domandare «mercanzia» per cagion di tale loro essere; imperoché divengono e sono poi fatti base, fondamento ed una misura publica e commune a tutti per far contratti di mercanzie e di molte altre cose. Il che manifestamente e con alta filosofia vien dimostrato e dichiarato dallo stagirita, prencipe de' peripatetici, Aristotile, nel capitolo V del quinto libro dell' Etica sua, sotto la rubrica De permutatione, nummo et indigentia e nel capitolo I del nono libro dell'opera istessa, sotto la rubrica Quae conservant amicitiam (sopra i quai capitoli commentando il dottissimo Donato Acciaiuoli, egli con molta acutezza ha esposto i passi sopra ciò dal filosofo descritti); e la qual cosa pare che volesse anco esser significata e mostrata dal medesimo Aristotile nel capitolo VI del primo libro della Politica, sotto la rubrica De nummularia acquisitione, quod sit praeter naturam et quod differat a cura rei familiaris, ecc. Ma, perché l'oro e l'argento, nel ridurli in danari, quasi sempre sono stati compartiti sotto ordini diversi e variati, cioè da una cittá all'altra e da una provincia all'altra, però essi sono stati e sono misura disuguale e non uniforme, quanto sia in universale. Ora, quando di detti preciosi metalli saranno fatte monete nuove, e che su esse, cosí su quelle di lega fina come su quelle di bassa lega, s'imprimeranno le note del lor valore, della lega o finezza e del peso, nella forma e con l'ordine giá nel capitolo XXII dimostrato; allora sí che si potranno con veritá domandare, sí come in effetto saranno, una sola misura, giusta, reale, publica e commune a tutte le genti, in tutte le parti del mondo, per fare ogni sorte di contratti tanto di mercanzie e d'altre cose quanto per fare ogni e qualunque pagamento con integra e perfetta sodisfazione. E i quai oro ed argento non si potranno mai in alcun modo giustamente, in corrispondenza proporzionata, dispensare o compartire in picciola o in gran quantitade, ed in particolare nel far monete, se non saranno terminati e compartiti con un solo real peso e fermo, e sotto giusti e corrispondenti proporzionati dati valori, che servino in universale, come ho giá detto, con il peso della libra di Bologna, e sotto li valori di lire 72 e di lire 6 imperiali l'oncia del puro e del fino. E saper si dee che per questi ordini non ne tornera né intervenirá danno ad alcuno che ne voglia vendere o contrattare, e in particolare alli mercatanti che li vendono dalle minère, ed in generale a tutti quelli che ne faranno mercanzia o contratti. Imperoché non vien vietato loro di poterli contrattare, cosí grezi o in verghe, over a loro spese coniati sotto la regola proposta, con qualsivoglia mercanzia o altra cosa che loro aggradi, sotto qual prezzo o valore che loro piacerá, cioè di poter domandare in contracambio cosí d'ogni oncia, denaro e grano d'oro puro, come d'ogni oncia, denaro e grano di fino argento, non coniati over in monete ridotti, quella quantitá di mercanzia o altre robbe a lor modo; ma non si dovranno giamai movere il peso ed i valori dell'oro e dell'argento giá detti. E parimente quelli mercatanti, che gli avranno ricevuti in contracambio delle loro robbe, potranno permutarli o contrattarli cosí grezi over di nuovo cosí monetati, e in quelle sorti di monete o grosse o minute secondo il loro commodo, con altre mercanzie o robbe; facendosi con dette robbe pagare le mercedi ch'avessero speso in farli coniare, over ch'avessero fatte buone a chi gli avesse dato loro cosí di nuovo coniati, e con li suoi guadagni e come loro renderá piú conto; stando però (com'ho detto) sempre fermi a detti oro ed argento i suddetti peso e valori, sí come stanno e mantenuti sono i pesi e le misure delle cittadi, quali in esse particolarmente stanno fermi e non mai sono mossi dalle loro terminate forme. Conciosiaché, quando questi pesi e misure fossero ogni qualch'anno mossi dal detto lor ordine, con accrescerli ogni volta di qualche poco o di assai, tanto in una cittá come in piú, nelle quali i mercatanti insieme negoziassero, e poi si volessero fare i conti sopra le misure e pesi passati e i nuovi insieme, non si potrebbono mai confrontare i conti sopra essi; ed il simile sarebbe nelli pesi e valori d'essi oro ed argento, tanto non coniati quanto in monete ridotti, quandoché ogni qualch'anno fossero mossi dalla loro terminata forma e regola. E perché è cosa quasi impossibile che le monete si possano pesar tutte nello spendere alla giornata, e perché ancora sotto il nome del valore segnato su esse, come nel detto capitolo XXII, e per la tassa ch'a tutte le giá coniate si fará, ciascuna verrá come quasi pesata senza bilancia; però è necessario che, cosí quelle d'oro come quelle d'argento, tutte sian regolate in tutti i luoghi sotto un ordine medesimo. Oltre di ciò si sa che i danari sono trasportati da una cittá all'altra e da una provincia all'altra, e non restano in quelle ove sono stati fatti. E se ben si contratteranno con essi le mercanzie e altre cose con vari pesi e prezzi di esse mercanzie, nondimeno in queste non vi potrá mai nascere alcun disordine. Perché, com'ho detto, l'oro e l'argento in monete ridotti sono il fondamento dal quale le mercanzie e altre cose deono regolarsi, ed essi deono star sempre fermi nella loro vera e reale proporzionata concordanza, cosí delli pesi come delli valori, e massimamente quando sono posti in zeca, e che dalli zechieri e contisti han da essere compartiti per far monete di varie leghe o finezze sotto questi ordini; ma non mai l'oro e l'argento deono regolarsi dalle mercanzie o altre cose. Imperoché, quando sono ridotti in danari e che dalle zeche vengono dispensati, non vi si può poi levare né crescere il pur'oro e l'argento fino in essi compartito con fermo e proporzionato fondamento e con vera e perfetta ragione. Né meno vi si può crescere né sminuire il loro reale dato valore, perché giá sono stabiliti e fermi: onde chi crescere o calar poi volesse ogni qualch'anno due o tre soldi lo scudo, e cosí l'oncia dell'oro e dell'argento (cosa che sott'ordine di ragione alcuna non si potrá fare), tal valore non si potrebbe poi dividere sopra le monete, ed in particolare sopra le minute; e perciò fa di bisogno che vi sia la terminata forma e regola per essi oro ed argento da esser coniati, qual osservata sia in tutti i luoghi, volendo che le monete non si abbiano mai piú a guastare per rifarne altre, né a bandire, come sinora è stato fatto. E perché con i danari si negoziano quasi tutte le cose del mondo, com'è detto, però per quest'ordine si causerá che ogni mercanzia si moverá di prezzi e valori in dipendenza dall'oro e dall'argento cosí in monete ridotti; e ciò sará perché tutte le monete cosí d'oro come d'argento si spenderanno solamente per il giusto valore della rata del puro e del fino ch'in esse ed in ciascuna d'esse si troverá essere, ma non per alcun altro valore dato loro oltra la rata della loro bontade, sí come di presente forse si usa in molti luoghi. E perciò, nel fare i contratti delle mercanzie, le cose si negozieranno in altra maniera di quello che si fa e si usa di presente; imperoché s'avrá sempre riguardo alli valori della giusta quantitá in peso del puro e del fino, che si troverá essere nelle monete e non altrimenti, e per queste ragioni le mercanzie ed altre cose, come serve, avranno dipendenza nelli prezzi da essi preciosi metalli coniati nel modo suddetto, come loro padroni e dominatori, perché tutte le monete saranno di giusti e perfetti valori. Oltre di ciò pare che il dovere e l'onesto non voglia o comporti che l'uomo debba fare i guadagni duplicatamente, cioè nelli prezzi delle robbe o mercanzie che si vendono o che si contrattano con i danari, e poi anco nello spendere essi danari, ora per un valore ed ora per un altro da luogo a luogo in un medesimo tempo, over nel farli riconiare nei modi usati, e quasi sempre, in cosí fare, con vantaggi. Ma ben tengo per fermo che il dover voglia che solo basti che si facciano i guadagni leciti sopra le robbe o mercanzie che si vendono o che si contrattano con i danari, senza avere alcun riguardo di far altri guadagni nelle monete estrinsicamente, eccetto che sopra le fatture e laggi loro, e come in altro luogo del presente capitolo si dice. E perché non occorrerebbe mai piú ch'alcuno portasse oro o argento di qualunque sorte dalla sua patria ad un'altra cittá per far fare danari (quando però in quella fosse aperta la zeca), essendoché sarebbe spesa sopra spesa per causa delli viaggi o altra, e non gli tornerebbe conto; e ch'altri con le monete fatte sotto questi ordini comprasse monete d'oro o d'argento in altri luoghi fatte con gli ordini medesimi per farle riconiare, sapendosi che si perderebbono le fatture; però da una zeca non sarebbono guasti i danari in un'altra zeca fatti. Le quali fatture, com'ho giá detto, dovranno esser pagate da chi fará ridurre in monete i detti preciosi metalli, sí come aviene nell'opere dei metalli inferiori, cioè del rame, dello stagno ed altri; e ben si sa, chi li fa lavorare, essergli necessario pagar le fatture. Cosí parimente si dirá dell'oro e dell'argento, che, quando si fanno far collane, vasi o altri lavori, non solo si pagano le fatture ma i cali ancora, e l'oro e l'argento cosí lavorato poi muta il nome suo in quello dell'opera e si nomina per «collana» o altro; e l'istesso fanno anco quando sono in monete ridotti, percioché mutano il nome loro e si nominano solo col nome della moneta. E se quello che fará fare qualch'opera con oro e con argento grezo, over con monete nei valori delle quali sono comprese le fatture, pagherá le fatture di essa; e, volendola poi ridurre o ritornare in monete per prevalersene per conto suo, perché non è il dovere ch'egli paghi le fatture, come se volesse far fare, di essi preciosi metalli grezi, o di monete, collane o vasi o simili, essendoché nel fare e l'uno e l'altro tutte sian fatture?
Oltre di ciò dico che il far fare i danari a sue spese sará cosa fatta per utile e conto di ciascun particolare che cosí gli avrá fatto fare, sí come è il far fare vasi o altre simili cose, perché nello spendere i danari e nel riceverli si dará e si piglierá di quegli istessi over d'altri in altre cittadi e provincie con i medesimi ordini fatti, come se ciascuno avesse fatto fare vasi col suo argento per uso suo; e tutto ciò sará cosa reciproca e commune a tutte le genti in universale, essendo che ciascuno piglierá da altri i danari per i medesimi valori, e con la medesima quantitade in peso di oro puro e di fino argento, con la quale ciascuno avrá fatto fare li suoi. Il che non potrá mai tornare danno né a persone publiche né a private, imperoché da ciascuno si riceverá quello che ad altri si avrá dato: onde manifestamente si conosce che non vi si potrá mai trovare differenza alcuna, cosí nel dare come nel ricevere. Ed il simile riuscirá di tutte le monete sinora fatte, che saranno tassate sotto gli ordini che si descriveranno. E senza alcun dubbio affermar si dee che la spesa del fare i danari spetta a quelli che vogliono servirsi del suo oro o argento, perché li fanno cosí fare principalmente per servirsene per utile ed interesse loro particolare, sí come è detto. Ed avvertire si dee non esser cosa necessaria che i danari siano fatti o rifatti per spenderli per i dati valori, nei quali siano comprese le fatture con tanta diversitade e disproporzione in essi compartite. Perché, essendo fatti cosí, non possono poi essere la detta giusta misura, e non possono servire ad uso publico in tutto il mondo, né meno particolarmente a cittá per cittá ed a provincia per provincia con certezza e fermezza, per cagione dell'instabile corso loro ed alle volte incerto e dannoso di tempo in tempo; ma, essendo fatti senza il comprendervi nei loro valori le fatture e sotto questi ordini, essi saranno e resteranno per sempre per uso publico col corso stabile e con i valori fermi e certi, e non potranno giamai esser dannosi in tempo alcuno, né in particolare né in universale, in qualunque parte del mondo.
E, quanto a me, s'io mi trovassi avere alcuna quantitá d'oro o d'argento, e che vi fossero aperte le zeche con tali concessioni, non mi parerebbe cosa grave e non vi farei difficultade alcuna ridurli in monete a spese mie sotto questi ordini; prima per mio servigio, e poi perché esse si potrebbono spendere e sarebbono accettate per sempre da ogni persona e da me in tutti i luoghi, senza danno o perdita alcuna; oltre che, nel fare i pagamenti si conoscerebbono in un istante i valori alle monete dati, le leghe o finezze, e quante monete di un medesimo valore e lega n'andassero alla libra; e ciò per cagion dell'inscrizione delle note su esse fatta. Il qual ordine a me pare che dovrebbe piacere a tutti, ed anco che dovrebb'essere molto ben considerato, ed in particolare ed in universale, da ogni nazione, sapendosi che il far danari è cosa di necessitade e anco per instituto antico ordinata, accioché fossero una misura, commune a tutte le genti, di poter fare l'ugual permutazione nel contrattare le mercanzie e molte altre cose, ed anco per fare i pagamenti giusti, com'è detto: essendo che i detti preciosi metalli non possono né potranno giamai essere la detta misura, se bene di essi fosse fatta ogni e qualunque altra sorte di opere, a spese o grandi o picciole di chi le facesse cosí fare; perché l'uomo, che volesse poi servirsi o prevalerse di tali opere per far contratti, anderebbe a pericolo il piú delle volte di perdere le fatture di quelle, oltre che i baratti o contracambi sarebbono quasi sempre disuguali e non appetibili ad ambe le parti.
E quantunque alcuni dicessero che il cavare le fatture dal corpo delle monete sia cosa trovata per publica commoditade, nondimeno, essendo tutto l'opposito, di ciò ne tratterò nel capitolo XLII.
Dico anco che, se bene ciascuna maestranza ora crescerá ed ora calerá nelle sue mercedi in fare qualunque sorte di opere, ciò niente importa, perché neanco dalle maestranze si debbe regolare il coniare l'argento e l'oro. Ed essendo anco necessario che quasi ogni ora si comprino piú cose con qualche picciola parte d'argento in moneta ridotto in corrispondenza dell'oro, nondimeno, movendosi anco esse di prezzi, niente importa; ma ben importa che stiano fermi il peso ed i valori di essi preciosi metalli, quali, com'ho detto, sono giá stabiliti ed in monete ridotti sotto una real concordanza proporzionata e perfetta forma. Onde non si potrá poi piú allegar quello ch'alle volte da alcuni vien detto: che per causa delle triste monete non si possono avere le robbe se non con quasi duplicati valori; laonde con buona ragion essi preciosi metalli dovranno esser mantenuti per sempre nella detta real concordanza.
