PENSACI, GIACOMINO!
LUIGI PIRANDELLO
MASCHERE NUDE
PENSACI, GIACOMINO!
MILANO
Fratelli Treves, Editori
Quinto migliaio.
PROPRIETÀ LETTERARIA.
I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.
Copyright by Luigi Pirandello, 1918.
Per ottenere il diritto di rappresentazione rivolgersi esclusivamente alla Società Italiana degli Autori (Milano, Via Sant'Andrea, 9).
Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.
Tip. Fratelli Treves — 1922.
All'amico Ruggero Ruggeri,
maestro d'ogni composto ardire
sulla scena.
PENSACI, GIACOMINO!
COMMEDIA IN TRE ATTI.
PERSONAGGI.
- Agostino Toti, professore di storia naturale.
- Lillina sua moglie.
- Giacomino Delisi.
- Cinquemani, vecchio bidello del Ginnasio.
- Marianna, sua moglie.
- Rosaria Delisi, sorella di Giacomino.
- Il cavalier Diana, direttore del Ginnasio.
- Padre Landolina.
- Rosa, serva in casa Toti.
- Filomena, vecchia serva in casa Delisi.
- Ninì, bambino (non parla).
- Scolari del Ginnasio che non parlano.
In una cittaduzza di provincia. — Oggi.
ATTO PRIMO.
Il corridoio d'un Ginnasio di provincia. Nella parete di fondo s'aprono a ugual distanza l'uno dall'altro varii usci con tabelle in cima: Classe II — Classe III — Classe IV. — Davanti a questa parete corrono gli archi d'un loggiato, propriamente tre archi sostenuti da due colonne, che limitano il corridoio in fondo. A destra e a sinistra due pareti laterali. Nel mezzo a quella di destra un uscio con la tabella: Gabinetto di Storia Naturale. — In quella di sinistra, a riscontro, un altro uscio con la tabella: Direzione. — Allo spigolo di questa parete, la campana della scuola, con la catenella pendente. Nella parete di destra, presso l'uscio del Gabinetto di Storia Naturale, un tavolino e una sedia per il bidello. — Destra e sinistra dell'attore.
La scuola sta per finire. Al levarsi della tela, Cinquemani, il bidello, che passeggia in fondo per il corridoio, col berretto gallonato e uno scialle di lana sulle spalle, si ferma al rumore indiavolato che viene dal Gabinetto di Storia Naturale, dove il professor Toti fa lezione; alza le mani coi mezzi-guanti di lana e le scuote in aria, come a dire: “Dio, che baccano!„ All'improvviso si spalanca l'uscio a destra e il Direttore Diana irrompe su le furie, urlando:
Direttore.
Perdio, ma dove siamo?
Corre ad aprire l'uscio del Gabinetto di Storia Naturale, e subito ogni rumore cessa. — Allora, gridando dalla soglia, rivolto verso l'interno:
Professor Toti, ma le par questo il modo di tener la disciplina? È uno scandalo, perdio!
Fingendo di rivolgersi prima a uno, poi a un altro alunno.
Che fa lei lì vicino alla finestra? — E lei, costà, fuori del banco? — Dico a voi! dico a voi! — Via tutt'e due! Raccogliete i vostri libri, e via! Fuori della classe! — Professor Toti, prenda i nomi di codesti due alunni!
I due alunni, rossi, mortificati, coi libri sotto il braccio e il cappello in mano, vengono fuori dell'uscio.
Vi faccio veder io come si sta in classe! Vergogna! Voi siete esclusi per tre giorni! E saranno avvertiti a casa i vostri genitori! Via!
I due alunni, via, voltando per il corridoio, verso destra.
Professore, la prego, venga fuori un momento! Come? Che cos'è? Ce n'è un altro? che vuol dire? Chi è codesto giovine?
Con uno scatto di viva meraviglia e d'ira insieme:
Uhhh! Lo tenga, lo tenga, perdio! Se lo fa scappare dalla finestra?
Voltandosi verso il bidello.
Cinquemani, correte di là
Indica verso sinistra.
subito alla Palestra ginnastica: è scappato un alunno!
Cinquemani corre via per il corridoio.
Toti
venendo fuori dal Gabinetto.
Ma le posso giurare signor Direttore, che quel giovine non è della classe.
Direttore.
Come non è? E chi è allora? Come si trovava dunque alla sua lezione?
Dalla soglia, agli alunni:
Silenzio! Nessuno s'arrischi a fiatare!
Al professor Toti:
Mi spieghi! Che vuol dire?
