ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME QUINTO
MATERNITÀ — IL FRUTTO ACERBO
3ª EDIZIONE RIVEDUTA.
REMO SANDRON — Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI
PROPRIETÀ LETTERARIA
I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non esclusi i Regni di Svezia e di Norvegia.
È assolutamente proibito di rappresentare questi lavori senza il consenso scritto dell'Autore (Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882).
Published in Palermo, 10th. June. Privilege of Copyright in the United States reserved under the Act approved March 3rd. 1905, by Roberto Bracco and Remo Sandron.
Off. Tip. Sandron — 41 — I — 310113.
IL FRUTTO ACERBO
Commedia in tre atti.
Rappresentata per la prima volta al teatro Sannazaro di Napoli dalla Compagnia di Virginia Reiter, nell'aprile del 1904.
PERSONAGGI:
- Tilde Ricchetti
- Ernesto Ricchetti suo marito
- Gustavo Franchesi
- Nino Lovigiani
- Bice, sorella di Tilde
- Camerieri d'un Hôtel a Sorrento
- Cameriera di casa Ricchetti
La scena, al primo atto, è a Sorrento. Al secondo e al terzo atto, è a Napoli.
Dal secondo al terzo atto, passano sei mesi.
ATTO PRIMO.
Un salotto dell'appartamentino che Tilde Ricchetti occupa in un hôtel di Sorrento. — Seggiole leggere, seggiole a bracciuoli, un sofà, una tavola con su giornali, riviste, libri e oggetti di scrittoio. Una sola porta a destra, una sola porta a sinistra. Nel centro della parete di fondo, un'ampissima finestra nel cui vano l'azzurro luminoso del cielo brulica di scintille, come per una festa dell'aria. Di su, dal parapetto della finestra, verdeggiano nel sole le cime degli aranci e dei limoni del giardino sottostante.
SCENA I.
TILDE e NINO. Poi UN CAMERIERE dell'hôtel.
(Quando si alza il sipario, la scena è vuota. Si ode cantare, a grande lontananza, l'ultima strofa dell'antica canzone «Santa Lucia» con accompagnamento di chitarra e mandolino. È una delle canzoni che i forestieri sogliono chiedere ai cantori ambulanti napoletani:)
O dolce Napoli,
O suol beato
Ove sorridere
Volle il creato,
Tu sei l'impero
Dell'armonia.
Santa Lucia!
Santa Lucia!
Coretto — Tu sei l'impero
Dell'armonia,
Santa Lucia!
Santa Lucia!
(Poi un minuto di silenzio.)
Tilde
(entra dalla porta a destra, quasi come fuggisse. Si lascia cadere sul sofà, abbandonando la fronte alla spalliera, col viso tra le mani, e mormorando:) Che cosa ho fatto! Che cosa ho fatto!
Nino
(in costume di ciclista — dopo qualche istante — entra dalla stessa porta e resta interdetto, mortificato, non sapendo in che modo regolarsi. Indi balbetta:) Tilde!... Signora Tilde!... Signora Ricchetti!... Fatevi coraggio!... Ve ne supplico.... Fatevi coraggio!... Voi dimenticherete.... Io dimenticherò....
Tilde
(voltandosi di botto) Ah? Saprete anche dimenticare?
Nino
No.... Dicevo soltanto per confortarvi. Vi vedo afflitta.... Vi vedo desolata....
Tilde
Per voi, è un nonnulla ciò che è accaduto?
Nino
Per me?... Per me è un avvenimento straordinario!
Tilde
Ma ci pensate voi? Ci pensate?
Nino
Io ci penso.
Tilde
Noi non ci conosciamo che da quindici o sedici giorni. È enorme! E poi, chi siete voi? Chi siete? Siete un ragazzo.
Nino
Questo no!
Tilde
Sì, sì, un ragazzo, perchè un uomo alla vostra età non è che un ragazzo. E io mi sono lasciata prendere da voi così... come un giocattolo.
Nino
Ma che giocattolo! Io vi amo.
Tilde
(adiratissima) Con una violenza da bambino impertinente e maleducato!
Nino
(si mortifica sempre più e non osa guardarla.)
Tilde
È inutile oramai che vi atteggiate a timidità. A chi credete di darla a bere con quella faccia da seminarista?