E, perché l'oro e l'argento, tanto non coniati quanto monetati, si troveranno essere in uno stato, dal quale da ora inanzi piú non si rimoveranno, però si può ben tener per fermo che si vederanno maggiori quantitá di monete d'ogni sorte. Imperoché non saranno rinchiuse nelle casse, con speranza che debbano in un poco di tempo crescere di valore; né meno si potrá far alcuna cerna o scelta di esse, per rifarne poi altre, over per portarle a spendere in altri luoghi con vantaggi, come si è fatto per il passato e come forse da alcuni anco di presente si usa di cosí fare. Ma quasi tutte, cosí le antiche che tassate saranno, come le nuove sotto questi ordini fatte, si spenderanno in mercanzie, o in comprar case o terre, o altre cose secondo gli appetiti degli uomini, eccetto però quelle che si teneranno per li suoi bisogni over per qualche belle effigi in esse impresse. E non succederá piú il disordine, che solea accadere, del non trovarsi or monete d'oro e or d'argento per contracambiare; ma, servando questi ordini, ben se ne potranno aver in ogni tempo, non solo da chi ne fará professione di cambiare, ma anco da altri.
Dico anco ch'essi oro ed argento, tanto non coniati quanto in monete ridotti, si contratteranno con regola ordinata; cosa che non si è fatta per li tempi passati, essendo che questi preciosi metalli non coniati si davano ed anco si danno a peso, ricevendo per li loro prezzi le monete con diversitá d'ordini valutate, e di valori disproporzionati, cioè da un paese ad un altro, ed anco da una sorte di moneta all'altra, se si riguarda al fino ch'in esse si trova. E ciò credo essere stato usato ed usarsi cosí per l'oro e l'argento cavato dalle minère, come per il comprato diversamente dalli zechieri e banchieri ed altri. Ma per l'avenire si fará altrimenti, perché si daranno le monete d'argento in contracambio dell'argento non coniato a peso per peso, in quanto al fino. E, come per essempio, s'alcuno dará once 100 d'argento di coppella, e riceverá in contracambio delle monete che vagliano lire 600 d'imperiali (delle monete, dico, che si faranno o che si tasseranno secondo questi ordini), in esse saranno altre once 100 di fino argento, e solamente fará di bisogno che chi dará l'argento non coniato reimborsi le fatture ed i laggi a quello che dará le monete, e come i contraenti sopra ciò s'accorderanno tra loro. E per quest'ordine la cosa anderá del pari, cioè da peso a peso in quanto al fino, percioché si permuterá solamente l'argento fino ridotto in monete (ancorché accompagnato) con il fino non coniato a peso per peso nel modo suddetto, e le note segnate su le monete dimostreranno il peso del loro fino; col mezo delle quali note si potrá anco facilmente conoscere il brutto di esse monete. Ed è cosa ragionevole che ciascuno sappia tutto quello che piglia di bontá o finezza nelle monete, essendo quasi impossibile poter fare di continovo il saggio delle monete ad una per una. E tutto ciò sará un ordine reale ad uso di mercanzia da tutti intesa, cioè permutazione di puro in puro e fino, a peso in proporzione, e solamente mercanzia sopra le fatture e laggi; e perciò avvertir si dee che il permutare il puro ed il fino a peso per peso proporzionalmente è una cosa, e l'accordarsi sopra le fatture delle monete e de' laggi loro è un'altra. Oltre di ciò dico che chi averá l'argento non coniato lo potrá far ridurre in monete, facendone fare di quelle sorti di leghe o di maggiore o di minor valore, secondo ch'egli conoscerá poterle contrattare in altre robbe con suo lecito guadagno, over in far cambi di monete. Ora, per mostrare che per essi preciosi metalli non coniati, dati a peso in ragion di fino, sono state e sono date per i loro prezzi monete d'alterati valori, oltra il valore del fino ch'in esse si trova, come di sopra è detto, ciò si può manifestamente vedere nella tavola fatta in essempio sopra le sei sorti di monete a capitolo XXXVII, qual tavola passa in essempio delle monete fatte in molte cittá e province. Onde si vede che once 132 d'argento fino compartite in quarti, ed altretante compartite in quattrini o in altre sorti di monete, sono in grandissima disproporzione di valori tra esse sorti di monete, come in quella. E simil disordine aviene anco alle volte per l'oro ridotto in ducati o in scudi o in altre sorti di monete, con le quali si compra l'argento non coniato. Perché, crescendo di continovo per diverse cause il valore dell'oro coniato, si contratta poi cosí valutato col detto argento; cioè questo a peso in ragion di fino, e l'oro coniato con i valori usati, com'è detto, senza aver forse riguardo alle proporzioni naturali reciproche che sono tra essi preciosi metalli, a quali proporzioni per l'avenire in effetto s'avrá riguardo. E, come per essempio, colui che dará once 12 d'argento di coppella, che valerá lire 6 imperiali l'oncia, le quali fanno in tutto lire 72, e riceverá in contracambio scudi 9 da lire 8 l'uno, overo scudi 10-2/7 da lire 7 l'uno, overo scudi 12 da lire 6 l'uno, in ciascuna sorte de' quali vi sará un'oncia di pur'oro, che valerá lire 72 d'imperiali, averá il giusto contracambio; e quello, che dará dett'argento, rifará a colui che gli dará gli scudi la fattura e il laggio d'essi, secondo il loro accordo sopra ciò.
Egli è ben vero che, quando si è contracambiato, e che alle volte si contracambia l'oro non coniato con l'oro coniato, quasi sempre si è usato e si usa aver riguardo al peso del puro dell'uno e dell'altro; e le fatture e i laggi sono stati reimborsati o rifatti, e si rifanno a quello c'ha dato e che dá il coniato, e di quel tanto che si è restato e che si resta d'accordo tra le parti. E con questi tre ordini, cioè uno di permutazione d'argento fino non coniato col fino ridotto in monete, l'altro dell'argento fino non coniato col pur'oro coniato, e l'altro dell'oro puro non coniato col pur'oro coniato, tutti a peso ed in real proporzione quanto al puro ed al fino, vengono dimostrate quattro azioni, con le quali debb'essere per sempre ragionevolmente mantenuta la vera reale e proporzionata concordanza tra essi preciosi metalli, cioè uno per dodici e dodici per uno, tanto delli pesi quanto delli valori, sí come in molti luoghi di questo Discorso è stato detto; volendo che le monete cosí d'oro come d'argento siano fatte, e che tutte le giá fatte sian tassate con un sol ordine in universale, accioché restino poi per sempre nel loro giusto essere proporzionato cosí delli pesi come delli valori.
Si leveranno anco via molte dispute, che tuttodí nasceano sopra i pagamenti cosí del dare come dell'avere, e sopra i crediti cosí antichi come moderni; perché basterá pagarli con tanto pur'oro o argento fino coniato, come importava il puro ed il fino a peso nelle monete nel tempo che fu creato il debito, come nel capitolo XIII e nella settima utilitá delle dodici ed in altri luoghi del Discorso si dimostra.
CAPITOLO XXX
Con breve replicazion si mostra esser cosa necessaria che vi sia un sol ordine nel far le monete.
Per le giá dette ragioni creder posso che sia stato ben inteso e posseduto il parer mio. Or, perché per li vari ragionamenti potrebbe fors'essere qualcuno che non fosse restato cosí chiaro di questo fatto, brevemente replicando dico che, regolandosi le cose delli danari nel modo in queste poche carte annotato, nel far i pagamenti non occorreranno errori alcuni, tanto per conto dei crediti giá nei tempi passati creati, quanto de' presenti e futuri ancora. E, se ben parea che i pagamenti fossero fatti integri, nondimeno, perché non vi era la regola ferma di fare i conti giusti per l'oro e l'argento nel ridurli in danari, con proporzionata corrispondenza e delli pesi e delli valori, essi non restavano perfettamente fatti; ma ben per l'avenire si faran confronti e giusti realmente con ogni e qualunque sorte di monete, cosí d'oro come d'argento, fatte e regolate secondo questi ordini. E, benché da molti prencipi siano state fatte molte provigioni sopra il fatto dei danari, accioché si spendessero per sempre giustamente, essi però non hanno mai potuto con effetto ciò far essequire, perché non è mai stato mostrato loro questo nuovo e cosí real documento.
Ho anco detto che li prezzi delle mercanzie avran dipendenza da essi oro ed argento cosí coniati, e che per l'avenire non sará allegato che le monete non siano del loro giusto valore, come tuttodí si disputa sopra le variazioni dei loro valori per cagion dei variati titoli di essi valori nominati, or a moneta longa ed or a corta, ed anco in altri modi.
Onde manifestamente si conosce che dall'osservazione degli ordini proposti avenirá che, sí come al mondo vi è, e con veritá si crede esservi, si predica e dicesi una sola santissima fede di Giesu Cristo nostro redentore, ed una santa madre Chiesa catolica ed apostolica romana, dalle quali dipende ogni nostra salute, si potrá con ragion anco poi dire «una sola moneta imperiale», dalla quale ne veniranno per sempre regolati e perfettamente fatti tutti li pagamenti con qualsivoglia sorte di monete, o d'oro o d'argento; poiché in tutte le cittá e paesi sará osservato l'ordine descritto, cioè una istessa forma, una istessa lega, un istesso peso, un istesso numero ed un istesso titolo di valore. Il qual titolo pare aver anco quasi dipendenza dal precetto del Salvatore, che cosí dice: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare, e parimente rendete a Dio quello che è di Dio».
CAPITOLO XXXI
Che per causa delle monete si sono alterati li prezzi di molte cose.
Non resterò di dire che in molte cose si trova gran disordine per cagion delle monete, e ciò piú nelle picciole mercanzie che nelle grandi. Come per essempio, si sa la tela grossa di canipa esser cresciuta tre o quattro soldi il braccio ed anco piú, che senza paragone è maggior crescimento di quello del broccato. Il simile aviene in molte cose di poco momento; ché, per cosí dire, i solfanelli ed altre cose simili, ancorché poco siano cresciute di prezzo le materie loro, costano il doppio di quello che giá vender si soleano: onde, servando gli ordini nelli danari, com'è detto, ne seguiranno grandi utilitadi.
CAPITOLO XXXII
Tavola fatta in essempio, per far conoscere gli errori che si sono fatti per il tempo passato, e quelli che potrebbono nascere per l'avenire, nel far monete cosí d'oro come d'argento, se non si osserverá la regola dimostrata.
Ora, per far vedere ed intendere se sia vero o no tutto quello che si propone, ho fatto queste seguenti prove, accioché nel conteggiarle si veggano le disproporzioni ch'in esse sono; cioè le prime tre mostrano gli errori per il passato occorsi, le tre ultime mostrano gli errori che potrebbono succedere per l'avenire, e quella di mezo mostra il real conto che sempre stará nel suo giusto essere, dal qual è impossibile che vi nasca disordine alcuno nel far le leghe per far le monete, quali sempre resteranno nella loro concordanza e real proporzione.
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CAPITOLO XXXIII
Discorso sopra le dette prove, nel qual anco si mostra qual sia la vera proporzione tra i due preciosi metalli ed il rame.
Col mezo delle dette sette prove ogni contista ed altri potran vedere e con facilitá conoscere che, in qualunque sorte di scudi fatti o che si facessero ad imitazione delli descritti nelli primi tre ordini o nelli tre ultimi della detta tavola, overo di maggiori o minori numeri e valori, a ragion però di libra (eccettuata sempre la prova del quarto ordine), non vi può né mai vi potrá essere la vera e real concordanza con le monete d'argento, fatte o che si facessero sotto simili o quasi simili ordini, per rispetto dei valori dell'oncia dell'oro e dell'oncia dell'argento con simili modi loro dati. Nei quai valori non vi è, né vi può essere, la real corrispondenza delli numeri partitori principali corrispondenti ad uno per dodici e dodici per uno, come sono li numeri 6 e 72 nel capitolo V ed in molti altri luoghi del Discorso giá detti, e de' quali anco nel presente capitolo ampiamente si tratta; perché sempre v'interveniranno rotti nelle leghe, per li quali esse monete non mai potranno avere i loro giusti e perfetti dati valori. Ma, sotto l'ordine della suddetta quarta prova, tutte le monete, cosí d'oro come d'argento, resteranno per sempre con i loro reali e corrispondenti dati valori, sí come nelle tariffe sí mostra. Alla qual prova, in quanto all'ordine, sono molto accosti e quasi simili gli scudi correnti in questi tempi, cioè i nominati del peso «della balla»; il qual peso è stato introdotto ad uso publico, e si usa ed osservasi per gli scudi in molte cittá d'Italia ed in altri paesi, se bene egli è peso incerto e non conforme alli campioni ordinati ed usati particolarmente nelle zeche delle cittadi. E, benché per li tempi passati gli scudi siano stati levati, e che di presente anco si levino dalle zeche sotto il numero di 109, overo di men numero alla libra; nondimeno dipoi, in breve spacio di tempo, per la maggior parte di essi, si sono trovati e anco si trovano esser al suddetto peso «della balla», e non sono mantenuti né mantener si possono in universale nel detto peso di zeca per molte cagioni, sí come di ciò è cosa manifesta. Ma ben gli scudi, che si faranno sotto gli ordini descritti, saranno mantenuti da ognuno nei loro giusti pesi di zeca; imperoché li pesi o campioni d'essi saranno molto differenti da una sorte all'altra, cioè da 99 a 113-1/7 e da 113-1/7 a 132, sí come nelle tariffe si vede. E non si potrá mai fare altro campione per essi scudi, che sia cosí accosto di peso al loro vero campione, nel modo che di presente si usa del detto «della balla», imperoché vi sará differenza da una sorte all'altra di grani otto o circa per ciascuno scudo. Oltreché, tutti gli scudi regolati e fatti sotto gli ordini proposti si conteggeranno per sempre a lire imperiali integre e giuste, sí come anco i ducati ed i bisilachi. Ora presuppongo che se ne troveranno essere in gran quantitá di questi scudi della balla, de' quali n'anderanno in numero 113-1/7 alla libra, ed in ciascuna libra di essi vi sono once undeci di pur'oro, per esser a finezza di denari 22, e perciò ciascun di questi scudi valerá lire sette imperiali, e quali scudi 113-1/7 fanno la somma di lire 792, e, apprezzando le dette once 11 d'oro a lire 72 l'oncia, fanno le medesime lire 792; in corrispondenza del qual oro vi entrano once 132 d'argento fino, perché 11 via 12 fanno la somma di once 132, il qual argento, valendo lire 6 l'oncia, fa l'istessa somma di lire 792, che è la vera concordanza. E l'istess'ordine riuscirá negli scudi da 99 e da 132 alla libra, sí come nelle tariffe dell'oro. Ma nelle altre sei prove, cioè nelle tre prime e nell'ultime tre, e se si vorrá anco procedere o piú indietro o piú inanzi con simili ordini, e volendo osservare, come si debbe, la vera forma di una parte d'oro a peso per dodici d'argento, e dodici d'argento per una di oro, e poi apprezzarli sotto tali valori, over maggiori o minori in ragion di oncia; e non volendo osservare la vera concordanza delli valori, cioè di lire 6 per oncia dell'argento e di lire 72 per oncia dell'oro, quali pesi e valori corrispondenti sono i capi principali e fondamento per fare ogni e qualunque sorte di monete: dico che non si potranno fare i partimenti giusti e confronti di essi preciosi metalli con regola alcuna, e che non si potranno mai fare gli scudi proporzionati nelli valori in concordanza delli valori delle monete d'argento, per causa delli rotti delle leghe e delle disproporzioni che in esse leghe per causa di simili alterati o diminuiti valori nascerebbono. E perciò non si può far altro real partimento di essi scudi né d'altri valori, se non nel modo nelle tariffe dimostrato, cioè da 99, da 113-1/7 e da 132 alla libra, over da lire 8, da lire 7 e da lire 6 l'uno; ancorché se ne potessero fare d'alcune altre finezze, come nel capitolo XXII, ma non necessariamente per le ragioni in esso allegate. E, cosí facendo, si troveranno sempre i conti giusti tra essi oro ed argento, in monete ridotti, nel far pagamenti.
