LA SIGNORA MORLI
UNA E DUE


MASCHERE NUDE

TEATRO DI LUIGI PIRANDELLO

LA SIGNORA MORLI
UNA E DUE

COMMEDIA IN TRE ATTI

FIRENZE
R. BEMPORAD & FIGLIO — EDITORI
Via Cavour, 20


PROPRIETÀ LETTERARIA
DEGLI EDITORI R. BEMPORAD & FIGLIO

I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda.

Copyright 1922 by R. Bemporad & F.

1922. — Prato, Tip. Giachetti, Figlio e C.


PERSONAGGI

  • Evelina Morli.
  • Ferrante Morli, suo marito.
  • Lello Carpani, avvocato.
  • Aldo Morli, figlio di Evelina e di Ferrante.
  • Titti Carpani, figlia di Evelina e di Lello.
  • Decio, amico di Aldo.
  • L’avvocato Giorgio Armelli, socio del Carpani.
  • Lucia Armelli, sua moglie.
  • La signora Tuzzi amica di Evelina.
  • Lisa, vecchia cameriera.
  • Ferdinando, cameriere.
  • Toto.
  • Una giovane.
  • La signora vedova.
  • Una vecchia zia.
  • La nipote.
  • Miss Write.

Il primo e il terzo atto si svolgono a Firenze, il secondo a Roma. — Oggi.

ATTO PRIMO

SCENA

Ricco salotto in casa dell’avvocato Carpani. La comune è nella parete di fondo, verso sinistra. Due usci laterali. Quello a destra dà nello studio del Carpani.

Al levarsi della tela, la scena è vuota. Entrano dalla comune Lisa, vecchia domestica con la cuffia e gli occhiali, stupida e pedante, e Ferrante Morli, bell’uomo, forte, sui quarantacinque anni, sbarbato, con folti e ricci capelli, già tutti grigi, vestito con eleganza un po’ abbondante, all’americana. È in preda a una viva ansietà, ma si sforza di dominarla. Questo sforzo lo fa apparire più d’un po’ strano e distratto.

Lisa

(dando passo sulla soglia a Ferrante)

Ecco, entri qua. Chi debbo annunziare?

Ferrante

Ah, sì.... Pedretti, l’ingegner Pedretti. Sono tutti in casa?

Lisa

Dice anche la signora?

Ferrante

(con foga)

La signora, già! (contenendosi) Anche.... anche la signora.

Lisa

Sissignore. Credo che sia in casa. Ma lei, scusi, con chi vuol parlare propriamente?

Ferrante

(in fretta)

Con l’avvocato, con l’avvocato.

Lisa

Va bene. S’accomodi. Vado ad annunziarla. — Ha detto, mi pare....

Ferrante

Che cosa? — Niente.

Lisa

No. Il nome, scusi. L’ingegnere, come ha detto?

Ferrante

(senz’imbarazzo, cercando di ricordare)

Ah, Pe.... Pedretti mi pare d’aver detto.

Lisa

(lo guarda stupita, come se domandasse: «Ma come! Non ne è sicuro?»)

Ferrante

(notando lo stupore, con stizza)

Non si confonda, per carità! Sono un po’ distratto.

Lisa

Ingegnere?

Ferrante

(sbuffando)

Dio mio, l’avvocato non mi conosce! (Poi, di scatto, come per darle una lezione) Lei, scusi, come si chiama?

Lisa

Io? Lisa.

Ferrante

E che vuole che importi a me che non la conosco, che lei si chiami Lisa, o che si chiami, poniamo, Beatrice? — Dica che c’è un signore che vuol parlargli, e basta così!

Lisa

Eh, lo so; ma è che il signor avvocato mi rimprovera quando non so ripetergli con precisione i nomi dei signori clienti. — Pedretti.... l’ingegner Pedretti....

Così dicendo quasi tra sè, s’avvia verso l’uscio a destra; fa per picchiare con le nocche delle dita, ma se ne trattiene, perchè dall’uscio a sinistra irrompono gridando e ridendo, Aldo e Decio, entrambi sui diciott’anni, elegantissimi; in maniche di camicia, con le racchette in mano.

Aldo

(tenendo in una mano dietro la schiena una palla di tennis, che Decio vorrebbe strappargli)

No, no! Non te la do! non te la do!

