LA REALTÀ
GEROLAMO ROVETTA
LA REALTÀ
DRAMMA IN 3 ATTI
MILANO
Casa Editrice BALDINI & CASTOLDI
Galleria Vittorio Emanuele N. 17
—
1920
PROPRIETÀ LETTERARIA
UNIONE TIPOGRAFICA-MILANO
ALL'AMICO
ERNESTO DE-ANGELI
CORDIALMENTE
GEROLAMO ROVETTA
Milano, il 16 febbraio 1895
Questo dramma fu rappresentato per la prima volta al Teatro Alessandro Manzoni di Milano, la sera del 15 febbraio 1895, dalla compagnia diretta da Ermete Zacconi.
Le parti erano così distribuite;
| Francesco Quarnarolo | E. Zacconi |
| Il signor Marino | L. Pilotto |
| Giordano Candia | L. Zoncada |
| Romualdo Solaroli | E. Sabatini |
| Carboni | G. Serafini |
| Rissone | G. Rissone |
| Borla | A. Rissone |
| Scalfi | A. Piacentini |
| Bonaldi | U. Niccoli |
| Niccolini | P. Tarra |
| Marchesi | S. Ciarli |
| Sofia | E. Varini |
| Anna Santer | A. Moro-Pilotto |
| Don Guglielmo Nördel | F. Nipoti |
PERSONAGGI
- FRANCESCO QUARNAROLO
- Il Signor MARINO
- GIORDANO CANDIA
- ROMUALDO SOLAROLI
- CARBONI
- RISSONE
- BORLA
- SCALFI
- BONALDI
- NICCOLINI
- MARCHESI
- SOFIA
- ANNA SANTER
- Don GUGLIELMO NÖRDEL
La scena a Milano. — Epoca attuale.
NOTE (per la rappresentazione)
Francesco Quarnarolo, 45 anni circa.
Signor Marino, 40 anni.
Giordano Candia, 25-30 anni; vestito all'ultima moda, con affettazione. Redattore del periodico «La Conquista».
Romualdo Solaroli, deputato-avvocato, vestito signorilmente e seriamente; dai 35 ai 40 anni.
Carboni, antico operaio: direttore tecnico della Cooperativa; dai 50 ai 60 anni; vestito in carattere abbastanza bene, senza blusa.
Rissone, idem.: direttore amministrativo, idem.; dai 50 ai 60 anni; vestito c. s. senza blusa.
Borla, capo fabbrica: dai 40 ai 50 anni; porta la blusa sulla sottoveste.
Scalfi, capo proto, porta la blusa.
Bonaldi, direttore artistico: 30 anni; camiciotto lungo pulitissimo, elegante; pantaloni, scarpe elegantissime.
Niccolini, 50 anni: direttore della «Conquista» porta il pince-nez; veste bene, di nero.
Marchesi, 30 anni; redattore della «Conquista».
Sofia, vestita con semplicità, ma con eleganza; 23 anni circa.
Anna Santer, vestita pure con eleganza un po' maschile dai 27 ai 30 anni; cappellino da uomo con penna ritta, cravattone rosso.
Don Guglielmo Nördel, 70 anni; bel tipo di prete svizzero.
Nel I. e II. atto l'azione succede in autunno; nel III. in inverno.
ATTO PRIMO
Stanza da studio e da lavoro di Francesco Quarnarolo: tutto è messo assai caratteristicamente: bandiere delle varie associazioni operaie, ecc.: nel mezzo sopra un gran drappo lenzuolo bianco si legge stampato a grandi caratteri neri o rossi:
«Federazione delle Associazioni Operaie»
«Elezione del Presidente»
«Francesco Quarnarolo voti 11793»
“Eletto„
Nella parete di fondo, un uscio che mette in una sala grande, nella quale si vedrà un tavolo nel mezzo, pieno di giornali, con vari calamai e carte da scrivere, ecc.: è la sala di Redazione del periodico: «La Conquista» Qualche avviso di abbonamento sulle pareti di questa sala interna. Un altro uscio di fianco, dal quale si scende nella tipografia. Altro uscio c. s. che mette nelle stanze di abitazione. La comune alla sinistra dello spettatore. Un tavolo a destra: poi la scrivania del Quarnarolo. Un piccolo tavolino per scrivere, addossato alla parete: tutti gli altri mobili occorrenti, in carattere, ecc.