Oltre di ciò, dico ch'essi oro ed argento alle volte sono stati compartiti, nel far danari, quasi sotto li pesi e nelli valori da me descritti, cioè una parte d'oro a peso per dodici d'argento, e nelli valori di lire 72 e di lire 6 per oncia, se bene non cosí giustamente corrispondenti, e particolarmente nelle zeche delle province abondanti di essi preciosi metalli di minère. E, per mostrare se questa quasi concordanza sia stata cosí usata, e delli pesi e delli valori, addurrò per essempio la Spagna, con dire che in questa provincia, per esser assai copiosa di detti oro ed argento di minère, si faceano scudi e doble da due e da quattro scudi l'una, e de' quali scudi n'andavano sino al numero di 107 alla libra (però del campione della zeca di Bologna), e la loro finezza era a denari 22 ed alquanto meglio, ed in detto regno valevano e si sono alle volte date in contracambio, per ciascun di tali scudi, reali numero 12 o circa; in modo che, togliendo una libra di questi scudi, si trova che in essi vi sono once 11 di oro puro e vi entrano, in corrispondenza a numero, reali 1284, che pesano libre dodici. E cosí, avendo fatto il conto di detti reali sopra il numero 107 alla libra, e sopra la loro finezza di once 11 e denari 2, in essi vi sono once 133 d'argento fino: ed in questa loro proporzione ho ritrovato esservi di piú un'oncia di detto argento, in quanto alla real forma proposta, perché dovrebbono essere solamente once 132. Ed io per ora non guardo cosí alla minuta sopra ad alcuni rotti, che forse fossero in dette monete e d'oro e d'argento, tanto nelle finezze quanto nei pesi e loro valori; ed a me poco importa in fare questi conti troppo alla sottile. Ma ciò ho detto per mostrare quello c'ho narrato esser vero, cioè uno per dodici e dodici per uno, tanto per li pesi quanto per li valori, ancorché queste monete fossero della real forma alquanto migliori. Sará dunque necessario ch'essa Spagna ed altre province o cittá, che a sua imitazione faceano o fanno battere danari (non essendo loro, sí come ragionevolmente non può né deve esser grato che le loro monete cosí d'oro come d'argento siano fose da altri per essere rifatte), facciano per l'avenire li suoi danari secondo la forma e regola dimostrata, e non migliori, se non vorranno ch'altri li guastino, come si fa di continovo; né anco sotto altri ordini di pesi e valori, eccetto che sotto quelli che nel Discorso si contengono: conciosiaché nel far le leghe v'intervenirebbono di molti rotti, per li quali essi danari non riuscirebbono poi corrispondenti in universale nel conteggiarli, imperoché farebbe di bisogno che anco essi fossero di nuovo tassati sí come gli altri, quando però accettati fossero gli ordini descritti. Ed ogni contista di zeche ed altri potranno facilmente chiarirsi della detta quasi concordanza, che è nella suddetta forma di Spagna data per essempio, ed anco della differenza delli diversi valori dati alle monete da una provincia all'altra e da una cittá all'altra, causati dalle alterazioni delli prezzi e valori di essi oro ed argento, come per essempio Roma, essa Spagna, Vinegia, Milano ed altre, che tutte si trovano lavorare diversamente, o assai o poco, di leghe, di pesi, di numeri e di valori, e tanto piú quanto lavorano di basso. E perciò non sará mai possibile far osservare in luogo alcuno bandi o gride particolarmente fatte sopra il fatto delle monete se non per un poco di tempo; né mai si troverá contista alcuno, che possa far la tassa giusta e concordante alle monete in diversi luoghi fatte con gli ordini usati, che non v'intervengano rotti sconcertati, tanto nelle finezze, quanto nelli pesi e loro valori: ma non giá cosí riuscirá, quando sará fatta osservare la forma e regola or palesata. E perché nel presente capitolo ho detto, sí come nel capitolo V ed in altri luoghi del Discorso, che la vera proporzione, qual si trova esser tra l'argento e l'oro, è ch'una parte d'oro a peso vaglia per dodici d'argento giuste e ferme, e che l'oro debb'esser apprezzato in ragion di lire 72 l'oncia, e similmente l'oncia dell'argento in ragion di lire sei imperiali, al peso però della detta libra di Bologna, volendo far le leghe di proporzionata corrispondenza, nelle quali non abbiano ad intervenire rotti alcuni per far monete di varie sorti, che restino poi per sempre nelli loro reali dati valori; e perché mi par anco non esser fuor di proposito far conoscere non solo alli giudiciosi e diligenti contisti e ad altri elevati d'intelletto e di spirito, da' quali so che di subito sará posseduto questo mio ragionamento, ma anco ad ogni altro ch'avrá diletto d'intendere minutamente le cose sopra questo fatto descritte: mi è paruto di fare questo picciolo trattato, accioché da tutti sia intesa e conosciuta la veritá proposta. E, quanto a voler mostrare ch'una parte d'oro a peso vaglia per dodici d'argento, dico che non accade ch'io faccia altra prova, stando la dottissima e profondissima diffinizione del divin Platone giá allegata, alla quale credo essere necessario acquetarsi. Ma, in quanto al voler far conoscere che tra essi preciosi metalli si potrá fare la real concordanza e proporzionata corrispondenza cosí delli pesi come delli valori giá detti, e cosí delli non coniati come delli giá ridotti in monete e di quelli che si dovran coniare, principiando sin da un quarto di grano d'oro e da grani tre d'argento, e procedendo in infinito sempre con retta e giusta proporzione ad uno per dodici e dodici per uno, com'è detto, ho descritto le seguenti dichiarazioni con alcuni essempi, per le quali ciascun potrá chiaramente intendere e molto ben possedere quello che forse par cosa difficile d'apprendere. E cosí, incominciando, dico:
Una oncia di pur'oro è, over fa denari 24, e questi denari 24 fanno grani 576; e, partendo ciascun grano in quattro parti, il tutto di essi grani ascenderá alla somma di 2304 quarti di grani; e, valendo la detta oncia d'oro lire 72 imperiali, il denaro valerá lire 3, e il grano soldi 2 denari 6, e il quarto del grano valerá denari 7-1/2.
Once dodici d'argento fino fanno a peso denari 288, e questi denari fanno grani 6912; e, partendo ciascun grano in cinque parti, il tutto d'essi quinti ascenderá alla somma di 34.560 quinti di grani; e, valendo l'oncia dell'argento lire 6 imperiali, il denaro valerá soldi 5, e il grano denari 2-1/2, e il quinto d'un grano valerá denaro 1/2, cioè un bagattino.
Ora propongo che di once 12 d'argento di coppella si facciano libre sei di mezi quattrini, che siano di lega o finezza di once 2 per libra: di essi n'anderanno in numero 1920 alla libra, come nelle tariffe; e di tutte le suddette once 12 di fino se ne faranno in somma ed al numero di 11.520 mezi quattrini, in ciascun de' quali vi saranno tre quinti di grano di detto argento, e ciascun valerá denaro 1-1/2. E con questi ordini si potrá contrattare o permutare l'oro con l'argento con proporzionata corrispondenza cosí delli pesi come delli valori; e fino un quarto di grano d'oro a peso si potrá contrattare con monete d'argento, che si faranno o che saran tassate sotto gli ordini descritti. E ne darò questi essempi con i suddetti mezi quattrini, ché cosí riuscirá con ogni altra sorte di monete.
Un quarto di grano d'oro valerá denari 7-1/2, ed in cinque mezi quattrini vi saranno quindeci quinti di grani d'argento, che sono tre grani, che valeranno denari 7-1/2; e, essendo tre grani la quarta parte di dodici grani, il detto quarto di grano si contratterá o si permuterá con i detti tre grani d'argento ridotti in monete.
Due quarti d'un grano d'oro valeranno soldo 1 denari 3, ed in dieci mezi quattrini vi saranno 30 quinti di grani d'argento, che sono grani 6, che valeranno soldo 1 denari 3; e, essendo grani 6 la metá di dodici grani, li detti due quarti di grano d'oro si contratteranno o si permuteranno con li suddetti sei grani d'argento in monete fatti.
Tre quarti d'un grano d'oro valeranno soldo 1 denari 10-1/2, ed in quindeci mezi quattrini vi saranno 45 quinti di grani d'argento, che sono 9 grani, che valeranno soldo 1 denari 10-1/2; e, essendo grani 9 i tre quarti di grani 12, i detti tre quarti di grano d'oro si contratteranno o si permuteranno con i suddetti grani 9 d'argento coniati.
Quattro quarti di grano d'oro, che sono un grano integro, valerá soldi 2 denari 6, ed in 20 mezi quattrini vi saranno 60 quinti di grani d'argento, che sono grani 12, che valeranno soldi 2 denari 6; e cosí un grano d'oro verrá contrattato o permutato con grani 12 d'argento in monete posti.
Grani 24 d'oro, cioè un denaro valerá lire 3, ed in 40 mezi quattrini vi saranno 120 quinti di grani d'argento, che sono grani 24, che fanno un denaro a peso, che valerá soldi 5; e, pigliando 480 mezi quattrini, in essi saranno 1440 quinti di grani d'argento, che sono grani 288, che fanno denari 12 a peso, quali valeranno lire 3; e cosí si contratterá o si permuterá un denaro d'oro con dodici d'argento, che saranno in monete compartiti.
Denari 24 d'oro, cioè un'oncia valerá lire 72, ed in 11.520 mezi quattrini vi saranno 34.560 quinti di grani d'argento, che sono grani 6912, che fanno denari 288, e sono once 12, che a lire 6 l'oncia valeranno lire 72; ed in tal modo si contratterá o si permuterá una oncia d'oro con 12 d'argento con proporzione in monete composti.
E cosí, con questi ordini, fondati sopra il vero e real fondamento aritmetico con ogni sorte di perfezione terminato, cominciando dalle piú picciole monete d'argento che necessariamente far si dovranno, e dalla piú picciola quantitá d'oro che con ragione far si possa, si potrá procedere in infinito, cioè ad uno per dodici e dodici per uno, cosí nelli pesi come nelli valori, e sí come apertamente ho dimostrato. E tengo per fermo che sia quasi impossibile trovare altri prezzi o valori maggiori o minori, ed altre sorti di pesi e di numeri partitori per essi preciosi metalli, per far monete cosí d'oro come d'argento, che siano e che restino per sempre proporzionate e realmente corrispondenti nel conteggiarle, con le quali far si possa qualunque pagamento con sodisfazione perfetta, sí come sono i giá descritti.
E, concludendo, dico che ogni ragionamento del Discorso si ristringe in due sole azioni. La prima è che i due preciosi metalli, oro ed argento, dovessero esser giustamente compartiti nel far monete di varie sorti, con reale e proporzionata corrispondenza tra esse nel conteggiarle e secondo gli ordini proposti. La seconda, che per modo alcuno non si lasciassero mai cavare le fatture delle monete dal dosso o corpo loro, accioché cosí quelle che si facessero, come le giá fatte, che tassate fossero in generale dalli contisti, tutte si avessero poi a spendere per sempre in tutti i luoghi per li loro reali dati valori, avuto riguardo al puro ed al fino ch'essere si trovasse in ciascuna sorte di esse monete, ed in ciascuna moneta, e non con ordini particolari, ma con ordini sotto titolo di una sola zeca universale.
E, benché io sappia esser manifesto alli contisti ed altri che nelli danari si contengono tre cose, cioè oro, argento e valori; nondimeno dico che, volendo fare essi danari con viva e vera ragione, si dovranno fermamente e necessariamente osservare quattro sorti di pesi per l'oro per far nascere quattro sorti di valori, ed il simile si dovrá fare per l'argento; quali tutti siano corrispondenti ad uno per dodici e dodici per uno, e secondo gli ordini ed essempi suddetti. E, se ben l'oro e l'argento ed i valori sono tre cose, essi però hanno da essere un corpo solo; e, essendo l'oro e l'argento due cose, cosí anco l'oro e l'argento ed i valori sono tre cose. E parimente quattro sorti di pesi, quattro sorti di valori, quattro sorti di numeri e quattro sorti di conteggiare sono quattro cose o azioni: e da queste cose, tutte insieme unite e concordanti, ne riesce una sola azione, cioè la vera ragione per fare tutti li pagamenti perfetti.
Ora, avendo descritto e dimostrato qual sia la vera e real proporzione tra l'argento e l'oro, cosí dei pesi come dei valori, mi pare anco esser cosa molto necessaria dichiarare qual sia la vera proporzione tra essi preciosi metalli ed il rame; il quale, come molti autori affermano, fu il primo metallo che si cominciasse ad usare in far monete, seguendolo dopo qualch'anni l'argento e dipoi l'oro. E ciascun di loro fu usato cosí in quei tempi separatamente e non misto, quantunque fosse, dopo, trovato l'uso di accompagnarli, ma quasi sempre sotto ordini diversi e vari, cioè da un paese all'altro, secondo le varie opinioni degli uomini.
