AD ARMI CORTE.

Commedia in un atto.

(rappresentata per la prima volta al teatro Manzoni di Milano dalla Compagnia di Virgilio Talli, nel mese di novembre, 1910).

PERSONAGGI:

  • Laurina Corbari.
  • La signora Valeria Arletti .
  • Il Dottore Arletti , suo marito .
  • Riccardo Negri.
  • Un Domestico.

ATTO UNICO.

Salotto in casa del dottore Arletti.

Due porte laterali. In fondo, la porta comune dietro due pesanti portiere.

SCENA I.

Il Domestico

(un giovine piuttosto tarchiato, dal volto stupidamente austero, dall'incesso solenne — introduce Laurina Corbari.) Giacchè insiste tanto, favorisca in questo salotto e aspetti. Ma le ripeto che il dottore non c'è.

Laurina

(snella, piccoletta, graziosa, elegante, — di un'eleganza birichina e capricciosa — entra con un'aria un po' insolente, la testolina eretta, agitando l'ombrellino, avanzandosi senza titubare.)

Il Domestico

(urtato da quella noncuranza) E poi, è ammalata, lei?

Laurina

Molto! (Alla chetichella, con una mano guantata, stendendo il mignolo e l'indice, fa le corna contro la jettatura.)

Il Domestico

E dunque, questa non è l'ora adatta. Per le consultazioni, egli non riceve che dalle nove alle undici antimeridiane. Se rincasa prima che lei si sia stancata d'aspettare, sto fresco! Trovandola qui, s'irriterà e le batoste toccheranno a me.

Laurina

Evvia, giovanotto! Al dottore non dispiacerà troppo di trovare qui una bella donnina.

Il Domestico

Che che! Il dottore non è un uomo....

Laurina

(interrompendolo) Davvero?!

Il Domestico

Non è un uomo come gli altri. (Analizzandola un po' con lo sguardo di sbieco) A certi dettagli non ci bada. È uno scienziato.

Laurina

E voi?

Il Domestico

Cosa?

Laurina

Siete uno scienziato anche voi?

Il Domestico

(rispondendo in buona fede) Io, no.

Laurina

Meno male! Se non siete uno scienziato, avete senza dubbio l'abitudine di badarci... a certi dettagli, e quindi per una bella donnina potrete compiacervi di sopportare una rimenata dal vostro padrone. (Toccandogli la pancia, come per infilargliela, con la punta dell'ombrellino) No?

Il Domestico

(tra l'imbarazzo e il disdegno) In verità, faccio il domestico da più di un anno in casa del dottor Arletti e, fra tante signore venute a consultarlo, nessuna mi ha mai parlato così.

Laurina

(con un gesto abbreviativo) Già, ma io non sono una signora.

Il Domestico

(spalancando gli occhi) Non è una signora?!

Laurina

Di che vi meravigliate, caro domestico? Non è punto necessario d'essere una signora per fare una visita al dottor Arletti. Basta dargli venti lire. Io gliele darò. (Cogliendo un'idea che le passa, all'improvviso, per il cervello) Del resto, per assicurarmi un'accoglienza cordialissima, mi farò presentare a lui da sua moglie.

Il Domestico

(spalancando gli occhi più di prima) Da sua moglie?

Laurina

(nervosa e rabbiosetta) Sicuro! Siamo colleghe.

Il Domestico

(inalberandosi) Ma che colleghe!... Ma che colleghe!... Se lei ha voglia di scherzare, non ne ho voglia io!

Laurina

Per mostrarvi che non scherzo niente affatto, caro domestico burbero e permaloso, vi prego di annunziarmi alla signora Arletti. Il mio nome: Laurina Corbari.

Il Domestico

(guardandola attonito) E lei spera che....

Laurina

Io vi garantisco che la signora Arletti, udendo il mio nome, si precipiterà. (Facendo con un piede un gesto di comando come si fa con la mano) Andate!

Il Domestico

(la guarda ancora con un piglio canzonatorio. Poi, si stringe nelle spalle) L'annunzierò. (Esce a destra.)

Laurina

(si ferma nel mezzo della stanza, battendo a terra reiteratamente la punta di un piedino, guardando il soffitto, digrignando i denti tra le piccole labbra tinte di rosso.)

Il Domestico

(dopo un istante, ritorna con una fisonomia che esprime mortificazione e intontimento.) La signora viene subito.