Toti.
E che vuole che le dica, signor Direttore? Non saprei propriamente com'è stato.... Mi trovavo con la faccia al muro.... cioè, cioè, alla lavagna propriamente, ecco. Lei può vederlo di qua: stavo scrivendo — famiglie, specie e sottospecie di scimmie....
Gli alunni, dall'interno, ridono, e allora lui, in un comico scatto di furore, dalla soglia:
Fate silenzio! fate silenzio, maleducati, almeno quando parlo col signor Direttore!
Direttore
urtato.
Ma mi faccia il piacere! Mi dica come, donde era entrato nella sua classe quel giovine?
Toti.
Forse dalla finestra, signor Direttore. Com'è uscito, era entrato.
Direttore
a un nuovo scoppio di risa degli alunni.
Silenzio! Vi caccio via tutti per quindici giorni!.
Al professor Toti.
Ah, lei si fa dunque entrare la gente dalla finestra, mentre fa lezione?
Toti.
Cioè, cioè.... no, mettiamo le cose a posto, signor Direttore. La finestra, lei la vede, è bassa.
Direttore.
E che per questo?
Toti.
Ma signor Direttore, se la pigli col portinaio che dorme davanti al portone e fa entrare la gente nella Palestra ginnastica. Alzando un piede, facendo così.... si entra in classe.
Direttore.
E lei? Ma come? E che ci sta a fare lei sulla cattedra?
Toti.
Santa pazienza, ero voltato, le dico, con la faccia al muro, cioè, alla lavagna.... Ma non se ne curi, signor Direttore, perchè le posso assicurare che era un giovinotto amante degli animali: zoofilo, zoofilo: stava attentissimo! Tanto che neppure me n'ero accorto....
Direttore.
Ho capito, ho capito! Adesso parleremo, professore.
Cinquemani
ritornando sbuffante.
Niente, signor cavaliere! Come il vento! Non s'è visto per dove è sparito....
Direttore
guardando l'orologio.
Va bene. — È l'ora. — Sonate la campana, Cinquemani!
Toti.
Parola d'onore, signor Direttore, posso assicurarle....
Direttore
interrompendolo.
Le dico che adesso parleremo, professore. Lasci andar via gli alunni.
Cinquemani suona a lungo la campana. S'aprono gli usci delle classi e ne escono schiamazzando in gran confusione gli scolari. Alcuni, vedendo il Direttore, subito si ricompongono e si levano il cappello. Anche dall'uscio del Gabinetto di Storia Naturale escono gli alunni, composti, in silenzio. Il professor Toti ogni tanto non può tenersi di salutarne qualcuno con la mano o di fare un cenno a qualche altro, subito represso da uno sguardo severo del Direttore. In breve il corridoio è vuoto. Cinquemani, durante la scena seguente fra il Direttore e il professor Toti, si leva il berretto e si lega attorno alla fronte, come un fratellone, un gran fazzoletto a fiorami, si leva i mezzi-guanti, poi lo scialle e la giacca e indossa un lungo camice tratto dal cassetto del tavolino. Intanto sopravvengono la moglie Marianna e la figlia Lillina con scope e altri attrezzi per far la pulizia delle classi.
Direttore.
Abbia pazienza, professore, ma le pare che si possa seguitare così? ch'io debba sacrificarmi, con tutto il da fare che ho, ad assistere ogni volta alle sue lezioni, perchè lei non sa tenere la disciplina?
Toti.
Veramente, ecco....
Direttore
aspro.
Mi lasci parlare. È proprio così come le sto dicendo, se per una volta che non posso, ecco qua, lei per poco non mi manda sottosopra tutto il ginnasio col baccano della sua classe.
Toti.
Voglio che lei mi creda, signor Direttore: la vivacità è, la vivacità con cui faccio lezione. Sto parlando delle scimmie, e....
Direttore.
Ma che scimmie e scimmie! Mi faccia il piacere!
Cinquemani
sfilandosi i mezzi-guanti e tentennando il capo.
Che scimmie e scimmie!
Toti.
Voi, caro Cinquemani, silenzio, prego! Sto parlando col Direttore. Fanciulli sono, signor Direttore. Sentono nominare la coda prènsile.... sentono dire che hanno quattro mani.... pensano che giusto qua abbiamo un bidello che ne ha cinque. Fanciulli sono, lei lo capisce: si mettono a ridere!
Direttore.
Ma non dica così, professore! Lei m'indispone!
Toti.
Per carità, no, non s'indisponga, non s'indisponga, signor Direttore!