E, per far conoscere qual sia la detta loro proporzione, brevemente dico (a quelli però, che ciò non sanno) che prima sapere si dee il rame essere un metallo il piú propinquo e di maggior convenienza per sua natura all'oro ed all'argento, di quello che sia alcun altro dei metalli inferiori, e convenire con essi preciosi metalli in decupla proporzione, sí come dai filosofi è stato detto. La qual proporzione si ha però ad intendere in questo modo: cioè che una oncia di fino argento vaglia per dieci libre di rosso rame, che fanno once numero 120, ed una oncia di oro puro vaglia per libre 120 di esso rame; e, sí come once 120 sono libre dieci, cosí anco once 120 sono libre dieci di rame, però da once 12 per ciascuna libra. E con quest'ordine vien dimostrato e dichiarato qual sia la detta decupla proporzione.
E, accioché si possano fare varie sorti di monete di rame, come bagattini e simili, le quali sono usate in alcune cittá d'Italia ed anco fuori, forse per commoditá di una certa spesa che alle volte si fa alla minuta, e perché potrebbe venire il tempo che simili monete si userebbono in molti altri luoghi, ed essendo cosa ragionevole ch'ancor esse siano fatte sotto un sol ordine, e nella loro debita e real proporzionata corrispondenza e concordanza e delli pesi e delli valori, che convenga con le monete e d'argento e d'oro, ho fatto la presente tariffa, nella quale si mostra l'ordine e la regola che si dovrá tenere in fare di solo rame cinque sorti di monete di variati valori, cioè di valore di un bagattino, di 2, di 3, di 6 e di dodici l'una, senza rotti alcuni, né di pesi né di valori. Avvertendo che se ne potran anco fare d'altri valori e pesi per chi piacerá farne, le quali monete si potrebbono fare con bella ed attillata coniatura; imperoché anch'esse resteranno perpetue sí come quelle di oro e di argento, e non si potranno mai guastare per rifarne altre con vantaggi, dovendo esser fatte e mantenute per sempre sotto gli ordini in questo picciolo compendio descritti.
Tariffa per far monete di rame in proporzionata corrispondenza dell'argento e dell'oro. ================================================================ Cinque sorti di monete ————————————+—————————-+—————————- Ciascuna moneta | | Numero di quante vale bagattini | Ciascuna pesa |ne vadino all'oncia ————————————+—————————-+—————————- Numero 1 |Denari 1 |Numero 24 » 2 | » 2 | » 12 » 3 | » 3 | » 8 » 6 | » 6 | » 4 » 12 | » 12 | » 2 ————————————+—————————-+—————————- Numero di quante | Ciascuna libra | ne vadino alla libra | di esse vale | Rame ————————————+—————————-+—————————- Numero 288 |Soldi 12 |Oncia 1 » 144 | » 12 | » 1 » 96 | » 12 | » 1 » 48 | » 12 | » 1 » 24 | » 12 | » 1 ————————————+—————————-+—————————- | | Vale |Argento di coppella| Vale d'imperiali ————————————+—————————-+—————————- Soldo 1 |Oncia 1 |Lire 6 » 1 | » 1 | » 6 » 1 | » 1 | » 6 » 1 | » 1 | » 6 » 1 | » 1 | » 6 ————————————+—————————-+—————————- La duodecima | | parte di esse è di | Che Fanno | Rame ————————————+—————————-+—————————- Soldi 10 |Denari 120 |Once 10 » 10 | » 120 | » 10 » 10 | » 120 | » 10 » 10 | » 120 | » 10 » 10 | » 120 | » 10
————————————+—————————-+—————————— Che vagliono i detti | In |Vi entrano di rame ————————————+—————————-+—————————— Soldi 10 | Soldi 120 | Libre 10 » 10 | » 120 | » 10 » 10 | » 120 | » 10 » 10 | » 120 | » 10 » 10 | » 120 | » 10 ————————————+—————————-+—————————— Che vagliano le suddette|Argento di coppella|Vagliono d'imperiali ————————————+—————————-+—————————— Lire 6 | Once 12 | Lire 72 » 6 | » 12 | » 72 » 6 | » 12 | » 72 » 6 | » 12 | » 72 » 6 | » 12 | » 72 ————————————+—————————-+—————————— Ciascuna sorte contiene | | la somma di bagattini |Ciascuna sorte pesa|Ciascuna libra vale 34.560, se ben i numeri | | sono diversi. | | ————————————+—————————-+—————————— Numero 34.560 | Libre 120 | Soldi 12 » 17.280 | » 120 | » 12 » 11.520 | » 120 | » 12 » 5.760 | » 120 | » 12 » 2.880 | » 120 | » 12 ————————————+—————————-+—————————- Che fanno d'imperiali | Oro puro | Vale d'imperiali ————————————+—————————-+—————————- Lire 72 | Oncia 1 | Lire 72 » 72 | » 1 | » 72 » 72 | » 1 | » 72 » 72 | » 1 | » 72 » 72 | » 1 | » 72
In questa tariffa si mostra il manifesto del rame, ch'è il valore ed il peso, e non occorre far menzione di alcuna sua intrinsica bontade, se bene alle volte ve ne fosse qualche poca; essendoché in far esse monete si adopererá il rame sí come egli è nella sua nativa qualitade, e sará cosí buono l'antico, l'usato e il rotto (quando però sará foso o collato), com'è quello che giornalmente dalle minère si cava.
E cosí col mezo di questi ordini espressamente si mostra che, nel far le dette monete, l'oncia del rame viene necessariamente valutata un soldo, cioè denari 12, e la libra vien valutata soldi 12 d'imperiali, e dieci libre, che sono once 120, vengono valutate soldi 120, che fanno lire 6 d'imperiali, che sono il valore di un'oncia d'argento di coppella, come tutto ciò nella detta tariffa manifestamente si vede. E questo è il vero e real partimento che si dovrá tenere nel far le dette monete.
Le note, che imprimere si dovranno su queste e simili monete, saranno solamente due: la prima delle quali averá due significati, cioè dimostrerá il numero dei bagattini che valerá quella moneta, e parimente quanti denari ella peserá; la seconda denoterá il numero di quante n'anderanno all'oncia, all'oncia però dipendente dal campione della giá detta libra di Bologna. Ma, in quanto dei bagattini e d'ogni altra sorte di simili monete di rame che sinora fatte si trovano, dico che anco esse si dovranno spendere per il suo real valore, avendo però riguardo al loro giusto peso, come se di nuovo fossero state fatte e coniate sotto l'ordine in detta tariffa descritto.
CAPITOLO XXXIV
Essempi per mostrare quanto si è detto sopra il fatto dell'argento giá coniato, e che cosa importa la concordanza tra l'oro e l'argento.
Avendo col mezo delle tariffe e delle cose descritte nel precedente capitolo dimostrato, come credo, qual sia la giusta forma o proporzione tra l'oro e l'argento ed il rame, cosí delli pesi come delli valori, non resterò anco di dare maggior luce con essempi sopra l'argento. Avvertendo però i lettori che in questi essempi tacerò alcuni rotti, sí per non fastidirli, sí perché essi rotti sono di pochissima importanza a moneta per moneta, che restano nelle fatture compresi. De' quali però ne farò menzione e dichiarazione nel capitolo XLI.
Ebbi negli anni passati notizia d'alcune zeche che pagavano l'oncia dell'argento fino circa sei lire d'imperiali; e, ancorché paresse ch'altre lo pagassero a diversi prezzi (il che a me pare non fosse vero, perché tal differenza non era dal prezzo istesso cagionata, ma era o per rispetto delli pesi o piú o meno grevi, o per rispetto delle monete con le quali si comprava, o per altra simil cagione), però, volendo mostrare con quali ordini si sia lavorato, farò un figurato con questi essempi, con dire:
Io figuro che siano stati fatti in alcune zeche quarti, giuli, parpagliole, soldi, sesini e quattrini; nelle quali monete volendo conoscere quanto di fino argento vi sia e quanto rimedio e rame, e quante fatture siano state e siano apprezzate nel corpo e valore di esse, comprendendo anco in dette fatture i detti rotti delle monete, che sono quasi indivisibili a moneta per moneta, com'è detto (quali fatture, se ben le pongo per ferme, ancorché non fossero in osservazione cosí giuste e sotto il calcolo come le propongo, esse però erano cosí in circa, delle quali ne farò anco piú particolar menzione nel capitolo XLII: ma ciò ho detto per mostrare non solo alli giudiciosi, da' quali so che sará sanamente inteso questo ragionamento, ma anco a quelli, che non sono di cosí fatti maneggi a pieno capaci, la veritá di questo fatto, essendoché simili ordini erano e sono anco usati ed osservati nelle zeche di molte cittá e province): dico che, secondo la regola proposta, per ogni libra d'oro misto, ridotto in scudi di finezza di denari 22, che sono once 11 di oro puro, apprezzato lire 72 l'oncia, che ascendono alla somma di lire 792, vi entrano in corrispondenza once 132 d'argento fino. Ma quanto sia differente quello che in luogo delle dette once 132 si piglia e si riceve nel corpo delle monete, di qui si conoscerá. Percioché figuro, com'ho detto, che di una libra d'argento accompagnato, che tenesse di finezza once 11 e denari 8, netti dal rimedio (qual rimedio era ed è questo, cioè che ordinariamente si lasciavano e si lasciano, over si fan buoni a tutti li zechieri per ogni libra di monete di qualunque sorte, o fina o bassa, denaro uno o due o circa d'argento fino; e con ragione, conciosiaché il piú delle volte non si può legare cosí giusto), siano stati fatti quarti numero 41. Delli quali togliendone a peso libre 11 ed once 8, in essi vi sono le dette once 132, che sono libre 11 d'argento fino, e di rame once 8; e sono in tutto essi quarti numero 478. Per le fatture de' quali figuro che il zechiero per concessione ordinaria si sia scontato in essi lire 20 soldi 12, sí che venivano poi valutati per le dette ragioni soldi 34 imperiali l'uno, che sono in somma lire 812 soldi 12. E quali quarti, tassandoli alla rata delle dette once 132 in ragion di lire sei per oncia, ciascun di essi vale soldi 33 denari due o circa d'imperiali, e fanno in somma lire 792.
Figuro che di una libra d'argento misto, che tenesse di finezza once 9 denari 20, netti dal rimedio, siano stati fatti giuli numero 126. Delli quali togliendone a peso libre 13 once 5, vi sono in essi once 132 d'argento fino, e di rame libre 2 once 5; e sono in tutto detti giuli numero 1690-1/2. E per le fatture del zechiero, lire 53 soldi 5, e venivano poi valutati soldi 10 l'uno, che sono in somma lire 845 soldi 5. Ma, tassandoli alla rata delle dette once 132 in ragion come di sopra, ciascuno d'essi giuli vale soldi 9 denari 4 o circa, e fanno in somma lire 792.
Figuro che di una libra d'argento misto, qual tenesse di finezza once 3 denari 20, netti dal rimedio, siano state fatte parpagliole numero 212, delle quali togliendone a peso libre 34 once 6, in esse vi sono once 132 d'argento fino, e di rame libre 23 once 6; e sono in tutto dette parpagliole numero 7314. E per le fatture, lire 132 soldi 5, e venivano valutate soldi due denari 6 l'una, che sono in somma lire 914 soldi 5. Ma, tassandole alla rata del fino che vi è dentro in ragion com'è detto, ciascuna d'esse vale soldi 2 denari due o circa, e fanno in somma lire 792.
Figuro che di una libra d'argento misto, qual tenesse di finezza once 2 denari 22, netti dal rimedio, siano stati fatti soldi numero 420. Delli quali togliendone a peso libre 45 once 3, vi sono in essi once 132 d'argento fino, e di rame libre 34 once 3; e sono in tutto detti soldi numero 19.005. E per le fatture, lire 158 soldi 5, e venivano valutati un soldo integro, cioè denari 12 l'uno, che sono in somma lire 950 soldi 5. Ma, tassandoli alla rata del fino che vi è dentro in ragion com'è detto, ciascuno d'essi vale denari dieci o circa, e fanno in somma lire 792.
Figuro che di una libra d'argento misto, che tenesse di finezza oncia una denari 4, netti dal rimedio, siano stati fatti sesini numero 432. Delli quali togliendone a peso libre 113 oncia 1 denari 12, in essi vi sono once 132 d'argento fino, e di rame libre 102 oncia 1 denari 12; e sono in tutto detti sesini numero 48.870. E per le fatture, lire 429 soldi 15, e venivano valutati denari 6 l'uno, che sono in somma lire 1221 soldi 15. Ma, tassandoli alla rata del fino che vi è dentro in ragion com'è detto, ciascuno d'essi vale denari 3-5/6 o circa, e fanno in somma lire 792.
Figuro che di una libra d'argento misto, che tenesse di finezza denari 22, netti dal rimedio, siano stati fatti quattrini numero 720 e forse meno 24 di detto numero. Delli quali togliendone a peso libre 144, vi sono in essi once 132 d'argento fino, e di rame libre 133; e sono in tutto quattrini numero 103.680. E per le fatture, lire 504, e venivano valutati denari 3 l'uno, che sono in somma lire 1296. Ma, tassandoli alla rata del fino che vi è dentro in ragion com'è detto, ciascuno d'essi vale denari 1-5/6 o circa, e fanno in somma lire 792.
E, quando anco alcuna sorte di dette monete fosse stata fatta di maggiore o minor lega o finezza un denaro o due o circa per ciascuna libra, nondimeno ciò a me poco importa in mostrare e per far conoscere la gran differenza o disproporzione che sia tra una sorte all'altra, nel conteggiarle, in quanto alli valori dati loro; imperoché, quanto al fino, tanto se ne trova esser in una sorte quanto nell'altra, sí come chiaramente nel sommario a capitolo XXXVII si mostra.
CAPITOLO XXXV
Breve discorso sopra le monete, e che si potrebbe anco tôrre l'argento non coniato.
Dalli suddetti essempi si può vedere ch'essendo fatte le monete con simili ordini, cioè che siano cavate le fatture dal corpo di esse e poi, togliendole per li valori cosí dati loro, non si riceve il debito argento fino, qual essere dovrebbe nelle monete in proporzionata concordanza; onde si conosce che, se osservati saranno gli ordini proposti, si piglierá la debita e real proporzione del fino argento, in cambio del giá nominato per lire, soldi e denari, e, se bene si nomineranno lire, soldi e denari, si piglierá con effetto l'argento fino coniato per il suo giusto peso e valore. Ancorché i contraenti si potranno accordar tra loro di pagare con argento non coniato: il che potrebbe forse tornar conto e vantaggio a chi lo pigliasse, che non sarebbe cosí a chi lo desse in pagamento, e forse sarebbe anco utile ad ambe le parti. E tutto quello c'ho detto dell'argento, il simile si dee anco intendere per l'oro.
