LE VERGINI
MARCO PRAGA
Le vergini
COMMEDIA IN QUATTRO ATTI
IV EDIZIONE
MILANO
L. OMODEI ZORINI, Editore
Portici Settentrionali, 23
—
1896
PROPRIETÀ LETTERARIA
Milano, Tip. degli Esercenti, Via Vincenzo Monti, 31
PERSONAGGI
- Dario.
- Vittorio Olgiati.
- Corrado Cantoni.
- Vercellini.
- Marchese Zoppi.
- Cozzi.
- Merati.
- Dellàgo.
- Delfina.
- Paolina.
- Ninì.
- Selene.
- Teresa.
- Domenico.
- Un fattorino.
Milano. — Epoca attuale.
ATTO PRIMO
Salotto in casa di Delfina. Porte ai lati e al fondo. Sul davanti, a destra una tavola e due poltrone, a sinistra un divano. In fondo, in un angolo, il pianoforte coi lumi accesi. Sulla tavola pure una lucerna accesa. Arredo semplice, senza distinzione.
SCENA I.
Vercellini, Delfina poi Ninì.
VERCELLINI (seduto, legge un giornale)
DELFINA (entra dalla sinistra)
VERCELLINI
Oh brava, è qua? Così la saluto e me ne vado.
DELFINA
Digià? Scusi sa, se l'ò lasciato solo. Avevo tante faccenduole... Noi siamo in confidenza, nevvero? Ma perchè va già via?
VERCELLINI
Che vuol che ci faccia qui? Ora verranno i suoi invitati...
DELFINA
No no, gli è che lei non è più il nostro buon amico d'una volta. Si lascia veder raramente, di sfuggita... Si direbbe che lo fa per dovere...
VERCELLINI
La sua casa è cambiata, cara signora Delfina... Ora si è messa in grande, riceve molta gente, molta gioventù... Io mi ci troverei a disagio...
DELFINA
Ma lei è pur sempre il nostro vecchio amico Vercellini, il collega del mio povero Benedetto, che mi à assistita nei brutti momenti della vita... Io non dimentico i suoi benefici... Caro cielo... ora le figliole sono grandi, bisogna che mi dia un pò d'attorno per maritarle...
VERCELLINI
Già, già... E Paolina?
DELFINA
Paolina sta facendo un pò di toilette...
VERCELLINI
Non mi vuol vedere più, assolutamente.
DELFINA
È il suo carattere... è una selvaggia, proprio.
VERCELLINI
Però quando arrivano i vostri nuovi amici, allora...
DELFINA
Che che! Ci vogliono delle lunghe preghiere per indurla a lasciarsi vedere un poco; e se usciamo, ella rimane in casa... Infine, pare lei la mamma ed io la figlia...
VERCELLINI
E la lasci fare...
DELFINA
Ma no perchè si può credere che io abbia delle preferenze.... E poi compromette la riuscita dei miei disegni, l'avvenire delle sue sorelle, della Ninì specialmente che à tanto ingegno...
NINÌ (fa capolino alla porta di sinistra, in corsetto bianco, mezzo svestita)
Mamma... Oh! buona sera signor Vercellini, buona sera!
VERCELLINI
Avanti, avanti, piccina, vieni a stringermi la mano...
NINÌ
Le pare! Sono ancora in deshabillé. Mamma, non trovo il mio pettine di tartaruga. Sai dov'è?
DELFINA
Ma cara mia, non lo so. Ài chiesto a Teresa?
NINÌ (sempre sulla soglia nascondendosi a mezzo)
No. Teresa? Teresa?
DELFINA (accorrendo a lei)
E intanto stai lì, così svestita... Ti prenderai un raffreddore... Non ài proprio nessuna cura della tua voce...
(Suono di campanello)
NINÌ
Uh! qualcuno di già. Buona sera, signor Vercellini, buona sera. (Scompare)
VERCELLINI
Addio, piccina.
DELFINA
Che testolina sventata! Ma c'è un tesoro in quella testolina...
VERCELLINI
Arrivederci dunque.
DELFINA
Se ne va proprio? Mi raccomando, si lasci vedere un pò più di frequente.
(Si avviano verso la comune, a destra, e s'incontrano in Vittorio e Cantoni che entrano. Vercellini s'inchina ed esce).
SCENA II.
Delfina, Vittorio, Cantoni.
DELFINA
Oh! il signor Olgiati!