Nino
Io non....
Tilde
Silenzio! (Pausa.) Ah! io lo so quello che vorreste dirmi. Voi vorreste dirmi che non ce ne avete avuto colpa che per metà. Vorreste dirmi che se io vi avessi respinto con uguale violenza, che se vi avessi dato un pugno in un occhio, forse ora non avrei niente a deplorare. Con quella impudenza che vi distingue, sareste capace di dirmele queste cose: non è così? (Breve pausa.) Ma parlate, Dio buono! Confermate, rettificate, negate, aprite la bocca per farne venir fuori una parola qualunque.
Nino
Mi avete detto: «silenzio!».
Tilde
Voi obbedite soltanto se vi torna conto di obbedire. Perchè non mi avete obbedito stamane?
Nino
Quando?
Tilde
Quando vi ho ordinato di non accompagnarmi fin qui; quando vi ho ordinato di lasciarmi almeno rientrar sola. Per la vostra cocciutaggine, avete voluto accompagnarmi sino all'albergo. Avete voluto introdurvi nelle mie stanze. Alle dieci del mattino, capite!
Nino
Capisco.
Tilde
Alle dieci del mattino!... In un albergo.... Voi tenete a sembrare un giovanotto? Ebbene, rispondete: s'è mai visto un giovanotto introdursi nelle stanze d'una signora alle dieci del mattino?
Nino
Tilde
Ne convenite, eh?
Nino
Ne convengo... perchè, difatti, non sono stato visto neanche io. Già, sino a oggi, Sorrento è come se fosse vuota. I villeggianti non sono ancora venuti. Ci sono dei forestieri; ma i forestieri....
Tilde
Non hanno occhi per vedere?
Nino
No, non li hanno. Li hanno, cioè, per vedere i panorami; ma voi non siete un panorama, e neppure io. Intanto, i forestieri di questo albergo, nel momento in cui entravamo, erano tutti sul terrazzo a sentir cantare, a guardar Napoli col cannocchiale, a contemplare il pennacchino del Vesuvio....
Tilde
E le persone di servizio?
Nino
Attraversando le sale e i corridoi, non ne abbiamo incontrata nessuna.
Tilde
Tutto questo non attenua l'irregolarità del vostro procedere, non diminuisce le proporzioni del disastro. Dio! Dio mio! In un albergo!... In un albergo!...
Nino
Tuttavia, voi siete qui come in casa vostra. Avete il vostro appartamentino privato.
Tilde
Silenzio! Non sapete trovare una sola parola di vero conforto. Se almeno vi mostraste pentito di avermi trascinata così in basso! Ma niente! Voi non ne avete la coscienza. Da quel ragazzo che siete, avete appunto la crudeltà inconsapevole di certi ragazzi. Siete crudele, sì, siete crudele: orribilmente crudele! (Quasi piangendo) Ah, poveretta me: che cosa ho fatto! che cosa mi avete fatto fare! (Abbandona di nuovo la fronte sulla spalliera del sofà, col viso tra le mani, piagnucolando.)
Nino
(dopo essere stato qualche istante stupidamente indeciso, si getta d'un subito ginocchioni.) Ecco qua, lo vedete, sono in ginocchio. Io mi pento... mi pento di tutto.... Che devo dirvi?... Sono un vero sciocco.... Non so esprimermi.... Ma vi accerto che il mio pentimento è sincero.... Non mi sgridate più. Mi fa male. Mi fa molto male. E all'idea di avervi dato un dispiacere, non ci resisto. Via, Tilde... signora Ricchetti.... Ditela ora voi a me una parola di conforto.
(Pausa.)
(tenendo ancora il viso tra le mani e la fronte sulla spalliera, con voce mite, quasi affettuosa) Mi promettete di non farlo più?
Nino
Ve lo prometto.
Tilde
Mi promettete di essere obbediente... rispettoso?
Nino
Ve lo prometto.
Tilde
Non avete niente da soggiungere?
Nino
Sì.
Tilde
E allora... soggiungete.
Nino
Tilde
Di che?
Nino
Del vostro perdono.
Tilde
(un po' scontenta) Solamente di questo?... E sia. Contateci.