SCENA I.
Francesco, Solaroli, Carboni sul balcone, Sofia, Marchesi, Rissone, Bonaldi, Borla. Niccolini corregge delle bozze nella sala di Redazione.
FRANCESCO
(sul balcone, sventolando il fazzoletto saluta la folla).
SOLAROLI
(c. s. saluta la folla sbracciandosi con grande espansione).
FRANCESCO
(alla folla) Compagni!... Sempre con voi!... Sempre per i lavoratori!
FOLLA
(dalla strada) Evviva il nostro Presidente! Evviva Quarnarolo!
SOLAROLI
(alla folla) Sì! Evviva Francesco Quarnarolo! Per gli amici e pei nemici: (indicando e abbracciando Francesco) ecce homo!
FOLLA
(c. s.) Evviva Quarnarolo! Evviva Solaroli!
BONALDI
Evviva!
BORLA
Il nostro Presidente!
RISSONE
Il nostro Francesco!
SOFIA
(saltellando, tutta rossa, animata, allegra, batte le mani).
FRANCESCO
(viene nel mezzo della scena, seguito da Solaroli e da Carboni: è esaltato, commosso) Come mi amano! Come mi amano!
SOFIA
(di corsa gli si butta colle braccia al collo, quasi piangendo dalla gioia) Babbo!... Babbo!... Oh! babbo mio! mio!
FRANCESCO
(sempre più esaltato inebbriato) E come... come fa bene sentirsi amato così!
SOLAROLI
(sempre un po' declamatore) Questa è la gloria dei nuovi, dei moderni conquistatori. Non è il terrore, non è la morte che essi diffondono!... È la vita!... È l'amore!... l'amore universale!
FRANCESCO
Già... già... L'amore! l'armonia... la solidarietà... fra gli esseri! (sorridendo di compiacenza, gli occhi scintillanti) Quanto cammino in vent'anni! (come uno che sale con fatica) Su... su... su! (stringendosi a Sofia quasi con un senso di timore) Ho bisogno di sentirti vicina!... E anche tu Carboni!... Anche tu Rissone! I fratelli!... I primi compagni del primo passo!... Eh!... Eh!... Siamo arrivati?... Di', Carboni, Rissone, siamo arrivati?... Vi ricordate il nostro incontro? Vent'anni fa?... Io ero solo (prende sotto il braccio affettuosamente Sofia e la bacia sui capelli con tenerezza) Tu eri bambina... bambina... bambina... (drizzandosi vibrato) Io! Sì! Io per il primo, ho detto al Carboni, ho detto al Rissone.... È vero?...
CARBONI
Tu!
RISSONE
(quasi insieme al Carboni) Tu! Verissimo!
BORLA
(c. s.) L'idea è tua!
SOLAROLI
(c. s.) E tuo è il cuore che l'ha fatta trionfare!
FRANCESCO
(più forte, imponendo, quasi, il silenzio) Ho detto: io ho un po' di danaro: voi avete un mestiere: la capacità: uniamoci per lavorare in comune, per dividere fra di noi il frutto del nostro lavoro, e chi, lungo la strada, si unirà a noi... sarà padrone come noi! Eravamo in tre, ed ora, eh?... Quanti siamo?... quattrocento?... cinquecento?...
CARBONI
Mille!
BORLA
E saremo tutti!
BONALDI
Tutto il mondo!
