LUMÌE DI SICILIA


LUMÌE DI SICILIA

DI

Luigi Pirandello

COMMEDIA IN UN ATTO

GINN AND COMPANY
BOSTON — NEW YORK — CHICAGO — LONDON
ATLANTA — DALLAS — COLUMBUS — SAN FRANCISCO
1916


PERSONAGGI

  • Micuccio Bonavino, sonatore di banda.
  • Marta Marnis, madre di
  • Sina Marnis, cantante.
  • Ferdinando, cameriere.
  • Dorina, cameriera.
  • Invitati.
  • Altri Camerieri.

Oggi — In una città dell'Italia settentrionale

LUMÌE DI SICILIA

La scena rappresenta una camera di passaggio, con scarsa mobilia: un tavolino, alcune sedie. L'angolo a sinistra (dell'attore) è nascosto da una cortina. Usci laterali, a destra e a sinistra. In fondo, l'uscio comune, a vetri, aperto, dà in una stanza al buio, attraverso la quale si scorge una bussola che immette in un salone splendidamente illuminato. S'intravede in questo salone, attraverso i vetri della bussola, una suntuosa mensa apparecchiata.

È notte. La camera, al buio. Qualcuno ronfa dietro la cortina.

(Poco dopo levata la tela, Ferdinando entra per l'uscio a destra con un lume in mano. È in maniche di camicia, ma non ha che da indossar la marsina per esser pronto a servire in tavola. Lo segue Micuccio Bonavino, campagnuolo all'aspetto, col bavero del pastrano ruvido rialzato fin su gli orecchi, un sudicio sacchetto in una mano, nell'altra una vecchia valigetta e l'astuccio d'uno strumento musicale, che egli quasi non può più reggere, dal freddo e dalla stanchezza. Appena la camera si rischiara, cessa il ronfo dietro la cortina, donde Dorina domanda:)

DORINA

Chi è?

FERDINANDO

(posando il lume sul tavolino) Ehi, Dorina, su! Vedi che c'è qui il signor Bonvicino.

MICUCCIO

(scotendo la testa per far saltare dalla punta del naso una gocciolina, corregge) Bonavino, veramente.

FERDINANDO

Bonavino, Bonavino.

DORINA

(dalla cortina, in uno sbadiglio) E chi è?

FERDINANDO

Parente della signora. (a Micuccio) Come sarebbe di lei la signora, scusi? Cugina forse?

MICUCCIO

(imbarazzato, esitante) Ecco, veramente no: non c'è parentela. Sono.... sono Micuccio Bonavino; lei lo sa.

DORINA

(incuriosita, sebbene ancor mezzo assonnata, uscendo fuori della cortina) Parente della signora?

FERDINANDO

(stizzito) Ma che! No. Lasciami sentire. (a Micuccio) Compaesano? Perchè mi avete allora domandato se c'era “zia” Marta? (a Dorina) Capisci? Ho creduto parente, nipote. Io non posso ricevervi, caro mio.

MICUCCIO

Non potete ricevermi? Se vengo apposta dal paese!

FERDINANDO

Apposta, perchè?

MICUCCIO

Per trovarla!

FERDINANDO

Ma non si viene a trovare a quest'ora. Non c'è!

MICUCCIO

Se il treno arriva adesso, che posso farci io? Potevo dire al treno: cammina più presto? (congiunge le mani ed esclama sorridendo, come per persuadere a una certa indulgenza) Treno è! Arriva quando deve arrivare. Sono in viaggio da due giorni....

DORINA

(squadrandolo) E vi si vede, oh!

MICUCCIO

Sì, eh? Molto? Come sono?

DORINA

Brutto, caro. Non v'offendete.

FERDINANDO

Io non posso ricevervi. Ritornate domattina e la troverete. Adesso la signora è a teatro.

MICUCCIO

Ma che tornare! Dove volete che vada io adesso, di notte, forestiere? Se non c'è, l'aspetto. Oh, bella! Non posso aspettarla qua?

FERDINANDO

Vi dico che, senza permesso....

MICUCCIO

Ma che permesso! Voi non mi conoscete....

FERDINANDO

Appunto perchè non vi conosco.... Non voglio mica prendermi una sgridata per voi!

MICUCCIO

(sorridendo con aria di sufficienza gli fa cenno di no, col dito) State tranquillo.