Nino
Ah! Grazie! Grazie! Grazie! (Le si accosta, camminando sulle ginocchia e allungando le braccia e il collo) Come siete indulgente! Come siete gentile! (La circonda e la baciucchia nella foga della gratitudine.)
Tilde
(voltandosi irritata) Ma che fate?! Siamo da capo?
Nino
(desiste subito e resta immobile.)
Tilde
(con mutamento rapido e con uno slancio infrenabile) Sì, sì, siamo da capo, siamo da capo (gli piglia le mani) e così deve essere, e non vorrei che fosse diversamente. Venite qua. Vicino a me. In ginocchio, no, no! Mai più in ginocchio. Voi non avete nulla da farvi perdonare.
Nino
(levandosi con gioia franca e gioconda) Davvero?
Tilde
Sì, davvero.
Nino
(sedendole accanto) Ah! Quale felicità! Quale immensa felicità!
Tilde
(commossa e festosa) La mia bocca diceva una cosa e io ne sentivo un'altra. Sentivo di dover rimproverare me stessa e rimproveravo voi. Ma, dopo questa piccola crisi, per fortuna, sento di non dovere più rimproverare nè me nè voi. Che siate un bébé, è certissimo. Che io sia un po' vecchierella al paragone vostro, è ugualmente certo. Voi avete diciannove anni; io ne ho già... ventotto. Eppure, che monta? Ci sono oramai e ci resto. Non voglio che vi pentiate. Non voglio che siate obbediente. No! Disobbeditemi sempre che ne avete l'impulso. È la vostra disobbedienza di bambino che mi ha liberata in così poco tempo; e nessuna astuzia di seduttore avrebbe potuto ottenere ciò che hanno ottenuto la vostra timidità e la vostra audacia. Oh! l'audacia del timido!... Che sollievo qualche volta per una donna!
Nino
Dunque, non mi proibite d'amarvi? Dunque, mi amate? (Stringendola fra le braccia) Tilde! Tilde!...
Tilde
(svincolandosi) State attento: mi soffocate.
Nino
Comandatemi di star tranquillo, affinchè io abbia... l'impulso della disobbedienza.
Tilde
Di già!?
Nino
Come «di già?»
Tilde
Non sarà passata che una mezz'ora da che mi avete così bene disobbedito.
Nino
Io vorrei disobbedirvi... ogni dieci minuti!
Tilde
Pazzo che siete! (Con grazia tenera) Ma adesso bébé, sentite, vi mando via. (Si alza.) Debbo provvedere a cento cose. Debbo riparare un po' al disordine della mia toilette.... Debbo scrivere a mio marito....
Nino
(alzandosi) A vostro marito?!
Tilde
Avete dimenticato che ho un marito?
Nino
Sì, quanto ad avere un marito, va bene: passi. Ma, scrivergli! Proprio oggi poi!...
Tilde
È il meno che io possa fare per lui.
Nino
Non avrete nulla da dirgli.
Tilde
Gli scriverò di voi.
Nino
(con un moto di timor panico) No!
Tilde
Ho da preparare il terreno, io. Questo ufficio sgradevole, purtroppo, spetta a me. Comincerò col mettervi in buona luce. Gli racconterò....
Nino
Quello che è accaduto?!
Tilde
Ma dove avete la testa? Gli racconterò che vi ricevo spesso, che vostra madre da Roma mi ha tanto pregata d'essere gentile con voi; gli racconterò che siete venuto qui per divagarvi dopo aver compiuti i vostri studî.... A proposito, bébé, quali studî avete compiuti?
Nino
(con orgoglio) Nessuno! Io voglio fare il letterato.
Tilde
Meglio! Dirò che siete qui per lavorare.
Nino
(con ardore) Per scrivere... un gran poema.
Tilde
Nino
Vicino a voi!
Tilde
In versi sciolti?
Nino
... In tutti i versi!
Tilde
In tutti i versi, è un po' grave.
Nino
(aprendo le braccia per abbracciarla) Perchè, vicino a voi, io non so, ma....
Tilde
(difendendosi graziosamente con le mani protese) La continuazione al prossimo numero.
Nino
(malcontento) Quando?
Tilde
Stasera.
Nino
Fino a stasera dovrò aspettare?
Tilde
Verrete un po' prima di sera. Verrete a veder tramontare il sole.