FRANCESCO
(ridendo commosso) Ah! Ah! Ah! Su... su.. su! Ci siamo! (mettendo le mani sulle spalle del Carboni e del Rissone e interrogandoli, sorridendo) Tu? e tu?... Non hai le vertigini? Io sì. Io ho bisogno di sentirmi sorretto, appoggiato, così! (si appoggia c. s.) Di sentirmi sicuro! (baciando Sofia con una grande risata piena di tenerezza) ed ho bisogno di sentirmi amato! Di stringerti al mio cuore come un pazzo!... qui!... qui!... Tutti!... (dopo aver abbracciato il Carboni e il Rissone) Anche tu, Borla! Anche tu, Bonaldi!... Marchesi! Vicino a me! Vicino a me! Sul mio cuore! Vicino a me tutti coloro che mi amano! (tutti si abbracciano, ecc. ecc.)
FOLLA
(dalla strada) Viva Quarnarolo! Viva Quarnarolo!
SOLAROLI
Senti! Senti! In quanti siamo ad amarti!
FRANCESCO
Evviva i miei compagni! Tutti i miei compagni! (cercando cogli occhi, fuori di sè) E Anna? Anna?... La signora Santer dov'è?
SOFIA
(indicando dal balcone) Eccola, Anna! Sul terrazzino delle scuole! (corre al balcone, non fuori, chiamandola e salutandola col fazzoletto) Anna! Anna! Anna!
FOLLA
(grida c. s.) Quarnarolo! Quarnarolo! Quarnarolo!
NICCOLINI
(dal fondo, forte) Fuori! Va fuori! Non farti pregare!
SOLAROLI
(pigliandolo sotto braccio, trascinandolo) Con me! Andiamo, con me.
RISSONE
Fuori! Fuori!
BORLA
Andiamo!
MARCHESI
Andiamo!
CARBONI
Andiamo!
BONALDI
Andiamo! (spingono Francesco sul balcone: grida e acclamazioni della folla. Restano sul balcone con Francesco: Solaroli, Borla, Rissone. Sofia, più indietro, saltando dall'allegrezza, si alza in punta di piedi per veder giù la folla in istrada. Intanto Scalfi sarà entrato in fretta dall'uscio interno della Redazione in cerca di bozze e di originale).
SCENA II.
Scalfi e detti.
SCALFI
(a Niccolini) Le bozze! Le bozze!... E dell'altro originale!
CARBONI
A mezzogiorno, festa a tutti i compagni! (a Scalfi) Anche ai tipografi!
SCALFI
(sempre in fretta) Non alla squadra della «Conquista.» Oggi si deve andare in macchina se tutto il fascicolo deve essere pronto per domani! (rivolgendosi ancora al Niccolini) Le bozze, le bozze, e dell'altro originale!
NICCOLINI
(in fretta) Prendi queste. Sono corrette! (chiamando) Bonaldi: il ritratto del Quarnarolo che deve andare col mio articolo?
BONALDI
È in stamperia!
SOFIA
È bellissimo!
SCALFI
(che ha preso le bozze) E l'originale? l'originale?
NICCOLINI
(chiamando) Marchesi!
SCALFI
(al Marchesi che corre in Redazione) Ancora roba!
MARCHESI
Giordano Candia ha mandato un articolo!
SCALFI
Fa presto!
MARCHESI
(cerca fra i manoscritti, poi) Eccolo!
NICCOLINI
Ma questo signor Giordano Candia, perchè non viene stamattina?
MARCHESI
Fino a mezzogiorno, sta sempre poco bene.
SCALFI
E se c'è da lavorare, sta poco bene anche dopo.
BONALDI
(con intenzione, a Sofia) Non se n'abbia a male, signorina Sofia!
SOFIA
Io? (con una gran risata, un po' forzata) E perchè?
FOLLA
(c. s.) Quarnarolo! Parla il Presidente! Evviva il nostro Presidente!
SOFIA
Il babbo! Il babbo! Ssst! Silenzio!
CARBONI
(chiamando) Niccolini! Niccolini!