Laurina

Avete visto?!

Il Domestico

(ha un gesto come per dire: «Dopo tutto, io me ne infischio»; e, s'avvia, lemme lemme, verso la porta comune.)

Laurina

(facendogli una smorfia alle spalle) Scioccone!

Il Domestico

(si volta, risentito.)

Laurina

Non vi ho chiamato. Potete ritirarvi!

Il Domestico

(pazientemente, esce.)

SCENA II.

Valeria

(dalla destra, ansiosa, tremebonda, ma cercando di sembrare disinvolta) Lei ha chiesto di me?

Laurina

(squadrandola da capo a piedi) Se è la signora Valeria Arletti, ho chiesto precisamente di lei.

Valeria

Sono appunto la signora Valeria Arletti. Ma io, con chi ho l'onore di parlare?

Laurina

Lo ignora?

Valeria

(con puerile dissimulazione) Lo ignoro.

Laurina

Quel barilotto del suo domestico non le ha annunziato Laurina Corbari?

Valeria

Sì, ma... è un nome che mi riesce nuovo.

Laurina

Nuovo nuovo nuovo?

Valeria

Nuovo nuovo nuovo.

Laurina

Sicchè, lei non sa nemmeno vagamente chi sono?

Valeria

Come vuole che lo sappia?...

Laurina

Allora glielo dirò io stessa.

Valeria

(perdendosi d'animo, ma ostentando, viceversa, una vivace presenza di spirito) Ne avrò molto piacere.

Laurina

Grazie. (Un breve silenzio.) Mi fa il favore d'invitarmi a sedere?

Valeria

Prego, prego.... S'accomodi pure....

Laurina

(sedendo) E perchè non siede anche lei?... Tanto, glielo avverto, non me ne vado sùbito. Dobbiamo un po' discorrere. Segga.

Valeria

(impallidendo) Ma sì.... Volentieri.... (Siede, a una certa distanza, di fronte a Laurina.)

(Ancora un silenzio.)

Laurina

Dunque, io sono, anzitutto, una cocotte.

Valeria

Oh!

Laurina

Si scandalizza?

Valeria

No. Trovo strano che lei si dia, da sè, della cocotte.

Laurina

A scanso d'equivoci e di malintesi, io non intendo mica d'offendermi chiamandomi così. Non ci mancherebbe altro! Io mi voglio tanto bene! Come mi potrebbe saltare in mente di perdermi di rispetto? E poi, lei, credo, fa confusione. Io non ho detto d'essere una cocotte disonesta. E non l'ho detto, perchè non lo penso. So di essere una cocotte onestissima, io! Non ho mai ingannato, non ho mai mentito, non ho mai fatto vedere lucciole per lanterne, non ho mai rovinato nessuno, non ho mai tolto un marito a una moglie, non ho mai tolto a un'amica o a una nemica nemmeno un gatto, nemmeno un pappagallo.... Oh, dica francamente: non le par giusto che io mi vanti del mio stato di servizio?

Valeria

Ma, scusi, la ragione della sua visita qual'è? Non si sarà scomodata a venire da me solamente per darmi notizie della sua onestà.

Laurina

Ha mostrato tanto desiderio di sapere chi sono!

Valeria

Adesso, l'ho saputo. Passiamo oltre.

Laurina

No, no. Abbia pazienza: non l'ha saputo che in parte. C'è dell'altro. Non desidera saperlo?

Valeria

L'ascolto. Purchè non si dilunghi troppo.

Laurina

Mi sbrigo in due parole. Ma non se le lasci sfuggire dall'orecchio. «Io sono... l'amante di Riccardo Negri». Le giunge, forse, nuovo nuovo nuovo il nome di Riccardo Negri come le è giunto il mio?

Valeria

(rodendosi) No... Riccardo Negri è un buon amico di mio marito.... Una persona un po' frivola, ma affettuosa, gentile, garbatissima.... Tutto sommato, un uomo eccellente....

Laurina

Lo trova eccellente?

Valeria

Certo. Non ho che a congratularmi con lei.

Laurina

Ed io con lei. Perchè anche lei è la sua amante.

Valeria

(con un soprassalto) Ma che cosa si permette di dire!?

Laurina

La verità. Siamo tutte e due l'amante di quell'uomo eccellente. La sola differenza è questa: io da tre anni, lei da una settimana.