DORINA

(a Ferdinando) Ma sì, avrà proprio testa da badare a lui, questa sera. (a Micuccio) Vedete, caro? (gli indica il salone in fondo, illuminato) Abbiamo festa!

MICUCCIO

Ah sì? Che festa?

DORINA

La serata (sbadiglia) d'onore.

FERDINANDO

E finiremo, se Dio vuole, all'alba!

MICUCCIO

Va bene, non importa. Io sono sicuro che appena Teresina mi vede....

FERDINANDO

(a Dorina) Capisci? La chiama Teresina — lui — senz'altro. Mi ha domandato se stava qui “Teresina la cantante.”

MICUCCIO

E che cos'è? non è cantante? Se si chiama così.... Volete insegnarmelo a me, lei?

DORINA

Ma dunque la conoscete proprio bene?...

MICUCCIO

Bene? Cresciuti insieme!

FERDINANDO

Che facciamo?

DORINA

E lascialo aspettare!

MICUCCIO

(risentito) Ma aspetto, sicuro.... Che vuol dire? Mica son venuto per....

FERDINANDO

Sedete pur là. Io me ne lavo le mani. Devo apparecchiare. (s'avvia al salone in fondo)

MICUCCIO

È bella, questa!... Come se io fossi.... Forse perchè mi vede così.... Se lo dicessi a Teresina, quando torna dal teatro.... (ha come un dubbio, e si guarda intorno) Questa casa di chi è?

DORINA

(osservandolo e pigliandoselo a godere) Nostra — finchè ci stiamo.

MICUCCIO

E dunque.... va bene! (allunga di nuovo lo sguardo fino al salone) È grande la casa?

DORINA

Così così.

MICUCCIO

Quello è un salone?

DORINA

Pel ricevimento. Questa notte ci si cena.

MICUCCIO

Ah! E che tavolata!... che luminaria!

DORINA

Bello, eh?

MICUCCIO

(si stropiccia le mani, contentone) Dunque è vero!

DORINA

Che cosa?

MICUCCIO

Eh.... si vede.... stanno bene....

DORINA

Di salute?

MICUCCIO

No.... dico.... (stropiccia le dita)

DORINA

Ma sapete chi è Sina Marnis?

MICUCCIO

Sina? Ah.... già già.... ora.... Me l'ha scritto zia Marta.... Teresina.... Sicuro.... Tere-sina: Sina....

DORINA

Ma aspettate.... ora che ci penso.... voi (chiama Ferdinando dal salone) Ps! Vieni, Ferdinando.... Sai chi è? Quello a cui scrive sempre, lei, la madre....

MICUCCIO

Non sa scrivere, poverina....

DORINA

Sì, sì, Bonavino. Ma.... Domenico — voi vi chiamate Domenico?

MICUCCIO

Domenico o Micuccio, è la stessa cosa. Noi diciamo Micuccio.

DORINA

Che siete stato malato, è vero? ultimamente....

MICUCCIO

Terribile, sì. Per morire. Morto! Proprio morto.

DORINA

E la signora Marta vi mandò un vaglia, è vero? Siamo andate insieme alla Posta.

MICUCCIO

Un vaglia, un vaglia. E per questo vengo! L'ho qua, il denaro.

DORINA

Glielo riportate?

MICUCCIO

(si turba) Denari — niente! Non se ne deve parlare. Ma prima.... Staranno ancora molto a venire?

DORINA

(guarda l'orologio) Eh, ci vorrà ancora.... Questa sera poi, figuriamoci....

FERDINANDO

(ripassando, dal salone all'uscio laterale a sinistra, con stoviglie, applaudendo e gridando) Bene! Bravo! Bis! bis! bis!

MICUCCIO

(sorridendo) Gran voce, eh?

FERDINANDO

(riavviandosi) Eh sì.... anche la voce....

MICUCCIO

(si stropiccia le mani) Me ne posso vantare! Opera mia!

DORINA

La voce?

MICUCCIO

Io gliel'ho scoperta!

DORINA

Ah sì? (a Ferdinando) Senti? Gliel'ha scoperta lui — la voce.

MICUCCIO

Sono musicante, io.

FERDINANDO

Ah! musicante? Bravo! Che sonate? La tromba?

MICUCCIO

(nega prima col dito, seriamente; poi dice) Che tromba! L'ottavino. Sono della banda, io. La banda comunale del mio paese.

DORINA

Come si chiama? Aspettate: me lo ricordo....