TUTTI
(corrono attorno a Francesco, meno Scalfi che prende le bozze, l'originale, e v. v.)
FRANCESCO
(dal balcone: alla folla) Non al presidente!... Al vostro compagno di lavoro e di fede! Che importa di me?... dell'uomo?... È il cammino!... È la finalità dell'idea che vi deve commuovere! Non dobbiamo cadere nei vecchi errori! non vogliamo idolatrie!... Per il primo... vi dico: Se io stesso... fossi un giorno d'inciampo... alla vostra marcia... in avanti... passate sopra di me! Ma non vi fermate! Non vi fermate un istante!...
NICCOLINI
Benissimo!
FOLLA
(c. s. e quei d. d. meno Niccolini e Sofia: insieme) No! No! No! Sempre con Quarnarolo! Evviva Quarnarolo!
FRANCESCO
Ed ora, scioglietevi! Alle officine! Al lavoro! Non facciamo il giuoco di chi sta in agguato contro di noi!
SOLAROLI
Non offuscate la vittoria intelligente e cosciente del voto, col clamore volgare della piazza!
(Evviva ecc. Francesco, Solaroli ecc. salutano la folla: rientrano).
CARBONI
Benissimo.
BONALDI
Bravo.
FRANCESCO
Ed ora a voi! A voi! (c. s., esaltato, in fretta) Borla, Bonaldi, anche tu, Carboni! anche tu, Rissone! Correte: scendete giù in mezzo alla folla, ai compagni. Pregate, comandate, imponetevi. — A casa! A casa! Tutti a casa! (spingendoli fuori: Bonaldi, Rissone, Carboni, v. v. per la comune) Non bisogna dare pretesti! Bisogna impedire la repressione! le vendette!
SOLAROLI
Ci fossero soprusi, prepotenze, arbitri, mi sentiranno qui, e a Roma, alla Camera.
NICCOLINI
Coll'elezione di ieri, così unanime, e compatta, cominceranno a temerci.
MARCHESI
Basta leggere i loro giornali.
NICCOLINI
«L'Italia Liberale». Per ora morde soltanto col ridicolo, ma è piena di bile. È tutta una mongolfiera la «Federazione»! è tutta una réclame al nostro editore, al nostro padrone, e al nostro stabilimento!
FRANCESCO
Nel numero d'oggi?
MARCHESI
Nel supplemento di ieri sera.
NICCOLINI
Oggi non è ancora uscita!
SOLAROLI
(guardando l'orologio) Uscirà a momenti!
FRANCESCO
E si risponde! Rispondete: dite forte, in pubblico, quello che noi siamo davvero: ed ora, è tempo. Dite che il periodico «La Conquista» non ha editore, non ha proprietario: che «La Conquista» come tutta la nostra grande officina intellettuale e materiale, non ha padroni, non ha speculatori, ma che tutto questo siamo noi, noi tutti insieme, noi che abbiamo dato pei primi, nel mondo del pubblicismo, l'esempio di una vera e grande cooperativa di lavoro, noi che da anni siamo associati con eguali diritti, e con eguali doveri. Presto: al lavoro! al lavoro! Abbiamo perduto troppo tempo (va ad accendere la macchinetta del caffè che ha sulla scrivania, poi, torna) E noi non abbiamo tempo da perdere.
SOLAROLI
E lo schema di statuto per il Patto Nazionale?
FRANCESCO
Appunto, oggi: approfittiamo della giornata di vacanza per discutere, coordinare, e, se si può, anche redigere! ho lavorato tutta notte: una tazza di caffè e avanti! Bisogna camminare, correre... Su, su, su! e arrivare! Oggi, oggi stesso... lo direte al Carboni, al Rissone, al Borla, a tutti.... (a Sofia). Anche a Giordano Candia. Bisogna scegliere i compagni da mandar subito a Torino, a Genova, a Napoli, per raccogliere nuovi aderenti alla Federazione, (al Solaroli) Per Roma, sei deputato, andrai tu, penserai tu! Sbrigatevi colla «Conquista». Rispondete forte, ma poche parole! Dopo chiamatemi, e chiamate i compagni! (spingendoli) Andate!... Andiamo! Presto! (quando Solaroli, Niccolini ecc. v. v., Francesco chiude l'uscio della Redazione. Sofia entra nelle stanze interne).