Nino
Ci sarà sempre da aspettar molto. Se il sole mi facesse il favore di tramontare a mezzogiorno....
Tilde
Ma bébé dev'essere ragionevole.
Nino
No, decisamente, quel «bébé» non mi piace.
Tilde
Piace a me, e basta!
Nino
Io crederei....
Tilde
(interrompendolo) Silenzio!!
Nino
E già: come di solito. Quando sto per dire qualche cosa di serio, «silenzio!».
Tilde
(dopo breve pausa) Vogliamo venire ad un accomodamento? Io vi chiamerò bébé, vostro malgrado, sempre che queste due sillabe carine mi verranno sulle labbra, e in compenso, stamane, v'invito a fare colezione con me.
Nino
(con gli occhi luminosi) Colezione con voi? Non a table-d'hôte?
Tilde
Qui, qui, soltanto con me, in questo salotto.
Nino
(folleggiando) In questo salotto?! Come due sposini?!... Come due sposini in tutto e per tutto?!... Io griderò per le vie la mia gioia.
Tilde
Prima di gridarla per le vie, andrete a vestirvi correttamente. Non crederete che in cotesti arnesi si possa far colezione con una signora. E poi, un uomo in costume di ciclista rassomiglia sempre un po' a una donna travestita da uomo.
Nino
Io rassomiglio a una donna?! Vado subito a mutare d'abito.
Tilde
Attento nell'uscire! Che i camerieri non vi vedano.
Nino
Un'idea! Esco dalla finestra. Scavalco il parapetto e, con un salto, me la svigno per il giardino, dove non c'è mai un'anima viva.
Tilde
No no, potreste cascar male.
Nino
Siamo quasi a pianterreno e sotto la finestra c'è anche un arancio che può aiutarmi con i suoi rami.
Tilde
No, bébé, avrei paura. Lasciate stare la ginnastica. Piuttosto... facciamo la spia. (Va alla porta a sinistra. Apre. Sporge la testa al di fuori. Indi, a voce bassa:) Il cammino è libero. Profittate.
Nino
(prendendo il suo berretto) Arrivederci.
Tilde
(stringendogli la mano) Arrivederci!... Non perdete tempo.
Nino
(indugiando) Neanche un bacio?
Tilde
Per carità! Con l'uscio aperto!
Nino
Vi avverto che, dopo colezione, vi disobbedirò molto.
Tilde
Quanto vorrete!
Nino
(fa per baciarla.)
Tilde
(si scansa con severità.)
Nino
(esce.)
Tilde
(chiude la porta. Resta un po' pensosa. Poi, scacciando le preoccupazioni, ha un gesto come per dire: tanto è fatta! — Respira ed esclama:) Ah sì! N'era tempo! (Tocca il bottone del campanello elettrico.)
(Alla porta a sinistra si picchia discretamente.)
Avanti, avanti.
(Entra un cameriere dell'hôtel.)
Tilde
La colezione, a mezzogiorno. Per due.
Il Cameriere
Sta benissimo. (Esce.)
Tilde
(volta la chiave dell'uscio, ed esce a destra.)
(Dopo qualche istante, si vede comparire la testa di Nino di là dal parapetto della finestra. Poi, sul parapetto, se ne vedono le mani e le braccia. Poi, mezza la persona. Egli scavalca, ed eccolo un'altra volta dentro. Si toglie il berretto. Si avanza timoroso. Come pentito, torna indietro. Ci ripensa. Torna ad avanzarsi. Va per picchiare alla porta a destra. Riflette che sarebbe sconveniente. Desiste. E, risolutamente, siede!)
Tilde
(entra, ancora intenta alla sua toilette, mettendosi una cintola o annodandosi un nastro. Alzando gli occhi e vedendo Nino, ha un sussulto.) Ancora?!
Nino
(si drizza d'un subito.)
Ma, se ho chiusa io stessa la porta con la chiave!... Per dove siete entrato?
Nino
No... io non sono entrato.
Tilde
Non siete entrato?!
Nino
Non sono entrato per la porta, ecco.
Tilde
(indicando la finestra) Vi siete arrampicato per i rami dell'arancio?!
Nino
(col capo fa cenno di sì.)
Tilde