VITTORIO
E non solo. Valendomi del permesso che ella mi à dato tante volte, ò condotto con me e le presento un mio carissimo amico: il Dott. Corrado Cantoni.
DELFINA (goffamente)
Ben felice! ben felice!
VITTORIO
È arrivato jeri l'altro da Berlino dopo varî anni d'assenza... ò il compito di introdurlo nella buona società e, naturalmente, (ironico) ò pensato subito a lei...
DELFINA
Troppo buono, signor Olgiati... (a Cantoni) È venuto ad annoiarsi... vorrà compatire...
CANTONI (un pò stupito)
Signora, la prego anzi di perdonare l'ardire: ma Vittorio mi assicurò che mi verrebbe scusata questa mancanza alle più elementari regole...
VITTORIO (piano, toccandogli il gomito)
(Tira via, tira via, dàlle i dolci...)
CANTONI (sempre più stupito)
So che à delle belle signorine: mi sono permesso di portar loro dei dolci... (le porge una scatola).
DELFINA
Sono veramente confusa... (va a posar la scatola).
VITTORIO
E serviranno da carta da visita per la Selene e la Ninì.
CANTONI (piano a Vittorio)
(Se io ci capisco un'acca...)
VITTORIO (piano a Cantoni)
(Stai buono, capirai dopo...)
DELFINA
Debbo far loro tante scuse... Le mie figliole sono ancora occupate alla loro toilette...
VITTORIO
E lei faccia come se noi non ci fossimo. Eravamo diretti alla Scala. Ma poi abbiamo trovato che improvvisamente, e come di solito, si fa riposo. Allora ò detto al Cantoni: Vieni con me qui vicino, dalla signora Tossi. Ecco perchè siamo qui un pò prestino. Ma noi sappiamo fare tutte le debite concessioni alla toilette femminile. Ed anche lei signora Delfina, non si disturbi per causa nostra. Io già sono di casa, nevvero? e Cantoni deve considerarlo come un vecchio amico, poichè è amico mio e amicone di Dario mio cugino.
DELFINA
Ah sì? del signor Dario?
CANTONI
Abbiamo vissuto insieme, lungamente, a Berlino. Fummo compagni di studï...
DELFINA
Ah, è ingegnere, anche lei?
CANTONI
No, medico...
VITTORIO
Famoso!
DELFINA
Allora approfitto del permesso e vado ad avvertire le mie figliole... Qui ci sono dei sigari, dei giornali, facciano come in casa loro... (si avvia)
VITTORIO
E i dolci??
DELFINA (ritornando)
Ah sì!
VITTORIO
Ma perbacco!
DELFINA (prende la scatola ed esce)
SCENA III.
Vittorio, Cantoni.
VITTORIO
I dolci, capisci, è necessarïssimo che vengano presentati insieme al tuo nome. Ti renderanno subito simpatico.
CANTONI
Oh, adesso mi darai qualche spiegazione: perchè tu mi ài preso per mano come una fata del buon tempo antico, e mi ài condotto qui, senza dirmi nulla, come in un palazzo incantato.
VITTORIO
Ti ò però detto che non ti saresti annojato... (accende un sigaro).
CANTONI
Questo lo vedrò...
VITTORIO
Devi averlo già capito, dal modo come ti ò presentato, e dall'aspetto della padrona di casa. Lo vedi: ti ò condotto qui, senza essere preannunciato... (si sdraja su di una poltrona).
CANTONI
E dunque?
VITTORIO
Che vuoi che ti dica? È una casa sui generis...
CANTONI
Il che non significa nulla.
VITTORIO
Significa che non è una casa come tutte le altre... Quello poi che à di diverso dalle altre è... più difficile a spiegarsi.
CANTONI
La famiglia è composta?...
VITTORIO
Dalla madre, che ài visto, vedova...
CANTONI
Vedova?
VITTORIO
Autenticamente vedova, perchè c'è chi ricorda l'ottimo e defunto signor Tossi, impiegato al catasto. Quello che usciva quando noi entrammo, per esempio, è un certo Vercellini, un vecchio amico di casa, collega del defunto, che viene qui qualche volta a prendere il caffè, dopo pranzo, e se ne va appena arrivano i frequentatori più... moderni della casa. Dunque la madre, ò detto; poi ci sono tre figliole: la maggiore, Paolina, à tutte le caratteristiche esteriori di quelle fanciulle che si dicono comunemente di buona famiglia. Riservata, modesta, taciturna...
CANTONI
Genere nojoso.