Valeria

(scattando in piedi con uno sforzo di fierezza) Io non voglio tollerare un minuto di più la sua audacia....

Laurina

(restando seduta) Mi mette alla porta? Padronissima. Badi, però, che se mi mette alla porta, io ritornerò per la finestra. E sarà un brutto ritorno! Parlerò con suo marito invece che con lei. Era la mia prima idea quella di parlare con suo marito. Poi mi sono detto: «Se il dottore me l'ammazza, io avrò l'incomodo del rimorso. Meglio cercare di sbarazzarmene con le buone. Meglio persuaderla, direttamente, che.... non deve rompermi le tasche. Farla ammazzare, perchè? Cent'anni di vita in ottima salute e anche cento amori in barba al dottore Arletti, purchè non dia fastidio a me.» Questo, veda, mi son detto. Ma se lei preferisce il patatrac con l'analogo ammazzamento, pazienza! Io mi lascio mettere sùbito alla porta, dolentissima soltanto di pensare (levandosi con un sospiro compassionevole)... che forse non ci vedremo mai più!

Valeria

(profondamente costernata e con la voce convulsa) Io non sono, io non sono l'amante di Riccardo Negri; ma se pure lo fossi, con quale diritto verrebbe lei a lamentarsene e a impedirmelo? Lei ha confessato di appartenere a una categoria di donne che non possono pretendere di accaparrare un uomo per tutta la vita e d'imporgli una catena come una moglie!

Laurina

(tornando a sedere con pacatezza) Risegga anche lei. Risegga. Ha sfoderato un bell'argomento. Bisogna per forza che sfoderi un po' io gli argomenti miei. Si segga senza preoccupazioni. Non le dirò delle insolenze, neanche se la sua faccina, così carina, ma così irritante, me le chiederà.

Valeria

(non osa ribellarsi e si rassegna a risedere, ingoiando la bile.)

Laurina

Io appartengo a quella categoria di donne, che, avendone fatte di tutti i colori, non possono pretendere... eccetera, eccetera, eccetera. Quindi, lei mi domanda: — «Con quale diritto... eccetera, eccetera, eccetera?». Risposta: — «Senza nessun diritto!». Eh?... Cosa ha da osservare?... « Senza nessun diritto! ». Ma Riccardo Negri mi piace da tre anni, gli voglio bene da due anni e mezzo, gli sono fedele da due anni e tre mesi. Oltre di che, Riccardo Negri è ricco. Conclusione: non mi conviene di perderlo, e sono qui, senza nessun diritto, per farle sapere che non me lo lascerò prendere da lei. D'altronde, se noialtre non cominciamo a cavar fuori le armi corte, siamo spacciate. Le signore ci fanno, oramai, una concorrenza spietata. S'intende: esse contano non pochi vantaggi su noi. Soddisfano, per esempio, più di noi l'amor proprio degli uomini — che è, in sostanza, il solo amore di cui essi siano suscettibili —, e hanno poi il monopolio di tutti quei pregi che gli uomini scoprono solamente nella donna degli altri. L'unica debolezza delle signore è la paura terribile dello scandalo e della tragedia. Ebbene, visto che il suo contegno, cara signora, non mi fa sperare un accomodamento amichevole, io profitto appunto della sua tremarella e ricorro alle minacce.

Valeria

Un ricatto!

Laurina

E sì. Un bel ricattino da brigante di strada maestra: «O Riccardo, o la vita!»

Valeria

(affaticandosi in un'energia effimera) Ma lei s'inganna se crede che io tremi. Delle sue minacce non mi curo. No! No! Non me ne curo!... La sua denunzia troverà in mio marito....

Laurina

Un imbecille?...

Valeria

... un uomo che mi è devoto e che ripone in me una fiducia incrollabile!... (Levandosi, di nuovo, con un ultimo tentativo di fierezza) Lei, si regoli come vuole. Io non ho più nulla da dirle. (Le passa dall'altro lato dandole le spalle.)

Laurina

(senza smuoversi) No, sa: non sono ancora disposta ad andarmene. E senta a me: non abbia fretta di mandarmi via. (In tono affettuoso) Glielo consiglio nel suo interesse. (Prende la sedia dov'era seduta Valeria e gliel'avvicina, col fare d'una padrona di casa.) Risegga. Risegga. Ma, caspiterina!, non capisce che non sono tanto grulla da presumere che una semplice denunzia mia farebbe crollare la fiducia che suo marito ripone in lei? Non le balena il dubbio che la mia denunzia possa essere accompagnata... da qualche documento, dovuto alla sua imprudenza di novizia?