Decio

Ma tocca a me ora, scusa!

Aldo

No! Tu non l’hai ripresa! Non te la do!

Decio

Sfido, me l’hai buttata male! Dammela! dammela!

Lisa

(che s’è turate le orecchie allo schiamazzo, alzando ora le braccia e facendosi avanti)

Per favore, non mi fanno sentire se il signor avvocato risponde!

Ferrante

(non riuscendo più a dominarsi fin dall’irruzione dei due giovanotti, facendosi avanti anche lui e dicendo quasi a sè stesso, sospeso e sorridente, con gli occhi ora all’uno ora all’altro)

Vorrei indovinare.... vorrei indovinare....

Decio

(con sorpresa, scorgendo ora soltanto il visitatore e rivolgendosi ad Aldo)

Oh! E chi è il signore?

Ferrante

(c. s.)

Vorrei indovinare.

Aldo

(stordito)

Che cosa?

Lisa approfitta di questa pausa per picchiare all’uscio a destra. Poco dopo lo aprirà e andrà via, richiudendolo.

Ferrante

(ponendosi davanti l’uno e l’altro giovanotto e seguitando a guardarli con ansietà sempre più viva e commossa)

Ecco.... mi permettano.... così accanto.... (Poi, dopo aver guardato ancora, bene, l’uno e l’altro negli occhi, posando una mano sulla spalla di Decio, gli domanda:) Aldo? sei tu?

Aldo

No, scusi: sono io.

Ferrante

(deluso, che la così detta «voce del sangue» lo abbia tradito)

Ah — lei?

Aldo

(ridendo)

Oh bella! E perchè, se Aldo era lui (indica Decio), gli dava del tu, e, sapendo che sono io, mi dà del lei?

Ma Decio all’improvviso, approfittando della distrazione di Aldo, gli strappa la palla di mano. Tutt’e due, allora, gridando, prendono a inseguirsi, girando attorno a Ferrante.

Decio

Ah! Eccola, me la riprendo!

Aldo

No! Questo è un tradimento!

Decio

Te l’ho fatta! Te l’ho fatta!

Aldo

No! Ridammela! Ridammela!

Ferrante

(sorridendo tra i due, sballottato)

Signori miei.... signori miei....

A questo punto, l’uscio a destra si spalanca e ne vien fuori l’avvocato Lello Carpani, irritatissimo. È anch’egli sui quarant’anni, molto posato, avvocato di grido, che sa come bisogna comportarsi per farsi valere. Sarebbe, o vorrebbe essere ben altro, se non stimasse pericoloso abbandonarsi alle velleità letterarie della sua prima giovinezza piuttosto romantica. La quale s’intravede ancora da certi mezzi sorrisi, e da come si passa la mano sui capelli, ch’eran tanti e che sono pochini ormai, ma ben rassettati, con la scriminatura da un lato e un ciuffetto sulla fronte. La posizione. Tutte le apparenze da sostenere e da rispettare. E come si fa, Dio mio! È pur necessaria questa grande serietà, che contiene tanta segreta malinconia.

Lello

Ma Aldo, vergogna! A un signore in visita....

Aldo

(a Ferrante)

Oh, già! Scusi. — M’ha strappato la palla, ha visto?

Ferrante

Ma io godo moltissimo....

Lello

No, la prego: non dica così, perchè è una vera indecenza....

Aldo

Hai ragione, papà. Torno a chiedere scusa al signore.

Lello

Ti prego di tacere. Basta a denunziare la tua sconvenienza il fatto che mi giuochi a tennis in camera!

Aldo

No, permetti?

Lello

Basta così!

Aldo

M’accusi di sconvenienza.... Ti prego di guardare! (S’accosta d’un balzo a Decio e gli strappa di mano la racchetta per mostrarla a Lello insieme con la sua). Di chi sono queste racchette?

Lello

Che vuoi che sappia di chi sono!

Aldo

Questa, della mamma; e questa di Muci.

Lello

(scattando)

Ma che Muci! Si chiama Titti!

Aldo

Titti, sì: muci-muci — Me le ha lasciate in camera; con la palla. Non c’è caso che a me sarebbe venuto in mente di giocarci, senza questo disordine. E di’ tu, Decio, dov’erano posate?

Decio

(ipocrita)

Ma.... non so se debba dirlo....