(Lunga pausa).
SCENA III.
Francesco solo, poi Sofia che torna vestita, per uscire.
FRANCESCO
(si pone alla scrivania e comincia a scrivere in fretta)
SOFIA
(mentre attraversa la scena, avviandosi verso la comune, Francesco si versa un'altra tazza di caffè colle mani tremanti. Sofia con dolce violenza gli porta via la tazza).
FRANCESCO
(guardandola) Mi fa male?
SOFIA
(prende la macchinetta, la scuote) È quasi vuota! (Gli tocca la fronte, gli stringe insieme tutte e due le mani col fare avvezzo d'un dottore, per sentire se scottano) Ti esalta. Ti eccita, e tu hai bisogno di calma.
FRANCESCO
(corre subito sul balcone, guardando fuori) La signora Santer era sul terrazzo?... Non c'è più?... No! Le dirai di venir qui, subito... ho da parlarle. (tirandosi vicina Sofia, e guardandola) E anche a te... ho da parlare. Tu non hai pregiudizii... Tu sei libera, pura, immune da ogni ipocrisia, da ogni imposizione di scuole, di dogmi. Anche tu, sei una bella, una cara vittoria mia! (accarezzandola, ecc.) la più bella... la più cara!... (ridendo) Ah! Ah! Carboni voleva fare di te una sarta, o una modista: Rissone, una maestra comunale: io no. Io no! ed ho fatto della mia figliuola, uno spirito moderno... ed ho voluto... ho voluto renderti forte contro il male... e forte... forte contro il dolore. — Io ho sofferto, sai? — Ero giovane come te; ho molto sofferto!
SOFIA
(con l'incanto della tenerezza e della grazia infantile) Quando è morta la mamma?
FRANCESCO
(ha un fremito, un lampo negli occhi, si alza e poi) Sì... allora... allora!... (scotendosi di nuovo, esaltandosi) E da allora... pensa... pensa... pensa!... Quanto lavoro!... Quante battaglie!... Quanta strada percorsa! — Io non avevo talento, no; ma avevo cuore. Io non potevo, non sapevo, non volevo scrivere libri: volevo fare, ed ho fatto. Tutto ciò che gli altri avevano soltanto pensato, meditato, predicato, io l'ho messo in pratica: e perciò, ogni mio passo è stato una conquista vera, definitiva. Ed oggi... Ah! Ah! Guarda, guarda da quella finestra: le nostre officine sono vaste, lunghe come contrade. Ora non sono più un illuso, un sognatore, un pazzo. (Le indica il drappo e l'iscrizione) Ah! Ah! Ah! Oggi, dodicimila coscienze sono con me!
SOFIA
Non ti ho mai visto, così. Sei pallido. Hai l'occhio acceso. (Gli passa la mano sulla fronte con sollecitudine materna) Non lavorare più, stamattina! Accompagnami. Vieni con me!
FRANCESCO
Riposare?... È impossibile. Sì; ho la febbre, ma è una febbre che non fa male. È una febbre di gioia, di esaltazione; è una febbre di lavoro, di idee. È la febbre (piano, quasi all'orecchio, con infantile confidenza) del mio trionfo! Va! Va! E poi torna presto. Sono come i bambini, sai, quando sono contento non posso star solo. (si siede, poi chiamandola ancora) Sofia!
SOFIA
(correndo) Babbo... (si ferma, lo guarda, sorride) Non mi dimentico, no!
FRANCESCO
Che cosa?
SOFIA
(con malizia carina) Di dire... alla signora Santer di venir qui!