CAPITOLO XXXVI
Che per l'alterazione delli prezzi dell'oro e dell'argento ne vengono rifatte le monete.
Si viene in cognizione ancora, per le giá dette ragioni, che, alterandosi di tempo in tempo per molte cause i prezzi e i valori di detti preciosi metalli, ne succede che vengono fose di mano in mano molte sorti di monete per farne altre delle medesime leghe, e nel farle vi si fanno entrare nei loro valori nuove soprafatture. Per il che le monete restano piú leggiere, e si spendono poi per i valori di quelle prime, e anco alle volte per maggiori. E, in cosí spenderle, pare che le mercanzie ed altre cose crescano di prezzi, procedendo tutto ciò molte volte dallo sminuito peso, over dagli alterati valori di esse monete, occorrendo anco alle volte che tali monete sono ricusate in diversi luoghi, per non trovarsi nel primo stato loro. Onde veramente si conosce esser cosa necessaria che i danari siano una volta fatti e regolati sott'ordini fermi e certi, nei quali abbiano da esser poi per sempre mantenuti.
CAPITOLO XXXVII
Sommario delli conti delle dette sei sorti di monete, date per essempio.
———————————————+——————-+———-+————-+————————- |In ciascuna | | | |sorte vi sono| |Valor di |Tutte le fatture, Venivano valutati |di fino |L'oncia| tutto |e vi sono tutti li detti |argento. | vale |l'argento|compresi i rotti —————-+—————————+——————-+———-+————-+————————- Quarti |l. 812 ss. 12 d. -|once 132|lire 6|lire 792|l. 20 ss. 12 d. - Giuli. |» 845 » 5 » -| » 132| » 6| » 792|» 53 » 5 » - Parpagliole|» 914 » 5 » -| » 132| » 6| » 792|» 122 » 5 » - Soldi |» 950 » 5 » -| » 132| » 6| » 792|» 158 » 5 » - Sesini |» 1221 » 15 » -| » 132| » 6| » 792|» 429 » 15 » - Quattrini |» 1296 » — » -| » 132| » 6| » 792|» 504 » — » - —————-+—————————+——————-+———-+————-+————————- Tutt'il | | |a | | valore è di|l.6040 s. 2 d. -|once 792|l.6 l'o|lire 4752|l.1288 s. 2 d. -
Nella detta tavola si vede che once 132 di fino argento, compartite in quarti, si spendono per un valore; ed altretante, compartite in altre sorti di monete, mutano valore in grandissima disproporzione: sí che i cambi tra esse fatti non vengono veramente corrispondenti, avendo riguardo al loro fino. E cosí sta il fatto della maggior parte delle monete di molte cittá e province, nelle zeche delle quali da esse monete sono state e sono cavate le fatture. E da questo essempio si può conoscere se fia possibile conteggiare giustamente per conto delle monete con simili ordini fatte e usate.
CAPITOLO XXXVIII
Breve discorso sopra il detto essempio.
Dico che in libre sei di scudi, quali siano a finezza di denari 22 e che siano di qual peso o valore si vogliano, o da lire 8, o da 7, o da 6 l'uno (come nelle tariffe dell'oro), in ciascuna sorte di essi vi sono once 66 di pur'oro, qual, apprezzato o valutato lire 72 l'oncia, vale in tutto lire 4752. E vi entrano in corrispondenza, in quanto alla real forma, once 792 d'argento di coppella, il qual argento, a lire 6 l'oncia, ascende alla somma delle suddette
lire 4752 soldi — den. — Ora, aggiungendovi le fatture con i rotti detti di sopra, che sono » 1288 » 2 » — ————————————— fanno la somma di lire 6040 soldi 2 den. —
E, se bene le dette monete venivano valutate delli valori suddetti, cioè per lire 6040 soldi 2, nondimeno, in quanto all'ordine della real tassa, e avendo riguardo al fino di esse per spenderle (conciosiaché i rotti non si possano quasi nominare a moneta per moneta, e che non vi si può far altra tassa), sono solamente di valore di lire 4752.
CAPITOLO XXXIX
Tavola per la quale si conosce quanto argento fino e quanto rame separati entravano nelle dette sei sorti di monete.
————————————————————+————-+————————————- Argento e rame uniti, |L'argento| pesano | fino | Il rame ————————————————————+————-+————————————- I quarti |libre 11 onc. 8 den. —|libre 11|libre — onc. 8 den. — I giuli | » 13 » 5 » —| » 11| » 2 » 5 » — Le parpagliole| » 34 » 6 » —| » 11| » 23 » 6 » — I soldi | » 45 » 3 » —| » 11| » 34 » 3 » — I sesini | » 113 » 1 » 12| » 11| » 102 » 1 » 12 I quattrini | » 144 » — » —| » 11| » 133 » — » — ———————+————————————-+————-+————————————- Il brutto |lib. 361 onc. 11 den. 12|libre 66|lib. 295 onc. 11 den. 12
Si mostra in questa tavola, sotto nome di «brutto», che la quantitá dell'argento e del rame, uniti, delle dette sei sorti di monete date per essempio era in tutto di libre 361 once 11 denari 12, cioè l'argento era libre 66 ed il rame libre 295 once 11 denari 12, e come in essa. Ma qui avvertir si dee che, detratte e levate le dette libre 11, over le giá dette once 132 di fino argento a sorte per sorte di esse monete, vi sopravanzano, in tutta somma, rotti di detto argento, che importano once 80 denari zero grani 9-1/5, e de' quali se ne fará particolar menzione a sorte per sorte nella tavola sopra ciò fatta nel capitolo XLI. Il qual argento di rotti, in quanto al peso, vien compreso nel peso del suddetto rame. E ciò ho descritto solo per mostrare il giusto peso del fino argento e del rame, ch'in dette monete entrava.
CAPITOLO XL
Che non si dispenserá piú alcuna quantitá di rame in far danari, anzi che si estraerá di quello ch'è in opera.
Giá si è mostrato con i detti essempi quanto rame si ponga in opera; e non è dubbio che, continovando gli ordini delle zeche che sono stati sinora usati, se ne adopererá ancora piú. Ma, osservando la forma e regola del Discorso, si cercherebbe di lavorare quasi sempre di otto in undeci leghe, ed anco di legare gli argenti bassi con altri argenti fini; e ciò per pagar meno per conto delle fatture, ed anco per non far spesa alcuna in affinarli. Si fonderanno in progresso di tempo alcune monete giá fatte, nelle quali nel tassarle vi saranno rotti vantaggiosi, e particolarmente nell'arte degli orefici per far opere e lavori d'argento ed anco de' dorati; quali, dopo che saranno antichi o rotti, e massimamente i dorati, giungeranno al ceneraccio, dal quale ne verrá poi cavato il rame, che adoprar si potrá in far lavori di getto, quandoché non si volesse affinare. E detti orefici ed altri, che vorranno far alcuna sorte di opere di argenteria, si serviranno piú volontieri delle monete suddette e degli argenti grezi o simili, che pigliare o adoperare delli coniati sotto gli ordini del Discorso; e ciò per non perdere le fatture delle monete.
CAPITOLO XLI
Tassa delle suddette sei sorti di monete, in essempio del modo che si averebbe a tenere nel tassare tutte le altre giá fatte.
Con questi essempi si mostra il modo e l'ordine di valutare o tassare tutte le monete sinora fatte, tanto dei suddetti pesi e leghe quanto d'altri e d'altre. Quali monete dalli giudiciosi contisti e dai superiori (avendo però riguardo alle finezze e pesi di esse monete) tassate saranno dei loro giusti valori, imitando questi ordini, ed usando però sempre, nel tassarle, il peso o campione della libra di Bologna.
E prima, quanto alli quarti, ancorché, com'ho detto, vagliano soldi 33 denari 2 per ciascuno, essi si hanno a spendere per soldi 33 imperiali l'uno.
I giuli, ancorché vagliano, com'è detto, soldi 9 denari 4, si hanno a spendere per soldi 9 denari 3 l'uno.
Le parpagliole, ancorché vagliano soldi 2 denari 2, si hanno a spendere per soldi 2 l'una.
I soldi, ancorché vagliano denari 10, si hanno a spendere per denari 9 l'uno.
I sesini, ancorché vagliano denari 3-5/6, si hanno a spendere per denari 3 l'uno.
I quattrini, ancorché vagliano denari 1-5/6, si hanno a spendere per denaro 1-1/2 l'uno. Imperoché fa di bisogno che i rotti restino sempre a favore delle monete cosí d'oro come d'argento, ed essi non si deono nominare, essendo il rotto meno d'un quattrino per ciascuna moneta. Perché, quando si volesse nominare e porre in tassa il rotto di mezo quattrino, se ben anco si trovasse esser di valore di piú di esso mezo quattrino in alcune monete o grosse o minute, ciò sarebbe di grandissima confusione nel conteggiarle; eccetto però le monete nominate «quattrini», delli quali se ne fará qui sotto menzione. Ed avvertir si dee esser cosa importantissima il ridurre tutte le monete giá fatte, nel tassarle, senza rotti alcuni, per rispetto, com'è detto, del conteggiare; e dovrá bastare che vi siano monete da mezo quattrino l'una, con le quali si potranno far pagamenti, ancorché fossero di gran somme. E, se ben alcune monete, nelle quali fossero rotti vantaggiosi, fossero poi fose per le cause nel capitolo XVI giá dette, nondimeno ciò poco importa. Tengo ben per fermo che si troveranno pochissime sorti di monete, delle tassate, che si possano poi guastare per rifarne altre con vantaggi, se ben il rotto di ciascuna di esse fosse di valore di poco poco meno di un quattrino; perché farebbe di bisogno che simili monete passassero il numero di 120 alla libra.
E, per mostrare apertamente e con maggior chiarezza l'ordine che tener si dovrebbe nel fare l'universal tassa ad ogni e qualunque sorte di monete, ho descritto la seguente tavola, che sará per essempio in tutti i luoghi per poter tutto ciò fare. La qual tassa potrá esser facilmente in un medesimo tempo fatta da essi contisti e dagli assaggiatori particolarmente a cittá per cittá ed a provincia per provincia; imperoché, osservandosi quest'ordine ed imitandolo, tutte le tasse, che si faranno, si troveranno in effetto esser confronti e concordanti l'una con l'altra e d'un medesimo tenore nelli giusti e reali valori delle monete, se ben detti contisti personalmente non le avranno fatte e calcolate insieme, over con lettere cambievoli conferite.
——————————————-+—————+—————-+————————-+————————- |Numero | Ciascuna | | |di quante | pesa | | Il valore Leghe o finezze delle dette |ne vadino | brutta | Il fino | di ciascuna sei sorti di monete |alla libra|den. gr. | di ciascuna | moneta ——————————————-+—————+—————-+————————-+————————- I quarti sono a |onc.11 den.8| 41 | 7 2/41 |den. 6 gr. 14 2/5|l. 1s. 13d. - I giuli a | » 9 » 20| 126 | 2 6 6/7 | » 1 » 20 2/5|» -» 9» 3 Le parpagliole a| » 3 » 20| 212 | 1 8 32/53| » - » 9 3/5|» -» 2» - I soldi a | » 2 » 22| 420 | - 16 16/35| » - » 3 3/5|» -» -» 9 I sesini a | » 1 » 4| 432 | - 16 | » - » 1 1/5|» -» -» 3 I quattrini a | » - » 22| 720 | - 9 3/5 | » - » 3/5|» -» -» 1 1/2 ——————————————-+—————+—————-+————————-+————————-
Saper si dee che, nel fare l'universal tassa di tutte le monete, in tutte le tariffe che si faranno, si dovrá solamente valutare la quantitá del fino che si troverá essere nelle monete ed in ciascuna di esse, in ragion però di lire 6 imperiali l'oncia, dipendente dalla detta libra di Bologna, eccettuati sempre i rotti, quali, com'ho detto, essendo minori d'un quattrino per ciascuna moneta, non si dovranno in alcun modo nominare nella tassa; salvo però li quattrini, i quali dovranno esser posti in tassa per denaro 1-1/2 l'uno, accioché si possano usare nello spendere, cioè per mezo quattrino l'uno, insieme con i mezi quattrini che di nuovo si faranno. Si troveran bene alcune sorti di monete fatte sotto leghe rotte, nelle quali non interveniranno rotti alcuni nel tassarle; e ciò sará perché la quantitá del fino, che accidentalmente si troverá esser a giusto peso in esse, sará corrispondente sotto il valore di lire 6 imperiali l'oncia, come qui sotto con essempio si mostra. Ma nella maggior parte delle altre v'interveniranno rotti o di poco o di qualche momento; e ciò per essere state, con diversitá d'ordini, di tempo in tempo fatte. E cosí, a similitudine del detto essempio o tavola, si potrá fare la tassa ad ogni e qualunque sorte di monete, le quali resteranno poi per sempre nelli loro reali dati valori, quando però saranno fatti osservare, da chi spetta, gli ordini nel Discorso annotati.
Ora manifestamente si conosce che, se non saranno tassate, over non si regoleranno tutte le monete in una volta sola e con un istess'ordine in generale, cioè che il valore di esse sia dichiarato ed in aperto dimostrato per la rata solamente del puro e del fino, che in esse ed in ciascuna di loro si troverá essere e non altrimenti, egli è cosa impossibile che siano osservati bandi alcuni particolari fatti sopra il fatto delle monete, mentre però che stiano fermi gli ordini diversamente usati da una cittá all'altra e da una provincia all'altra nel far danari. Percioché, dopo fatto il bando, non si può con effetto vietare ch'essi preciosi metalli, tanto non coniati quanto in monete ridotti, non siano poi trasportati da un luogo ad un altro, ed in particolare ove si trovino essere piú alterati di prezzi e valori; succedendo alle volte che le monete cosí bandite sono state e sono rifatte, e poi riportate con qualche vantaggio nei luoghi ove sono state bandite o calate, over in breve le istesse calate o bandite si sono tornate a spendere per i primi loro valori, ed anco alle volte per maggiori.
E se bene, dopo fatta la nuova ed universal tassa di tutte le monete, parerá forse ad alcuni che si debba perdere piú nello spendere o cambiare le monete minute che le grosse o fine alla rata, a questo loro parere rispondo e dico: che sopra ciò non si dee aver dubitazione alcuna, perché, essendo minore la quantitá delle minute e maggiore la quantitá delle grosse o fine nel general maneggio delli danari, e dovendosi aver riguardo al fine di questo cosí reale e util ordine in universale (conciosiaché per una volta sola e poi mai piú i danari, cosí tassati o regolati, non saranno con bandi o gride da prencipi alcuni di tempo in tempo alterati o calati di valori, ma staranno per sempre in un giusto essere, ed essi, insieme con quelli che di nuovo si faranno, si spenderan di continovo in tutte le cittadi e paesi ad un modo e con una regola sola); però, per cagion della suddetta tassa, non si dee né mai dovrassi in alcun modo perdita nelle monete domandare, ma sí bene principio della vera e perpetua quiete nel detto maneggio delli danari, cioè nel fare tutti li pagamenti con ragion regolata e con ogni sorte di perfezione terminata.