Cinquemani.
Ma come non dovrebbe indisporsi, scusi, questo galantuomo?
Toti.
Che v'indisponete anche voi, niente niente, Cinquemani?
Cinquemani.
Ma sicuro che m'indispongo, professore! M'indispongo anch'io!
Direttore.
Basta, basta: voi non v'immischiate, Cinquemani!
Cinquemani.
Mi scusi, se mi sono intromesso, signor Direttore; ma proprio, creda, mi è venuto di qua....
Indicando la bocca dello stomaco.
Ho anch'io, scusi, la testa.... così, per tutto questo baccano.... E lei, scusi, professore, ma dovrebbe pensare al rispetto, non dico della scuola, ma del paese di fronte a un Direttore forestiere!
Direttore.
Basta, v'ho detto, Cinquemani! State al vostro posto, voi!
Toti.
Ma sì, ma basta, che diavolo! Non ne vale proprio la pena.
Direttore.
Ah, no! questo no, perdio! Come non ne vale la pena? Si tratta della disciplina, si tratta della dignità della scuola!
Cinquemani.
E del paese!
Direttore.
Insomma, la finite, voi?
Toti
giungendo le mani e agitandole.
Cinquemani.... Cinquemani....
Direttore.
Non lo capisce lei, professore, che è uno scandalo? una vergogna? Quando lei, scusi, in quarta, parla di mineralogia, hanno quattro mani o la coda prènsile le pietre, che gli alunni ridono e schiamazzano lo stesso? Arrivano anche a fischiare, perdio!
Toti
con risoluzione.
Signor Direttore, vogliamo parlare sul serio?
Direttore
trasecolando.
Come sul serio? Ah le pare che io le stia parlando per ischerzo?
Toti.
No, dico.... sul serio, ecco.... per la cosa in sè, signor Direttore: se vogliamo venire al punto della questione, al punto vero, ecco, volevo dire. L'orario, signor Direttore! Mi arrivano stanchi questi ragazzi all'ultima ora! Dalle otto e mezzo fermi — braccia conserte — all'ultima ora, che ne vuole più? Io sono vecchio — lei, tanto tanto non scherza — non parliamo di Cinquemani — a una certa età, non sappiamo più compatire questi ragazzini a cui il sangue bolle nelle vene, mi spiego? Ragazzini sono, santo Dio, ragazzini, cavaliere mio! Io li guardo serio, non creda: così! Ma le giuro che quando me li vedo davanti con certe facce da santi anacoreti, mentre sotto sotto son sicuro che me stanno combinando qualcuna.... certe trovate, creda, così carine! farmi.... farmi camminare la cattedra, per esempio, mentre ci sto appoggiato con le braccia....
Sbotta a ridere, cerca di frenarsi sotto gli occhi indignati del Direttore; non ci riesce, pur cercando di ricomporsi con buffi sforzi.
Direttore.
Eh, sfido! Se lei ci sciala così!
Toti.
Nossignore! glielo giuro! Serio li guardo!
Direttore.
Ma che serio, mi faccia il piacere! Io non so! come se non mancassero di rispetto a lei! Come se non mettessero lei in berlina!
Toti
con bonarietà.
E va bene.... e va bene.... Perchè mi considerano professore! Il professore mettono in berlina.... Ma io sono un povero vecchio che considera loro come fanciulli. Fingo di mettere zero in condotta. Scherzo io, scherzano loro.... Che berlina!
Direttore
severo.
Scusi, professore, quanti anni ha d'insegnamento?
Toti.
Perchè?
Direttore.
Mi risponda, la prego.
Toti.
E non lo sa? Trentaquattro.
Direttore.
Lei è solo?
Toti.
Scusi, perchè codeste domande?
Direttore.
Mi risponda. Non ha famiglia, è vero?
Toti.
Solo. Che famiglia! Io, famiglia? Solo come mi vede — come un cane, signor Direttore. Io e mia moglie, quando c'è il sole.
Direttore.
Come sarebbe?
Toti.
Eh, la mia ombra, signor Direttore. A casa mia il sole non c'è e non ho con me neanche la mia ombra.... Solo! Solo!... E ben per questo....
Direttore.
Quanti anni ha?
Toti.
Trentaquattro.
Direttore.
No.... Dico, d'età? Sessantadue.... sessantatrè?
Toti.
Faccia lei...
Direttore.
Facciamo sessantacinque? Senza famiglia — trentaquattro anni d'insegnamento.... scusi, che va cercando? Ci prova gusto a insegnare ancora?
