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GIUSEPPE GIACOSA
Come le Foglie
COMMEDIA IN QUATTRO ATTI
MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI
15.^o migliaio.
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COME LE FOGLIE.
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Questa commedia fu rappresentata la prima volta a Milano dalla Compagnia Tina Di Lorenzo-Flavio Andò al teatro Manzoni la sera del 31 gennaio 1900.
PROPRIETÀ LETTERARIA
I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.
Per ottenere il diritto di rappresentazione, rivolgersi esclusivamente alla SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI (Milano, Corso Venezia, 4).
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GIUSEPPE GIACOSA
Come le Foglie
COMMEDIA IN QUATTRO ATTI
MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI
15.^o migliaio
Tip. Fratelli Treves.—1910.
ALL'AMICO
EUGENIO TORELLI-VIOLLER
CHE MI FU FEDELE NEI MOMENTI GRAVI
Giuseppe Giacosa.
PERSONAGGI.
GIOVANNI ROSANI, 56 anni.
GIULIA, sua seconda moglie, 34 anni.
TOMMY, 27 anni | | suoi figli di primo letto. NENNELE, 22 anni |
MASSIMO ROSANI, suo nipote, 34 anni.
LA SIGNORA LAURI.
LA SIGNORA IRENE.
LA SIGNORA LABLANCHE.
HELMER STRILE, pittore.
UN ALTRO PITTORE.
UN SIGNORE.
ANDREA | | domestici. GASPARE |
LUCIA, vecchia cameriera.
MARTA, cuoca.
UN GROOM.
FACCHINI.
ATTO PRIMO.
Un salone fastoso aperto (per un'arcata che si può chiudere con imposte scorrenti e rientranti nei muri) verso una fastosissima sala da pranzo. Questa è tappezzata di cuoio a fondo scuro con grandi fiorami dorati, ed ha mobili di noce scolpiti. Il salone ha un soffitto a cassettoni a borchie dorate e le pareti coperte di arazzi. La gran tavola della sala da pranzo è ingombra di sacche da viaggio, porta scialli, porta ombrelli, ecc. Nel salone, mobilio inglese delicatissimo. Nessun sopramobile. Si capisce che la casa sta per essere abbandonata. A destra due porte: la prima mette nella camera di Giovanni, la seconda in quella di Tommy. A sinistra, alla seconda quinta, la porta comune. Alla prima quinta porta che mette nella camera di Giulia. La sala da pranzo ha una sola porta in un angolo, a destra dello spettatore.
SCENA PRIMA.
Al sorgere della tela, tre facchini, carichi di valigie, vengono dalla sala da pranzo ed escono per la Comune. Si vede nella sala da pranzo LUCIA che viene e va, portando robe che depone sulla tavola. NENNELE nel salone, ritta presso una consolle sta registrando su di un foglio volante il numero dei colli. Si ode di quando in quando uno scampanellìo rabbioso ed impaziente.
NENNELE ai facchini.
Quante sono?
UN FACCHINO.
Sei dabbasso e qui tre. Nove.
Via.
NENNELE.
Lucia.
LUCIA.
Signorina.
NENNELE.
Quante valigie restano?
LUCIA.
Tre della signora e due del signorino.
NENNELE.
Sono pronte?
LUCIA.
Ho chiuso adesso l'ultima della signora. Quelle del signorino non saprei.
NENNELE.
Quando verrà la zia Irene bisognerà chiamar subito il papà.
LUCIA.
Sissignora.
NENNELE.
Dov'è papà?
LUCIA.
Non lo so. È tutta la mattina che è in giro per la casa. Va, viene, non può star fermo. Sono entrata in camera sua un'ora fa per portargli la posta e stava ritto davanti la specchiera tamburellando colle dita sul cristallo. Poi è sceso in scuderia. Poi è ripassato di qui. Lei non l'ha veduto?
NENNELE.
Sì sì. Appena levata sono andata a salutarlo.
LUCIA.
Pensi che alle cinque aveva già chiuso la valigia. E ha aiutato lui Andrea a scenderla. Sapeva bene che dovevano venire i facchini. Ho voluto prendere il suo posto, ma non ci fu verso. Mi ha detto: Lascia fare che mi diverte.
Pausa, poi quasi piangendo:
Ah signorina Nennele. Pensare che fra un'ora!…
NENNELE.
Zitta zitta.
Suono insistente di campanello.
Ma chi suona così?
LUCIA.
Dev'essere il signorino.
SCENA SECONDA.
TOMMY e detti.
TOMMY sull'uscio della sua camera ha i calzoni corti (knickerbockers) e le calze di lana fino al ginocchio, all'alpinista. È in manica di camicia.