Valeria

(si piega nelle ginocchia e risiede avvilita.)

Laurina

Eh, cara signora, questi uomini abituati con noialtre sono sciatti, smemorati, leggeri, e non danno alcuna importanza a una lettera d'amore. (Mettendosele, seduta, proprio accanto, confidenzialmente) Sono capacissimi di dimenticarla in fondo a una saccoccia come un programmino di café-concert o come un fazzoletto.

Valeria

(cerca di scostarsi un po'.)

Laurina

(accostandosele sempre più a ogni parola) Ed ecco che quel pezzo di carta, che dovrebb'essere per loro una reliquia, può capitare nelle mani di chiunque abbia l'occasione... di vederli dormire saporitamente e la consuetudine di perquisire i loro abiti mentre essi dormono. Povera signora Valeria!... Quanta ingenuità in quella firma gettata come un sospiro in coda a una lettera... così compromettente!

Valeria

(dibattendosi fra la stizza, il timore crescente e la pertinace speranza di poter fare a meno di arrendersi) Non è vero! Non è vero! Il signor Negri non poteva possedere nessuna lettera mia. Egli stesso ha certamente protestato....

Laurina

Ma no! Non ha protestato, quell'angelo, perchè non ha avuto nessun sentore della mia perquisizione. Le pare che avrei commessa la bestialità di rivelargli il mio giochetto? Stamane ci siamo salutati come due sposini. Io graziosissima con lui, lui graziosissimo con me nella sua solita serenità angelica, e scommetterei che, mentre io e lei siamo sul punto di afferrarci per i capelli, quell'angelo sta a fare ungere i capelli suoi dal fido coiffeur per trovarsi qui tutto lucido e pronto... alle ore quindici. (Mutando tono) Dio la benedica! Lei dà degli appuntamenti amorosi sotto il tetto coniugale! E li dà, per giunta, in iscritto, con tanto di firma! Ha un bel coraggio, parola d'onore!

Valeria

Menzogne! Infamie! Calunnie!... Questa lettera non esiste!...

Laurina

Avrò il piacere di ricordargliela dalla prima all'ultima parola. L'ho imparata a mente, sa, ed è stato un bello sforzo di memoria, perchè è abbondante l'epistola. (Ripetendo la lettera e assaporandone alcune frasi:) «Riccardo mio, da una settimana io tradisco mio marito. Comprendi tu di quale peccato io mi macchio per te?» (A lei:) Smacchieremo, smacchieremo.... (Poi, continua:) «Considera, o Riccardo, che i due pensieri culminanti di quest'uomo impareggiabile, che è una gloria della chirurgia italiana, sono il suo ospedale e sua moglie!» (A lei:) Evviva l'allegria!... (Poi, continua:) «Eppure io ti perdonerò d'avermelo fatto tradire se tu lascerai veramente, come mi hai promesso, quella (indicando sè stessa) donnaccia. Io ti sacrifico mio marito, tu puoi ben sacrificarmi una persona che vale tanto meno di lui.» (A Valeria, sùbito:) Come chirurgo, ha ragione lei; valgo un po' meno. (Continua:) «Ti aspetto a casa alle quindici precise di domani.» (A Valeria:) Sarebbe alle quindici di oggi, cioè (Guarda il suo orologetto) fra mezz'ora. (Continua:) «Egli non ci sarà, perchè alle quindici deve tagliare una gamba. Ma, per qualunque evento, farai chiedere dal portinaio se ricevo. Caso mai ti si risponda che non ricevo, ciò significherà che non saremmo liberi. Sii sempre guardingo, Riccardo mio, perchè Lui, per un semplice sospetto, ammazzerebbe la tua... Valeria.» Dunque, sull'ammazzamento ci posso contare. (Breve pausa.) Vuole promettermi che da oggi innanzi lei non avrà più niente di comune con Riccardo Negri?

Valeria

(scattando in piedi con un impeto inconsiderato) No! No! No! No!...

SCENA III.

Il Dottor Arletti

(entrando dal fondo, frettolosamente, col cappello in testa e le braccia protese verso la moglie:) Un abbraccio e un bacio a tutta velocità. (Vedendo Laurina, si toglie il cappello e si ferma, seccato.) Oh, perdoni....