Toti.
Io, gusto? Me li sento pesare qua sul petto come trentaquattro montagne!
Direttore.
E allora perchè non si ritira, scusi? Ha quasi il massimo della pensione! Si ritiri!
Toti.
Mi ritiro? Io? Lei scherza! Ah, dopo trentaquattro anni che porto la croce, il Governo mi paga per altri cinque o sei anni — e voglio mettere sette, e voglio mettere otto — quattro soldi di pensione e poi basta?
Direttore.
Scusi, e che vorrebbe di più? Ritirato, in ozio, in santa pace....
Toti.
Già, bello! A sbattermi la testa al muro! Le dico che sono solo come un cane!
Direttore.
E che colpa ci ha il Governo, scusi, se lei non ha pensato a tempo a metter famiglia?
Toti.
Ah, dovevo metter famiglia a tempo, con lo stipendio che m'ha dato, per morire di fame io, mia moglie e cinque, sei, otto, dieci figliuoli.... chi avrebbe potuto contarli? quando uno ci si mette!... Pazzie, cavaliere mio! E io ringrazio Dio che volle guardarmi sempre dal farlo! Ma ora, sa? ora la piglio.
Direttore.
Che? Prende moglie adesso?
Toti.
Sissignore! Ah!, il Governo con me non se la passa liscia! Lo piglio in punto: calcolo quanto pare a me, che mi restino ancora cinque o sei anni di vita, e piglio moglie, sissignore! per obbligarlo a pagarle la pensione, anche a lei! Ah, si figura che deve finir così?
Direttore.
Bellissimo! bellissimo! Vuol prendere moglie sul serio alla sua età?
Toti.
Moglie? Che moglie! Opera di carità! Che c'entrano gli anni, scusi? Lei, allora, come tutti gli altri? Vede la professione e non vede l'uomo? Sente dire che voglio prender moglie — s'immagina una moglie — e me, marito — e si mette a ridere. Oppure s'arrabbia, come quando crede che i ragazzi diano la baja a me, mentre la danno al professore. Che c'entra? Altro è la professione: altro è l'uomo. Fuori, i ragazzi mi rispettano, mi baciano la mano. Qua fanno la professione di scolari e per forza devono dare la baja a chi fa quella del maestro e la fa come me, santo Dio, da povero vecchio stanco e seccato! — Io mi prendo una povera giovine, timorata, di buona famiglia, senza beni di fortuna — e sissignore, dovrà figurare come moglie davanti la legge, perchè il Governo, se no, non le paga la pensione. Ma che moglie! all'età mia? Roba da ridere! — Marito? Professione! apparenza! In realtà, niente, sono e resto un pover'uomo, un povero vecchio che avrà per due o tre anni, forse meno, la compagnia d'una persona grata del bene che le faccio, alle spalle del Governo — e basta così!
Direttore.
Ma sa che lei è un bel tipo, professore? Mi congratulo.... Uomo di spirito....
Toti.
Già, perchè lei, ora, si sta figurando di vedermi....
Fa con le mani un gesto ampio di corna sulla testa.
Direttore.
No, che! Dio me ne guardi!
Toti.
Oh, sono nel conto, sa? Stabilite in precedenza! Ma non per me: se ne andranno in testa alla mia professione di marito, che non mi riguarda, se non per l'apparenza. Io anzi cercherò che il marito — come marito — le abbia. Eh sì! Altrimenti, io, poveruomo, povero vecchio come potrei aver bene? Ma che corna, scusi, se marito non sono, non voglio, nè posso essere? Opera di carità, io faccio! E se tutti gl'imbecilli di questo paese ne vogliono ridere, ne ridano pure: non me n'importa proprio niente!
Direttore.
Giustissimo! è naturale! Dato il principio.... E così, li mangeremo presto codesti confetti, eh?
Toti.
Non manca per me. Cerco. Appena trovo.... Ma già l'ho sott'occhio....
Direttore.
Le faccio fin d'adesso le mie congratulazioni. Spero che m'inviterà alle nozze?
Toti.
Padronissimo, come no? Il primo, si figuri!
Direttore.
Grazie, grazie. — Cinquemani, il cappello e il bastone.
Cinquemani entra nella Direzione.
Si stia bene, professore.
Toti.
La riverisco, signor Direttore. Non è più in collera con me, è vero?
Direttore.
Eh, guardi: come uomo, no; ma se devo fare — come lei dice — la professione del Direttore....
Toti.
Bene, bene: mi rimproveri, è giusto, come Direttore! Purchè poi, come uomo, mi stringa la mano....