E perché nel capitolo XXXIV ho detto ch'io farei menzione in questo d'alcuni rotti taciuti nel tassare le dette sei sorti di monete in esso figurate, i quali restano nelle fatture di quelle compresi, e che non si possono giustamente dividere a moneta per moneta; ora, per mostrare quanto argento sopravanza a libra per libra ed in ciascuna sorte di dette monete, ed anco in tutta somma per conto di detti rotti, ho fatto la seguente tavola, accioché i contisti ed altri possano conoscere esser cosa necessaria che vi sia un sol ordine ed una forma reale in generale per le monete, accioché, cosí le giá fatte da esser tassate, come quelle che si faranno, tutte restino per sempre nel loro giusto essere e real valore.
———————-+————————————+——————————+———————————-+—————————————+———————————- | | In ciascuna libra | | | | | di esse monete | | | | Valori, in quanto | vi è argento, | Sí che in libre | Vi è argento, | | alla real tassa |che va in rotti per | ed once | che va in rotti | Il qual argento vale ———————-+————————————+——————————+———————————-+—————————————+———————————- Il quarto |lir. 1 ss. 13 den. - |lir. - ss. 7 den. -|lib. 11 onc. 8 den. -|onc. - den. 16 gr. 8 |lir. 4 ss. 1 den. 8 Il giulio | » - » 9 » 3 | » - » 14 » 6| » 13 » 5 » -| » 1 » 14 » 21 3/5| » 9 » 14 » 6 La parpagliola | » - » 2 » - | » 1 » 16 » -| » 34 » 6 » -| » 10 » 8 » 9 3/5| » 62 » 2 » - Il soldo | » - » - » 9 | » 1 » 15 » -| » 45 » 3 » -| » 13 » 4 » 18 | » 79 » 3 » 9 Il sesino | » - » - » 3 | » 1 » 12 » -| » 113 » 1 » 12| » 30 » 4 » - | » 181 » - » - Il quattrino | » - » - » 1 1/2| » 1 » - » -| » 144 » - » -| » 24 » - » - | » 144 » - » - ———————-+————————————+——————————+———————————-+—————————————+———————————- |onc. 80 den. - gr. 9 1/5|lir. 480 ss. 1 den. 11
E cosí per la presente tavola si vede che nella suddetta somma di danari vi sono once numero 80 denari zero grani 9-1/5 d'argento fino, che restano in rotti, i quali non si possono mettere in tassa, né quasi dividere a moneta per moneta, com'è detto.
E perché ho anco detto che, nel far l'universal tassa delle monete giá fatte, ve ne saranno alcune sorti che resteranno senza rotti a moneta per moneta, se bene saranno state fatte sotto leghe rotte; e che molt'altre sorti di simili monete, per la maggior parte, nel tassarIe resteranno con rotti: però, per far manifesta la cagion dell'una e dell'altra sorte perché cosí resteranno, ho fatto questi essempi, quali saranno in essempio della maggior parte delle monete sinora fatte. E gli essempi sono questi, cioè:
Se di una libra d'argento misto di lega di once 7 denari 4, netti dal rimedio, si fossero fatte monete in numero 172 sotto il valore di lire 5 soldi 14 imperiali l'oncia del fino, le dette once 7 denari 4 sarebbono valute
lire 40 ss. 17 den. — Due denari di rimedio entranti. » - » 9 » 6 E figuro che la fattura di dette monete col rame fosse importata » 1 » 13 » 6 ——————————— Il tutto ascenderebbe alla somma di lire 43 ss. — den. —
E cosí le dette monete 172, a soldi cinque l'una, fanno la somma di lire 43 ss. — den. — lire 40 ss. 17 den. —
E quando si trovassero simili monete esser cosí usate in qualche paese, e che si volessero tassare in ragion di lire 6 imperiali l'oncia del fino che in esse fosse, venirebbono tassate esser di giusto valore, secondo la real tassa, di soldi cinque l'una e senza rotto alcuno; e tal valore cosí sarebbe casualmente, e non altrimenti.
E se di una libra di detto argento di lega di once 7 denari 4, netti dal rimedio, fossero state fatte monete numero 180 sotto il valore di lire 6 imperiali l'oncia del fino, le dette once 7 denari 4 sarebbono valute
lire 43 ss. — den. — Due denari di rimedio » — » 10 » — E figuro che la fattura di dette monete, col rame, fosse importata » 1 » 10 » — ——————————— Il tutto ascenderebbe alla somma di lire 45 ss. — den. —
E cosí le dette monete 180, a soldi cinque l'una, fanno la somma di lire 45 ss. — den. —
E quando si trovassero simili monete usarsi in luoghi alcuni, e che si volessero tassare in ragion delle dette lire 6 l'oncia del fino che in esse fosse, venirebbono tassate essere di giusto valore di soldi 4 denari 9-1/3 l'una, e non si dovrebbe poi mai nominare il detto rotto, cioè 1/3.
E se di una libra di detto argento di lega di once 7 denari 4, netti dal rimedio, fossero state coniate monete numero 188 sotto il valore di lire 6 soldi 6 imperiali l'oncia del fino, le dette once 7 denari 4 sarebbono valute
lire 45 ss. 3 den. — Due denari di rimedio. » — » 10 » 6 E figuro che la fattura di queste monete, col rame, fosse importata » 1 » 6 » 6 ——————————— Il tutto ascenderebbe alla somma di lire 47 ss. — den. — E cosí le dette monete 188, a soldi cinque l'una, fanno la somma di lire 47 ss. — den. —
E se anco si trovassero in qualche provincia o luoghi spendersi simili monete, e che si volessero tassare in ragion di lire 6 imperiali l'oncia del fino che in esse fosse, venirebbono tassate esser di giusto valore di soldi 4 denari 6-42/47 l'una, e non si dovrebbe mai piú nominare il detto rotto, cioè 42/47.
E da questi tre essempi si vede che, essendo state fatte le monete in diversi luoghi, con diversitá d'ordini, sotto diversi valori degli argenti in ragion d'oncia, sotto diverse leghe con rotti, con diverse fatture, ed alle volte di vari numeri alla libra, degli istessi valori e di una medesima lega, se bene sorte alcuna di monete si troverá essere senza rotti nel tassarle, nondimeno per la maggior parte esse si troveranno essere e restare con rotti o di poco o di qualche momento. E se ben anco i rimedi, i rami e le fatture fossero stati fatti entrare o di piú o di meno di quello ch'io dico, ciò a me poco importa in voler mostrare il fatto di tutto questo maneggio. Ed ancora saper si dee che per li tempi passati si sono usati e che anco di presente si usano gli ordini diversamente da una zeca all'altra, e che poche volte si è ritrovato che una zeca di un dominio abbia usato di fare quelle medesime spese che siano state fatte in altra zeca d'altro dominio intorno le fatture delli danari, e credo anco ciò essere stato fatto ed usato nelle zeche d'un istesso dominio, cioè da una zeca all'altra.
Or qui è da notare che nella prima sorte di monete, delle dette tre fatte per essempio, si mostra che alcune sorti di monete, fatte sotto leghe rotte, resteranno, nel tassarle, di giusti valori senza rotti alcuni, solo, com'è detto, accidentalmente.
Nella seconda si mostra che in alcune altre sorti di monete v'interveniranno rotti, non per causa del real valore delle lire 6 per oncia del fino, ma per cagione delle leghe rotte, e del numero variato delle monete alla libra delli medesimi valori e dell'istessa lega, e delle fatture non conformi alle altre.
Nella terza parimente si mostra che in alcune altre sorti di monete v'interveniranno rotti per cagion dell'alterazione delli valori degli argenti, delle leghe rotte, del numero variato delle monete alla libra degli istessi valori e della medesima lega, e similmente delle fatture variate dalle suddette. E cosí da queste ragioni ciascun potrá facilmente venire in cognizione se sia mai possibile fare la giusta tassa alle monete, se non saranno osservati gli ordini universali.
Avvertisca ancora ciascun diligente contista e qualunque giudicioso che, nel fare il figurato delle sei sorti di monete date per essempio a capitolo XXXIV, se ben ho detto che si faceano di libre 11 ed once 8 d'argento misto, di lega come in quello, quarti numero 478; nondimeno la veritá è che, oltra questo numero, ve ne va anco di piú un terzo di quarto, il qual terzo non ho nominato; e similmente, oltra le once 132 d'argento fino in essi entranti, ve ne sono di piú in detto brutto denari 5 grani 8, quali anco si sono taciuti.
Nelli giuli, ch'erano a peso libre 13 once 5 d'argento misto, di lega come in detto figurato, vi manco denaro 1 grani 16 di fino argento alle once 132 descritte.
Nelle parpagliole, ch'erano a peso libre 34 once 6 d'argento misto, di lega come nel figurato, vi sono di piú denari 6 di fino argento nel brutto, oltra le once 132 notate, che non si sono nominati.
Nelli soldi, ch'erano libre 45 once 3 d'argento misto, di lega sí come in esso figurato, vi mancano grani 12 di fino argento alle once 132 giá dette.
Nelli sesini, ch'erano libre 113 oncia 1 denari 12 d'argento misto, di lega come nel figurato appare, vi mancano anco grani 12 d'argento fino alle once 132 annotate.
Nelli quattrini, ch'erano libre 144 d'argento misto, di lega come in detto figurato si dice, ho proposto che ne andavano in numero 720, e forse meno 24 di questo numero per ciascuna libra.
Questi rotti cosí descritti non sono stati da me nominati nel giá detto figurato; e, se bene essi sopravanzano, over mancano al conto delle once 132 del fino argento a sorte per sorte, com'è detto, nondimeno sono tali che non si possono dividere e nominare nelle dette monete, cioè in ciascuna di esse, come chiaramente si vede.
Ma nella detta tavola, fatta sopra i rotti, ho descritto i rotti che sopravanzano a libra per libra di esse monete, avendo io fatto il figurato che in ciascuna sorte di quelle vi fossero le once 132 giuste d'argento fino nel peso del loro brutto: perché non si potea fare altrimenti, in voler mostrare e per far conoscere la veritá del fatto in quanto alli disproporzionati valori delle dette monete, cioè da una sorte all'altra, come nel suddetto sommario a capitolo XXXVII apertamente si mostra.
CAPITOLO XLII
Come dal cavare le fatture dal dosso delle monete ne sono nati gran disordini, e che ne occorreranno de' maggiori se non vi si provede.
Per le molte ragioni dette di sopra, ciascun potrá molto ben conoscere i gran disordini, riusciti dal principio che si cominciò a cavare le fatture dal dosso o corpo delle monete, perché, sminuendo tuttodí il peso del fino in esse, vien poi dato men oro ed argento nelli pagamenti; onde ne vengono poi alterati di prezzi essi argento ed oro, e per tal alterazione sempre si guasteranno le monete per rifarne altre, e, non essendo a ciò proveduto, succederá che in ogni pagamento si riceverá di continovo men oro ed argento di quello che si fa anco di presente. Ed il primo che fu di tal artificio ed operazione inventore, al mio giudicio, meritò poca lode. E, se si potesse vedere quanto abbia lavorato una zeca delle cittá grandi, non è dubbio che, quando tali monete fossero insieme unite e non fossero state fose e guaste, non solo molte case, ma anco una infinitá di palazzi impire di esse si potrebbono. Ma il guastare ed il rifar di continovo le monete è causa che delle prime nissune o poche si veggano, e si può ben dire che siano gli ori ed argenti medesimi riconiati, oltre quelli delle minère; il che non accaderebbe, facendosi come nel Discorso vien proposto.
E, per mostrare apertamente a tutti che le cosí cavate fatture sono state il principio (come tengo per fermo) che le cose delle monete siano andate e vadino sempre di male in peggio, e che i loro valori non possono restar giusti in real corrispondenza, avendo però riguardo al fino che si trova essere in ciascuna sorte di esse per la loro rata, e per far anco sapere che perciò tra esse monete e da una sorte all'altra, cosí d'oro come d'argento, non vi è real concordanza, addurrò questo essempio, dal quale in similitudine si potrá vedere questo fatto in qualunque sorte di monete, e delle fine e delle basse, di molte cittá e province, dal corpo delle quali sono state cavate le loro fatture. Dico adunque che, nel fare una libra dei suddetti quarti, figuro che v'intervenivano le spese qui sotto annotate; ed in essi vi sono di fino argento once 11 denari 8, netti dal rimedio, e di rame denari 16, il qual argento, apprezzandolo lire 6 imperiali l'oncia, vale lire 68; e per la detta libra si lasciavano al zechiero, come altre volte ho detto, denari 2 o circa di fino, sí come cosí anco si lasciano over si fan buoni a tutti li zechieri per ciascuna libra di qualunque sorte di monete, o fine o basse, per la causa giá detta nel capitolo XXXIV. E ciò si chiama «rimedio», il qual vien anco ad un certo modo compreso nelle spese e fatture delle monete; le quali spese sono queste, cioè:
Il detto argento di rimedio vale lire — ss. 10 den. — Per carboni, crugiolli, ferramenti, e per far saggi » — » 3 » — All'aggiustatore delle monete » — » 2 » — A quello che le fa proporzionate e tonde » — » 3 » — Per la stampatura » — » 3 » — Per dar il bianchimento » — » 3 » — E figuro anco che venga il piú delle volte dalli zechieri pagato l'argento fino qualche cosa piú del solito, cioè per ciascuna libra » — » 10 » — ——————————— Le quali spese, computandovi dentro il valore dell'argento di rimedio, ascendono alla somma di lire 1 ss. 14 den. —
E se ben dette spese non fossero cosí giuste sotto detto calcolo, nondimeno esse sono ivi intorno, e alle volte di maggior somma per queste ed altre simili cause; ed altretante spese vanno cosí alla libra delle monete fine come alla libra delle basse, cioè di una lega 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 ed altre. Ed anco ho ritrovato che alle volte si sono cavate maggiori mercedi di fatture nelle basse che nelle fine, come sarebbe di soldi 8 o 10 o circa per libra.