Laurina

(immediatamente alzandosi) Io sono....

Valeria

La... la... la baronessa Corbari.

Laurina

Appunto!... la baronessa Corbari.

Il Dottor Arletti

(a Valeria) Una visita per te?...

Valeria

(animandosi per una imperiosa necessità) No... la baronessa Corbari era venuta, veramente, per consultarti....

Il Dottor Arletti

(parlando con disordine e con fluidissima rapidità) Me ne duole, baronessa. Me ne duole. Me ne duole. Il mio domestico — già, quello lì è un ebete! — avrebbe dovuto dirle che io non ammetto d'essere consultato nel mio domicilio in ore che non siano quelle da me stabilite. Se sono qui in questo momento, non ci sono mica per essere consultato. Ci sono perchè, sempre che l'ospedale mi concede un attimo di libertà, io corro a vedere mia moglie. Due pensieri occupano supremamente la mia vita: — mia moglie e il mio ospedale. Ma alla buona Valeria, purtroppo, non posso dare che qualche ritaglio di tempo. Adesso, per esempio, impossibile trattenermi a lungo. Impossibile! Impossibile! Alle quindici... (Guarda il suo orologio.)

Laurina

(contemporaneamente, guarda il suo.)

Valeria

(contemporaneamente, guarda il suo.)

Il Dottor Arletti

(continuando:)... alle quindici, devo tagliare....

Laurina

Una gamba.

Il Dottor Arletti

Come lo sa?

Valeria

Gliel'ho detto io, proprio per convincerla ch'era inutile sperare di consultarti oggi.

Il Dottor Arletti

Inutile, baronessa! Inutile! Inutile! Inutile!... Torni domani, nelle ore antimeridiane, e per oggi si rassegni. Tanto, non ha l'aria d'essere affetta da una grave malattia. Non mi pare che la sua vita sia in pericolo.

Laurina

La mia no, ma... (Vorrebbe indicare Valeria.)

Valeria

È molto preoccupata, molto apprensiva la baronessa....

Il Dottor Arletti

Ho inteso: neuropatica. La malattia di tutte le belle donne. Fino a domani, non ne morrà... spero. (Licenziandola) Arrivederla, a rivederla.... Non comprendo che cosa possa fare per una neuropatica un chirurgo... ma non si sa mai!... Se ci sarà da tagliare, taglieremo.... I miei rispetti, baronessa! I miei rispetti!...

Laurina

Mi permetta, almeno, di darle (sogguardando Valeria e sottolineando le parole) la diagnosi scritta dal mio medico curante....

Valeria

(ha una scossa.)

Laurina

Potrà leggerla, potrà studiarsela, e poi, domani....

Il Dottor Arletti

O Dio, non ci sarà nulla di astruso. Ma se lei ci tiene, me la dia.

Laurina

Sulla mia parola di baronessa, la faccenda è complicata, dottore mio!... È complicatissima!... Vedrà che per capire di che si tratta, dovrà raccogliersi, dovrà concentrarsi....

Il Dottor Arletti

Si sbrighi, però, baronessa! Per carità, si sbrighi!

Laurina

(cerca nella sua borsetta e ne cava una busta chiusa. Consegnandola al dottore, dà un'occhiata significativa a Valeria.) Ecco qua.

Valeria

(allibisce, barcolla e indietreggia di qualche passo per non farsi scorgere da suo marito.)

Il Dottor Arletti

(intascando la busta) Sta bene. Guarderò un po'.

Laurina

A domani, dunque.

Il Dottor Arletti

A domani.

Laurina

(accostandosi a Valeria) A lei, signora, tutti i miei ringraziamenti.... È stata così gentile con me.... Mi ha tenuto compagnia con tanta bontà.... Mi ha presentata a suo marito così graziosamente.... Le sono molto grata.... Vorrei darle un bacio. Posso?

Il Dottor Arletti

(si agita e sbuffa.)

Valeria

(livida) Ma certo.

Laurina

(le bacia ambo le guance e poi le prende il mento come a una bimba.) Che musino!... (Allontanandosi, le getta ancora un bacio con le dita.) Ora sono contenta. (E, inchinandosi) Di nuovo, Dottore.

Il Dottor Arletti

(alzando la voce nervosamente) Di nuovo baronessa!...

