TEATRO IN PROSA
DI
GIUSEPPE GIACOSA
Vol. II.


DEL MEDESIMO AUTORE


Teatro in Versi:

Una Partita a Scacchi — Il Trionfo d'Amore. Un vol. in-18º con illustr. a capo d'ogni atto (decima ediz.) L. 4 —
Il Fratello d'Armi. Dramma in 4 atti. Un volume in-18º (in ristampa) » 2 —
Il Conte Rosso. Dramma storico in 3 atti con prologo. 3ª ediz. Un vol. in-18º con illustr. a capo d'ogni atto, 1881, » 4 —
Il Marito amante della Moglie. Commedia in 3 atti. Un vol. in-18º con illustr. a capo d'ogni atto (2ª ed.), 1879, » 4 —
Luisa. Dramma in 3 atti. — Sorprese notturne. Commedia in un atto. Un vol. in-18º con ill. a capo d'atto, 1881, » 4 —
La tardi ravveduta. — La Sirena. — Intermezzi e Scene. Un volume in-18º, 1888, » 4 —

Teatro in Prosa:

Al Pianoforte.Acquazzoni in montagna.Non dir quattro se non l'hai nel sacco.Storia vecchia. Seconda edizione. Un volume in-18º, 1888, » 4 —

Novelle e Paesi Valdostani. Un vol. in-12º, 1886, » 4 —
Il Filo. Scena filosofico-morale per Marionette (2ª ediz., con illustrazioni di Edoardo Calandra). Un vol. in-12º impresso sopra carta di filo a mano » 2 —
Fiori e Frutta. Discorso letto il 9 settembre 1882 in occasione del 2º Congresso degli Orticoltori e Floricoltori italiani. In-12º » 1 —

Di prossima pubblicazione:

I Castelli della Valle d'Aosta e del Canavese. Un elegante vol. con disegni e fototipie.

TEATRO IN PROSA
DI
Giuseppe Giacosa


RESA A DISCREZIONE

Commedia in 4 atti
LA ZAMPA DEL GATTO
Commedia in un atto


TORINO
F. CASANOVA, Libraio-Editore
1888


Per guarentire la proprietà artistica e la proprietà letteraria, l'Autore e l'Editore hanno depositato copie di questo libro alla R. Prefettura di Torino, e si sono uniformati a tutte le disposizioni della Legge vigente.

Torino — Tipografia Vincenzo Bona.


INDICE

RESA A DISCREZIONE
[Atto primo]pag. 1
[Atto secondo]» 49
[Atto terzo]» 93
[Atto quarto]» 141
LA ZAMPA DEL GATTO
Atto unico» 181

RESA A DISCREZIONE


PERSONAGGI

  • La Marchesa Elena di Roveglia
  • La Contessa Elvira di Francofonte
  • La Contessa Gemma Del Pallio
  • La Baronessa Masina Roveri
  • Il Marchese Teodoro di Roveglia
  • Andrea Sarni
  • Filippo Landucci
  • Paolo D'Aspri
  • D'Almèna
  • Del Sannio
  • Rulfi
  • Rubaconti
  • Lorenzo Del Pallio
  • Enrico Pardi
  • Il Cavaliere Lerici
  • Anselmo |
  • Ambrogio | domestici della Contessa
  • Giulia, cameriera

ATTO PRIMO

Salone elegantissimo. La porta comune a sinistra. A destra porta che mette in un salotto donde arrivano fino in scena le voci di più uomini che parlano allegramente con grossi scoppi di risa.


SCENA I.

Elena, Elvira, Gemma, Masina, Filippo.

ELENA

Filippo.

FILIPPO

Eccomi.

ELENA

Chiudete quell'uscio e servite il caffè.

FILIPPO

Subito. (fa per chiudere).

ELVIRA

No, che fate? Almeno si sente quello che dicono. Gli uomini sono così divertenti dopo pranzo.

MASINA

Perchè non vai di là addirittura?