Direttore.
Eccola qua!
Toti.
Dato il principio....
S'avvia per rientrare nel Gabinetto; scorge davanti alla porta Lillina e torna, piano, verso il Direttore.
E sa! Ragazzina la piglio — di sedici anni — per obbligare il Governo a pagarle la pensione per almeno altri cinquant'anni dopo la mia morte. Non se la passa liscia con me, il Governo, glie lo giuro!
Rientra nel Gabinetto di Storia Naturale.
Cinquemani
col cappello e il bastone del Direttore in una mano e nell'altra una spazzola.
Permette, signor Direttore?
Si mette a spazzolarlo.
Che tipo.... Capace di farlo, sa? Capace! Non glie n'importa nulla di ciò che la gente può dire di lui. È stato sempre così....
Direttore.
Sì, è proprio un bel tipo!
Cinquemani.
Può star sicuro che prende moglie. L'ha detto? la prende.
Direttore.
E vedremo anche questa! Addio, Cinquemani.
Cinquemani.
Servo, signor cavaliere!
Appena andato via il Direttore, rivolgendosi alla moglie e alla figlia che sono state in attesa.
Su, su; via, leste! sbrighiamoci!
Marianna.
Eh già, infatti, ha mancato per noi? Tre ore che sto qui, con tutto il da fare che ho su: a sentir certe sudicerie....
Cinquemani.
Sssss, sta' zitta!
Indica l'uscio del Gabinetto di Storia Naturale, ov'è entrato il professor Toti.
Marianna.
Non me n'importa! devo dirlo! Gli sta bene, se lo sente! Ho i capelli bianchi, e pure m'ha fatto arrossire!
Cinquemani.
Eh via, smettila! Maledetta linguaccia delle donne! Va' in terza subito, non perdiamo tempo! Tu, Lillina, in quarta!
Lillina.
Ci vada lei, in quarta, papà! Pulirò qua, io, al solito I
Indica il Gabinetto di Storia Naturale.
Cinquemani
severo.
Obbedienza, santo Dio! Ordine! Obbedienza! Qua comando io! Su in casa comanda tua madre. Qua in iscuola, comando io!
Marianna
affacciandosi dall'uscio della terza con la scopa in mano.
Il vice-direttore, già! In terza, in quarta, in quinta! Ma come non t'accorgi che fai ridere alle tue spalle per codeste arie che ti dai?
Contraffacendo il marito con la spazzola in mano.
“Permettete, signor Direttore?„ Come se spazzolando il Direttore, con la polvere che gliene viene addosso, il direttore diventasse lui!
Cinquemani
sentendo ridere Lillina.
Ah, tu ci ridi? Vuoi vedere che vi prendo a scopate tutt'e due?
Rivolto alla moglie che è rientrata in classe.
Chiudi codesta porta, mentre spazzi, arruffona, e apri la finestra, se no tutta la polvere si butta qua nel corridoio e tocca mangiarmela a me!
Alla figlia.
Subito in quarta, vossignoria!
Lillina.
In quarta, no, mi sento soffocare! Ci vada lei, mi faccia il piacere! Io farò qua il Gabinetto, com'ho fatto sempre.
Cinquemani.
Ma non vedi che c'è ancora dentro il professore?
Lillina.
E lei glielo dica, che esca! Che sta a farci ancora? Possiamo aspettar lui?
Cinquemani.
E quest'è giusto!
Venendo innanzi alla porta del Gabinetto.
Professore! E che fa lei, scusi, ancora lì? Se ne vada, santo Dio, che dobbiamo far la pulizia!... Non basta il tempo che ci ha fatto perdere? — Che dice?... A me? Perchè? — E che vuole? Vuol parlare con me?... Ma non mi faccia perdere altro tempo!... Che mi vuol dire? Che?
Entra nel Gabinetto. Lillina, impaziente, sbuffa; fa gesti di rabbia; guarda l'orologino, e di nuovo fa cenni d'impazienza e smania, come se avesse una gran fretta d'entrare nel Gabinetto di Storia Naturale, poi s'afferra il labbro con due dita e resta a tentennare il capo, a battere un piede, con gli occhi pieni d'angosciosa tristezza.
Marianna
aprendo l'uscio della III classe e uscendone tutta impolverata, con la scopa e gli altri oggetti di pulizia.
Auf! e qua è fatto!
Scorgendo la figlia.
Oh, e tu che stai a far lì?
Lillina.
Aspetto che esca il professore.
Marianna.