L’INNESTO
MASCHERE NUDE.
IV.
LUIGI PIRANDELLO
MASCHERE NUDE
L’INNESTO
COMMEDIA IN TRE ATTI
LA RAGIONE DEGLI ALTRI
(ex SE NON COSÌ)
COMMEDIA IN TRE ATTI
Con una lettera alla protagonista.
MILANO
Fratelli Treves, Editori
1921
—
Secondo migliaio.
PROPRIETÀ LETTERARIA.
I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda.
Copyright by Luigi Pirandello, 1920.
È assolutamente proibito di rappresentare queste commedie senza il consenso della Società Italiana degli Autori (Articolo 14 del Testo unico, 17 settembre 1882).
Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest’opera che non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.
Milano, Tip. Treves.
L’INNESTO COMMEDIA IN TRE ATTI.
PERSONAGGI.
- Laura Banti, moglie di Giorgio Banti.
- La Signora Francesca Betti, madre di Laura e di Giulietta.
- L’Avvocato Arturo Nelli.
- La Signora Nelli.
- Il Dottor Romeri.
- Il Delegato.
- La Zena, contadina.
- Filippo, vecchio giardiniere.
- Un Cameriere.
- Una Cameriera.
- Il Portiere.
- Due Guardie, che non parlano.
Il primo atto a Roma. Il secondo e il terzo in una villa, a Monteporzio. — Oggi.
ATTO PRIMO.
Salotto elegantemente mobiliato in casa Banti. Uscio comune in fondo, e laterali a destra e a sinistra (dell’attore).
SCENA PRIMA.
La Signora Nelli, La Signora Francesca, Giulietta.
Al levarsi della tela la signora Nelli, in visita, attende, sfogliando in piedi presso un tavolinetto una rivista illustrata. Entrano poco dopo dall’uscio a sinistra, anch’esse col cappello in capo, la signora Francesca e Giulietta.
Francesca
vecchia provinciale arricchita, troppo stretta in un abito troppo elegante, che contrasta con l’aria un po’ goffa e il modo di parlare. Non è sciocca; piuttosto un po’ sguajata.
Cara signora mia!
Signora Nelli
elegante, ma già sciupata, con qualche velleità di tenersi ancor su, in un mondo che non è più per lei.
Oh! la signora Francesca! Giulietta!
Scambio di saluti.
Francesca.
Vede? Qua anche noi, ad aspettare.
Signora Nelli.
Già; ho saputo.
Francesca.
Sarà un’ora. No, più, più, che dico? Saranno almeno due ore!
Giulietta
molto fine, atteggiamento stanco, con qualche affettazione di superiorità.
È veramente strano, creda. Sto in pensiero.
Signora Nelli.
Perchè? Manca forse da troppo tempo?
Giulietta.
Ma sì! Da questa mattina, alle sei; si figuri!
Signora Nelli.
Uh! Alle sei? Laura è uscita di casa alle sei?
Francesca
a Giulietta, risentita.
Se dici così “alle sei„, chi sa che cosa puoi far credere, Dio mio! Bisogna dire che è uscita con la co.... con la cosa....
Giulietta
piano, seccata, suggerendo.
Con la scatola.
Francesca.
Ecco, già! con la scatola dei colori.
Signora Nelli.
Ah, bravo! Ha ripreso dunque a dipingere, Laura?
Francesca.
Sissignora. Già, il terzo giorno. Va in campagna — cioè, non so, in un bosco....
Giulietta.
Ma che bosco! A Villa Giulia, mamma!
Francesca.
Non è bosco? E che ne so, io? Sempre a Napoli ho vissuto, io, signora mia. Di queste ville di qua, poco m’intendo.
Giulietta.
Già! Ma jeri e l’altro jeri, capisce? alle undici al massimo è stata di ritorno. Ora, a momenti è sera, e....
Signora Nelli.
Avrà voluto forse finire il suo bozzetto!
Francesca.
Ecco, benissimo!
A Giulietta.
Vedi? quello che penso io!
Signora Nelli.
Ma sarà certo così! Se è uscita con la scatola dei colori, non c’è da stare in pensiero. Si spiega.
Giulietta.
No, ecco, per questo non si spiegherebbe, scusi. Chi esce da tre giorni quasi all’alba, vuol dire che s’è proposto di ritrarre.... non so, certi effetti di prima luce che, avanzando il giorno, non si possono più avere.
Signora Nelli.
Ah, è pittrice anche la Giulietta?
Giulietta.
Ma no, che pittrice, per carità!
Francesca.
Non dia retta; se n’intende anche lei. Ah, quella che è istruzione, signora mia, m’è piaciuta assai, a me, sempre! Non l’ho potuta avere io; ma le mie figliuole, per grazia di Dio, i meglio professori! Francese, inglese, la musica.... E Laura, che ci aveva la disposizione, anche la pittura, col professor Dalbuono, che lei lo sa, rinomatissimo! Giulietta non la volle studiare, ma....
Signora Nelli
compiendo la frase.
Stando accanto alla sorella....
Francesca.
Ecco, già!