MICUCCIO

Palma Montechiaro — come si deve chiamare?

FERDINANDO

E dunque la voce gliel'avete scoperta voi?

DORINA

Su, su, diteci come avete fatto, figliuolo! Sta' a sentire, Ferdinando.

MICUCCIO

(alzando le spalle) Come ho fatto?... Cantava....

DORINA

E voi subito, musicante.... — eh?

MICUCCIO

No.... subito, no; anzi....

FERDINANDO

Vi c'è voluto del tempo?

MICUCCIO

Lei cantava sempre.... anche per dispetto....

DORINA

Sì?

MICUCCIO

Eh già, per.... per non pensare a tante cose.... perchè....

FERDINANDO

Perchè?

MICUCCIO

Dispiaceri.... contrarietà, poveretta.... allora! Le era morto il padre.... io, sì, le.... le aiutavo, lei e la madre, zia Marta.... Mia madre però non voleva.... e.... insomma....

DORINA

Le volevate bene, dunque?

MICUCCIO

Io? a Teresina? Mi fate ridere! Mia madre pretendeva che la abbandonassi perchè non ci aveva nulla, orfana di padre.... mentre io, bene o male, il posticino ce l'avevo, nella banda....

FERDINANDO

Ma.... niente, niente, allora — fidanzati?

MICUCCIO

Non volevano i miei parenti, allora! E apposta cantava per dispetto Teresina....

DORINA

Ah! guarda.... guarda.... E allora voi?

MICUCCIO

Il cielo! Proprio posso dirlo: ispirazione dal cielo! Nessuno ci aveva mai badato; neanche io. Tutt'a un tratto.... una mattina....

FERDINANDO

Quando si dice la fortuna!

MICUCCIO

Non me lo scordo più.... Era una mattina d'aprile.... Lei cantava presso la finestra.... sui tetti.... Stava in soffitta, allora!

FERDINANDO

Capisci?

DORINA

E zitto!

MICUCCIO

Che male c'è? Di quest'erba si fa il fascio....

DORINA

Ma si sa! Dunque? Cantava?

MICUCCIO

Cento mila volte l'avevo sentita, cantata da lei, quell'arietta nostra paesana....

DORINA

Arietta?

MICUCCIO

Sì. Tutto passa.... — intitolata così.

FERDINANDO

Eh! Tutto passa....

MICUCCIO

(recitando)

Tuttu passa nni stu munnu;

Ogni cosa affaccia, e mori.

Ma la spina di lu cori,

Beni miu, nun passa cchiu....

E che musica! Divina.... appassionata.... Basta. Non ci avevo mai fatto caso. Ma quella mattina.... In paradiso!... un angelo, un angelo mi pareva che cantasse!... Zitto, zitto, senza prevenire nè lei nè la madre, il dopo pranzo condussi su nella soffitta il maestro della banda, che è mio amico.... — uh, amicone, per questo: Saro Malaviti.... tanto buono, poveretto.... — La sente.... — lui è bravo, un maestro bravo.... che lì a Palma lo dicono tutti.... — dice: “Ma questa è una voce di Dio!” Figuratevi che allegrezza! Presi a nolo un pianoforte, che per arrivare lassù, in soffitta.... basta! comprai le carte da musica, e subito il maestro cominciò a darle lezione.... ma così.... contentandosi di qualche regaluccio che potevo fargli di tanto in tanto.... Che ero io? Quel che sono adesso: un poveraccio.... Il pianoforte costava, le carte costavano.... e poi Teresina doveva nutrirsi bene....

FERDINANDO

Eh, si sa!

DORINA

Per aver forza di cantare....

MICUCCIO

Carne, ogni giorno! me ne posso vantare!

FERDINANDO

Perbacco!

DORINA

E così?

MICUCCIO

Cominciò a imparare. E si vide fin d'allora.... Stava lassù.... in cielo si può dire.... — e si sentiva per tutto il paese — la gran voce.... — La gente.... così, sotto, nella strada, a sentire.... E che anima! Ardeva.... ardeva proprio.... E quando finiva di cantare, m'afferrava per le braccia.... così (afferra Ferdinando) — e mi scrollava.... — Pareva una matta.... Perchè lei già lo sapeva; vedeva che cosa sarebbe diventata.... Il maestro poi ce lo diceva. E lei non sapeva come dimostrarmi la sua gratitudine. — Zia Marta, invece, poveretta....

DORINA

Non voleva?