ELVIRA

Se ci fossi io cambierebbero discorso.

ELENA

Che peccato!

GEMMA

O se non lo cambiassero saresti costretta ad arrossire, mentre qui fra donne....

FILIPPO

Brava, ed io?

GEMMA

Come, voi?

FILIPPO

Avete detto qui fra donne. E io cosa sono?

GEMMA

E oramai voi non contate più.

FILIPPO

Che ingratitudine! E poi si lagnano se gli uomini le lasciano in disparte.

ELENA

Non ci lasciano, ce ne stiamo.

FILIPPO

Coll'uscio aperto.

GEMMA

E chi ascolta?

FILIPPO

Le donne hanno sempre un orecchio teso ai discorsi lontani.

ELENA

Quando i vicini non interessano.

FILIPPO

Se è una malignità, non fa colpo; non m'avrò mai per male di cose dette da una donna.

ELENA

Neanche se vi dicessi che siete un impertinente?

FILIPPO

Di questo mi glorierei. (la serve di caffè).

ELENA

Sì, badate a versarmelo adosso.

FILIPPO

Marchesa, siete più nervosa del solito.

ELVIRA

È vero, lo tratti male.

GEMMA

Gli parli così asciutto.

ELENA

La... Filippo. (gli porge la mano).

FILIPPO (baciandola)

Mi piacciono i vostri nervi. Sono gli incerti del mio mestiere.

ELENA

Lo sentite? Mestiere! Con noi esercita il suo mestiere.

FILIPPO

Come devo dire? Arte? L'arte vuole una vocazione e non ne ho nessuna; non sono nel numero degli eletti io. Non c'è mai stata una donna innamorata di me.

ELENA

Chi lo direbbe? (ride).

GEMMA

Ingrato Filippo! (ride).

ELVIRA

È tanto giovine! (ride).

FILIPPO

È inteso, padrone, ridano, non domando di meglio. (serve Gemma) Ce n'ho messo tre pezzi grossi, e una goccia di Cognac.

GEMMA

Bravo.

FILIPPO

Ma intanto eccole tutte occupate dei fatti miei, mentre se ci fosse qui uno degli uomini che sono presi sul serio, tutte loro signore si studierebbero di mostrargli una grande noncuranza..., salvo forse a ripagarlo....

ELENA

Oh..., oh..., oh!

FILIPPO

Parlo delle donne in genere. (serve Elvira) Contessa.

ELVIRA

Grazie.

FILIPPO

Ebbene io mi contento del mio piccolo successo palese... Non do ombra, mi lascio deridere, ad un altro direbbero: favorite di fare... a me si dice: fate. Ricevo ordini e li eseguisco, e servo di zimbello per attirare i tordi. Quando una signora vuole stimolare colla gelosia qualche Narciso ricalcitrante, mi fa l'occhietto dolce a me, quando vuole aver l'aria di fargli un sacrifizio mi manda a spasso; e a questo mestiere, mestiere, Marchesa, se non seggo a tavola, qualche briciola da raccattare, c'è sempre. Io sono il mendicante che raccatta le briciole.

ELENA

Voi siete un vanitoso che vuol far credere ai proprii successi.

FILIPPO

Infatti mi è più caro mi si attribuisca a torto l'amore di una donna, che possederlo davvero in segreto.

ELENA

Siete più sincero degli altri, dacchè lo dite. Ecco tutto.

FILIPPO

E aggiungerò che una certa società che giudica della vostra a distanza....

ELENA

Vi attribuisce su di noi tutti i trionfi immaginabili.

FILIPPO

Io nego sempre.

ELENA

S'intende, senza di ciò non lo crederebbero. Ma ce lo meritiamo. Noi ci pavoneggiamo degli uomini come di gioielli, è naturale ch'essi ci rendano la pariglia. Non c'è uno, dico, non uno degli uomini che abbiamo respinto, che creda alla nostra virtù. Diranno che non ebbero le circostanze a seconda, che siamo fatte di marmo, senza cuore e senza immaginativa.