A Giulietta, che s’allontana, scrollando le spalle urtata:
Che cos’è?
Signora Nelli
fingendo di non capire la mortificazione della ragazza per la goffaggine della mamma.
Via, signorina, non stia così in pensiero! Lei dice bene; ma scusi, non potrebbe esser venuto in mente a Laura di cominciare lì per lì qualche altro studio?
Giulietta
freddamente, concedendo per cortesia.
Questo.... sì, potrebbe darsi.
Signora Nelli.
Se ha ripreso a dipingere coll’antico fervore....
Giulietta.
No, che! Non ha più nessun fervore, Laura.
Francesca.
Ma quando si prende marito, sfido! Queste sono cose, come si dice? adorni ecco, adorni, signora mia, per le ragazze. Non le pare? Però mio genero li vuole, sa! Bisogna dire la verità! La spinge lui, mio genero.
Signora Nelli.
E fa bene! Ah, certo. Fa benissimo. Sarebbe un vero peccato che Laura, dopo tante belle prove....
Giulietta.
Non lo fa mica per questo, mio cognato. Forse, se Laura vedesse in suo marito una certa passione per la sua arte.... Ma sa che la spinge a riprendere la tavolozza, come la spingerebbe.... che so? a qualunque altra occupazione....
Francesca.
E che fa, male? Si sa che bisogna occuparsi! Signora mia, quando si è cresciute, come le mie due figliuole, negli agi.... Sa qual è il vero guajo, qua? Che mancano i figliuoli!
Signora Nelli.
Ah! per carità, signora, non li chiami! Se sapesse quanto invidio Laura, io! Ha sposato due anni prima di me, Laura: sono già sette anni, è vero? E io, in cinque, già tre....
Francesca.
Eh! ma scusi! ma perchè lei, volendola dire, si vede che ci s’è buttata proprio a corpo perduto!
Signora Nelli
ridendo, con finto orrore.
No! Che! Povera me! Sono venuti....
Francesca.
Io dico uno! Uno, almeno, creda, ci vuole!
Signora Nelli.
Mi sembra che vivano così bene d’accordo Laura e suo marito....
Francesca.
Uh! per questo....
Si china verso la signora Nelli e le confida piano all’orecchio.
Troppo, signora mia! troppo! troppo!
Signora Nelli
piano, restando, ma un po’ anche sorridendo.
Come, troppo?
Francesca.
Ma sì, perchè.... sa com’è? nei primi tempi, quando marito e moglie, giovani, si vogliono bene, se s’affaccia il pensiero d’un figliuolo, l’uomo specialmente si.... si....
Fa un gesto espressivo con le mani, contraendo le dita davanti al petto e tirandosi indietro col busto, come per dire: si arruffa.
mi spiego? perchè teme di non poter più avere tutta per sè la mogliettina.
Signora Nelli.
Eh! lo so.... Poi passa un anno, ne passano due, tre.... Lo desidera dunque il signor Banti, il figliuolo?
Francesca.
No, Laura! Lo desidera Laura! Tanto! Giorgio dice che lo desidera per lei.
Giulietta.
E naturalmente, allora, Laura, lo desidera per sè!
Francesca.
Ma che dici? Perchè dici così? Vuoi far credere alla signora qua, che Laura non sia contenta di suo marito?
Giulietta.
Ma no, mamma! Io non ho detto questo. Quando passano, non tre, ma cinque, ma sette anni!
Francesca.
Tu non capisci niente! La donna, signora mia, dopo tanti anni, se non si hanno figliuoli, sa che cosa fa? Si guasta. Glielo dico io! E anche l’uomo si guasta. Si guastano tutti e due. Per forza!
Accenna a Giulietta.
Non posso parlare. Ma è proprio tutto il contrario di quello che immagina questa ragazza. Perchè l’uomo perde l’idea di vedere domani nella propria moglie la madre, e.... e.... e.... con lei mi sono spiegata, è vero?
Signora Nelli.
Sì, capisco, capisco....
Francesca.
Queste benedette ragazze! Chi sa come sognano la vita!
Giulietta.
Oh! Dio mio, mamma! Sai bene che non sogno affatto, io!
Francesca.
Già, non sogna, lei! E credi che sia bello non sognare? Non le posso soffrire, signora mia, queste ragazze d’oggi, con tutta quest’aria così.... così....
Signora Nelli
suggerendo con un sorriso.
Fanée.
Francesca.
Come ha detto?
Signora Nelli.
Fanée.
Francesca.
Già, così!
Giulietta
con dispetto.
È la moda.
Francesca.
Io non so il francese, ma so che codesta moda non mi piace per nientissimo affatto.
SCENA II.
Dette e Cameriera.
Cameriera
accorrendo in grande agitazione dall’uscio comune.
Signora! Signora!
Francesca.
Che cosa è?
Cameriera.
Oh Dio! La signora Laura! Venga! venga!
Francesca.
Mia figlia?
Balza in piedi.
Signora Nelli
alzandosi anche lei.
Oh Dio, che è stato?
Cameriera.
La portano su, ferita!
Francesca.
Ferita? Come! Laura?