Della qual libra di detto argento misto, ch'era di lega di once 11 denari 8, figuro che se ne facessero li detti quarti numero 41, quali, tassando soldi 34 l'uno, compresa però in essi la suddetta spesa, fanno la somma di lire 69 soldi 14. Si dee anco considerare che nelle spese e fatture delle monete vi vien compreso qualche guadagno per il zechiero, ed anco la rata della recognizione, che alle volte si paga alli prencipi delle cittadi o alle republiche, di un tanto per libra d'oro e d'argento posto in zeca.
Ora, quanto al cavare le fatture delle monete d'oro, dico che anco esse vengono cavate dal corpo delli ducati e degli scudi o simili; e, se ben pare che colui che fa fare tali monete paghi al zechiero, poniamo, uno scudo d'oro per cento, over che il zechiero lavori per suo conto, nondimeno si cavano nel compartire esse monete. Imperoché, quanto agli scudi, se ne fanno sempre andare di tempo in tempo in numero di piú alla libra di quello che giá si solea prima fare; e, quandoché se ne facciano anco andare in minor numero alla libra, nondimeno è fatto poi crescere il loro valore oltra modo: ed anco si guadagna nell'accrescimento delli valori dati ed alterati di mano in mano alle monete che si fanno d'oro, cosí di minèra come degli ori giá coniati che si rifanno in altre monete, e particolarmente in ducati. E, come per essempio, s'alcuno volesse far fare di una libra d'oro puro ducati numero 104, e togliesse tanti scudi delli correnti di finezza di denari 22, nelli quali fossero once 12 di pur'oro, come sarebbe di quelli da 113-1/7 alla libra over d'altra sorte di tal finezza; e quali scudi 113-1/7 a lire 7 l'uno fanno la somma di lire 792, ed in essi vi sono once 11 d'oro puro; e, perché vi manco un'oncia di dett'oro, fa di bisogno anco pigliare altritanti scudi, nelli quali ella vi sia, e vale lire 72, che sono in tutto lire 864; e, raffinati detti scudi col cimento, si facessero i detti ducati 104, quali poi si spendessero per lire 8 soldi 12 imperiali l'uno: il valore di tali ducati ascenderebbe alla somma di lire 894 soldi 8, e cosí essi si spenderebbono per maggior valore di quello che si farebbe essendo in scudi, cioè di piú per lire 30 soldi 8. E pur si vede che tanto di pur'oro a peso si trova essere negli scudi come poi nelli ducati, e de' quali ducati cosí fatti, in quanto alla real forma, ciascuno valerebbe solamente lire 8 soldi 6 denari 1-11/13, e si averebbono da spendere per lire 8 soldi 6. Però avvertir si dee non esser cosa necessaria il pigliar l'oro, qual sia in accosta finezza, per poter fare scudi; né meno pigliare gli scudi per cimentarli e ridurli poi in ducati, perché la spesa di tal cimento è superflua: ma ben il dover vuole che l'oro atto a far ducati sia ridotto in ducati, e l'altro sia ridotto in scudi o bisilachi, e ciò per minor spesa. E questo ho detto, accioché si faccia solo la spesa bisognevole e non la straordinaria, tanto nel fare i ducati quanto nel far gli scudi o bisilachi.
E cosí dalle suddette ragioni manifestamente si conosce che il cavar le fatture dal corpo delle monete, cosí d'oro come d'argento, è cosa che torna in grandissimo danno a tutti, e a richi ed a poveri; imperoché il valor di esse sempre cresce per le giá dette spese, in luogo del pur'oro ed argento fino che nelle monete esser dovrebbono. Le quali fatture e spese, in quanto per le monete d'argento, si cavano ugualmente cosí dal corpo di ciascuna libra delle fine come delle basse: e anco alle volte si cavano maggiori mercedi di dette fatture dal corpo delle basse che delle fine, come ho detto; e perciò nelle basse vi resta molto meno d'argento fino alla rata delle fine in disproporzion grandissima, come si vede nella detta tavola fatta in essempio a capitolo XXXVII. Onde ne nasce che, a voler poi fare i conti delli pagamenti, non si può né mai si potrá trovare contista alcuno che li possa fare giustamente, volendo avere riguardo al fino che nelle monete esser si trova, cioè a sorte per sorte ed in ciascuna di esse monete.
Oltre di ciò dico che le monete, con diversitá e varietá d'ordini fatte, non si troveranno mai di giusta e real corrispondenza nel conteggiarle in universale; e tanto piú, quandoché una cittá in differenza dall'altra e una provincia dall'altra fanno le monete sotto varie finezze con vari rotti, usando anco da un luogo all'altro il campione della libra o piú greve o piú leggiero, o in poco o in assai, pagando l'argento con vari e diversi prezzi, e parimente l'oro, mutando ogni qualch'anno sotto le libre loro i numeri delle monete delli medesimi valori ed anco le leghe, e alle volte non mutando esse leghe, dando vari valori con diversi titoli e nominazioni alle monete, che causano molte difficultadi nel conteggiarle, e cavando varie mercedi di fatture dal corpo loro, quali fatture sono comprese nelli valori alle monete dati. E, per queste sette cause principali, interminabili, ne vengon poi alterati di prezzi essi oro ed argento; per le quali alterazioni ne vengon anco di poi guaste e fose di mano in mano le monete fatte nei tempi passati per rifarne altre; e per le suddette cagioni non si può né mai si potrá fare la tassa giusta alle monete giá fatte se non con l'ordine dimostrato: e cosí il caso loro va sempre di male in peggio, come di continovo manifestamente si vede.
E perché alcun potrebbe dire che il cavare le fatture dal corpo delle monete fu cosa trovata per publica commoditá, conciosiaché nello spendere i danari, nelli valori de' quali esse fatture vi fossero comprese, l'uomo li potrebbe poi spendere e cambiare per quegli istessi valori per li quali egli gli avesse pigliato, e che ciò niente o poco importerebbe: a questo si risponde che in quei principi forse parve alle genti buona invenzione, ma non fu giá avuto riguardo al fine ed a quello che potea succedere; ed ora si conosce ch'egli è stato tutto il contrario, e che è stata ed è publica rovina per le giá dette ragioni. Imperoché le dette fatture sempre sono state fatte subentrare nelle monete in luogo del fino argento, che in esse ed in ciascuna di esse proporzionalmente a peso esser dovrebbe; e molto ben si sa che le fatture non si possono compartire nelli valori a moneta per moneta in corrispondenza, e particolarmente nelle monete di minori leghe e valori. E tengo per fermo che quegli antichi non s'intendessero giamai che per questa da loro nominata «publica commoditá» s'avessero poi a rifare di tempo in tempo tutte le monete giá fatte; ed ora si vede che tutto ciò è poi riuscito, ed anco riesce di continovo solo in beneficio ed utile de' particolari.
E se bene, per li tempi passati, e dopo che fu diviso il regno de' romani e che fu partito il mondo e sottoposto a diversi prencipi, in alcune cittadi e province siano state fatte le monete cosí d'oro come d'argento a spese di chi le ha fatto fare; nondimeno, perché non fûrno compartite e fatte con le ragioni fondate sopra la corrispondenza di uno per dodici e dodici per uno, cosí delli pesi come delli valori, e con gli ordini universali, ma particolari e differenti da un luogo all'altro, però anch'esse sono sempre state guaste e fose da una cittá all'altra e da una provincia all'altra, per rifarne altre, sí come a tutti è cosa manifesta.
Oltre di ciò, perché dubito che ad alcuni parerá cosa alquanto grave il pagare le fatture delle monete (quando però non vi fosse sopra ciò proveduto del modo che nel capitolo XII si tratta), con dire che nel farle fare costerá piú la fattura di una libra delle basse che delle fine, e che nel volerle poi spendere parerá loro che si perda piú per causa delle basse che delle fine; ora, discorrendo sopra questo fatto, dico che considerar si debbe che quel mercatante o altro ch'averá presso di sé, poniamo, libre dieci di pur'oro da far coniare, del quale se ne potranno fare circa scudi mille, non resterá per scudi dieci o circa di spesa di farlo ridurre in ducati o scudi, per poter fare i fatti suoi. E parimente colui ch'averá libre cento d'argento di coppella, che valerá scudi mille o circa, non resterá per lire 150 o 200 o circa, che si spendessero in farlo ridurre in monete di varie leghe, di far fare esse monete. Perché questi tali sempre cercheranno di spendere o contrattare i loro danari cosí fatti o in mercanzie o altre robbe, over in far cambi di monete o altro con vantaggi, per riavere le suddette fatture ed anco i debiti laggi. A quali persone sará lecito ciò fare; e similmente ancora quelli primi, ch'avran ricevuto per le loro robbe o mercanzie queste tali nuove monete, o grosse o minute e di qual sorte siano, secondo il loro commodo, tutto ciò potran anco lecitamente fare.
Si debbe ancora considerare che quel mercatante o altro ch'averá in maneggio, poniamo, per scudi mille, quandoché gli facesse di bisogno, nelli principi dell'aprire questa nuova zeca, di far fare del suo argento, over trovare sorte alcuna di monete di bassa lega per spendere alla minuta, non resterebbe, per scudi quattro o cinque, ch'egli spendesse in fatture o laggi di esse, di fare i casi suoi. E se ben facesse tal spesa, si può considerare che anco egli potrebbe aver pigliato varie sorti di monete delle tassate, nelle quali vi fossero rotti vantaggiosi, che, facendole rifare in quella sorte di monete che gli fosse commoda, egli si vantaggerebbe di una parte delle fatture per cagion delli rotti suddetti. E quando anco non avesse monete vantaggiose o argento grezo per far fare monete basse o minute, egli potrebbe pigliare sin quasi delle monete che fossero state fatte sotto gli ordini nuovi per far fare dette minute, e non dovrebbe aver riguardo a spesa alcuna ch'egli facesse per suo interesse particolare, perché tutto ciò passerebbe poi a commodo ed utile e suo e d'altri, come nel capitolo XXIX si narra. E riuscirebbe tutto il contrario di quello che di presente si usa, cioè che da particolari persone sone fose e guaste di continovo quasi tutte le monete giá fatte, nelli valori delle quali sono comprese le fatture, facendone poi rifare altre con nuove soprafatture e con alterazioni di valori, per utile loro particolare e con danno grande, continovo dell'universale. Perché questi tali cercano di fondere e guastare prima le monete piú vantaggiose, facendone rifare altre, per far guadagno con danno del terzo; e perciò sempre si sminuisce il peso del fino a moneta per moneta, restando poi fermi i valori in ciascuna di esse, cioè delle lire, soldi e denari. E, come per essempio, le monete, che anticamente spendere si soleano per soldi dieci l'una, sono state fose e guaste, e molte altre di poi fatte a loro similitudine, con men fino in ciascuna, si spendono cosí anco per dieci soldi l'una; e quello ch'io dico di queste, ciò di molte altre intendere si debbe. Onde ne segue che le monete giá fatte qualch'anni inanzi, per non poter esser guaste tutte in un tempo, non possono poi restare nelli loro primi valori; e perciò il piú delle volte stanno nascoste presso quelli che conoscono il futuro guadagno, con animo anch'essi di farle rifare con simili vantaggi, over per spenderle per maggiori valori. E di qui nasce che alle volte con bandi de' prencipi vengono calate le monete nuove; laonde ne succede ch'ora non si trovano monete d'oro, e ora non si trovano monete d'argento, e sempre vanno crescendo in disproporzionati valori. E per le dette cosí stravaganti e sconcertate azioni ne vengono poi anco alterate di prezzi quasi tutte le altre cose; e tanto piú, quandoché i parlamenti dei pagamenti si trattano ora a moneta longa ed ora a corta, o in altri simili modi, da una cittá all'altra e da una provincia all'altra.
Or, quando fosse statuito, da chi spetta, sopra l'osservazione degli ordini universali per le monete dimostrati, succederebbe che le nazioni, ancorché lontanissime, conosciuta la veritá di questo cosí real maneggio, senza opposizione alcuna osserverebbono tutto quello che ordinato fosse.
E, se occorresse anco ch'alcun prencipe volesse far fare de' suoi ori ed argenti alcune sorti di monete, o grandi o picciole, per qualche sua intenzione, fará di bisogno ch'egli osservar faccia, in cosí farle, gli ordini proposti; imperoché, se dette monete saran poi da lui donate o spese, tutto ciò anco riuscirá a beneficio ed utile in universale, se ben le avesse fatto fare per commodo o interesse suo particolare. E per causa di tal osservazione avenirá che da persona alcuna non potrá con ragion esser opposto in modo alcuno alle reali constituzioni che sopra le cose delle monete dai prencipi fatte saranno, poiché anco da loro saranno poste in essecuzione. E per corroborazione di ciò, in quasi simil caso è stato rettamente concluso dal detto Cassiodoro nel quinto libro della giá allegata opera sua, a carte 119, e nella lettera scritta dal re Teoderico ad Uvilia conte del Patrimonio, la qual cosí incomincia: « Utilitas publica sicut ad conservationem respicit omnium, ita debet perfici », ecc.
E veramente si può dire che i danari siano a guisa di navi, e maggiormente tutto ciò affermar si potrebbe, quandoché fossero fatti e regolati sotto questi ordini; imperoché sarebbono ed anco resterebbono per sempre come navi regie, fatte e fabricate con regolata e giusta misura e senza alcun diffetto e di tutte le cose, che vi si appartengono, ben accommodate.
Or, quando i danari nuovamente fatti saranno stati dispensati in diversi modi, e poi pigliati diversamente ora in picciole ed ora in gran quantitadi, non sará poi piú lecito ad alcuno, che cosí gli averá ricevuto, domandare i detti vantaggi. E, se ciò avenisse, si potrebbe anco quasi tolerare; imperoché fa di bisogno aver riguardo al fine di questo cosí gran maneggio, essendo necessario che l'oro e l'argento siano sempre compartiti in far essi danari, e che tutte le monete giá fatte siano tassate con ordini e regole ferme in universale, accioché abbiano da restar perpetue. E si ha da tener per fermo ch'in breve tempo si dará fine a questi illeciti vantaggi, quandoché alcuno li volesse, perché le monete, cosí d'oro come d'argento, non si potranno mai piú rifare con vantaggi, ma resteranno fatte per sempre con ogni perfezione. E perciò ne succederá che, moltiplicando le quantitá di ogni sorte di monete, e poi facendo i cambi di esse, si piglierá solo il laggio ordinario, come sarebbe un quattrino per lira delle piú bisognevoli, e cosí mezo quattrino delle men bisognevoli, e secondo che saranno d'accordo i cambiatori con quelli che vorranno cambiare; ed anco alle volte si desidererá piú di avere delle monete fine che delle basse, per molte cagioni.