FILIPPO

Quello che si dice di voi.

ELENA

Quello che si dice di me. Che volete che pensi dei fatti nostri, la gente che non ci conosce, se gli amici ne fanno questo giudizio! — Noi mettiamo ogni studio a dare il peggior concetto possibile dei nostri costumi. Tolleriamo in casa dei discorsi che ci farebbero arrossire a leggerli. Se in teatro si parlasse come parliamo noi, come parlo io molte volte, tutti griderebbero allo scandalo ed alla calunnia, io per la prima. La suprema eleganza è una suprema spavalderia di sicurezza. Riconduciamo a casa, la notte, nella nostra carrozza, seduto al nostro fianco, un uomo che passò la serata a dirci che siamo belle. È vero che ce lo dicono così male! L'uomo che ci era ignoto ieri, oggi lo chiamiamo amico, gli scriviamo un biglietto domani. Ostentiamo una dimestichezza universale, senza intimità, senza poesia, e quindi senza pericoli. La poesia poteva riuscire a turbarci il cuore, ora messe al sicuro, amiamo di scherzare col fuoco. In apparenza siamo cinicamente corrotte, lo siamo timidamente in realtà. In fondo siamo scoraggite. Parliamo d'amore ad ogni momento perchè non ci crediamo più. L'amore è morto e seppellito.

FILIPPO

Boum!!!

ELENA

Si vede che frequentate certi amici...

FILIPPO

E quali?

ELENA

Sapete dove va la sera uscendo di casa nostra? Va all'ufficio, alla direzione, so io come la chiamano, di un giornale...

FILIPPO

Ci sono stato ieri sera, la prima volta in vita mia. Mi ci ha portato un amico per vedere da vicino un uomo che sarà celebre un giorno, se campa.

MASINA

Chi?

FILIPPO

Un uomo che parte domani per il Polo-Nord. Pare che al Polo si debba trovare la soluzione di certi problemi di fisica. Uno scienziato.

GEMMA

Un vecchio?

FILIPPO

No, giovane, più giovane di me, e un bel giovane anche.

GEMMA

Dev'esser bello, se siete andato apposta per vederlo.

FILIPPO

Mi rincresce di non potervelo presentare.

ELENA

Oh guardate, sarà qui a momenti. Mio zio Teodoro gli ha dato appuntamento in casa mia, perchè gli deve consegnare una certa lettera di raccomandazione, e non osa farlo salire sino al Macao. Come vedete, a volerlo conoscere non ci occorre la vostra protezione.

FILIPPO

Sapete, Marchesa, perchè mi punzecchiate tanto? Perchè quei signori, fra cui c'è il mio amico Paolo, stanno di là a fumare invece di venir qui a farvi la corte.

ELENA

Giusto! tanto giusto che..., guardate, (va alla porta a destra e chiama) Paolo!

GEMMA (a Filippo)

È lei che lo chiama.

FILIPPO

La Marchesa? lo può fare senza pericolo; è invulnerabile.

ELVIRA

Si capisce, la vedovanza le ha tolto la maggiore causa di debolezza che abbia una donna.

MASINA

Che è?

FILIPPO

Il marito.

ELENA (dopo aver chiamato Paolo è andata a scaldarsi
i piedi al caminetto a sinistra
)

Badate che sento.

FILIPPO

Ci ho gusto. Ho detto che siete invulnerabile.

ELENA

È vero, e mi annoio.


SCENA II.

Paolo e detti.

PAOLO

Mi avete chiamato, Marchesa?

ELENA

Sì, mi pare mezz'ora fa.

PAOLO

D'Almèna raccontava una storia così lepida!

ELENA

È finita?

PAOLO

Sì.

ELENA

Allora rimanete qui.

PAOLO

Oh! ancora una sigaretta! Una sola. Ci avete dato un pranzo tanto delizioso!