Aldo

No, dillo! dillo!

Decio

Eh.... veramente.... sul letto....

Aldo

Hai capito? Con la palla! Cose che non dovrebbero essere ammissibili in una ragazza governata da Miss Write. Signore, la ossequio. — Vieni Decio!

Via tutti e due dall’uscio a sinistra. Lello resta male.

Ferrante

Eh, la gioventù!

Lello

(pigiando sulla parola)

D’oggi! Che vale quanto dire arroganza, impudenza, petulanza!

Ferrante

Anche quella di jeri, là!

Lello

No, prego! Sono stato anch’io giovane, e mi sentirei, creda, d’esser tuttora giovanissimo; ma gli eccessi, proprii della gioventù, erano, almeno per me, di ben altro genere.

Ferrante

Secondo nature. Mi sa che quel giovanotto debba tener molto da suo padre.

Lello

(impuntandosi)

Ah, lei è a conoscenza che non è mio figlio?

Ferrante

Sì. So che....

Lello

Ha conosciuto forse il padre?

Ferrante

Sissignore. E vengo anzi, se permette, a nome di lui....

Lello

(tirandosi indietro e quasi parando con la mano la notizia inattesa)

Di lui? Che dice? Di Ferrante Morli?

Ferrante

Non s’allarmi, prego!

Lello

È ritornato?

Ferrante

Sissignore.

Lello

Ferrante Morli è ritornato? Ma come? dove? quando è ritornato?

Ferrante

Da sei giorni.

Lello

Da sei giorni? E dove? Qua?

Ferrante

Non qua. Ha mandato me. Si calmi, per carità; mi lasci dire.

Lello

(senza dargli ascolto, indietreggiando e squadrandolo)

Manda lei? E che vuole? Che cosa può pretendere dopo quattordici anni?

Ferrante

Ecco: niente! Vorrei che mi lasciasse dire....

Lello

Ma che mi vuol dire! che mi vuol dire! È uno scompiglio! Uno sconquasso, ora.... (casca a sedere). Uno ch’era sparito, lei lo capisce? cancellato dalla memoria, come se fosse morto....

Ferrante

(con strana espressione)

Ecco, precisamente.

Lello

(stordito, voltandosi a guardarlo)

Che, precisamente?

Ferrante

Quand’uno parte (come partì lui) e ritorna dopo quattordici anni....

Lello

(balzando di nuovo in piedi)

Si ha tutto il diritto di considerarlo come morto!

Ferrante

(con l’espressione di prima)

Ecco, precisamente.

Lello

Lei sa come se ne partì? Saprà anche, allora, che fui io a cavarlo dal carcere!

Ferrante

Ah no, questo, scusi....

Lello

Sissignore! Minacciato d’arresto....

Ferrante

Se ne partì....

Lello

(con forza)

Se ne fuggì! E allora lo cavai io, qua, da tutto quel groviglio d’imprese spallate, per cui non aveva veduto altro scampo, che nella fuga.

Ferrante

(turbato, ritenuto, come sospeso in una costernata meraviglia)

Ah, lei.... lei riuscì a chiarire la.... la situazione del Morli?

Lello

Io! sissignore!

Ferrante

Ma.... so che c’era anche un forte ammanco — distorsione d’altri, lei lo saprà — ma di cui purtroppo il responsabile era lui.

Lello

(mostrando di non volersi indugiare nella discussione risponde, seccato, come se per lui la cosa non avesse importanza)

Per quell’ammanco intervenne la moglie.

Ferrante

(facendo un violentissimo sforzo su se stesso per dominare lo stupore e la commozione)

La moglie? Come?

Lello

(c. s.)

Con la dote. Contro il mio parere, badiamo. Non avrei voluto a nessun costo.

Ferrante

(non riuscendo a nascondere il dolore e la commozione)

Ma sì! Fu male! Non doveva mai! (Con ansia): E allora.... allora la signora perdette la dote?

Lello

(dopo averlo osservato un po’; con freddezza)

No, non la perdette.... Ma lei forse ha da comunicarmi qualche cosa, per cui questa notizia la turba tanto?