FRANCESCO
(ridendo) Sentiamo, la tua opinione, la mia piccola e cara arca di scienza, la tua opinione sulla signora Anna.
SOFIA
(c. s.) Come direttrice delle Scuole Operaie?
FRANCESCO
No.
SOFIA
Come presidentessa della Lega Femminile?
FRANCESCO
Rispondimi questo soltanto: Vuoi bene, vuoi proprio bene alla signora Anna?
SOFIA
Moltissimo. — Tu, però, gliene vuoi ancora più di me.
FRANCESCO
Hai capito?...
SOFIA
Ho studiato filosofia, qualche cosa ho pur da capire!
SCENA IV.
Marino e DETTI.
MARINO
(che ha udite le ultime parole) No, no, signorina. Per tutto questo soltanto... potrebbe anche... non capir niente!
SOFIA
Marino? Addio, signor Marino! Si ferma?
MARINO
(stringendole la mano) Se ho la speranza di rivederla, certo.
SOFIA
Torno subito. (via).
MARINO
(la segue collo sguardo, poi sospira: rivolgendosi a Francesco) Lei pensa e lavora per la felicità universale!... Se io avessi una figliuola come quella lì, non lavorerei che per darle una dote... e non penserei che a trovarle un galantuomo per marito. — Non ho altro lavoro: ho bisogno di guadagnar qui la mia giornata: quattro lire soltanto. (dopo un momento mettendosi il cappello) Scusi: ho freddo.
FRANCESCO
In tipografia vi daranno da lavorare.
MARINO
Nossignore. Anche qui c'è il suo bel giorno dello Statuto: oggi si fa festa per lei, il che, a sentire lo Scalfi, il proto, e Rissone, l'amministratore, dovrebbe significare digiuno per me.
FRANCESCO
Prendete da copiare. (prepara la prima parte del Patto Nazionale).
MARINO
(prende il tavolino, o scrivania, che sta appoggiato alla parete e lo porta un po' innanzi: avvicina una seggiola al tavolino, mette sul tavolino il proprio cappello, poi va da Francesco a prendere il manoscritto).
FRANCESCO
Intanto questo: poi tornate (sempre scrivendo c. s.)
MARINO
(prende il manoscritto, e tornando al suo tavolino legge a mezza voce l'intestazione, quasi cantarellando) «Federazione delle Associazioni Operaie: Patto Nazionale».
FRANCESCO
Meditate bene quello scritto. Anche voi dovreste diventare dei nostri.
MARINO
Io?... dei vostri?... No. Siete tutti fratelli, ed io mi vanto di essere figlio unico! (copiando un primo brano c. s.) «La grande famiglia di chi lavora e spera non conosce confini nè di regioni nè di paesi: (si mette il cappello). Mi copro, se permette.
FRANCESCO
(che è intento a scrivere e non gli aveva badato) No! No! qui, aspetto gente, andate a casa vostra, mi porterete il lavoro fra un'ora o due...
MARINO
Le dirò, casa mia l'ho soltanto qualche volta, la sera, quando non mi è riuscito di nascondermi in un caffè. — Preferisco dormir male e mangiar bene: la gola è un vecchio peccato che mi è tanto più caro, perchè è il solo che mi sia rimasto fedele, (copiando) «Nel nostro paese stesso è d'uopo ch'essa si fonda, si conosca, cooperi agli intenti comuni.» (forte) Se verrà gente, me ne andrò.
FRANCESCO
(osservandolo) Eppure... avete talento... avete studiato... Perchè non cercate di fare qualche cosa di meglio del correttore di bozze, o del copista?
MARINO
Non ho nessuno e non me ne importa niente di nessuno. Forse... faccio un'eccezione per voi. Ma non vantatevene: ho detto forse!
FRANCESCO
Se non v'importa di nessuno, per voi stesso dovreste cercare di stare meglio.