VITTORIO
Sì; ma c'è di buono che non si vede quasi mai: è come non esistesse: è la massaja di casa. Non interessa, ma non disturba...
CANTONI
Le altre due?...
VITTORIO
Le altre due, Selene e Ninì, sono la parte tipica della famiglia, la Ninì specialmente, un folletto di diciassette anni, bellissima, simpaticissima, allegra, piena d'ingegno. Queste due sono... le vergini... Non spaventarti... è un nomignolo...
CANTONI
Oh, e perchè gliel'ànno dato?
VITTORIO
Perchè... se lo meritano...
CANTONI (stupito, senza capire)
Che bella ragione!
VITTORIO
Già, se lo meritano... quantunque non paja.
CANTONI
?
VITTORIO
Ecco: tu devi considerarle come due signorine da marito — come ce ne sono tante, pur troppo! — ma aver ben presente invece, sempre, che viceversa sono di quelle signorine...
CANTONI
Che non si sposano.
VITTORIO
Già, che non si sposano! Ma, bada, solo perchè le convenienze, i riguardi sociali, impongono di non sposarle. Che, effettivamente, nessuno può dire, o dice, o direbbe alcunchè sul loro conto, dal lato della loro onestà... dirò meglio, dal lato della loro... purezza.
CANTONI
Sì, ma...
VITTORIO
D'accordo! Sì, ma. In questo ma sta la vera ragione del perchè non si sposano le sorelle Tossi.
CANTONI
Vale a dire?
VITTORIO
Vale a dire nulla. È un ma con dei puntolini, che non à nè può avere continuazione. Il più ardito, o il più pettegolo, o il più maligno tra gli uomini, io per esempio, ti dirà tutt'al più: ma... sono ragazze che vanno attorno sole (e bada, parlo sempre della Ninì e della Selene, chè Paolina non fa neppur questo); che ricevono in casa soltanto uomini, anzi soltanto giovanotti; che vanno in teatro accompagnate sempre dalla mamma, è vero, ma col terzo e col quarto; che si susurra di aver riconosciute all'ultimo veglione sotto un domino cilestre non abbastanza impenetrabile... E così? ribatterai tu: si sa che queste ragazze abbiano un amante? No. Si sa che qualcuno possa dire o abbia detto di averne ottenute le grazie? No. Oh! e allora?... Allora il mondo che è un gran filosofo e un grande aristarco, conclude: è appunto per questo che nella mia grande bontà e indulgenza le chiamo le vergini, ma sposatene una e ne rideranno anche i comignoli!
CANTONI
Ma tutti quelli che vengono per casa non ànno che dei rapporti di pura amicizia?
VITTORIO
O di gran confidenza. Sai, si vien qui, si passa la sera, allegramente, come diversivo ai ricevimenti d'etichetta. Sei presentato oggi; domani, se non ti accomoda, non ci torni più; o ci torni dopo tre mesi, e sei ricevuto a braccia aperte, purchè porti una scatola di dolci o una chiave di palco.
CANTONI
E la madre?
VITTORIO
La madre cerca un marito alle figliuole, in buona fede, convinta di trovarlo un dì o l'altro, specialmente per le due maggiori: disposta tutt'al più a concedere alla Ninì di dedicarsi all'arte del canto, per non privare le scene di una nuova Patti.
CANTONI
In buona fede, dici tu?
VITTORIO
Certo! Poichè dopo tutto ella considera che la condotta delle sue figliole è regolare e illibata. E infatti, se dài un bacio, ti guarderai bene dal darlo altro che sulla mano... a meno che ti riesca di darlo quando nessuno ti vede. Se porti un regalo, saranno unicamente dei fiori o dei dolci: potrai anche offrire una veste, ma a patto tu dica che si tratta di una stoffa speciale che un amico ti à mandato dalla China. Se inviti a pranzo, per non avere un rifiuto, devi dichiarare che si festeggia il tuo compleanno, non importa poi se si ripete due volte in un mese. E così, come vedi, si salvano le apparenze. E se la signora Tossi non osa di andare in società colle sue figliole, à il diritto però di essere rispettata e trattata bene dalla società che riceve. Ti convince?... Di' fuma pure, sai! metti di essere in casa tua.
CANTONI (vedendo avvicinarsi Delfina)
Oh! la vecchia.
VITTORIO
Eh, non scomodarti.
CANTONI
Ma c'è una delle figliole. (Entrano Delfina e Selene)
SCENA IV.