Ferrante

(cercando di riprendersi per rimediare)

No.... è.... è che lui ignora, ignora affatto, che la moglie.... Mi disse anzi, ch’era sicuro, allontanandosi forse per sempre, ch’ella — almeno materialmente — mercè la dote che le restava intatta e cospicua, non avrebbe patito di quella sua rovina. (Di nuovo con ansia) Ma lei mi dice che non la perdette?

Lello

Grazie a me, non la perdette, caro signore. Se si fosse rivolta a un avvocato di meno scrupoli....

Ferrante

(con fervore di gratitudine)

Ne sono convinto! ne sono convinto!

Lello

(interpretando male quel fervore)

Oh, sa? tanto per prevenire qualche sottintesa ironia....

Ferrante

(subito)

Ma no! Per carità!

Lello

No, dico, se mai! posso dichiararle senz’ambagi che m’interessai tanto alla sorte della signora, abbandonata a ventitre anni, con un bambino di quattro, sola, bella, inesperta....

Ferrante

(con uno scatto inconsulto)

Inesperta, no! (poi subito, per rimediare) Per quanto io ne sappia!

Lello

Basta a dimostrarlo il fatto che voleva dar via, così senz’altro, la sua dote....

Ferrante

Ma potè anche essere per amore del marito....

Lello

Ah, sì.... questo sì.... difatti....

Ferrante

Mi duole — badi! — doverlo riconoscere, perchè il Morli.... — eh, lo conosco bene! «La vita, a chi resta; la morte, a chi tocca!» — era questo il suo motto; per significare che non dobbiamo più impacciarci di chi se ne va.

Lello

Precisamente! Ma non fu così per lui! E so io quel che dovetti penare per far valere — prima su quell’intenzione di sacrifizio; poi, a poco a poco, sui sentimenti della signora — quell’interesse che, come le dicevo, presi subito alla sua sorte (reciso, con forza), per amore, sì — non esito affatto, ripeto, a dichiararlo — per l’amore che mi nacque improvviso allora per lei — giovane anch’io.... (Subito); Badi però; poteva essermi di vantaggio ch’ella sacrificasse al marito scomparso la sua dote, e si riducesse povera e bisognosa d’ajuto e di sostegno. — Non volli! La difesi contro me stesso!

Ferrante

Ah, bello!

Lello

Le feci costituire la dote a garanzia dei creditori; domandai una dilazione per dipanare tutta quella matassa arruffata d’affari; mettere in chiaro le spese, coprir quell’ammanco.... — Un anno d’inferno! — Non certo — lei capirà — per salvare il signor Morli!

Ferrante

Ma giustissimo! Per salvare la dote!

Lello

La dote, sì, ma perchè lei potesse disporre di sè, non solo liberata da ogni difficoltà materiale, ma anche secondo la sua elezione, senza più nessun ostacolo a ricongiungersi, se voleva, col marito, richiamandolo a sè, in patria, senza più pericolo che fosse arrestato.

Ferrante

Bello! Ah bello! Bello!

Lello

No — ecco.... onesto; e — creda — non facile!

Ferrante

Se permette, io dico bello. — Onesto, mi scusi, se lei non avesse amato la signora.

Lello

Anzi perchè l’amavo!

Ferrante

Lei, sì; ma la signora? la signora, è chiaro che doveva ancora amar molto, molto suo marito!

Lello

(con stizza, subito)

Gliel’ho già detto io stesso, mi pare!

Ferrante

Appunto. E perciò bello! Lei, mi perdoni, forse non sentì tanto il bisogno dell’onestà, quanto di farsene bello di fronte a quell’amore di lei, quasi per sfidarlo col paragone tra la viltà del marito che se n’era scappato e codesta sua abnegazione che glielo ridava libero di ritornare a un suo richiamo.

Lello

Ebbene? Quand’anche fosse così?

Ferrante

Ah no, niente! Per chiarire la mia idea....

Lello

Ma nient’affatto! Perchè non m’arrestai qui, io, caro signore! Dopo averlo cavato dagli imbrogli, fui ancora io ad avviar tutte le ricerche possibili e immaginabili presso i nostri consolati per rintracciarlo all’estero e fargli sapere che poteva ritornare tranquillo a casa sua! Le ho detto perciò che io, io più di tutti, ho il diritto di considerarlo come morto!

Ferrante

Già! Ma veda, non era possibile, ch’egli avesse notizia di codeste ricerche....

Lello