Gaspare. Dov'è Gaspare?
LUCIA.
È in cortile per il carico.
TOMMY.
È mezz'ora che lo chiamo. Digli che salga a finire di vestirmi.
NENNELE.
Lo ha mandato il papà. Non puoi vestirti da te?
TOMMY.
Sì, colla fretta. A queste ore!
NENNELE.
Sono le nove e mezza. Io mi sono vestita da me alle sei.
TOMMY.
Complimenti.
A Lucia.
Bene. Lascia stare.
LA VOCE DI GIULIA dalla sua camera.
Lucia.
LUCIA.
Comandi.
Entra in camera di Giulia.
NENNELE.
Sono leste le tue robe?
TOMMY.
Sì, esempio di virtù. La valigia grande è lesta. Gaspare stava per chiudere la piccola quando l'hanno chiamato. Ho provato a chiuderla da me, ma sforza. Il tub non ci vuole entrare.
NENNELE.
Lascialo. Tanto!
TOMMY.
Brava, non farò il bagno in Svizzera! Poveri, ma puliti.
Sta annodandosi la cravatta.
NENNELE.
A me.
Glie la annoda.
Oh Tommy. D'ora in avanti domestico e cameriera, eccola qui.
TOMMY.
Di' la verità, che ti diverte il genere.
NENNELE.
No, ma non ne muoio dal dolore.
TOMMY.
E hai ragione. Queste sono le risoluzioni eroiche del primo momento.
Vedrai. Si prova…. ma poi! Quando saremo all'estero!
LUCIA dalla camera di Giulia s'avvia verso la comune.
NENNELE.
Scendi?
LUCIA.
Vado a portare questi biglietti della signora.
NENNELE.
Alla posta?
LUCIA.
No. Al recapito.
NENNELE.
Adesso?
LUCIA.
Mi ha detto di prendere una carrozza.
NENNELE.
Vai vai.
Via Lucia.
TOMMY.
I saluti della staffa.
Dà una moneta a Nennele.
A lei.
NENNELE.
Cos'è? Un marengo?!
TOMMY.
Ti do la mancia. Tienilo. Te lo regalo.
NENNELE.
E tu?
TOMMY.
Eh! eh!
Come a dire che ne ha molti.
NENNELE.
Grazie allora. Vatti a vestire presto.
Tommy s'avvia.
Senti. E poi torna qui che discorriamo un po' tu ed io.
TOMMY.
Ho da fare l'involto degli scialli.
NENNELE.
Porta qui che ti aiuto. Vuoi?
TOMMY.
Ma sì, ma sì.
Rientra in camera. Tornano i facchini scarichi.
NENNELE ai facchini.
Di qua.
Bussa all'uscio di Giulia.
VOCE DI GIULIA.
Chi è?
NENNELE.
Possono entrare quegli uomini a prendere i bauli?
VOCE DI GIULIA.
Avanti, avanti.
I facchini entrano.
SCENA TERZA.
ANDREA e detta.
ANDREA senza livrea. Viene dal fondo della sala da pranzo con un mazzo di chiavi.
Queste sono le chiavi della nostra camera, della cucina e del tinello.
NENNELE.
Avete fatto voi il giro delle camere di servizio? Non c'è più nulla dentro?
ANDREA.
Nulla che appartenga alla servitù. Ho chiuso io tutto quanto.
NENNELE.
Bravo. Le chiavi mettetele lì nella sala da pranzo nella credenza grande. Nel cassetto a destra ce ne troverete dell'altre. C'è scritto sul cartellino?
ANDREA.
Sì, signorina. Ho verificato io. Tutto è in ordine.
NENNELE.
Bravo.
ANDREA.
Mi comanda altro?
NENNELE.
No, andate pure.
I facchini traversano coi bauli.
SCENA QUARTA.
NENNELE e TOMMY.
TOMMY porta in un involto per scialli, un plaid, un soprabito chiaro.
Là.
Getta ogni cosa sul sofà.
Aspetta.
Torna in camera.
NENNELE.
Non troppa roba eh?
TOMMY dalla sua camera.
Quello che occorre.
Rientra in scena con altra roba, fra cui due racchette del
Tennis.
Ecco tutto. Che vuoi?
NENNELE.
Nulla. Ho bisogno di stare un momento con una persona che m'intenda. Ecco. Col papà devo mostrarmi allegra. Mammà non è nostra madre! Sono qui da tre ore a dare delle disposizioni che mi sembrano mortuarie. Mi pare di seppellire la nostra casa. E poi! E poi!…
TOMMY.