MICUCCIO

Non che non volesse — non ci credeva, ecco. Ne aveva viste tante, povera vecchia, in vita sua, che non avrebbe voluto neppure che a Teresina passasse per il capo di sollevarsi dallo stato, a cui essa da tanto tempo s'era rassegnata. Aveva paura, ecco. E poi sapeva quel che costava a me.... e che i miei parenti.... Ma io la ruppi con tutti, con mio padre, con mia madre, quando venne a Palma un certo maestro di fuori.... che teneva concerti.... uno.... — adesso non ricordo più come si chiama — ma nominato assai.... basta! — quando questo maestro sentì Teresina e disse che sarebbe stato un peccato, un vero peccato non farle proseguire gli studi in una città, in un gran Conservatorio.... — la ruppi con tutti; vendetti il podere che m'aveva lasciato, morendo, un mio zio sacerdote, e mandai Teresina a Napoli.

FERDINANDO

Voi?

MICUCCIO

Io, io.

DORINA

(a Ferdinando) Coi suoi denari, non capisci?

MICUCCIO

Quattr'anni la mantenni lì, agli studi. Non l'ho più riveduta, da allora.

DORINA

Mai?

MICUCCIO

Mai. Perchè.... perchè poi si mise a cantare nei teatri, capite? di qua e di là.... Preso il volo, da Napoli a Roma, da Roma a Milano.... poi in Ispagna.... poi in Russia.... poi qua di nuovo....

FERDINANDO

Furori!

MICUCCIO

Eh, lo so! Ce li ho tutti lì, nella valigia, i giornali.... E qui poi ci ho le lettere (cava dalla tasca in petto della giacca un mazzetto di lettere).... sue e della madre.... Ecco qua: queste sono parole sue, quando mi mandò il denaro, che stava per morire: “Caro Micuccio, non ho tempo di scriverti. Ti confermo quanto ti dice la mamma. Curati, rimettiti presto e vogliami bene.” “Teresina.”

FERDINANDO

E.... vi mandò assai?

DORINA

Mille lire — no?

MICUCCIO

Mille, già.

FERDINANDO

E il vostro podere, scusate — quello che vendeste — quanto costava?

MICUCCIO

Ma che poteva costare? Poco.... Un pezzettino di terra....

FERDINANDO

(ammiccando a Dorina) Ah....

MICUCCIO

Ma l'ho qua, io, il danaro. Non voglio niente, io. Quel poco che ho fatto, l'ho fatto per lei. Eravamo rimasti d'accordo d'aspettare due, tre anni, perchè lei si facesse strada.... Zia Marta me l'ha sempre ripetuto nelle sue lettere. Dico la verità, ecco: il danaro non me l'aspettavo. Ero stato tant'anni; potevo stare ancora.... Ma se Teresina me l'ha mandato, è segno che ne ha d'avanzo; la strada se l'è fatta....

FERDINANDO

Eh, altro! E che strada, caro voi!

MICUCCIO

Dunque è tempo....

DORINA

Di sposare?

MICUCCIO

Io sono qua.

FERDINANDO

Siete venuto per sposare Sina Marnis?

DORINA

Sta' zitto! Se c'è la promessa! Non capisci niente. Sicuro! Per sposare!

MICUCCIO

Io non dico niente: — dico: — Sono qua. Ho piantato tutto e tutti, lì al paese: la famiglia, la banda, ogni cosa. Ho litigato coi miei parenti per via di queste mille lire, che arrivarono senza ch'io lo sapessi, quand'ero più morto che vivo. Ho dovuto strapparle dalle mani a mia madre, che se le voleva tenere. Ah, nossignori — denari, niente! Micuccio Bonavino, denari — niente! Dovunque sia, anche in capo al mondo, io — per me — non posso perire. L'arte, ce l'ho. Ci ho là l'ottavino, e....

DORINA

Ah si? Vi siete portato anche l'ottavino?

MICUCCIO

Sicuro che me lo sono portato! Io e lui facciamo una cosa sola....

FERDINANDO

Lei canta, e lui suona. — Capisci?

MICUCCIO

Che non posso sonare nell'orchestra, forse?

FERDINANDO

Ma sicuro! Perchè no?

DORINA

E.... sonerete bene, m'immagino!

MICUCCIO

Così.... — suono da dieci anni....

FERDINANDO

Se ci faceste sentire qualche cosa? (va a prendere l'astuccio dello strumento)