ELENA

Grazie per il mio cuoco. Anzi guardate là, in quello stipetto, c'è una scatola di sigari che m'ha portato lo zio dall'Avana.

PAOLO

Questa?

ELENA

Sì, sono lunghi un palmo, durano tre quarti d'ora.

PAOLO

Ah troppo! (depone la scatola).

ELENA

D'Almèna avrà bene un'altra storia da raccontare.

PAOLO

Vi domando perdono, lasciatemi qui.

ELENA

Mi fate la grazia di prendere quella scatola e d'offrirne di là.

PAOLO

Obbedisco. (via colla scatola a destra).


SCENA III.

Detti meno Paolo.

ELENA

Filippo, riconosco che siete il fiore della cavalleria. Quello è un uomo che mi fa la corte.

GEMMA

Almeno si dice.

ELENA

È vero; a segno che mi hanno già fidanzata con lui più volte.

GEMMA

La voce è messa in giro da lui.

ELENA

Non lo credo.

ELVIRA

Il suo stesso contegno di or ora lo prova. Ha mostrato una scortesia affatto.....

FILIPPO

Maritale.


SCENA IV.

Detti, Paolo, Lorenzo, Enrico, D'Almèna, Del Sannio, Rulfi e Rubaconti.

D'ALMÈNA (ad Elena)

Siete proprio in collera?

ELENA

Perchè in collera?

D'ALMÈNA

Perchè siamo stati di là tanto tempo.

ELENA

Oh!

PAOLO (mostrandole la scatola)

Ma la scatola è intatta, non se n'è preso uno.

ELENA

Questo è un tratto da cavaliere antico. Che discorso devo fare io per ringraziarvi d'aver risparmiati i miei sigari, e d'aver avuto pietà di noi? Se sapeste come languiva la conversazione! Un' altra volta ve ne preghiamo colle mani giunte, non private più la nostra società del suo più bell'ornamento.

D'ALMÈNA

Il più bell'ornamento siete voi.

ELENA

Ah! che madrigale! Pubblichiamolo subito. Signori e signore: D'Almèna mi ha detto una cosa gentile.

D'ALMÈNA

È così facile, Marchesa!

ELENA

E due. Fatemi la corte, D'Almèna, vi do perfino licenza di spargere la voce che sono disposta a sposarvi, come sembra abbia fatto il vostro amico Paolo.

PAOLO

Io?

ELENA

Non è vero?

PAOLO

Affatto! e non so chi abbia potuto dire...

ELENA

Queste signore... or ora.

ELVIRA

Ah! è un tradimento!

PAOLO

Come?

ELENA

Vedete? Non occorre far nomi. Sbrigatevela con lei.

PAOLO (va a sedere vicino ad Elvira)

Contessa, mi spiegherete! (discorrono).

ELENA (a D'Almèna)

Dunque?

D'ALMÈNA

Dunque?

ELENA

Mi fate la corte?

D'ALMÈNA

È bella e fatta.

ELENA

Sareste disposto a commettere delle pazzie per me?

D'ALMÈNA

Qualunque cosa facessi sarebbe un atto ragionevole. Una sola forse meriterebbe il nome di pazzia.

ELENA

Ed è?

D'ALMÈNA

L'innamorarmi seriamente di voi.

ELENA

Non sarebbe una pazzia, sarebbe un'assurdità.

D'ALMÈNA

Se m'accompagnate in capo al mondo ci vado.

ELENA

La pazzia la commetterei io. Bel merito!

D'ALMÈNA

Che colpa ci ho, se per guadagnarmi le vostre grazie non conosco nulla che mi costi fatica!

ELENA

Che miseria! Ecco un uomo di spirito che non sa immaginare un solo atto di sacrifizio per conquistare l'amore d'una donna.

D'ALMÈNA

Le donne non sanno più inspirare eroismi.

ELENA

Oh! datemi un uomo meno infiacchito di tutti voi e vedrete.