Laurina

(esce dal fondo.)

SCENA IV.

Il Dottor Arletti

In conclusione, questa baronessa è una seccatrice! Mi ha rubati i pochi minuti che avevo potuto destinare a te. Non glielo perdono. (Guardando di nuovo l'orologio) Sono già le quindici meno venti. Devo filare.

Valeria

(dissimulando l'ansia che la soffoca) Sì, ma... voglio una grazia da te!

Laurina

(è rimasta nascosta nella stanza contigua, e spia fra le portiere.)

Il Dottor Arletti

Una grazia da me?... Le grazie sono un patrimonio tuo. Comandami piuttosto, ed io ti obbedirò.

Valeria

Un semplice capriccio....

Il Dottor Arletti

Ben venga il capriccio!

Valeria

Dammi quella busta.

Il Dottor Arletti

La busta che m'ha consegnata la baronessa?

Valeria

Sì, bravo, la busta che t'ha consegnato la baronessa.

Il Dottor Arletti

In verità, è un capriccio stupido.

Valeria

Tutti i capricci sono stupidi.

Il Dottor Arletti

Non i tuoi.

Valeria

Per una volta, lascia che abbia un capriccio stupido anch'io.

Il Dottor Arletti

Ma io non mi raccapezzo nemmeno approssimativamente. Quale interesse può suscitare in te la diagnosi, complicata — come dice la baronessa — d'un mediconzolo qualunque?

Valeria

No, vedi: non m'interrogare. Dammi quella busta, Filippo! Dammi quella busta, ti ripeto: è un capriccio... un capriccio puerile.... Anzi, vuoi saperlo?... È una superstizione. Non hai scorto qualche cosa di sinistro, qualche cosa di fatale?

Il Dottor Arletti

Dove?!

Valeria

Nella fisonomia della baronessa....

Il Dottor Arletti

Io, no. M'è parsa semplicemente la fisonomia d'una pittima! E poi, tu hai addimostrata tanta simpatia per lei!...

Valeria

Fingevo! Fingevo!... Credi a me, Filippo: quella busta ti porterà disgrazia....

Il Dottor Arletti

Ma sai che, non ostante la gran fretta che ho, mi fai venire una curiosità matta di vedere che diavolo sta scritto qui dentro?... (Cava di tasca la busta.)

Valeria

(con un grido:) No, Filippo, non aprire!

Il Dottor Arletti

Ah, senti: una superstizione che ti fa diventare clorotica e tremante, non te la permetto, perbacco! Non te la permetto!... E per educarti a vincere queste morbosità balorde, mi voglio gustare da capo a fondo la diagnosi... «complicata». (Siede comodamente in un'ampia poltrona, inforca gli occhiali, e quindi lacera la busta.)

Valeria

(sentendosi perduta, silenziosamente, cade ginocchioni, accanto a lui, ma un po' più indietro, non vista, in un atteggiamento di implorazione.)

Laurina

(sporge fra le portiere il nasino irrequieto.)

Il Dottor Arletti

(stendendo il foglietto trovato nella busta, legge:) «Irritazione delle mucose del naso e della bocca....

Valeria

(si drizza, immediatamente, in piedi.)

Il Dottor Arletti

... cagionata da un forte cimurro». (Gettando all'aria il foglietto e levandosi imbestialito) Ma questa baronessa dei miei stivali si prende gioco di me!... È una cretina maleducata e impertinente che io non farò mai più entrare in casa mia!

Laurina

(irrompe portando l'ombrellino orizzontalmente, col braccio teso in avanti.) Scusino tanto!... Ho dimenticato qui il mio ombrellino....

Il Dottor Arletti

(su tutte le furie) Ma se lo ha in mano il suo ombrellino!

Laurina

Ah, già, non me n'ero accorta.

Valeria

(è nuovamente allarmata.)

Il Dottor Arletti

(impennandosi e facendo la voce grossa) Insomma, signora baronessa!...

Laurina

Dica.

Il Dottor Arletti

(col sangue agli occhi) Lo sa o non lo sa, lei, chi sono io?

Laurina

Nessuno potrà mai saperlo meglio di me!

Il Dottor Arletti

(battendo col pugno sulla spalliera d'una sedia) E dunque, signora baronessa....

Laurina

(troncandogli la parola) Si ricordi la gamba, dottore. (E dando uno sguardo al suo orologetto, un altro a Valeria) Ci vogliono soltanto quattro minuti per le quindici.