Come ti lasci abbattere!
NENNELE.
Oh. Abbattere! Ci vuol altro. Rattristare sì. Tanto tanto. Ho lasciato la mia camera per non entrarci mai più. Ho chiuso le finestre, ho sbarrato le imposte così buio che non sapevo più venir via. Ho avuto come un senso di paura nell'uscirne. Mi pareva di vedermi morta sul letto. C'era morta tutta la mia gioventù, il fiore della vita.
TOMMY accende una sigaretta.
Povera Nennele.
NENNELE.
C'entreranno degli altri, sarà d'altri…. i muri, i mobili, le stoffe. Sai cosa ho scritto sul muro nel vano della finestra? Ho scritto: Chiunque tu sia che occuperai questa camera, sii maledetta. Nennele.
TOMMY.
Non si troverà più a vendere la casa adesso!
NENNELE.
Come? Credi?…
Apre il portascialli e lo stende sulla tavola.
TOMMY ridendo.
No, no, no. Vivi tranquilla. Vorrei entrarci io in una camera stregata da te. Povera Ninnì, Nenné, Nennele! Così giovane e tanto vendicativa! Vedi? Non bisogna mettere amore alle cose terrene!
NENNELE.
Oh non mi spaventa mica la povertà, sai.
TOMMY.
Però!
NENNELE.
No, no. Guarda, l'ho già detto al papà.
Piega il soprabito.
Io darò delle lezioni d'inglese. A Ginevra si deve trovare.
TOMMY.
Altro! No, no, no. Le maniche piegate in dentro.
Piega le maniche.
Là. E io darò delle lezioni di Tennis. Su le falde adesso….
NENNELE.
Così?
TOMMY.
Sì. Guai a te se mi gualcisci quel pastrano. È un modello di Londra.
E mammà dipingerà all'acquerello il lago ed il Castello di Chillon.
Vendita sicura.
NENNELE.
Ha fatto ieri la provvista dei colori.
TOMMY.
Bene spesi!
NENNELE.
È venuto stamattina il negoziante a cercare i quattrini.
TOMMY.
Non aveva pagato?
NENNELE.
No. Ma lui l'ha saputo che si partiva…. lo sanno tutti, ed è piombato qui con un tono! oh!
TOMMY.
E mammà?
NENNELE.
Era chiusa in camera. Ho dovuto parlarle attraverso l'uscio. Ha risposto che avrebbe mandato prima di partire. L'altro strepitava. Ho pagato io ottanta lire.
TOMMY.
Tu?
NENNELE.
E ho dato altre ottanta lire alla guantaia e sessanta al profumiere, tutte provviste fatte di questi giorni. Ora mi restano poche lire, oltre il tuo marengo. Se ne vengono degli altri bisognerà bene mandarli al papà.
TOMMY.
Ma sì. Però hai fatto bene. Il papà dev'essere a corto di quattrini in questo momento.
NENNELE.
S'era tanto raccomandato che gli consegnassimo per tempo tutti i conti, chè non voleva lasciare strascichi.
TOMMY.
Ma sicuro. I piccoli debiti bisogna pagarli.
NENNELE.
Piccoli e grossi.
TOMMY.
S'intende. Voglio dire che i piccoli hanno la voce più stridula.
NENNELE.
È vero. Quella gente mi squadrava con tanta diffidenza! Guardava questi mobili, questo lusso con un'aria così ironica! Non ci credono mica, sai, alla rovina!
TOMMY.
No eh?
NENNELE.
prende in mano l'astuccio delle racchette.
Le racchette porti?
TOMMY.
To'.
NENNELE.
Per farne che?
TOMMY.
Ma non lo sai che Ginevra è un campo delle mie glorie! Sono socio onorario dell'Elvetic Club. Ci ho vinto la gara internazionale del Tennis, due anni fa.
NENNELE.
Altri tempi!
Sta per mettere l'astuccio nell'involto.
TOMMY.
Che c'è di mutato? Siamo meno ricchi. Cosa fai?
NENNELE.
Metto le racchette.
TOMMY.
Fuori vanno. Sotto le cinghie, che si vedano.
NENNELE.
Dunque nemmeno tu non ci credi alla rovina.
TOMMY.
Questione d'intendersi.
NENNELE.
Quel negoziante di colori, diceva che i milioni sono impegolati, che a chi li ha avuti per le mani ne resta sempre attaccato alle dita. E lo diceva per offenderci.
TOMMY.
Che male ci sarebbe?
NENNELE.
Allora questa povertà sarebbe finta. Se non ci fosse male, perchè fingere?