Delfina, Selene, Vittorio, Cantoni.
DELFINA
Quante scuse dobbiam loro! Li abbiamo fatti attendere molto.
VITTORIO (sempre sdrajato sulla poltrona)
Le pare!
DELFINA
Signor Cantoni, le presento una delle mie figlie: Selene.
CANTONI (s'inchina)
Signorina...
SELENE (disinvolta ma un po' sostenuta, gli porge la mano con fare molto distinto. È abbigliata elegantemente)
VITTORIO
Buona sera, Selene.
SELENE
Ah! siete qui? Buona sera...
VITTORIO
Come siete bellina...
SELENE
Sì?
DELFINA (a Selene)
Bada. (Le si avvicina e le raggiusta un nastro) Signor Olgiati, non à uno spillo?
VITTORIO (si toglie uno spillo dal risvolto dell'abito e glielo porge senza alzarsi)
Ò sempre con me ciò che può occorrere alle signore...
DELFINA
È un tesoro lei! Che buon marito sarebbe...
VITTORIO (ridendo)
Crede? E chissà che non mi decida ad ammogliarmi!...
DELFINA (piano a Selene mentre le raggiusta la gala)
(Dio volesse!)
SELENE (piano a Delfina)
(Sì, aspettalo quello lì. L'altro cos'è?)
DELFINA (c. s.)
(È un medico. Non so se sia ricco).
CANTONI (piano a Vittorio)
(Mi par molto sostenuta questa!)
VITTORIO
(Aspetta, lascia che si riscaldi l'ambiente).
DELFINA
Ecco fatto. Ed ora vado in cerca di Ninì.
(Esce)
SELENE (si reca dietro la poltrona di Vittorio e si appoggia coi gomiti allo schienale)
E così, che c'è di nuovo?
VITTORIO (sollevando la testa a guardarla)
L'amico mio, ch'è un ragazzo simpaticone, e mi à già susurrato che siete bella come un amore... E voi che avete di nuovo?
SELENE
Nulla.
VITTORIO
Troppo poco. E la Ninì dov'è?
SELENE
Non so. Scrive, credo.
VITTORIO
La sua piccola corrispondenza. E la Paolina?
SELENE
Chi ne sa niente della Paolina? Fa l'innamorata...
VITTORIO
E lo è, probabilmente!
SELENE
Di chi?
VITTORIO
Non so; di me, per esempio.
SELENE (si stacca dalla poltrona e si avvicina al Cantoni)
Lei è amico del signor Dario?
CANTONI
Molto amico.
SELENE
E arriva anche lei da Berlino?
CANTONI
Da jeri, signorina. Dario mi aveva preceduto, ma ci ritorneremo assieme...
VITTORIO (a parte)
(«Signorina!» Malgrado il mio discorso non à ancora capito niente!) (Entra Ninì).
SCENA V.
Ninì, Selene, Vittorio, Cantoni.
NINÌ (entra dal fondo, affrettata, colla bocca piena di dolci, mangiucchiando. È in veste chiassosa, un po' scollata)
Oh! signor Vittorio! (Gli dà una forte stretta di mano) Che buoni marrons mi avete portati.
VITTORIO (alzandosi)
Pardon! Li à portati l'amico mio, il dott. Cantoni, che vi presento.
NINÌ (stringendogli la mano)
Buonasera. (Gli dà un'occhiata, lunga, esaminatrice, poi si volge a Vittorio) Che ne dite della mia toilette?
VITTORIO
Molto graziosa. È un gran ricevimento dunque, stasera?
NINÌ
Ò una gran voglia di ballare. (Al Cantoni) Suona il piano lei?
CANTONI
Un pochino.
NINÌ
Abbastanza per far ballare? (Intanto si è messa a cercare sul tavolino, tra i giornali). Di tutti quelli che vengono qui non c'è che il Cozzi che sappia suonare; è una disperazione...
VITTORIO (piano)
(Che cosa cercate?)
NINÌ
Il Secolo. Volevo veder una cosa... Non c'è.
SELENE (come assalita da un'idea cerca il «Corriere» e trovatolo si mette a leggere in quarta pagina)
NINÌ (al Cantoni)
Non à il Secolo, signor Cantoni?
CANTONI
Credo, nella mia pelliccia... (Esce)
VITTORIO (alla Ninì)
Il Pungolo o l'Italia non vi servono?
NINÌ
No...
VITTORIO
Ah! ah! bada, son geloso, Giovannina...