Giulietta
con un grido, accorrendo per l’uscio in fondo.
Lo dicevo io!
Francesca
accorrendo anche lei.
Figlia mia! Figlia!
SCENA III.
Dette, Laura, Il Delegato, Il Cameriere, Il Portiere, Due Guardie.
Laura, sostenuta dal delegato e dal cameriere, si presenta sulla soglia, cascante, come disfatta, con gli abiti e i capelli in disordine. Nel pallore cadaverico, le fa sangue il labbro. Ha, lungo il collo, aspri, sanguinosi strappi. Il portiere reca in mano il cappello della signora, la scatola dei colori. Le due guardie si tengono presso l’uscio.
Francesca
che s’è lanciata per accorrere con le altre, dapprima indietreggia spaventata, all’apparizione della figlia in quello stato; poi con un grido, andandole incontro.
Ah! Laura! Che t’hanno fatto? Laura mia!
Laura
buttandosi al collo della madre, in preda a un convulso crescente, di ribbrezzo e di disperazione.
Mamma.... mamma.... mamma....
Francesca.
Sei ferita? Dove? Dove?
Giulietta
cercando d’abbracciare anche lei la sorella.
Laura! Laura mia! Che hai? che hai?
Signora Nelli.
Ma come è stato? chi è stato?
Francesca.
Chi t’ha ferita? Figlia! figlia mia! Dove sei ferita?
Giulietta
portando una seggiola e gridando.
Qua, mamma....
Francesca.
Dove? dove?
Giulietta.
No, dico, falla sedere! Vedi? non si regge.
Francesca.
Ah sì, siedi, figlia, siedi.... Ma chi è stato l’assassino? Chi....
Non può seguitare a parlare, perchè Laura, cascando a sedere senza staccarsi dal collo di lei, la obbliga a piegarsi.
Giulietta.
Chi è stato?
Al delegato, forte:
Lo dica lei, chi è stato?
Il Delegato
con imbarazzo, guardando la signora Nelli, come per farsi intendere.
La.... la signora è stata vittima d’una.... di una.... aggressione, ecco....
Signora Nelli
con un grido soffocato.
Ah!
Giulietta
inginocchiandosi e facendo per cingere con le braccia la sorella.
Oh, Laura.... dì, dì.... come?
Laura
staccando le braccia dal collo della madre e respingendo per impulso istintivo, ma pur con angoscioso affetto la sorella.
No.... tu no, Giulietta.... Va’, tu.... va’.... va’....
Giulietta
a sedere sui ginocchi, tirandosi indietro, smarrita.
Perchè?
Francesca
intuendo, alzando le mani e sbarrando gli occhi:
Questo?... Ah Dio mio!... Questo?...
Alla signora Nelli, facendole cenno di condurre di là Giulietta.
Signora....
Poi, chinandosi su Laura:
Ma come? Figlia mia....
Di nuovo, alla signora Nelli.
Signora, per carità....
Signora Nelli
a Giulietta.
Venga.... venga, cara.... Andiamo di là....
Giulietta.
Ma perchè?
Poi guarda il delegato; capisce che deve andare; scoppia in singhiozzi su la spalla della signora Nelli che la conduce via per l’uscio in fondo.
Laura
mostrando il collo alla madre.
Guarda.... guarda....
Francesca.
Ma chi è stato? Chi?
Laura
non può parlare; il convulso è giunto al colmo; tre volte, fra il tremore spaventoso di tutto il corpo, storcendosi le mani per l’onta, per lo schifo, grida quasi a scatti:
Un bruto.... un bruto.... un bruto....
E rompe in un pianto che pare un nitrito, balzante dalle viscere contratte.
Francesca.
Figlia mia!
Si precipita su lei, e sentendola mancare, la solleva con l’ajuto della cameriera.
Portiamola di là!
Poi, conducendola verso l’uscio a sinistra.
Un medico, presto! Il dottor Romeri!
Il Cameriere.
È già avvertito, signora....
Il Portiere.
L’ho chiamato al telefono....
Francesca, Laura, la Cameriera via per l’uscio a sinistra.
SCENA IV.
Detti, Il Dottor Romeri, poi Giorgio Banti, Arturo Nelli, La Signora Nelli.
Il Cameriere
al delegato.
L’hanno preso?
Il delegato non risponde; apre le braccia.
Il Portiere.
Ma dove è stato?
Entra dall’uscio in fondo in fretta il dottor Romeri.
Il Cameriere.
Ah, ecco qua il signor dottore!
Romeri.
Dov’è? dov’è?
Il Cameriere.
Ecco, di qua, signor dottore; venga!
Indica l’uscio a sinistra. Si odono intanto dall’interno le voci di Giorgio Banti e di Arturo Nelli che chiamano: — Dottore!... Dottore!... — Il dottor Romeri si ferma; si volta. Sopraggiungono Giorgio Banti, pallido, scontraffatto; l’avvocato Nelli, la signora Nelli.
Giorgio.
È ferita? È ferita?
Romeri.
Sto arrivando adesso io....
Giorgio.
Venga, venga!
Corre per l’uscio a sinistra, seguito dal dottor Romeri.