MARINO
Il meglio è nemico del bene: io, così, sto benissimo. (a Francesco che lo osserva, alzandosi) Sicuro: quattro lire, col mio appetito buono e delicato mi bastano in punto e non avanzo un soldo, e così non dovendone, e non avanzandone, vivo tranquillo senza il tormento dei debiti e senza le angosce dei crediti. Questo è il mio studio. In quanto al mio talento... in quanto al mio talento lo adopero per godere, per gustare quello degli altri che sono stati prodighi del loro. — E scelgo i genî che sono morti, per essere sicuro di non sbagliarmi.
FRANCESCO
(lo guarda sempre c. s.: gli fa cenno di no, colla mano).
MARINO
Non mi credete? — Invece del copista, del correttore, che cosa dovrei fare? — Dovrei fare dell'arte, della letteratura, nella snervante irrequietezza dello spirito nostro, vagheggiante ideali che ancora ci sfuggono, fantasmi, perpetuamente inafferrabili? (con un'alzata di spalle) No! E poi, io sono orgoglioso, superbo. Io fo l'amanuense per vivere: non sarò mai un piccolo industriante di arte o di letteratura che si affanna raccattando dei ferravecchi per sbarcare il lunario! (irritandosi di più perchè Francesco continua a fissarlo e a negare) E nemmeno voglio fare il mestiere... della politica, perchè... perchè sono indipendente: il solo padrone di me stesso. Sissignore!... — Voi siete democratico, socialista? — io sono aristocratico. — Voi amate la piazza?... — Io la detesto. — Voi ci tenete alla popolarità? — io me ne infischio, e non farò mai le capriole dinanzi ad una folla di despoti cretini, che non mi vale nè per l'ingegno, nè per il carattere e nemmeno, il novantanove per cento, per l'onestà! (avanzandosi) Sissignore. Lo dico a voi; questo è per voi. Per voi che mi osservate e mi scrutate per strapparmi un segreto sotto i miei panni laceri e sudici.
FRANCESCO
No. Io, soltanto, mi domando il perchè di questa vostra amarezza, di questo odio che avete nell'anima; e non certo per farvi del male.
MARINO
So, so. Anzi; voi vorreste che io venissi qui a fare la parte del riabilitato, la dimostrazione pratica delle vostre teorie: — «l'ambiente fa l'uomo, e occorrendo lo rimette a nuovo.» (Francesco gli stende la mano: pausa: Marino non la stringe) — Dite la verità: credete che io mi nasconda perchè abbia rubato, ammazzato? Fors'anche dubitereste che io fossi una spia, se non aveste veduto, realmente, che quando non lavoro non si mangia?... (si guardano fissi) Sono io che stendo a voi la mano. (eseguisce) E senza nessun interesse. Voi vorreste indagare nella mia anima e scoprire il perchè del mio odio?... Io no. Io non cercherò mai nel vostro passato, la ragione vera, prima, il perchè... del vostro amor del prossimo.
FRANCESCO
Nel mio passato, non trovereste altro che un gran dolore, e le ingiustizie sofferte. (Francesco e Marino si stringono ancora la mano dopo essersi ancora fissati a lungo: Francesco si siede, e si rimette a scrivere).
MARINO
(torna al suo posto) Se mai, un giorno, le potrà giovare... le racconterò... le dirò... Adesso no: sarebbe inutile. Il ricordare, per me, non è un divertimento, e forse, neanche per lei. (si siede, legge, copiando c. s.) «L'umanità non deve dare spettacolo di una eterna battaglia, nella quale il debole è schiacciato, ma deve ispirarsi al concetto dell'armonia, della solidarietà fra tutti gli esseri.»
SCENA V.
Anna e DETTI.
ANNA
(entrando, di corsa, senza vedere Marino) Eccomi, Francesco! (vedendo Marino: correggendosi) Mi ha fatto chiamare, signor Francesco?
FRANCESCO
(vedendo che Marino fa per andarsene) Marino?