E per le suddette ragioni l'oro e l'argento verranno dispensati e compartiti pesatamente in corrispondenza in fare ogni e ciascuna moneta, e grossa e picciola, e similmente, essendo grezi, verranno contrattati regolatamente, come nel capitolo XXIX si tratta; e anco in poco spacio di tempo gli abusi e i disordini occorsi e che si sogliono usare intorno al fatto delle monete, e in particolare il cavar le fatture dal corpo di esse, passeranno in oblivione perpetua.
CAPITOLO XLIII
Breve discorso sopra le zeche in universale.
Essendosi nelli precedenti capitoli fatta menzione di molti ordini particolari finora osservati nel far le monete cosí d'oro come d'argento, mi par anco esser cosa convenevole, per modo di replicazione, di nuovo trattarne in universale. Però dico che in zeca alcuna, dal tempo che si sono cavate le fatture dal corpo o dosso delle monete in qua, non si è mai lavorato, né meno si lavora se non in disproporzione, o di qualche poco o di assai, in quanto alla real forma ora proposta. E il piú delle volte si lavora con quegli ori ed argenti o monete vantaggiose, che nelle istesse cittadi ove si fanno le zeche esser si trovano, per far danari per uso delle proprie cittá, i quali alle volte sono poi stati trasportati in altri luoghi e spesi per maggiori valori di quelli ch'erano stati fatti; la qual cosa è di molto utile ad alcuni particolari, ma di grandissimo danno a molti. Laonde si dee molto ben considerare che il rimovere questo disordine sará ottimo fatto; imperoché pare non esser cosa ragionevole che le monete e d'oro e d'argento, levate di zeca dai superiori sotto i valori da essi a dette monete dati, siano poi spese per alterati valori incerti ed incogniti, i quali alle volte sono dati cosí da alcuni particolari a molte sorti di monete, sotto titoli e sopranomi da loro imaginati ed approbati. E cosí anco dal detto tempo in qua si è lavorato e lavorasi in qualche disproporzione in generale da un paese all'altro; onde ne segue, com'ho giá detto, che molte volte con bandi de' prencipi i danari vengono calati di valore, non sapendo poi i popoli se debbano pigliare o gli scudi o certe sorti di monete, con loro gran danni, come di ciò è notorio quasi in tutta Italia ed in altre province. E, stando le cose nell'essere che si trovano, non si fará mai altro che fondere e rifondere oro ed argento coniato, per riconiarlo in altre monete, con infinito consumamento di ferramenti, rami e piombi per affinarlo, e carboni, cruggiolli e molte altre cose simili, che sono tutte spese inutili e dannose, e che si leverebbono via osservando gli ordini del Discorso. Conciosiaché di ogni diecimila scudi, che in ciò si spendono, non si spenderebbe, per cosí dire, un solo scudo nel far danari, perché non accaderebbe farli se non una volta sola.
CAPITOLO XLIV
Sette capi principali e fondamenti stabili, che riducono il Discorso a perfezione.
I. Una parte di pur'oro a peso per dodici d'argento di coppella giuste e ferme.
II. L'apprezzar sempre l'oro lire 72 l'oncia, e parimente l'oncia dell'argento lire 6 imperiali, cosí quello che nel tassar le monete giá fatte vi si troverá essere, come quello che sará posto in zeca per monetarlo.
III. Il levare i molti rotti, che si faceano nelle leghe o finezze nel far i danari.
IV. Che i variati e diversi pesi delle libre usate per detti preciosi metalli, tutti siano ridotti e mantenuti per sempre conformi e giusti al peso del campione della libra osservato nella zeca di Bologna; e che siano generalmente usati, cosí nel fare le monete nuove, come nel fare l'universal tassa di tutte le monete finora fatte.
V. Il non permettere che si cavino le fatture dal corpo delle monete.
VI. Il porre o imprimere su le monete di qualunque sorte, cosí d'oro come d'argento, che di nuovo si faranno, le note del loro valore, sotto titolo d'«imperiale» della lega o finezza e del numero di quante ne vadino alla libra; e con tal ordine, che da tutti possano esser conosciute e facilmente intese.
VII. L'osservar un sol ordine tanto nel tassare quanto nel far le monete e d'oro e d'argento, dal qual ne succederá che i danari resteranno per sempre regolati.
CAPITOLO XLV
Avvertimenti a' prencipi dell'onore ed utile, che tanto a loro come ai loro popoli ne seguirá, s'essequir faranno le presenti cose.
Fra l'altre degne ed onorate azioni dalli prencipi nelli loro maneggi fatte, si è procurato, come si sa, con ogni studio di fare che nelli loro Stati e regni siano fatte belle e buone monete e d'oro e d'argento, accioché fossero e per memorie de' nomi loro, ed anco perché fossero spese ed accettate per i debiti valori tanto nei domíni loro come in altri luoghi. Nondimeno, perché nel farle gli ordini sono stati e sono diversamente osservati da una provincia all'altra ed anco da una cittá all'altra, essi non hanno mai potuto effettuare questo loro cosí giusto desiderio. Or, accioché una volta si dia fine a cosí gran travaglio, ho pensato col mezo di queste mie deboli fatiche avvertirli che, se vorranno che sia essequita questa loro buona volontá, non dovranno permettere che per l'avenire siano fatte le monete se non con gli ordini universali, cioè sotto una regola sola, la qual nel Discorso vien proposta; onde ne avenirá ch'esse monete resteranno per sempre nelli loro reali dati valori, e ciascuno nelli pagamenti riceverá il fatto suo con oro ed argento coniato con giusta e regolata proporzione, cosí delli pesi come delli valori. Oltreché, si conoscerá il fino ed il brutto, uniti ed anco separatamente, di qualunque sorte di monete, cioè se saranno a finezza o lega di once 11-1/2, 11, 10, 8, 6, 4, 2, o d'altre: cosa che non si può giá cosí facilmente fare per altri ordini ch'io sappia, e massimamente per quelli che di presente in molte cittá e province si usano.
Ed affinché si dia principio a questo cosí degno fatto, essorto essi prencipi e signori a cominciar di voler e fare che le loro reddite o entrade siano ricevute in monete d'oro e d'argento, solamente in ragion di puro e di fino; ed anco a fare una nuova correzione sopra l'essazione dei loro dazi per conto dei pagamenti, cosí di quelli di gran somma, come di quelli di poca importanza, la qual essazione sia e s'intenda regolata per sempre a ragion di moneta imperiale: il che non potrá giamai tornar danno e preiudicio ad essi prencipi ed ai loro popoli in modo alcuno. Oltreché, tutto ciò facendo, li dazi cosí regolati saranno e resteranno per l'avenire chiari ed intelligibili a qualunque persona, e terriera e forestiera, senza disputa alcuna.
Oltre di ciò dico che, se, dopo che sará stato posto l'ordine universale nelle zeche, prencipe alcuno ricercato fosse di concedere che nello Stato suo fossero fatte le monete sotto un altro peso o campione, che fosse piú leggiero del detto della libra di Bologna, e quasi sino alla quantitá d'un grano (se ben l'oro e l'argento si apprezzassero sotto i valori di lire 72 e di lire 6 l'oncia, e che le once dipendessero dal partimento di una libra cosí scarsa); tal prencipe non mai dovrebbe ciò in alcun modo tolerare per diverse cagioni, ed in particolare perché non riuscirebbe il giusto peso nelle monete: quali, essendo poi reviste dalli contisti in altri paesi, riuscirebbono anch'esse scarse, e non vi si troverebbe dentro il giusto peso del fino per cagion di tal leggerezza; e perciò non vi si potrebbono portare se non con perdita, e la spesa fatta nel farle coniare vana sarebbe, percioché venirebbono di subito tassate, e non vi si spenderebbono se non per la rata del fino che in esse ed in ciascuna di loro esser si trovasse. Egli è ben vero che, se l'oro e l'argento non coniato, over in monete ridotto, fosse particolare a cittá per cittá ed a luoghi per luoghi, come sono le misure e pesi, che, se ben sono differenti da una cittá all'altra, ciò poco importa, si potrebbe cosí anco fare di essi argento ed oro, cioè far loro quelli pesi e prezzi che piacessero a chi le governasse. Ma, perché i danari sono maneggio in generale e sono trasportati da un paese ad un altro per far diversi contratti, però fa di bisogno fermarli in uno essere, cioè nella forma e sotto gli ordini fondati e terminati sopra l'unitá dei sette capi principali nell'antecedente capitolo descritti. E, ciò non facendo, sempre nasceranno di tempo in tempo disordini grandi sopra il fatto di esse monete, e in particolare e in universale.
E, per esser dunque i detti preciosi metalli coniati per uso generale, com'è detto, è cosa molto necessaria e di grandissima importanza che per essi vi sia un sol peso ed un sol prezzo generalmente, come se il mondo fosse una sola cittá o monarchia, e fare quell'istesso di detti peso e prezzi in universale come si fa e osservasi delli pesi e misure nelle cittadi in particolare, e non altrimenti di quello che si faccia dei numeri, quali sotto una regola sola servono per tutto il mondo: cosa che non fanno i pesi e le misure particolari delle cittadi, che in generale non servono. Ed ancora fare che li campioni, che per ciò saranno necessari (destruendo ed anichilando affatto qualunque sorte di pesi per l'oro e l'argento finora usati), tutti siano regolati e ridotti sotto il peso del detto campione della libra di Bologna, e con i partimenti di essa nel capitolo VIII giá descritti, e che siano in tutti i luoghi osservati per sempre, cosí nel far la tassa di tutte le monete, come nel ridurre in monete i detti preciosi metalli. E tutto ciò dovrassi fare ed osservare, accioché li contisti ed altri possano per sempre fare i conti loro confronti con un sol ordine e una regola sola per il fatto delle monete, come se ciò fosse stato loro da un sol monarca commesso. Or qui, s'alcun dicesse che fosse cosa impossibile di poter fare ed osservare tutto quello che nel precedente e nel seguente capitolo vien proposto, veramente di gran longa in ciò s'ingannerebbe, per le molte e vere ragioni nel Discorso allegate: e, quando i prencipi possederanno ben questo fatto, conosceranno che ciò non apporterá loro danno alcuno, ma sí ben utile onesto ed onor perpetuo, e tanto per l'interesse particolare quanto per l'universale. Oltreché, i nomi di quelli, che nelle loro cittá e zeche osservare faranno questi ordini, eternamente con gran lode si manteneranno non solo negli Stati e regni loro, ma ancora in tutte quelle parti del mondo ove le loro monete saranno trasportate e spese: imperoché esse saranno in effetto da ogniuno mantenute e conservate per sempre nel loro essere e, tenute in gran considerazione e venerazione; il che veramente sará a perpetua gloria di essi prencipi, che cosí le averanno fatte fare.
Laonde la Santitá del sommo pontefice, la Maestá cesarea ed altri re e prencipi a chi spetta tal impresa, abbracciando questo fatto, potrebbono per legge publica ordinare che tutto ciò osservato fosse. E senza alcun dubbio non sará persona o publica o privata (come cosí tengo per fermo), che non accetti volontieri questi nuovi, veri, reali, facili e cosí utili ordini; conoscendosi che le cose delle monete sono per andar di male in peggio, ed anco perché ciascuno desidera conseguire con effetto nelle monete e d'oro e d'argento la giusta quantitá in peso del puro e del fino, che sia l'integro e real pagamento del suo credito, e non altrimenti. E cosí anco è sempre stata ed è mente delli re, prencipi e signori che da ciascuno sia ricevuto nelli pagamenti tutto quello che di ragione e veramente aver si debbe.
CAPITOLO XLVI
Conclusione del Discorso, nella quale si mostra l'ordine che in tutte le zeche tener si dovrebbe per coniare l'argento e l'oro.
Ora, per concludere qualunque mio ragionamento, dico che, volendosi effettuare quanto vien proposto per far la zeca universale, vi hanno da concorrere ed intervenire quattro capi principali necessari, de' quali ciascuno contiene tre parti, da osservarsi unite e cosí tutte insieme, e non altrimenti.
Primo capo, delli prencipi e signori.
La prima parte, ch'appartiene alli prencipi, è che essi in modo alcuno non concedano che siano cavate le fatture dal corpo o dosso delle monete.
La seconda, che facciano imprimere sopra tutte le monete, che per l'avenire si faranno, le note del loro valore, della lega o finezza e del numero di quante ne vadino alla libra, e con l'ordine nel capitolo XXII dimostrato; e che le note del valore abbiano sempre a significare le lire, i soldi e i denari sotto titolo d'«imperiale».
La terza, che facciano provigioni di tempo in tempo, e particolarmente quando si dará principio all'osservazione delli presenti ordini, che tutti quelli, che porranno argenti nelle zeche per farli coniare, debbano ridurre la quinta parte di essi in monete minute, over altra porzione, come a' detti prencipi parerá, e di quelle leghe ch'essi conosceranno esser piú necessarie.
Capo secondo, delli zechieri.
La prima parte, ch'appartiene alli zechieri, è ch'essi avvertiscano di fare che i saggi dell'oro e dell'argento da doversi coniare siano giusti e non scarsi alla lega o finezza che segneranno sopra le monete; il che sará di loro grande onore.
La seconda, che lavorino delle finezze o leghe che si contengono nelle tariffe suddette, ed anco come si dice nelli capitoli XXII e XXIII, per non intervenirvi rotti.
La terza, che compartiscano le monete, cosí d'oro come d'argento, giustamente sotto il peso o campione della libra di Bologna, e non d'altra.
Capo terzo, delli contisti.
La prima parte, ch'appartiene alli contisti, cosí delle zeche come altri, è ch'essi, col mezo delli saggi, bilance e conti loro, riveggano di mano in mano ciascuna sorte di monete, tanto coniate nelle loro cittadi e paesi quanto quelle che saranno portate da diversi luoghi, per conoscere e far sapere alli suoi superiori s'esse corrisponderanno giustamente e saranno conformi alle note che sopra quelle saranno impresse.
La seconda, che tassino le monete sinora fatte, cosí d'oro come d'argento, per il giusto loro valore, avendo sempre riguardo alle finezze e pesi loro, e lasciando a favore di esse monete tutti li rotti che si troveranno essere meno di un quattrino per ciascuna, e adoperando sempre nel fare la detta tassa il campione della detta libra, se ben le monete fossero giá state fatte e coniate sotto qualunque altro peso o campione.
La terza, che debbano fermamente osservare, e per sempre, che in qualunque sorte di monete, cosí d'oro come d'argento, che si conieranno, e nelle giá fatte che si tasseranno, sia fatto il conto ed il calcolo per l'oro puro a ragion di lire 72 imperiali l'oncia, e per l'argento fino o di coppella a ragion di lire 6 l'oncia, e non mai sotto altri valori.
Capo quarto, del publico.