(Guardano rapidamente i loro orologi anche Valeria e il Dottore Arletti.)

Il Dottor Arletti

Maledizione!... È vero! È vero!... Maledizione!... Maledizione!... (Piglia il cappello, ed esce come un fulmine.)

Valeria

(si slancia verso Laurina.) Lei ha voluto rinunziare alla vendetta, lei ha voluto risparmiare un colpo atroce a mio marito, un disastro irreparabile a me.... La sua generosità è stata così grande che....

Laurina

No, no, cara signora. Ritiri il suo entusiasmo, perchè non mi spetta. Niente generosità da parte mia. Se io avessi consegnata all'ottimo dottore quella preziosa lettera, lei, sì, avrebbe potuto rimetterci la pelle, e anche in tal caso non so quel che ci avrei guadagnato io: una rivale morta può valere più d'una rivale viva; ma supponiamo, invece, che l'ottimo dottore si fosse limitato a farla rotolare per le scale.... Bell'affare per me! Lei sarebbe piombata sulle spalle di Riccardo Negri, e io sarei rimasta con un palmo di naso. Quella lettera lì, cara signora, è un cannoncino prodigioso che colpisce con più sicurezza... quando non è sparato. Difatti, finchè quella lettera sarà in mio possesso, ben conservata e nascosta, lei si guarderà bene dal contendere uno straccetto d'amoroso a questa povera cocottina, alla quale lei medesima ha voluto dare, per un giorno, il titolo di baronessa... forse per avere l'illusione di non essersi troppo abbassata nel farle la concorrenza.

Valeria

(esausta, annichilita) Disgraziatamente, ha ragione. Sono nelle sue mani. Mi piegherò.

SCENA V.

Il Domestico

Signora....

Laurina

(mostrando immediatamente l'ora del suo orologetto a Valeria) Le quindici precise!!!

Valeria

Che c'è, Giuseppe?

Il Domestico

Il signor Riccardo Negri ha fatto domandare dal portinajo se Vostra Eccellenza riceve.

Valeria

... Non ricevo.

Laurina

(sùbito) Perchè no? (Al domestico:) Riceve. Riceve. Dite che riceve.

Il Domestico

Ma come c'entra, lei?!... Queste son cose dell'altro mondo!... (Alla padrona:) Che mi comanda di dire. Eccellenza?

Laurina

(si accosta molto a Valeria e le parla, col sorriso sulle labbra, abbassando la voce e ricalcando le parole:) Lei avrà la squisita cortesia di far dire che riceve. È un piccolo favore che... non deve negarmi.

Valeria

(tentando di ribellarsi) Ma io non voglio....

Laurina

(con un piccolo gesto autoritario, troncandole la frase) Se me lo nega, guai! (Si allontana un po', guardandola sempre con occhio comicamente minaccioso.)

Valeria

(tremando) Ho mutato idea, Giuseppe.... Ricevo.

Laurina

(al domestico:) Avete visto?... Asinone!

Il Domestico

(sbuffando, esce.)

Valeria

(in uno scoppio d'angoscia) Ah, no! no! no! Non è possibile! Il martirio d'una conversazione in tre è superiore alle mie forze. Sarebbe troppo! Sarebbe troppo! E giacchè lei, naturalmente, si ostinerà a non andarsene, me ne vado io!

Laurina

Davvero?!... Ma io non desideravo che questo!... Lei mi concede l'onore di sostituirla?!... Che gioia!... Vorrei darle un altro bacio.

Valeria

(con una contrazione di disgusto, fugge per la porta a destra, chiudendola con violenza.)

SCENA VI.

Laurina

Ora tocca a lui. (Si sdraia, languidamente, sull'ampia poltrona, colle spalle ben voltate verso l'uscio di fondo e con la testolina atteggiata in modo che di là dalla spalliera non si scorge se non il cappello.)

Riccardo

(entra ansiosamente con un'aria galante e appassionata.)

Laurina

(quando se lo sente avvicinare, torcendo tutto il corpiccino, si alza bruscamente per mostrarglisi di botto.) Eh?

Riccardo

Eh!!... (fa un salto indietro come se gli fosse scoppiata una bomba davanti ai piedi. Poi, senza por tempo in mezzo, se la dà a gambe.)

(SIPARIO.)